Ospedaletto (OspedâlIn anni più recenti si è imposta la denominazione ”Ospedalèt” in friulano) è una frazione del comune italiano di Gemona del Friuli, in Friuli-Venezia Giulia.
Geografia fisica Situato vicino all'estremità settentrionale della pianura friulana, ad una altitudine di 208 m s.l.m., il paese si sviluppa ai piedi di dolci colline poco elevate (Monte Cumieli 571 m s.l.m.) - che sono la propaggine ovest della catena montuosa sovrastante. Il suo territorio è delimitato dagli enormi conoidi di deiezione dei Rivoli Bianchi (a nord) e di Gemona (a sud), ad ovest dalla piana alluvionale del greto del Tagliamento e ad est dalla cresta che da inizio alla catena montuosa del Cjampon-Stol.
L'azione del ghiacciaio che occupava l'intera valle del Tagliamento fino al termine del periodo Würmiano, (circa 10000 anni fa) ha lasciato nella zona di Ospedaletto delle tracce molto evidenti. Dal profilo arrotondato "a dorso di cetaceo" dei piccoli rilievi che sovrastano il paese alla presenza di bacini (ora parzialmente o totalmente interrati) o di massi erratici di composizione non riconducibile alle rocce presenti nel territorio. Si calcola che lo spessore di ghiaccio sopra l’attuale quota del paese potesse arrivare a 900 metri. Questa enorme massa ed il suo seguente scioglimento hanno provocato una evidente modellazione del territorio. Geologicamente, la zona presenta delle caratteristiche molto interessanti, trovandosi in prossimità del cosiddetto Sovrascorrimento Periadriatico, l'evento geologico ritenuto responsabile dell'elevata sismicità della zona.
Sulle alture circostanti, in molti punti è possibile osservare la complessa giacitura degli strati e la loro deformazione causata dalle enormi spinte tettoniche.
L'ampia conca risultante dall'azione erosiva del ghiacciaio ospita l'unico bacino naturale delle Prealpi Giulie: Il lago di Ospedaletto (detto anche Lago Minisini). La presenza dell’acqua e la posizione relativamente riparata dalle correnti provenienti dal nord, ha permesso lo sviluppo di una complessità biologica unica che, sommata alla particolarità degli ambienti di prateria magra dei Rivoli Bianchi, è di notevole valenza nonostante la vicinanza alle attività antropiche. Tale contesto ambientale è riconosciuto e protetto in ambito Europeo in qualità di Zona speciale di conservazione (Sito Natura 2000 IT3320013 Lago Minisini e Rivoli Bianchi).
Storia Periodo preistorico Esistono diverse testimonianze che fanno ipotizzare l'insediamento umano nell’area in epoca preistorica. In località detta Colle Burlùs (nelle vicinanze del priorato di Santo Spirito) le ricerche dello studioso Mario Sella degli anni 1970-1972 hanno permesso di riportare alla luce alcuni utensili in pietra levigata, riferibili al periodo neolitico (5000-2000 a.C.) L’ipotesi più accreditata è che il passaggio preferenziale lungo la valle del Tagliamento, attraversasse, poco più a nord, la sella di Sant'Agnese e questo dev’essere stato, secondo lo storico Liruti, il tragitto percorso dalle popolazioni paleovenete in migrazione da oltralpe, come dei i gruppi di Celti chiamati Galli dai romani che qui transitarono intorno al 500 a.C. o i Carni che li seguirono nel III sec. a.C. Tuttavia i ritrovamenti di cui sopra lasciano supporre che uno stanziamento nei dintorni del lago di Ospedaletto sia esistito in epoca preromana.
Altra possibile evidenza di insediamento è stata individuata sulla sommità del monte Cumieli, sovrastante l’attuale abitato. In questo punto strategico per la visuale, i resti di una muratura a secco di massi rozzamente squadrati, molto possente ed estesa (fino a 2 metri di spessore, 700 metri di lunghezza) sono stati ricondotti all'esistenza di un castelliere dell'età dei metalli (1300 - 1100 a.C.). Attualmente non sono disponibili altri reperti archeologici che ne comprovino la datazione e lo stato di conservazione dei pochi metri ancora visibili è molto deteriorato. Per la sua struttura e le tecniche costruttive potrebbe essere assimilato ai manufatti analoghi, non rari nella regione.
