Con occupazione sovietica della Lettonia nel 1940 si intende l'occupazione militare della Repubblica di Lettonia da parte dell'Unione Sovietica in attuazione degli accordi dal patto Molotov-Ribbentrop del 1939 stipulato con la Germania nazista e del suo Protocollo segreto aggiuntivo firmato nell'agosto del 1939.

A sostenere che via stato un vero e proprio insediamento sono la Corte europea dei diritti dell'uomo, il governo della Lettonia, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America, e l'Unione europea. Nel 1989, l'URSS ha pubblicamente condannato il protocollo segreto del 1939 tra la Germania nazista e se stessa in virtù del quale erano stati assoggettati i tre paesi baltici, compresa ovviamente la Lettonia.

Nel luglio 1989, il paese iniziò a tracciare il sentiero che avrebbe condotto al ripristino della sua indipendenza e, dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica, la sovranità della Lettonia riebbe luogo nel 1991. Il 22 agosto 1996, il parlamento lettone adottò una dichiarazione in cui si affermava che l'occupazione sovietica della Lettonia nel 1940 fu di natura militare e un'incorporazione illegittima.

Contesto storico 1918-1939: tra le due guerre mondiali

All'indomani della rivoluzione russa del 1917, la Lettonia dichiarò la propria indipendenza il 18 novembre 1918. Dopo una lunga guerra di indipendenza, la Lettonia e la RSFS Russa (il predecessore dell'Unione Sovietica) firmarono un trattato di pace l'11 agosto 1920. Nell'articolo 2 la Russia sovietica "riconosce senza riserve l'indipendenza e la sovranità dello Stato lettone e rinuncia volontariamente e per sempre ad ogni rivendicazione (...) sul popolo e sul territorio lettone". L'indipendenza della Lettonia fu riconosciuta diplomaticamente dal Consiglio supremo delle potenze alleate (Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone, Belgio) il 26 gennaio 1921. Altri stati seguirono l'esempio. Il 22 settembre 1921 la Lettonia fu ammessa a far parte della Società delle Nazioni e ne rimase membro fino allo scioglimento formale della Lega nel 1946. Il 5 febbraio 1932 fu firmato un Trattato di non aggressione con l'Unione Sovietica, il quale si limitava a ribadire i contenuti del Trattato dell'11 agosto 1920.

Trattati principali stipulati tra URSS e Lettonia

Prima della seconda guerra mondiale, la Repubblica di Lettonia e l'URSS avevano entrambi firmato e ratificato i seguenti trattati:

Patto Briand-Kellogg: sottoscritto il 27 agosto 1928, prevedeva il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali; Trattato di non aggressione: stipulato il 5 febbraio 1932; Convenzione per la definizione di aggressione: il 3 luglio 1933 per la prima volta nella storia del diritto internazionale, l'aggressione fu definita in un trattato vincolante firmato all'ambasciata sovietica a Londra dall'URSS e, tra gli altri, dalla Lettonia. L'articolo II definisce le forme di assalto: Sarà riconosciuto come aggressore lo Stato che per primo commetterà una delle seguenti azioni (...): Paragrafo 2: invasione da parte delle forze armate del territorio di un altro Stato anche senza una previa dichiarazione di guerra. Quarto: un blocco navale posto presso le coste o i porti di un altro Stato.

1939-1940: la strada verso la perdita di indipendenza Patto di non aggressione tedesco-lettone

Alla luce dell'avanzata tedesca verso est, il governo sovietico chiese garanzie agli inglesi e i francesi relative all'indipendenza degli stati baltici. I governi lettone ed estone, sempre sospettosi delle intenzioni sovietiche, decisero di accettare il patto di non aggressione reciproca con la Germania. I patti di non aggressione tedesco-estone e tedesco-lettone furono firmati a Berlino il 7 giugno 1939 dal ministro degli esteri lettone Vilhelms Munters e Joachim von Ribbentrop. Il giorno successivo Adolf Hitler in persona ricevette i delegati estoni e lettoni: nel corso di questi incontri ci tenne a ribadire che i teutonici intendevano mantenere e rafforzare i collegamenti commerciali con gli Stati baltici. Le ratifiche del patto tedesco-lettone furono scambiate a Berlino il 24 luglio 1939 e questo entrò in vigore lo stesso giorno. Il documento fu registrato nella Serie dei trattati della Società delle Nazioni il 24 agosto 1939.

