Peveragno (Povragn in piemontese, Poranh in occitano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte.
Faceva parte della comunità montana delle Alpi del Mare.
Geografia fisica L'abitato ha una altitudine media sul livello del mare di 570 metri. Sorge ai piedi del monte Bisalta, il cui nome deriva dal fatto di essere costituito da due vette vicine fra loro ma ben distinte, la più alta delle quali ha una quota di 2404 m s.l.m. Con le sue principali frazioni, S. Margherita, S. Lorenzo, S. Giovenale, Madonna dei Boschi, Montefallonio, Pradeboni (a quota ), conta oltre abitanti. Il capoluogo occupa un'ampia conca rivolta verso nord-est ed è protetto a nord e a ovest dalla collina di S. Giorgio e dal contrafforte di Moncalvino, mentre ad est è aperto verso Chiusa di Pesio e la pianura.
Agli estesi campi e prati della zona pianeggiante seguono i boschi di castagni, di faggi, di conifere della fascia collinare pedemontana, e infine gli alti pascoli e le pietraie della montagna oltre i 1500 metri. Peveragno è percorso da due principali torrenti: lo Josina che scorre ad est dell'abitato ed il Bedale che lo attraversa. Numerose sono le mulattiere e sentieri che consentono facili passeggiate, sia a piedi che in mountain bike. Mentre per gli appassionati della montagna, le quote più alte della Bisalta consentono escursioni. Peveragno dista dal capoluogo di provincia Cuneo, poco più di 20 da Mondovì e dal casello autostradale della Torino-Savona.
Storia Il territorio di Peveragno, prima della conquista da parte dei Romani, era abitato da genti celto-liguri della cui presenza testimoniano i reperti di utensili in ferro e suppellettili rinvenute sulle colline di Moncalvino (due asce paleolitiche ed una neolitica) e di Castelvecchio. Numerosi sono i ritrovamenti archeologici su quest'ultimo poggio, dove sono ancora visibili tratti di cinta muraria databili ad un periodo successivo (epoca longobarda).
Le prime notizie storicamente documentate risalgono alla metà del XII secolo e riguardano il primitivo Borgo di Forfice. Questo nome compare per la prima volta in un documento del 1153, nel quale si parla di un certo «Fulchardus de Forfece», ma è probabile che il borgo sia sorto decenni prima (tra 1041 e il 1153). Forfice è considerata l'antenata di Peveragno. Il nome deriva dalla particolare conformazione della valle, che si biforca in due vallette più anguste per il frapporsi di una propaggine della Bisalta («Forfex», cioè forbice). La villa era situata a circa 2 chilometri da Peveragno, nella frazione Madonna dei Boschi, e fu edificata probabilmente nell'intento di controllare un'importante strada diretta in Provenza (passante per Via Grima). Ne restano attualmente solo i ruderi del "castrum" (il fortilizio), parte del fossato di protezione, la cappella di San Pietro ed il santuario della "Madonna del Borgato" (chiaro riferimento all'antico borgo di Forfice).
Verso la fine del 1200, sulla parabola discendente della vicina Forfice si innestò l'astro nascente di Peveragno. Il nome di Piperanium comparve per la prima volta in un rogito notarile datato 25 settembre 1299 (vendita di una vigna sulla collina di S. Giorgio). Forfice, forse per la peste o forse solo perché messo in una posizione poco agiata, sarà citato per l'ultima volta in un documento del 1356 e resterà solamente Peveragno. È cosa certa che i suoi signori si trasferirono nel nuovo borgo, come dimostra l'effigie su un pilastro di un'abitazione posta in piazza Santa Maria.
Ai tempi della sua fondazione, Peveragno, con i territori limitrofi, era proprietà del Vescovo di Asti. Il suo nome deriverebbe dalla famiglia morozzese dei Pipa, dominatrice dei luoghi fin dal 1200. Nel 1369 divenne proprietà dei Marchesi di Monferrato. In questo periodo (1384) vennero scritti i primi Statuti Comunali, visibili ancora oggi. Nel 1396 passo agli Acaia, quindi (1419) ai Savoia. Con i Savoia Peveragno condivise tutte le vicissitudini che accompagnarono lo Stato sabaudo fino alla creazione del regno d'Italia. Nel 1500 si abbatté lo spettro dell'’Inquisizione: decine di peveragnesi, con l'appoggio dei domenicani (ruderi del convento ancora visibili in piazza San Domenico), vennero messi al rogo dal temibile inquisitore Biagio de Berra. Nel 1621 subentrò la signoria dei Grimaldi su Peveragno e su Boves che, con alterne vicende, governerà Peveragno fino alla fine del 1700. Nel 1744, durante la guerra per la successione al trono austriaco, un esercito di franco-spagnolo penetrò in Piemonte e pose a ferro e fuoco i territori che circondavano Cuneo. Il paese, fedele ai Savoia, si ribellò al nemico, venendo saccheggiato per ben tre volte. Nel 1800 iniziò un periodo di incremento demografico, che portò il paese a raggiungere i abitanti nel 1895. Ad esso si contrappose un intenso flusso emigratorio: migliaia di persone partirono, almeno fino alla metà del 1900, alla volta dell'America e della Francia.
