Con l'espressione fatti di Sarzana si fa riferimento agli accadimenti del 21 luglio 1921, quando si registrarono diversi scontri armati avvenuti nella città di Sarzana tra squadre d'azione fasciste e Carabinieri reali e Guardie regie del Regio Esercito, cui seguirono, ad opera della popolazione civile e degli Arditi del Popolo, alcuni episodi, pur violenti, di resistenza antifascista spontanea in risposta alle iniziali violenze squadriste. Si tratta di uno dei pochi episodi di resistenza armata all'ascesa del fascismo in Italia.

All'alba del 21 luglio 1921, nella città di Sarzana, all'epoca in provincia di Genova, giunse una colonna di circa 500 squadristi comandati da Amerigo Dumini e Umberto Banchelli., con l'obiettivo di assaltare la città e recarsi alla Fortezza Firmafede per liberare alcuni fascisti che vi erano incarcerati, fra cui il fondatore del fascio di combattimento carrarese Renato Ricci, ritenuti responsabili degli atti di violenza e degli omicidi avvenuti nei giorni precedenti.. Il prefetto di Genova, per proteggere la città da ulteriori assalti fascisti, aveva ordinato l'invio di un nutrito numero di carabinieri e di militari in città, al comando di Guido Jurgens; questi fronteggiarono i fascisti, che durante la giornata di scontri persero quattordici uomini, ma ottenendo alla fine la liberazione di Ricci grazie all'intervento politico del procuratore filofascista di Massa..

Storia Antefatti La Liguria, almeno al principio del 1921, sembrava ancora immune dalla violenza fascista che già imperversava nelle regioni vicine come Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna. Alcuni fasci si erano già costituiti o erano in procinto di farlo, mentre il movimento operaio, dopo il fallimento dell'occupazione delle fabbriche, sembrava sulla difensiva e non mostrava segni di ripresa. Anzi, il movimento operaio con la scissione del partito socialista avvenuta durante il XVII Congresso di Livorno svoltosi tra il 15 e il 21 gennaio 1921, perse quasi del tutto la residua capacità di resistenza politica.. Il neonato Partito Comunista Italiano, nato dalla scissione di Livorno, divenne l'ala più estremista della sinistra italiana, e in quanto tale i suoi leader non avevano ancora perso le speranze riguardo ad una rivoluzione proletaria, diventando così anche il partito più deciso nella lotta al fascismo, ritenuto lo "scudo" con cui la borghesia difendeva i suoi interessi.. L'incapacità delle organizzazioni sindacali e della sinistra a trovare punti d'incontro indebolirono la loro posizione; con i comunisti convinti che la rivoluzione in Italia fosse dietro l'angolo, e con i socialisti alle prese con problemi interni, già a gennaio, per dirla come Pietro Nenni: «cominciò la tragedia del proletariato italiano». A sfruttare questa situazione attraverso un miscuglio di opportunismo, concessioni e discorsi pronunciati nei diversi comizi e adattati alle circostanze, fu proprio Benito Mussolini già nelle elezioni del maggio 1921.. Il 6 marzo si svolse a Genova il primo Congresso regionale dei fasci di combattimento, in una adunata che assunse i caratteri del fascismo conformistico e in linea con il programma milanese che Mussolini voleva rispecchiasse. Il 7 aprile il fascismo confluì formalmente nel Blocco Nazionale capeggiato da Giovanni Giolitti (il quale credeva di riuscire a contenere gli eccessi fascisti inserendoli nel gioco parlamentare), ma tutto questo avvenne parallelamente con l'escalation di violenze squadriste che andavano moltiplicandosi in tutta la Liguria..