Patto di non aggressione tedesco-sovietico

Il patto Molotov-Ribbentrop, firmato il 23 agosto 1939, conteneva protocolli segreti per dividere i territori tra la Germania e l'Unione Sovietica. Secondo questi protocolli, Finlandia, Estonia, Lettonia e Bessarabia sarebbero rimaste all'interno della sfera di interesse sovietica e Polonia e Lituania sarebbero rientrate nell'areale tedesco. L'Unione Sovietica non ammise ufficialmente l'esistenza di questi protocolli fino a quando, su pressione dalle RSS baltiche, il 24 dicembre 1989, il Congresso dei deputati dell'URSS ha riconosciuto ufficialmente gli accordi segreti e li ha condannati come illegittimi e non validi sin dal loro inizio.

Invasione della Polonia

La Germania nazista invase la Polonia il 1º settembre 1939. La Francia e la Gran Bretagna, obbligate da trattato a proteggere la Polonia, inoltrarono note di protesta chiedendo il ritiro dei tedeschi. A seguito dell'indecisione dei francesi, la Gran Bretagna decise di agire da sola inviando un ultimatum di due ore alle 9:00 del 3 settembre, cui la Francia aderì in seguito per non creare rotture diplomatiche con Londra. Nonostante le dichiarazioni che portarono allo scoppio della Seconda guerra mondiale, gli incontri militari degli Alleati tenutisi dal 4 al 6 settembre sancirono che non vi fosse alcuna possibilità di sostenere un fronte orientale in Polonia. La Francia chiese successivamente alla Gran Bretagna di non bombardare la Germania, temendo ritorsioni militari contro la popolazione francese. Parigi stava tendendo ad una politica più morbida per il timore che si costituisse un fronte occidentale. Chamberlain dichiarò il 12 settembre "Non c'è fretta dato che il tempo è dalla nostra parte". La Polonia fu dunque lasciata al proprio destino.

Stalin mise in moto i suoi uomini per raggiungere le destinazioni accordate nel patto: la frontiera sovietico-polacca fu oltrepassata il 17 settembre con la pretesa necessità di proteggere i bielorussi e gli ucraini nel territorio della Polonia, in cui i sovietici sostenevano che fossero "prossimi all'estinzione" se li avessero aggrediti i tedeschi. Stalin decise poi di rinegoziare la "questione baltica". Il 28 settembre 1939, la Germania e l'Unione Sovietica dopo aver diviso la Polonia firmarono un accordo di confine, incluso un secondo protocollo segreto, consegnando la Lituania a Stalin in cambio di due province polacche. Poco dopo, il 3 ottobre 1939, l'ambasciatore tedesco in Unione Sovietica, Friedrich Werner von der Schulenburg, disse a Molotov che i vari cambiamenti sui confini del territorio lituano avrebbero dovuto attendere fino a quando "l'Unione Sovietica incorpora la Lituania, un progetto su cui, a mio avviso, l'intesa relativa alla Lituania lo aveva stabilito sin dal principio". In seguito, l'Unione Sovietica accettò di risarcire la Germania nazista con dollari d'oro (o Reichsmarks) per il Reich rinunciando alle sue "rivendicazioni" sul territorio lituano così come configurato dall'accordo del 28 settembre.

L'Unione Sovietica ora si estendeva per poco più della metà di tutto il territorio polacco e le potenze alleate si erano dimostrate incapaci di un intervento militare sul fronte orientale. Non rimanevano impedimenti a Stalin, di concerto con Hitler, per raggiungere gli agognati Paesi baltici.