Peveragno vide morire, come dal resto tutta l'Italia, molti suoi cittadini nelle trincee della prima guerra mondiale. A queste vittime furono dedicate il monumento dei caduti ed il Viale della Rimembranza (in via Vittorio Veneto): ogni platano del viale rappresenta un peveragnese caduto in quel conflitto.
La seconda guerra mondiale, a differenza della prima, vide il paese, dopo l'armistizio del 1943, ritrovarsi nel pieno del conflitto, subendo l'occupazione nazi-fascista. Nella vicina Val Colla (Boves) ebbe inizio la Resistenza italiana (19 settembre 1943, prima rappresaglia nazista su Boves) e numerose furono le bande partigiane che trovavano rifugio sulle pendici della Bisalta. Il mattino del lunedì 10 gennaio 1944, giorno di mercato, venne messa in atto la più feroce rappresaglia nazi-fascista a Peveragno: a causa del ritrovamento sul suolo peveragnese di 3 soldati tedeschi morti, vennero prelevati 30 uomini inermi e, in diversi modi, uccisi. Ad oggi nel paese è presente una piazza dedicata a questa strage (Piazza 30 Martiri, ex Piazza Paschetta).
La fama di due peveragnesi ha varcato i confini nazionali: il maggiore Pietro Toselli, caduto eroicamente all'Amba Alagi nel 1895, all'età di 39 anni e lo scrittore, giornalista e commediografo Vittorio Bersezio, autore della commedia dialettale "Le miserie 'd Monsù Travet".
La salma dell'eroico maggiore Toselli arrivò nel porto di Genova alla fine di agosto del 1897 a bordo del piroscafo Po (che in precedenza aveva toccato gli scali di Alessandria di Egitto, Messina e Napoli).Cleto Schiavilla, Se quel treno per Cuneo. Da Dreyfus a Bava Beccaris, prefazione di M. Della Ferrera, Boves, Arabafenice 2025, p. 145
L'inaugurazione del monumento dedicato allo stesso ufficiale, ospitato nella cittadina di Peveragno, avvenne la mattina di domenica 16 luglio 1899. Alla cerimonia parteciparono il Duca d'Aosta (arrivato alla stazione di Cuneo Gesso con un treno speciale alle ore 9,30 di quella stessa mattina) e numerose autorità civili, religiose e militari. Tra queste ultime si ricorda la presenza (in rappresentanza del IV reggimento indigeni, sterminato nella citata battaglia dell'Amba Alagi) del capitano Sandro Bodrero, unico ufficiale, allora tenente, sopravvissuto alla carneficina.Ivi, p. 148
Di famiglia originaria di Peveragno fu anche Mario Lago, diplomatico che ricoprì la carica di Governatore delle Isole Italiane dell'Egeo dal 1922 al 1936. Nell'isola di Rodi fu fondata una colonia agricola chiamata Peveragno Rodio, in onore al paese nativo del Governatore.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Giovanni Battista, risalente al 1600 ed opera di Nicolis di Robilant. Particolarmente interessante è lo stemma in pietra della famiglia Grimaldi (1657), signori di Peveragno in quel periodo, conservato in sacrestia, recante scolpiti due soli raggianti alternati a due riquadri a scacchi. Il campanile della chiesa era con molta probabilità una delle torri della cinta muraria medioevale. Chiesa di Santa Maria del Paschero, ricordata per la prima volta in un documento del 1396. Divenne indipendente dalla chiesa di San Giovanni nel 1585, quando gli abitanti del paese superarono le unità. In origine la chiesa di S. Maria del Paschero aveva la forma di un quadrilatero, era senza coro, con tre navate di quasi uguale altezza e volta a semplice solaio. Nel 1725 vi si realizzarono diversi lavori che le diedero l'aspetto attuale: si costruì il coro e la volta a mattoni, si innalzò la navata centrale e sulle navate laterali si aprirono diverse finestre per dare luce e aria alla costruzione. Il campanile fu innalzato una prima volta nel 1627, una seconda al principio del Settecento, una terza negli anni 1871-1872. Nel 1878 la facciata venne arricchita dalle statue dei Santi Pietro e Paolo e successivamente, nel 1972, da un mosaico. Confraternita di Santa Croce, edificata per conto della Confraternita di San Pietro in Vincoli nel 1700. Venne progettata molto probabilmente da Francesco Gallo (1672-1750), architetto monregalese costruttore della cupola del santuario di Vicoforte e di innumerevoli edifici sacri del cuneese. Le caratteristiche tardo-barocche di questa costruzione sono messe in evidenza dall'impianto a croce greca coperto sul vano centrale (destinato alla popolazione) con una cupola ellissoide ribassata (che comunque misura metri 18,60 di altezza da terra) poggiante su otto colonne raccordate con pennacchi a corto tamburo ad arconi portanti, il tutto posto in comunicazione tramite il vano presbiterio con l'amplissimo coro (destinato ai confratelli) di forma ellittica. La facciata, in mattoni cotti a vista, scompartita in due ordini di lesene e sormontata dal timpano, non è mai stata completata del tutto. Questa chiesa nel 1834fu decorata pittoricamente dal peveragnese Giuseppe Toselli ed arricchita di finissimi ornati ed altri soggetti pittorici da Charles Anglois, pittore di origine francese. Le pitture su tela in parte provenivano dalla vecchia confraternita (antecedente il 1700).