Biografia
I primi anni a Galluccio Antonio Seccareccia nasce a Galluccio, in provincia di Caserta, il 22 dicembre 1920. Sua madre, Chiarina Varone, era originaria di Galluccio, ma da bambina aveva vissuto a Providence, capitale del Rhode Island, poiché il padre aveva aperto lì un saloon di cui era stato il gestore per dodici anni. Rientrata a Galluccio a 18 anni, Chiarina si sposa e rimane incinta, ma si trova ad affrontare un periodo di grande sofferenza. Il marito, infatti, muore di polmonite a seguito di una corsa a cavallo e, dopo qualche mese, muore anche il suo bambino. Solo dopo aver vissuto alcuni anni da vedova a casa della famiglia di origine, si sposa per la seconda volta con Nicolino Seccareccia, dal quale avrà due figli: Antonio, il primogenito, e Annunziata, detta Tina. Chiarina Varone fu una donna molto forte e coraggiosa, della quale il poeta mette in luce anche la profonda diversità rispetto alle altre donne di Galluccio all’inizio del Novecento. Chiarina sapeva leggere e scrivere, suonava la chitarra e parlava l’inglese, e questa competenza le fu d’aiuto nella comprensione dei soldati inglesi e americani durante la guerra. Era una donna di ampie vedute, e questo lo si poteva notare anche nel suo stile e nel suo modo di vestire, più eccentrico e colorato rispetto a quello delle sue compaesane.
Antonio Seccareccia fu legato alla madre da un rapporto molto intenso, intessuto di rispetto, ammirazione e gratitudine. Il padre del poeta, invece, è stato una figura evanescente se confrontata con quella della madre. Nicolino Seccareccia, infatti, emigrò in Canada nei primi mesi del 1923, quando Antonio aveva 3 anni e sua moglie era incinta della seconda figlia. Si imbarcò sulla nave Adriatic e sbarcò a Ellis Island, il primo lembo di suolo americano in cui venivano tenuti in quarantena tutti coloro che giungevano negli Stati Uniti come emigranti. Da lì partì alla volta del Canada, a Montréal e, a partire da quel momento, Nicolino Seccareccia per diversi decenni non diede più sue notizie dall’America, lasciando la gestione della famiglia e l’educazione dei figli interamente sulle spalle di Chiarina. Così come la madre e la sorella, anche Antonio Seccareccia da ragazzo fece il contadino, conoscendo fin da piccolo le difficoltà di una vita scandita dal lavoro nei campi. Nonostante le ristrettezze e la fatica, Seccareccia da adulto rimpiange e ricorda con nostalgia il mondo contadino da cui proveniva, ma a 18 anni decide di arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri, su consiglio della madre, rimanendovi dal 1939 al 1964.
L’esperienza nell’Arma dei Carabinieri Dopo un periodo di formazione nella Scuola Allievi di Roma, Seccareccia prestò servizio in diverse Regioni italiane, a partire dalla Puglia; fu arruolato nella Legione di Bari dall’11 Novembre 1939 al mese di gennaio del 1940. Da lì fu trasferito fino al mese di maggio a Predoi, il comune più settentrionale dell’Alto-Adige, in provincia di Bolzano. Rientrato nuovamente a Bari, partì per la guerra in Cirenaica, con destinazione Bengasi, poi Tobruk e infine Porto Bardia. Di quella guerra Seccareccia ricorda disagi di ogni genere: oltre ai continui bombardamenti aerei da parte degli inglesi, i soldati erano costretti a bere acqua di mare distillata, dal momento che vivevano in zone desertiche, e il rancio, confezionato all’aperto, era sempre intriso di sabbia. Al rientro in Italia, prestò servizio a Campobasso dalla fine del 1940 al dicembre 1941. Trascorse poi un periodo di quattro mesi alla Scuola Centrale di Firenze, frequentando il corso per sottoufficiali, e infine partì nuovamente per la guerra, nel dicembre 1942, questa volta assegnato al Comando Aeronautica dell’Egeo. Nell’isola di Rodi rimase fino al maggio del 1945. Con la fine della guerra e dopo vari trasferimenti in Italia, a partire dall’ottobre del 1956 e fino al suo congedo dall’Arma dei Carabinieri, Seccareccia prestò servizio nella Caserma di Frascati.
La libreria a Frascati A partire dall’inizio del congedo dall’Arma avvenuto nel 1963 e fino al 1991, Seccareccia rivestì i panni del libraio, un mestiere che portò avanti con infinita passione. La libreria che il poeta aprì a Frascati nel 1964 fu una vera e propria novità, trattandosi della prima attività di questo genere fondata nella bella città fra i Castelli Romani. Si trattò di una decisione coraggiosa, di un tentativo che molti deridevano, prevedendone forse un immediato fallimento, e invece la storia fu ben diversa. L’inizio fu difficile, ma poi la libreria di Seccareccia (“La galleria del libro”) fu un punto di riferimento e di incontro per moltissimi giovani di Frascati e dintorni, e contribuì in modo cospicuo al risveglio culturale della cittadina. Il poeta non si limitava a vendere i libri, ma ne sapeva trasmettere la passione, diventando per tutti una guida formativa nella lettura. Durante un’intervista disse a tal proposito: «Sei pazzo – mi dicevano gli amici – apri una libreria a Frascati? E chi li compra i libri?” Era il 1964 e non ci credeva nessuno, ma io ho iniziato lo stesso. Sapevo che i lettori bisogna educarli, crearli. Ora Frascati è cambiata, e il merito è anche un po’ mio. Da queste parti i lettori si sono evoluti rispetto a trent’anni fa. La scuola e la televisione hanno moltissimi meriti, ma anche noi librai abbiamo fatto la nostra parte, consigliando i clienti, organizzando i premi, le letture di poesie, gli incontri con gli autori»..