Relazioni balto-sovietiche nell'autunno del 1939

Il 24 settembre 1939, navi da guerra della Marina Rossa apparvero al largo dei porti estoni: i bombardieri sovietici si spinsero verso Tallinn in maniera minacciosa e sulle campagne circostanti. L'URSS eseguì la stessa procedura anche per i due Stati più meridionali della zona, violando quindi lo spazio aereo ed effettuando operazioni di ricognizione e spionaggio il 25 settembre. Mosca chiese ai paesi baltici di consentire all'URSS di stabilire basi militari e di posizionare truppe sul loro territorio fino a quando non fosse terminato il conflitto in Europa.

Durante i colloqui a Mosca, il 2 ottobre 1939, Stalin disse a Vilhelms Munters, il ministro degli Esteri lettone: "Le dico sinceramente che è già avvenuta una divisione di sfere di influenza. Per quel che ne pensa la Germania, potremmo benissimo occuparvi".

Il governo estone accettò l'ultimatum posto dalla Russia firmando l'accordo corrispondente il 28 settembre 1939, la Lettonia il 5 ottobre 1939 e la Lituania poco dopo, il 10 ottobre 1939. Nel caso della Lettonia, fu firmata dal sopraccitato ministro degli affari esteri lettone Vilhelms Munters e dal commissario sovietico degli affari esteri Vyačeslav Molotov. Le ratifiche furono scambiate a Riga l'11 ottobre 1939 e il trattato entrò in vigore lo stesso giorno. Il documento fu registrato nella Serie dei trattati della Società delle Nazioni il 6 novembre 1939. Qui di seguito è riportata un'analisi degli articoli:

L'articolo 1 prevedeva la cooperazione militare tra le parti in caso di attacco ad opera di terzi. L'articolo 2 obbligava il governo sovietico ad assistere il governo lettone nella fornitura di armamenti. L'articolo 3 consentiva al governo sovietico di stabilire basi militari e navali sul territorio lettone. L'articolo 4 obbligava i governi sovietico e lettone a non stringere alleanze militari contro l'altra parte. L'articolo 5 stabiliva che i trattati politici ed economici e la sovranità di entrambe le nazioni non sarebbero stati interessati. L'articolo 6 poneva alcune formalità relative alla ratifica e un termine di durata decennale, con possibilità di prorogarlo ulteriormente per lo stesso arco temporale.

Come afferma la Fondazione nazionale lettone, l'accordo comportò per la Lettonia l'obbligo di:

Cedere basi all'Unione Sovietica presso Liepāja, Ventspils e Pitrags fino al 1949; Costruire piste di aviazione speciali per le esigenze sovietiche; Accettare la stazionamento di guarnigioni militari sovietici per un totale di truppe.

A prima vista, questo patto non sembrava influire sulla sovranità lettone. La sezione 5 del Patto recitava quanto segue: "L'attuazione del presente patto non deve in alcun modo influenzare i diritti sovrani delle parti contraenti, in particolare la loro struttura politica, il loro sistema economico e sociale e le loro misure militari. Le basi e gli aeroporti utilizzati dalla Russia rimangono territorio della Repubblica lettone".

Sembrando imminente la sovietizzazione baltica, Hitler invitò i tedeschi del Baltico a far ritorno in patria. La Lettonia sottoscrisse un accordo con i nazisti sul rimpatrio di cittadini di nazionalità tedesca il 30 ottobre 1939. Nella primavera del 1940, uomini lasciarono la Lettonia per un reinsediamento in Polonia. Un secondo richiamo un anno dopo causò la partenza di altri cittadini.

A livello di comunicazioni ufficiali, il 31 ottobre 1939, il Consiglio supremo sovietico definì le paure su una russificazione del baltico "del tutto infondate". A livello meno ufficiale, questo stazionamento delle truppe sovietiche in Lettonia ai sensi del patto di mutua assistenza segnò l'inizio dell'insediamento sovietico nei tre Paesi Baltici.Stalin ordinò al Partito Comunista Estone di organizzare un putsch a Tallinn il 1º dicembre 1924, che, se avesse avuto successo, avrebbe portato alla proclamazione della Repubblica Sovietica estone.

Invasione sovietica della Finlandia