Mesagne (Misciàgni in dialetto salentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Brindisi in Puglia.

Situato lungo la via Appia Antica, a a ovest del capoluogo provinciale, si trova nel Salento settentrionale ed è con le sue 22 contrade fra i comuni più popolosi ed estesi dell'intero Salento.

Insieme alla vicina Ostuni, è fra le città della provincia di Brindisi in cui si riscontrano le maggiori tracce del barocco pugliese con numerosi esempi su edifici privati e religiosi.

Geografia fisica Territorio Mesagne è situata nella pianura salentina, anche se il centro storico è costruito su una collinetta. Si trova nell'entroterra ed è abbastanza vicina al mare Adriatico.

Clima

Mesagne si trova nella fascia del clima mediterraneo. Ciononostante, considerata la sua posizione geografica, la città risente spesso sia di correnti gelide provenienti dai Balcani, che in inverno possono talvolta provocare estese gelate e/o moderate nevicate, sia da correnti calde provenienti dal Nordafrica, che al contrario fanno aumentare le temperature estive fin oltre i , unitamente alla presenza di scirocco. Quest'ultimo può talvolta comportare temperature insolitamente alte anche nel periodo invernale: ad esempio, si sono toccati i il 10 gennaio 2016 e il 15 febbraio dello stesso anno, con una minima di .

La temperatura più bassa mai registrata fu di il 4 gennaio 1979, la temperatura più alta mai registrata fu di il 24 luglio 2007.

Nel corso dell'anno è molto frequente la pioggia (nel 2018 si sono verificati 138 giorni di pioggia con un particolare picco in autunno/inverno). La nebbia è invece più comune in primavera e autunno, ma comunque mai troppo frequente.

Come accade in quasi tutto il Salento, l'incastro del territorio tra due mari relativamente vicini tra loro e l'esposizione alle loro relative correnti comportano sia un elevato tasso di umidità sia la quasi costante presenza di vento, che talvolta soffia impetuoso per diversi giorni di fila con raffiche che raggiungono talvolta gli .

Sono riportati di seguito i valori climatici medi, con riferimento al 2018. Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Temperatura max media (°C) 14,0 12,4 16,1 20,4 22,7 26,4 28,4 29,2 26,4 22,4 18,0 13,8 Temperatura min media (°C) 7,5 7,0 8,7 12,9 16,7 20,1 22,6 23,7 20,3 16,6 12,6 8,3Giorni di pioggia12152069142116131515Giorni di nebbia111820002251Temperatura media (°C)11,29,912,516,720,023,725,826,623,719,715,611,4

Storia

I resti più antichi nell'area di Mesagne risalgono al Paleolitico superiore. Gli uomini giunti in Puglia provenivano dal Nord Europa, ma a causa dell'era glaciale e quindi dell'irrigidimento del clima, erano migrati verso sud. In questo periodo gli individui vivevano come cacciatori-raccoglitori nella fertile pianura salentina. I resti successivi risalgono al Neolitico, grazie allo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento e di conseguenza la nascita della sedentarietà, permisero lo sviluppo di organizzazioni sociali articolate. I resti successivi risalgono all'età del rame e all'età del bronzo, in questo periodo l'agricoltura venne rivoluzionata grazie a invenzioni come l'aratro, mentre i commerci si estendevano fino al mar Egeo

Nel centro storico cittadino è stato trovato un abitato dell'età del ferro appartenente agli Iapigi.

Fu un importante centro messapico (dal VI al III secolo a.C.), per la posizione strategica a metà della strada che univa Oria al porto di Brindisi. Fu oggetto di una spedizione militare guidata da Archita di Taranto tra il 366 e il 360 a.C.F. Ribezzo, La spedizione diA rchita di Taranto contro Mesania(Mesagne), in Archivio Storico Pugliese 1951 n. 4, fasc. 3-4, Bari, 1951. Dell'età messapica restano una serie di sepolture rinvenute nel centro abitato. Durante il dominio romano il centro è una delle numerose ville poste sulla via Appia. Nell'Alto Medioevo, con i Longobardi il borgo è una villa rustica all'interno del feudo di Oria. Con i Normanni è parte del Principato di Taranto. Nel XII secolo si registra la presenza di una piccola comunità greca e nel XIII secolo nei documenti di età sveva, sono presenti donazioni all'Ordine Ospedaliero di San Giovanni e all'Ordine Teutonico.

Lo sviluppo della cittadina si è avuto poi tra il 1500 e il 1600 grazie a ricchi feudatari, ai nobili e agli ordini monastico militari. In quegli anni la popolazione era di circa cinquemila abitanti. Nel XV secolo il Principe di Taranto, Giovanni Antonio Orsini del Balzo, amplia il castello di Mesagne trasformandolo in residenza. Mentre il borgo si ampliava, iniziavano a prender luce opere di urbanizzazione come la nascita di un teatro, di un ospedale, la lastricatura delle strade. In pochi decenni furono edificati numerosi palazzi, caratterizzati da finestre ricche di modanature e di fregi, portali a bugnato, logge, colonne angolari, balaustre traforate.

Tra le attuali via Marconi e via Manfredi Svevo, esistevano fornaci dove venivano cotte le tegole che coprivano le abitazioni a “tavolato” e la Pistergula, una porta di piccole dimensioni da cui si poteva entrare o uscire dalla città, situata nei pressi dell'attuale chiesa di Sant'Anna.