Sezioni del fascio sorsero ovunque nella regione, mentre le violenze e gli incidenti diventavano sempre più duri e frequenti, con i fascisti che bastonavano oppositori politici e devastavano circoli, camere del Lavoro, cooperative e Società di mutuo soccorso. Malgrado questi avvenimenti, e malgrado gli incidenti fossero di dominio pubblico, i consensi attorno al fascismo non diminuirono, soprattutto grazie alla connivenza goduta dai fascisti nei reparti della Guardia regia, nei funzionari di Polizia, nei quadri intermedi dell'esercito, nei Carabinieri e senza contare l'appoggio della stampa borghese, che permise loro di avvantaggiarsi nelle elezioni politiche del 15 maggio 1921.. Ad esempio i quotidiani liguri come il Corriere Mercantile, di proprietà della famiglia Piaggio e Il Secolo XIX, di proprietà dei Perrone, cui Mussolini era debitore per i finanziamenti ricevuti per il suo Il Popolo d'Italia, si prodigarono molto a minimizzare le violenze dei fascisti e allo stesso tempo accusare socialisti e comunisti, denunciando le «violenze rosse» per indirizzare l'opinione pubblica.. La risposta socialista alle violenze fu peraltro del tutto inadeguata; cercando di rimanere su un terreno legalitario i socialisti cercarono di disciplinare il loro movimento con istruzioni rivolte a evitare provocazioni, evitare rappresaglie e informare prontamente il Comitato senza adottare soluzioni inconsulte. Di diverso parere furono i comunisti e gli Arditi del Popolo, che al contrario ribattevano alle violenze - talvolta ottenendo risultati come a Sarzana - ma più spesso soccombendo..

I risultati del 15 maggio premiarono i socialisti, ma all'interno dei Blocchi anche il movimento fascista ottenne ottimi risultati. A Giolitti successe Ivanoe Bonomi, che costituì un governo di coalizione tra liberali, popolari e socialisti riformisti, ma ad avvantaggiarsi fu soprattutto Mussolini, il quale dopo il fiasco del 1919 vedeva coronati i suoi sforzi.. Intanto la crisi economica che colpì le grandi industrie nazionali nel dopoguerra non accennava a placarsi, e con essa nemmeno le violenze squadriste che trovavano terreno fertile nella connivenza dei grossi industriali che grazie alle azioni dei fascisti cercavano di contenere le proteste e gli scioperi operai. Più specificamente nella zona di La Spezia, le miniere di Luni, la Vickers-Terni e tutte le officine meccaniche, metallurgiche e navali della zona conobbero una profonda crisi e inevitabili licenziamenti a causa della mancanza delle commesse che negli anni della guerra gli erano garantite dal governo, aumentando così il «fermento» tra la classe operaia che inficiava nell'ordine pubblico già pesantemente provato dalle violenze fasciste.. Fu questo il clima che precedette i fatti di Sarzana, alla cui origine stavano due eventi recenti tra loro collegati, uno a carattere locale e uno nazionale: il primo era che la città veniva dipinta dal colonnello dei Carabinieri Nestore Cantuti in una relazione destinata al prefetto di Genova «un pericoloso covo di sovversivi di ogni genere», che dopo le elezioni amministrative risultava a guida socialista (mentre La Spezia e Carrara erano confluite nel Blocco Nazionale) dove il sindaco Pietro Arnaldo Terzi veniva descritto come «elemento pericoloso nella mente più che del braccio» per le sue indubbie capacità oratorie, «di principi rivoluzionari, antimilitarista, non dei più scalmanati»; il secondo era che in Italia socialisti e fascisti stavano tentando la cosiddetta «pacificazione» che avrebbe consentito quel modus vivendi alle componenti di rilievo del paese, che almeno nelle intenzioni avrebbe semplificato il superamento della grave emergenza economica.. Il fascismo squadrista non accettò mai questa volontà di pacificazione, e da ciò scaturì una nuova ondata di violenze, che nella zona di La Spezia e della Lunigiana fu animato dagli squadristi toscani, soprattutto provenienti dal Fascio di Carrara, sotto la guida dell'«attivo e dinamico» Renato Ricci, da poco rientrato da Fiume dopo l'avventura d'annunziana..

