La basilica santuario di Santa Maria Materdomini o santuario dell'Assunta o ancora santuario di Materdomini è una basilica pontificia minore, un santuario, un'ex abbazia benedettina e monumento nazionale situata a Nocera Superiore, nella frazione di Materdomini, nella zona al confine con Roccapiemonte; fa parte della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, retta dalla parrocchia di San Michele Arcangelo. Al suo interno viene venerato l'effigie di una Madonna col Bambino denominata Santa Maria Materdomini (Madre del Signore), che sarebbe stata rinvenuta grazie a un'apparizione mariana.

Storia

Secondo la tradizione la tela del quadro fu ritrovata sotto terra, conservata tra due tavole di legno di castagno, in seguito alla visione di una contadina, conosciuta col nome di Caramari, cui la Madonna avrebbe chiesto di scavare sotto la quercia all'ombra della quale la giovane riposava. La devozione per l'icona sacra, chiamata anche "la Cona", crebbe alimentata dai miracoli che i fedeli le attribuivano.

La costruzione di una prima piccola chiesa nel luogo dove il quadro era stato rinvenuto, databile intorno al 1041,. secondo altre fonti viene collocata intorno al 1060. Nel 1834 padre Bernardino di Lioni, nel suo "Libretto che contiene l'istoria della miracolosa immagine di Santa Maria Materdomini che si venera nella sua chiesa, sita nelli confini della città di Nocera-Pagani", testimonia che in quell'anno era stata iniziata la primitiva cappella; nel 1909 Michele De' Santi, nella sua "Storia del Santuario di Materdomini", conferma la data e afferma che questa informazione padre Bernardino di Lioni l'aveva tratta da alcune pergamene del 1400, scritte da un giovane di Roccapiemonte di cognome Ferrara. Il primo maggio 1061 papa Niccolò II consacrò la cappella, concedendo un'indulgenza plenaria. Dal 1075 circa Pietro Regina, e successivamente dal 1091 i fratelli Stefano e Nicola Pagano, sotto l'ordine dei Preti Bianchi, iniziarono a prendersi cura dell'immagine e della cappella. Dal 1632 subentrarono i Basiliani, che rimasero in quel luogo fino al 1809, quando l'ordine fu soppresso dall'occupazione militare francese. Successivamente si instaurarono i frati francescani, tuttora presenti.

Nel 1300 Carlo II D'Angiò donò il castello di Castel San Giorgio e l'annessa cappella al santuario (allora abbazia benedettina); nel 1631 i padri Benedettini iniziarono ad accogliere alcuni frati e alcuni novizi e da allora fino al 1653, quando il monumento longobardo fu donato alla parrocchia di san Biagio in Lanzara, il castello divenne un piccolo convento. Il 10 giugno 1749 la Sacra immagine fu incoronata da papa Benedetto XIV.

La basilica nei secoli passati è stata visitata da personaggi famosi, tra i quali: Enrico IV di Franconia (che fu guarito dalla lebbra); papa Niccolò II (che consacrò il santuario, allora ancora una semplice cappella); Ruggero I di Sicilia; Guglielmo I di Sicilia, detto il Malo (che spogliò il santuario delle sue ricchezze) e Guglielmo II di Sicilia, detto il Buono (che risarcì il santuario dopo i furti commessi dal padre).

Nel maggio del 1923 papa Pio XI ha elevato al rango di basilica minore il santuario, dichiarato monumento nazionale nel 1931. Nel 1947, dopo i lavori di restauro dell'intera struttura, il santuario accolse il Congresso Mariano Salernitano-Lucano, al quale parteciparono i più importanti studiosi e religiosi della Campania, mentre nel 1979, insieme alla parrocchia di Casali, è stato rimosso dalla giurisdizione della Diocesi di Salerno per essere aggregato al territorio della diocesi di Nocera de' Pagani.

Nel corso dei secoli molte grazie sono state attribuite alla Materdomini e con esse anche molti voti, i cui gioielli in gran parte trovarono posto sul quadro fino al 1842 (quando furono rubate le due corone donate dal Capitolo Vaticano, ritrovate in seguito da un nobile nocerino), poi fino al 1914 (quando furono di nuovo rubate le corone e i gioielli, poi ritrovati dopo qualche giorno a Civitavecchia), per scomparire definitivamente nel 2006 (quando dopo l'ultimo restauro furono messe dentro delle teche nella Congrega del Santo Rosario).