Epoca romana L'espansione romana nella regione partendo da Aquileia, fondata nel 185 a.C. e la necessità di collegare le colonie più a nord come Julium Carnicum, l'attuale Zuglio ed il Norico, comportarono l'esigenza di vie di comunicazione più comode e sicure. L'antico sentiero di epoca preistorica che si inerpicava sui colli, dapprima fu trasformato in carreggiata, in seguito, sotto l'imperatore Augusto tale percorso subì un nuovo rifacimento per renderlo più agevole con la deviazione verso nord per mantenersi sul fondovalle, passando per l'abitato di Ospedaletto lungo la via Julium Carnicum, già via Regola OpenStreetMap
La strada, conosciuta convenzionalmente con il nome di Iulia Augusta, poco più a nord in località Rivoli Bianchi si biforcava in due rami: uno in direzione del passo di Monte Croce Carnico e uno verso Tolmezzo e Zuglio. Da quest'ultimo ramo inoltre si staccava la via per la Sella di Camporosso, accesso preferenziale alla Valle del Gail per i carri. Resti della pavimentazione di questa importante strada erano ancora visibili oltre l'abitato fino alla fine dell'Ottocento con il nome locale di Strade das Slavaris In questa posizione strategica all'estremo limite della pianura friulana, il probabile insediamento esistente divenne così Postazione di controllo (statio) o di posta (mansio). La ricchezza di ritrovamenti e documentazioni hanno anche fatto presumere gli storici che il primo nucleo storico della futura Gemona sia stato proprio questo. Lo storico Liruti avrebbe nel 1771 supposto che “...il sito dunque, ed il Territorio di Gemona, se si rifletta alla descrizione che ne fa Livio, ed alle circostanze da lui recateci, fu l'occupato da quei Galli; e la Città da loro cominciata a fabbricarsi per tre anni, fu la stessa Gemona, non lontano dal sito dove in oggi si vede, anzi nel sito, dove al presente vi è un popolato Borgo, chiamato Ospitaletto.”
Le tracce di pavimentazioni stradali e di muri ritrovati in zona durante la costruzione della primo tracciato della ferrovia Pontebbana (1875) e in seguito durante i lavori per la variante sulla Strada Statale 13 (1960), lasciano supporre l’esistenza di opere di fortificazione a protezione dell'importante snodo dell’asse viario. Ben presto questo primo insediamento di servizio si strutturò in Vicus. A testimonianza di tutto ciò vi sono svariati ritrovamenti di reperti databili tra il I e III sec. d.C. e consistenti in statue a bassorilievo, urne cinerarie, monete, iscrizioni funerarie e votive, alcune delle quali furono collocate a Gemona, altre, portate da Girolamo Savorgnan nella fortezza di Osoppo, andarono quasi tutte disperse durante le invasioni austriache e francesi del 1796 e 1797. Sui dintorni del monte Cumieli, nel 1808, venne rinvenuta da soldati napoleonici una statua di Ercole che diede il nome al luogo del ritrovamento (Monte Ercole).
Invasioni barbariche e medioevo Dalla scarsità di notizie storiche o altre testimonianze posteriori al periodo di sviluppo dell’epoca romana, si deduce un susseguirsi di secoli molto difficili per l’insediamento: pare che il vicus di Ospedaletto subisse la devastazione una prima volta durante la calata dei Marcomanni e Quadi (166-167 d.C.) e una seconda volta, totalmente, durante le invasioni del V secolo, lasciando la località in probabile stato di semi abbandono fino dopo la fine delle incursioni ungariche (899-952). Il successivo periodo di ricostruzione e sviluppo dei borghi del Friuli dovuto all’opera della chiesa aquileiese, andò ad immediato beneficio di Gemona e della vicina Venzone per la loro posizione strategica.