La struttura organizzativa dello squadrismo in Lunigiana, e nella striscia costiera a cavallo tra Liguria e Toscana, aveva il suo centro nevralgico nelle città di Massa e di Carrara, nelle quali poté instaurarsi senza incontrare ostacoli né da parte della forza pubblica né da parte della magistratura.. L'«offensiva antisovversiva» degli squadristi toscani segnò i primi successi il 5 giugno, quando la convergenza di squadre fasciste a Pontremoli strappò l'abitato ai «rossi», che a quel punto mantenevano in provincia di La Spezia il controllo della sola Sarzana. L'escalation di violenze che tra giugno e luglio si ebbe in quelle zone fu fortemente favorita dall'accondiscendenza dei funzionari di polizia e di giudici nei confronti delle camicie nere, e quando questi fatti furono accertati, il questore di Massa che le aveva rilevate fu sostituito con il vicequestore Giustiniani, il cui figlio era notoriamente tra i più «focosi squadristi della provincia».

La violenza squadrista e l'arresto di Ricci Nella notte fra il 12 e 13 giugno 1921, in occasione dell'inaugurazione del gagliardetto della sezione di Sarzana, dodici squadristi di Massa invasero la sede della cooperativa socialista devastandola. Il sindaco Pietro Arnaldo Terzi, venuto a sapere dell'accaduto, secondo il rapporto del Vice commissario di Polizia Gioia: «deciso a non raccogliere la provocazione, volle dare all'atto il valore di una ragazzata e consigliò la calma nell'animo dei compagni di partito»; tuttavia nel pomeriggio del 13 arrivarono su camion trentadue fascisti da Carrara, formalmente per una cerimonia pacifica, in realtà con il proposito di una «spedizione punitiva». Su questo punto lo stesso Gioia scrisse: «Immediatamente intervenni con gli agenti e con i carabinieri che avevano seguito il gruppo [...] e avvicinato un giovanotto, che appariva essere il capo della spedizione, forse tale Renato Ricci, gli imposi di richiamare i propri compagni [...] assicurando che da parte avversaria non avrebbero avuto né provocazioni né imboscate [...]. E mentre quello aderiva alla richiesta, echeggiarono sinistramente tre colpi di rivoltella, che misero in subbuglio la popolazione e richiamarono degli altri fascisti, che frattanto avevano dato luogo ad altri incidenti, minacciando le persone dalle finestre»Prefettura di Genova, ivi, rel. n. 292 del 17 giugno 1921, b. 35, ASG. In .. L'azione del funzionario non impedì quindi che scoppiassero tumulti tra fascisti e socialisti; alcuni dei primi rimasero feriti mentre un operaio estraneo ai fatti che stava passando in una via con il figlio, tale Luigi Gastardelli, fu colpito a morte dai fascistiPrefettura di Genova, ivi, rel. n. 180 del 24 luglio 1921, b. 35, ASG. In .. Alla sera i fascisti lasciarono Sarzana e, giunti a Carrara, furono fermati e identificati: al comando della spedizione risultavano essere Renato Ricci e il fratello Umberto.. Che l'azione della squadra di Ricci non fosse un fatto occasionale venne confermato dall'azione compiuta contemporaneamente dalle camicie nere spezzine verso Portovenere., dove venne ucciso il comunista Giacomo Bastreri. Il sottoprefetto fece arrestare sedici fascisti, tredici dei quali furono rilasciati il mattino seguente e tre trattenuti per concorso in omicidio. Il rilascio dei fascisti provocò la reazione del comandante dei carabinieri di Sarzana che si era espresso per un'azione più energica; il sottoprefetto però, sottoposto alle pressioni del Segretario dei Fasci della Toscana, il marchese Dino Perrone, optò per una linea più morbida e promosse la creazione di una commissione paritetica formata da «influenti cittadini del luogo, ma di opposte tendenze politiche» per giungere ad una «generale pacificazione degli animi». Il sottoprefetto di La Spezia andò ancora oltre, ventilando al prefetto di Genova la sostituzione del commissario Gioia, in servizio a Sarzana, per incapacità di mantenere l'ordine pubblico additandolo come corresponsabile dei disordini del 13 giugno e indicando il suo operato verso i socialisti troppo «prudente», facendo affiorare velatamente l'idea che il raid fascista fosse una risposta ad una presunta provocazione dei «sovversivi»..