La Strada dei Castelli Orientali è un antichissimo percorso che costeggia il confine tra Italia e Slovenia, a ridosso della Alpi Giulie, caratterizzato dalla presenza di una grande quantità di castelli di epoca medievale. Parte integrante della Terra dei Castelli patriarcali, essa costituisce la linea difensiva di origini tardoantiche che era posta a difesa dei possessi dello Stato Patriarcale di Aquileia, principato indipendente vassallo del Sacro Romano Impero, che coincide essenzialmente con l'odierno Friuli.
Il percorso Il percorso della Strada dei Castelli Orientali si sviluppa in direzione Nord-Sud, e coincide con parte del tracciato delle attuali SS 13 Pontebbana (circa da Venzone a Tarcento) e SR 356 Cividalese (circa da Tarcento a Cividale del Friuli). La Strada tocca una fitta serie di centri abitati, e si sviluppa lungo gli attuali comuni di Venzone, Gemona, Artegna, Magnano, Tarcento, Nimis, Povoletto, Attimis, Faedis, Torreano e Cividale. Si tratta come detto di un percorso antichissimo, che costeggiava i confini orientali dell'antico Stato Patriarcale di Aquileia (grosso modo coincidenti con l'attuale confine tra Italia e Slovenia), a ridosso dei rilievi delle Prealpi Giulie; la strada collegava Cividale, capitale del Patriarcato, alla via Iulia Augusta e quindi ai territori settentrionali del Sacro Romano Impero. Per la sua funzione strategica, difensiva e di collegamento, lungo tutto il percorso era dislocata una formidabile rete difensiva di castelli e fortezze.
Il percorso descrive un arco intorno al castello di Udine (ultima sede dei Patriarchi): quasi tutti i castelli furono infatti costruiti per essere ben visibili dalla torre principale del castello del capoluogo friulano, evidentemente per trasmettere con rapidità segnali di pericolo. Ancor oggi, dalla specola del Castello, è possibile ammirare distintamente i siti dei manieri che non sono andati in rovina.
Gli estremi della Strada coincidono con le città fortificate di Venzone e Cividale, poste a guardia delle principali vie di accesso alla regione da Nord-est. Venzone presidia infatti l'antica strada romana (chiamata poi Iulia Augusta) che portava da Aquileia alla provincia settentrionale del Norico (odierna Austria), all'altezza della confluenza delle due arterie principali dirette a Nord attraverso Tarvisio e attraverso il passo di Monte Croce. Cividale invece fu fondata già da Giulio Cesare a protezione di uno dei principali passaggi verso Est, che lungo le valli del fiume Natisone porta verso l'attuale Slovenia.
Il sistema difensivo si completa con una lunga serie di castelli, collocati in posizioni strategiche a presidio di valli, vie di accesso, incroci di strade e corsi d'acqua lungo tutto il percorso che va da Venzone a Cividale. La particolare collocazione delle strutture difensive è comunque pensata in stretta connessione con il territorio del Patriarcato, e quindi i castelli si affacciano praticamente tutti sulla pianura friulana, offrendo spesso vedute spettacolari. Esso faceva parte del sistema integrato di protezione dello stato feudale del patriarcato di Aquileia, che nel suo complesso era difeso da oltre 130 castelli, oltre alle città e alle abbazie fortificate.
Si tratta di edifici sostanzialmente coevi: anche se fondati in momenti diversi, tutti i Castelli vissero il momento di massimo splendore tra i secoli XI e XV (ovvero per tutta la durata dello Stato Patriarcale), per essere gradualmente abbandonati dopo la conquista del Friuli da parte di Venezia (1420); molti caddero in rovina a causa del terribile terremoto del 1511, per non essere più ricostruiti.
I castelli Segue un elenco di tutti i principali siti fortificati lungo la Strada che sono ancora visibili. Sicuramente ve ne erano molti altri, spesso citati dalle fonti, per i quali tuttavia non è stato possibile identificare il sito.