Il territorio di Ospedaletto, sotto il Patriarca Goffredo di Hohenstaufen (1182-1194), fu feudo del conte Enrico del Tirolo. Verso il 1180 questi, fece erigere una torre di osservazione (ricordata nelle cronache come Castello Grossumbergo o Grotzumberg) sul Monte Palombaro, a est del paese, a protezione e controllo del territorio di Gemona, di cui aveva ricevuto in beneficio dal Patriarcato di Aquileia la metà delle tasse riscosse. Lo sfruttamento della popolazione dovette risultare eccessivo, soprattutto se sommato all’usurpazione dei boschi circostanti che, dal nome storico (Gran Selva) dovevano essere particolarmente estesi. Cosicché, già poche decine di anni dopo il castello risultava demolito ed ora le sue tracce sono difficilmente individuabili.
La zona di Ospedaletto, cruciale per la viabilità, era però costantemente sotto la minaccia delle devastanti piene del Tagliamento. Tra il 1106 ed il 1200 viene quindi creata la Roggia dei Molini detta anticamente "Plovie" con la realizzazione della presa dalle acque del Tagliamento. Le opere diedero origine ad una secca del fiume rendendo disponibili dei terreni utili ad essere edificati. Solo intorno alla metà del 1300 però, grazie alla creazione di argini sul Tagliamento, la zona viene parzialmente protetta dal pericolo di inondazioni, permettendo inoltre di migliorare la viabilità creando il tracciato della strada che attualmente attraversa il paese.
Questi lavori furono incentivati dal fatto che, alle persone sottoposte ai "pioveghi" (forme di lavoro gratuito a cui era tenuta la popolazione per opere pubbliche da cui il nome "Plovie"), veniva assegnato un appezzamento su cui poter costruire una abitazione.Delibera del Consiglio Comunale di Gemona del 28 settembre 1396
L'importanza del corso d’acqua artificiale che si venne a creare, oltre alla primaria funzione irrigua, va anche vista in chiave energetica. È proprio lungo il corso di tale opera e grazie ad essa che fiorirono numerose attività produttive come mulini, fucine, segherie, folloni e tintorie. Il pericolo di esondazione rimarrà comunque ancora presente, essendo l'attività di consolidamento degli argini documentata almeno fino ai primi anni del secolo XV.
La precisa volontà di pianificazione del borgo da parte della autorità di Gemona, si evince anche dal contenuto di una delibera che prescrive che le nuove abitazioni abbiano l'orto sul retro dell'edificio anziché di fronte. Nei primi anni del XIII, visto l’aumento del traffico lungo una delle principali vie di comunicazione fra la attuale Germania e Venezia (e quindi Roma), venne fondato l’Ospedale di Santa Maria dei Colli, con lo scopo di dare assistenza dei pellegrini e viandanti di passaggio.
Nel 1307 si registra l'incendio dell'intera villa di Ospedaletto, Il borgo si trovò infatti coinvolto nella guerra fra Gemona e Venzone. L'esercito del Patriarca di Aquileia Pagano della Torre si stabilì nei dintorni del paese che subì il saccheggio e la devastazione per rappresaglia da parte dell'avversario Conte di Gorizia e del Tirolo. Lo stesso conflitto, che si protrasse per decenni, coinvolgerà l'abitato e l'Ospedale anche nel 1360 e nel 1392, portando distruzione ed incendi.
La fiera di Ospedal Piccolo Il patriarca Giovanni Sobieslaw di Moravia nel 1383, concesse la fiera d'Ognissanti in Ospedaletto Piccolo presso un prato nelle vicinanze della Sega dei De’ Brugni, attuale Borgo Molino.
Oltre al fatto che l'abitato era sede dei lavori di creazione della strada e della roggia, la scelta di tale località va ricercata nella volontà di spostare in luogo più comodo il centro della città di Gemona, più volte esternato dai Patriarchi. La fondazione di un nuovo centro, ubicato grossomodo in questi luoghi venne infatti proposta nel 1297 da Raimondo della Torre con il nome di Milano Raimonda, dai nomi della sua città d'origine e suo personale e nel 1351 Patriarca Nicola di Lussemburgo con il nome di Charola in onore del fratellastro, l'imperatore Carlo IV.