Il santuario accoglie le spoglie di Roberto d'Angiò (1258-1265), figlio di Carlo I d'Angiò e di Beatrice di Provenza, morto prematuramente all'età di sette anni. La stessa regina Beatrice, deceduta il 23 settembre 1267 nel castello del Parco a Nocera Inferiore, fu tumulata provvisoriamente accanto ai resti mortali del figlioletto. Le sue spoglie, nel 1277, furono traslate ad Aix-en-Provence, nella chiesa di San Giovanni di Malta.

Altri luoghi di culto Nel corso dei secoli molti nobili e papi fecero costruire a proprie spese diverse chiese, che avrebbero dovuto sempre far riferimento al santuario; molte sono in uso, altre sono scomparse o ne sono rimasti solo i ruderi: chiesa di Santa Maria in Palma Campania; (scomparsa) chiesa di Santa Maria Materdomini in Mercato San Severino; (scomparsa) chiesa di Santa Maria Materdomini in Campagna; (scomparsa) chiesa di San Giacomo in Campagna; (ruderi) chiesa di San Giacomo in Montoro; (ruderi) chiesa di San Marzano in San Marzano sul Sarno; (scomparsa) chiesa di San Michele Arcangelo in Mercato San Severino; (in uso) chiesa dell'Annunziata in Mercato San Severino; (in uso) chiesa del SS. Salvatore alla rocca di San Quirico a Roccapiemonte; (scomparsa) chiesa di Santa Maria al Castello a Castel San Giorgio; (in uso) chiesa di Santa Maria la Barra a Castel San Giorgio; (scomparsa) chiesa del Santo Spirito a Forino; (ruderi) chiesa di Sant'Andrea al Castello, a Montefredane; (scomparsa) chiesa di Sant'Andrea nella Valle a Montefredane; (scomparsa) chiesa di San Vito a Salerno; (scomparsa) chiesa di Sant'Agnello a Montanera; (scomparsa) chiesa di San Nicola di Bari a Castello di Giove; (scomparsa) chiesa di Santa Maria alli Mazzi a Pellezzano; (in uso) chiesa di San Felice a Pastorano; ( in uso) chiesa di San Pietro Apostolo a Scafati; (in uso) chiesa di San Leone a Castel San Giorgio; (scomparsa) chiesa dell'Assunta a Olevano sul Tusciano; (scomparsa) chiesa di San Martino a Montecorvino Rovella; (scomparsa, ma la frazione porta il nome del Santo) chiesa di Santa Lucia a Giffoni Valle Piana; (scomparsa) chiesa di Santa Maria a Giffoni Valle Piana; (scomparsa) chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Campo di Giove; (scomparsa) chiesa del Santissimo Salvatore a Giffoni Sei Casali; (in uso) chiesa di San Cipriano ad Aquara; (scomparsa) chiesa di San Martino ad Aquara; (scomparsa) chiesa dell'Assunta a Castel San Giorgio; (scomparsa) chiesa di Santa Maria delle Grazie a Roccapiemonte; (in uso) chiesa di San Potito a Roccapiemonte; (scomparsa, ma la frazione porta il nome del Santo) chiesa di Sant'Elia a Roccapiemonte; (scomparsa) Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Siano; (in uso) Chiesa di San Vito a Siano; (scomparsa, ma è il terzo patrono della città dopo San Sebastiano e San Rocco) chiesa di Santa Maria dei Martiri a Castel San Giorgio; (scomparsa) Chiesa di San Valentiniano a Montoro; (in uso) chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Montoro; (in uso) chiesa di San Giovanni Battista e di San Nicola da Tolentino a Montoro; (in uso) chiesa di San Vito a Corigliano Calabro; (scomparsa) chiesa di San Giorgio a Montecorvino Rovella; (scomparsa) chiesa di San Giovanni Battista a Montecorvino Rovella; (scomparsa) chiesa di San Giovanni di Dio a Corigliano Calabro; (in uso) chiesa di Santa Maria; chiesa di Sant'Angelo; chiesa di Sant'Aloisio; chiesa di San Fortunato; chiesa di Santa Lucia; chiesa di San Matteo Apostolo; chiesa di San Felice; chiesa di San Martino; chiesa di Santa Maria Maddalena; chiesa di Sant'Andrea; chiesa di Santa Caterina; chiesa dell'Annunziata a Castel San Giorgio; (in uso).