Città fortificata di Venzone (Clausas de Albiciones) Castello di Gemona (Glemona) Castello di Artegna (Artenia) Castello di Prampero di Magnano (Brandberg) Castello Superiore di San Lorenzo di Tarcento Castello Inferiore di Coia di Tarcento Castello della Motta di Savorgnano Castello di Cergneu (Cernedum) Castello Superiore di Attimis (Attems) Castello Inferiore di Attimis (Attems) Castello di Partistagno (Berthstein) Castello di Cucagna Castello di Zucco (Chucco) Castello di Soffumbergo (Scharfemberg) Castello di Zuccola di Cividale Castello di Guspergo (Uruspergo) Castello di Gronumbergo (Grunenberg) Castello di Ahrensperg Castello di Antro Città fortificata di Cividale
I protagonisti Protagonisti assoluti della storia della Terra dei Castelli patriarcali furono imperatori, patriarchi e i loro nobili vassalli.
Tra i Patriarchi è opportuno ricordare almeno i seguenti:
Sigeardo di Beilstein (1068-1077), bavarese, che ottenne dall'imperatore Enrico IV nel 1077 l'investitura dei diritti feudali sul territorio del Patriarcato che così divenne principato indipendente Bertoldo di Andechs (1218-1251), bavarese, che con una serie di azioni militari protesse i confini del Patriarcato contro le velleità espansionistiche degli stati vicini Bertrando di San Genesio (1334-1350), francese, che consolidò il potere del Patriarcato contro le velleità dei nobili feudatari e fu promotore di insuperate azioni di sviluppo sociale e culturale del territorio
Tra gli imperatori, si citano senz'altro le seguenti dinastie:
gli Ottoni di Sassonia (962-1024), che rilanciarono il territorio friulano dopo le scorrerie degli Ungari affidandosi all'azione dei Patriarchi, cui concessero terreni e immunità anche prima della creazione dello stato patriarcale i Salici di Franconia (1024-1125), cui si deve, tramite Enrico IV, l'investitura formale del patriarca e la creazione dello Stato Patriarcale di Aquileia (1077)
Numerosissime furono infine le famiglie nobiliari che abitarono le fortezze posti lungo la Strada dei Castelli Orientali, dapprima vassalli del Sacro Romano Impero, e quindi dello Stato Patriarcale dopo il 1077. Essi furono in massima parte di origine germanica, fedelissimi degli imperatori chiamati a governare il territorio friulano e garantirne la difesa, secondo le più antiche consuetudini feudali. Essi si insediarono in posizioni strategiche, spesso già occupate nei secoli precedenti da torri o fortificazioni di età tardoantica, gota o longobarda, e presero sovente il nome dalla località in cui si trovava il loro castello. Se ne citano alcuni:
la famiglia Attems, tirolese, titolare del feudo di Attimis e quindi prima proprietaria dei castelli di Attimis Superiore, Attimis Inferiore, Partistagno e Cergneu la famiglia di Prampero, bavarese, ininterrottamente titolare del Castello di Magnano (BrandBerg) fino ad oggi la famiglia Cucagna, sveva, titolare dei Castelli di Cucagna e Zucco sopra Faedis la famiglia Savorgnan, morava, titolare del feudo della Motta di Savorgnano, signori delle acque di Udine e che svolsero un ruolo fondamentale nelle vicende friulane del XV e XVI secolo la famiglia di Zuccola, stiriana, titolare del Castello omonimo sopra Cividale e a lungo avversaria del Patriarca.
Visita ai castelli Città fortificata di Venzone Il sito viene citato per la prima volta nel 923 come Clausas de Albiciones, mentre è del 1001 il primo documento relativo alla città Venzone. Si tratta di un diploma dell'imperatore Ottone III con il quale si concedeva al Patriarca d'Aquileia l'erbatico del Canal del Ferro intendendo con ciò un'ampia zona, di grande valore, coperta di erba, contrariamente alla pianura friulana che in quei tempi contava quasi esclusivamente boschi e paludi. Nel 1258 Glizoio di Mels, diventato signore del luogo, fece iniziare la costruzione delle fortificazioni: una doppia cinta muraria circondata da un profondo fossato, di pianta esagonale con lati ineguali. Le mura, alte 8 metri e larghe 1,5 erano robustamente ancorate ad un sistema di 15 torri.