Chiunque lo conoscesse poteva percepire con quanta onestà e dedizione il poeta svolgesse il suo mestiere di libraio, perché, come lui stesso affermava: “Amo i libri quanto amo e ho amato la terra”. Seccareccia non era un commerciante che si improvvisava libraio, come spiega sempre nella medesima intervista: “Il libraio deve avere capacità commerciali, certo, ma soprattutto una solida preparazione culturale e un buon fiuto nella scelta dei volumi da acquistare”. Fin da bambino Seccareccia seppe coltivare e nutrire la passione per i libri, nonostante i suoi studi si fossero interrotti alla quinta elementare. A Galluccio, infatti, non c’erano altre scuole, e Antonio non poteva allontanarsi poiché era necessario anche il suo contributo nei campi affinché la famiglia producesse il necessario per vivere. Riuscì a ottenere il diploma di maturità classica soltanto quando, da adulto, entrò nella Scuola Centrale di Firenze per diventare sottufficiale; ma furono i libri i suoi veri insegnanti, forse più utili di tante scuole, che gli permisero di formarsi, da autodidatta, uno straordinario bagaglio culturale.
Si sposò il 18 febbraio del 1950 con Lea Francocci; i due si erano conosciuti a Mignano Monte Lungo, il paese dove lei abitava, vicino a Galluccio, ma, dopo essersi trasferiti a Frascati, trascorsero lì tutta la loro vita. Dopo 12 anni di matrimonio nacque l’attesa figlia Rita, che oggi porta avanti con grande impegno e passione le attività legate al Premio Frascati.
Le esperienze letterarie Antonio Seccareccia è stato scoperto, dal punto di vista letterario, da Giorgio Caproni e Giacomo Debenedetti negli anni 1958-59. Rimase celebre il primo incontro tra il poeta-maresciallo e Caproni; infatti, nel periodo di servizio di Seccareccia a Frascati, gli era stato riferito che a Roma viveva il poeta Giorgio Caproni. Un giorno Seccareccia si fece coraggio e si recò a Roma bussando alla porta di Caproni, il quale si spaventò nel trovare un uomo in divisa davanti a casa. Seccareccia era andato lì semplicemente per consegnargli le sue poesie e per riceverne un parere, e pochi giorni dopo ricevette una telefonata in caserma proprio da parte dello stesso Caproni che, con grande tempestività, aveva letto le poesie del maresciallo e se ne congratulava. Fu proprio Caproni il primo a presentare un gruppo di poesie di Seccareccia su La fiera letteraria nel 1959. Giacomo Debenedetti, invece, lo premiò con il premio Lerici nel 1959, anno in cui Seccareccia aveva pubblicato la sua prima raccolta di poesie, intitolata Viaggio nel Sud, con la presentazione di Giorgio Caproni; l’opera arrivò anche in finale al Premio Viareggio Opera prima. Nel 1960 vinse il Premio Teramo con il racconto inedito L’uomo è solo (in giuria erano presenti, fra gli altri, Diego Valeri, Carlo Betocchi, Carlo Bo, Giacomo Debenedetti).
Sempre al 1960 risale la pubblicazione del suo secondo libro, Le isolane, una raccolta di quattro racconti di ispirazione autobiografica, ambientati nell’isola di Rodi. Il libro, pubblicato dalla casa editrice Lerici nella collana “Narratori” (diretta da Romano Bilenchi e Mario Luzi), riscosse un buon successo di vendita e fu accolto da recensioni positive della critica. In quello stesso anno, il primo capitolo delle Isolane fu pubblicato su La fiera letteraria con il titolo “La partenza”, e con questo lo scrittore si qualificò secondo al Premio Ceppo di Pistoia per i racconti inediti (in giuria: Mario Luzi, Leone Piccioni, Romano Bilenchi, Piero Bigongiari e Nicola Lisi). Le isolane arrivò in finale al “Premio Viareggio” Opera prima, ma anche ai Premi Puccini-Senigallia e Settembrini-Mestre del 1961, vinti rispettivamente da Libero Bigiaretti e Tommaso Landolfi. Le isolane fu inoltre tradotto e pubblicato in lingua spagnola dall’editore Plaza & Janés di Barcellona nel 1962 e, dai racconti di Seccareccia, in Argentina fu persino tratto un film. Nel 1992 Seccareccia vinse il Premio Libero De Libero per la Sezione Inediti.
Risale al febbraio 1994 la pubblicazione del secondo libro di poesie di Seccareccia, La memoria ferita, a cura delle Edizioni Confronto di Fondi; la raccolta venne poi ampliata e pubblicata postuma dall’editore Caramanica nell’ottobre del 1997. Il poeta, infatti, morì improvvisamente il 20 maggio 1997 all’età di 76 anni, a causa di un infarto.
A dieci anni dalla morte, nel 2007, è stato pubblicato il romanzo autobiografico a cui Seccareccia aveva lavorato per una vita intera: alla fine, tra i vari titoli proposti dallo scrittore per quel manoscritto, fu scelto Partenza da un mattino freddo, e venne pubblicato da Perrone Editore con prefazione di Giulio Ferroni e postfazione di Walter Mauro.
Nel 2009 esce una ristampa di Viaggio nel sud pubblicata da Hacca Edizioni, con diciassette poesie inedite rispetto all’edizione del 1959, e con postfazione di Andrea Di Consoli. Infine, nel 2016 viene pubblicata una ristampa delle Isolane dalla casa editrice Elliot.
Formazione culturale La formazione culturale di Antonio Seccareccia segue un percorso per nulla prevedibile e ordinario, sul quale vale la pena soffermarsi.