Il complesso Il complesso, che oggi ospita il convento dei frati minori, si presentava fino al 1943 sotto forma di quadriportico, con il convento che occupava tre lati e la chiesa situata nel lato est. In seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale,. due ali furono gravemente danneggiate e in seguito abbattute; permane solo l'ala nord, cui fu aggiunto in seguito il terzo piano. Addossato alla chiesa, sul lato destro, vi è il campanile, che conserva ancora le tre campane originali del '700.

La chiesa La facciata si compone di tre grandi archi, ciascuno sormontato da un finestrone; in corrispondenza dell'arco centrale vi è la loggia. Si accede quindi all'atrio, al quale si affacciano i tre portali d'ingresso. Il portale maggiore, in una cornice marmorea, racchiude un portone ligneo istoriato realizzato nel 1833: in dodici formelle sono rappresentati sia i sei momenti del ritrovamento dell'icona (a sinistra), sia i primi sei miracoli che furono registrati dalle cronache del tempo (a destra). Poco più in alto si trovano le insegne pontificie, delle quali possono fregiarsi solo le basiliche pontificie.

All'interno la basilica si presenta a navata unica, a metà della quale, sulla destra, vi è il tempietto che custodisce l'immagine della Madonna. Quest'ultimo, a base quadrata, è sormontato da una cupoletta di marmo che termina con una lanterna. Il quadro di Santa Maria Materdomini è conservato in una cornice marmorea che sovrasta il tabernacolo e l'altare, circondati da pregevoli stucchi colorati. Il tempietto, opera di un artista napoletano, sostituì la primitiva cappellina in legno che accoglieva il quadro: fu commissionato dall'abate basiliano Cirillo Balducci nel 1641 (un'incisione sulla cupola riporta la data 1645, probabilmente l'anno in cui furono ultimati i lavori).

Essendo una "chiesa dentro la chiesa", molti fedeli la chiamano "piccola Porziuncola". Alcuni autori riportano episodi miracolosi legati al quadro. Secondo la tradizione il tempietto è stato edificato nel punto esatto in cui fu ritrovato il quadro. In due occasioni si decise di spostarlo sull'altare maggiore, per liberare la chiesa dalla piccola cappella che interrompe la visuale, essendo a metà della navata: durante la prima traslazione, ancora prima di cominciare, la zona fu scossa da terremoti e da forti lampi, che fecero desistere i presenti dal loro progetto. Invece riuscì la seconda traslazione, ma solo momentaneamente: durante la notte infatti il quadro fu ritrovato al posto precedente.

Nel 1660 circa il soffitto fu sostituito da un cassettonato ligneo, nel quale l'artista Angelo Solimena inserì ventuno sue opere: una tela raffigurante l'episodio del ritrovamento del quadro, una tela raffigurante l'Assunzione di Maria, ed episodi della vita dei santi Basiliani. Per il dipinto del ritrovamento, l'artista usò come modelli per la Madonna e il Bambino sua moglie e suo figlio, Francesco Solimena, in seguito artista di spicco del panorama campano.

Nel 1775 il soffitto era marcito a causa di infiltrazioni d'acqua. Il cassettonato fu sostituito da stucchi, mentre l'artista Giacinto Diano rifece le tele del ritrovamento e dell'Assunzione. Sempre a causa di infiltrazioni, la tela dell'Assunta fu traslata nell'abside, e ancora oggi funge da pala d'altare. A seguito dei bombardamenti del 1943 il soffitto crollò, distruggendo le restanti opere del Diano. L'attuale soffitto fu realizzato nel 1947. I tre dipinti che vi sono collocati sono opera del prof. Giuseppe Canali e dei suoi aiuti. La prima tela rappresenta il reliquiario d'argento e pietre preziose che contiene la reliquia del latte della Madonna, conservata presso i locali del convento e non più esposta alla pubblica venerazione a seguito di disposizioni da parte della curia vescovile.