Nel 1335 il feudo di Venzone venne ceduto a Giovanni Enrico di Gorizia al quale subentrò il Patriarca di Aquileia, che l'anno successivo però espugnò la cittadina annettendola al Patriarcato. Nel 1351 Venzone passò nuovamente come feudo al duca d'Austria Alberto II e nel 1381 divenne finalmente libera comunità. Nel 1420 passò a far parte, come tutto il Friuli, della Repubblica di Venezia. In quel periodo Venzone raggiunse il suo massimo splendore con oltre abitanti.
Il passaggio da Venzone è tappa obbligata per chi percorra la SS13 Pontebbana, costeggiata dalle mura dell'abitato che è stato radicalmente ristrutturato dopo il terremoto del 1976.
Castello di Gemona Il Castello di Gemona del Friuli è posizionato sul primo rilievo alle spalle di Venzone, punto ideale per il controllo della via Iulia Augusta visto che la pianura del vicino Tagliamento era in antico prevalentemente paludosa. Sorto su un sito già frequentato in epoca romana, il Castello è citato per la prima volta da Paolo Diacono nel 611 in epoca longobarda (castrum Glemonae). Nuovamente citato da un documento imperiale del 1001, risulta in origine occupato dai “domini de Glemona”, forse discendente da una famiglia longobarda. Nelle carte del Duecento c’è memoria di una seconda costruzione contigua, forse di pertinenza del patriarca (castrum domini Patriarchae). Gemona dovette subire numerosi attacchi e si trovò più volte al centro d'importanti imprese belliche, soprattutto contro la vicina cittadina rivale Venzone. Nella seconda metà del XII secolo Gemona fu libero comune, con propri statuti, mentre nel XIII e XIV secolo fu importante centro di traffici commerciali sotto il Patriarcato di Aquileia: con l'istituto del Niederlech ("scarico"), si imponeva infatti ai mercanti in transito di depositare le merci e pagarvi un dazio e di trascorrere la notte in città. Con il terremoto del 1511 il castello rovinò e con parte delle sue pietre venne costruito il nuovo palazzo comunale.
Gli edifici del colle nei secoli subirono molti rimaneggiamenti. Si presume in origine ci fossero tre torri, almeno nel cinquecento. Intorno alla sommità dell’altura correva una cerchia di mura con basse torri di difesa. Il castello è andato definitivamente distrutto con il terremoto del 1976, mentre dal dicembre 2008 sono stati riaperti i giardini pubblici del castello. Attualmente sono in corso opere di ristrutturazione e il sito non risulta accessibile.
Castello di Artegna (Castello Savorgnan) Artegna si trova a nord di Udine e ai piedi delle Prealpi Giulie; il colle di San Martino su cui sorge il Castello domina il tracciato dell'antica via Iulia Augusta. Già in periodo romano imperiale sul colle sorgeva un insediamento fortificato, e Paolo Diacono cita la rocca quale riparo dei Longobardi durante l'incursione degli Avari nel 610. In periodo medievale sorsero due castelli, il superiore e l'inferiore, il primo distrutto poi dai gemonesi nel 1381, il secondo a lungo stabile dimora dei signori d'Artegna, dopo che nel 1253 Guarnerio d'Artegna ricevette l'investitura dal Patriarca. Nel seguito il castello fu spesso teatro di scontri tra i patriarchi e gli Artegna che lo portarono alla distruzione nel 1387. Riedificato nel 1410 e nel 1418 per ordine del patriarca, il Castello di Artegna passò ai Savorgnan nel 1400 subendo nel 1499 l'assalto dei Turchi. In seguito a numerosi passaggi di proprietà, il maniero giunse agli attuali proprietari, i conti Bonati Savorgnan d'Osoppo.
Facilmente raggiungibile in auto, è possibile visitare il sito del Castello Superiore sulla sommità del colle, con la torre oggi trasformata in campanile, e ammirare dall'esterno il Castello Inferiore adiacente.
Castello di Magnano (Castello di Prampero)