Nell'attuale piazza Vittorio Emanuele II, nel largo compreso tra Porta Grande e la Chiesa dei Francescani, alla fine del Cinquecento si trovavano, le botteghe degli artigiani, conciapelle, maniscalchi e calzolai. Mesagne viene anche tristemente ricordata per essere stata capitale della Sacra Corona Unita, poiché Giuseppe Rogoli, uno dei capi dell'organizzazione, abitava proprio qui.

Simboli

Lo stemma di Mesagne è stato riconosciuto con decreto del Capo del Governo del 17 novembre 1927 e viene descritto così: «D'azzurro, all'albero di palma al naturale, terrazzato di verde ed accostato ai due lati da due piante di grano, con le spighe piegate all'esterno, pure al naturale». Lo stemma è timbrato dalla corona di città in quanto questo titolo è stato conferito nel 1999.

Il gonfalone, concesso con regio decreto del 12 agosto 1927, è un drappo rettangolare di bianco.

I colori ufficiali della città di Mesagne sono il giallo e il blu.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa madre

La chiesa degli Ognissanti si risalta nella notevole architettura barocca di Mesagne. Dove si trova adesso si ergeva una chiesa bizantina risalente al X secolo e dedicata a san Nicola. Intorno al 1450 fu ristrutturata e dedicata a tutti i santi, per poi essere nuovamente ristrutturata intorno al 1580. Successivamente la chiesa crollò il 31 maggio 1649 e venne ricostruita tra il 1650 e il 1660 dal sacerdote mesagnese Francesco Capodieci, dal frate Francesco da Copertino e dal chierico mesagnese Antonio Leugio. Gli attuali caratteri barocchi risalgono ai lavori dopo il terremoto di Nardò del 1743. Nel 1766 venne trasformata la volta, ma si lasciò la facciata seicentesca. Questa si divide in tre ordini sormontati da un timpano. Il primo ordine presenta sei pilastri di ordine ionico alternati con il portale cinquecentesco e quattro nicchie con le statue di San Bartolomeo, San Simone, San Taddeo e San Matteo. Nel secondo ordine si trovano sei pilastri di ordine corinzio insieme alle statue di San Giacomo Maggiore, San Giacomo Minore, San Filippo e San Tommaso. Nel terzo ordine vi sono, invece, quattro pilastri di ordine composito con le quattro statue di San Pietro, Sant'Andrea, San Giovanni evangelista e San Paolo, due delle quali in delle nicchie e le altre due al di fuori. Nel timpano è posto lo stemma di Mesagne in bassorilievo e su di esso le statue di quattro angeli con al centro la statua di Gesù, andata però distrutta da un fulmine sul finire dell'Ottocento. L'interno presenta una pianta a croce latina, con una lunghezza maggiore di , una lunghezza del transetto di e un'altezza di fin sotto la cupola. Alle spalle dell'altare maggiore sorge il presbiterio alzato di otto gradini con due scale laterali e sotto di esso si trova la cripta con alcuni resti della chiesa bizantina. La navata è coperta da una volta ogivale, alleggerita da lunette che ospitano le finestre e all'incrocio con il transetto si trova la cupola. Delle paraste con capitelli corinzi scandiscono la navata e racchiudono le piccole cappelle laterali. Sul lato sinistro sono posti il pulpito e un ingresso laterale, mentre sul lato destro troneggia sulla cantoria un pregevole organo a canne del maestro Tommaso Mauro. Tra le tele di maggior rilievo vi sono lAssunzione di Saverio Lillo da Ruffano, la Madonna del Carmine del napoletano Giuseppe Bonito e lAdorazione dei pastori di Gian Pietro Zullo, Andrea Cunavi e Domenico Pinca.

Chiesa di Sant'Anna

La chiesa di Sant'Anna venne costruita tra il 1683 e il 1699 per voto mantenuto dalla principessa Vittoria Capano, in seguito alla guarigione miracolosa del Principe De Angelis. L'architetto è stato Francesco Capodieci, autore, tra l'altro, della chiesa madre, mentre decorazioni e stucchi portano i nomi di Pietro Elmo e Giuseppe Cino, protagonisti del Barocco leccese. La facciata si divide su due ordini, con colonne a tutto tondo e lesene angolari. Il portale, in carparo locale, è decorato con motivi fitomorfi e teste di cherubini. Al di sopra, in un timpano curvilineo è situato un medaglione, che in passato poteva ospitare lo stemma dei De Angelis o la dedica alla santa. A decorare si trovano due registri con motivi vegetali e fruttiferi, oltre al cornicione, alle quattro nicchie e alla finestra centrale. L'interno è composto da una navata unica, con un altare maggiore, tre laterali e due notevoli pulpiti lignei del Settecento. Si conservano una copia del Cristo deposto dalla croce del Veronese, attribuita al mesagnese Andrea Cunavi, e alcune statue in cartapesta dell'Ottocento.

La basilica-santuario della Vergine SS. del Monte Carmelo

La costruzione di questa chiesa risale al IX secolo, originariamente era dedicata al culto di san Michele arcangelo e fu eretta sopra una preesistente cripta paleocristiana, che si trova al di sotto della navata. Dall'8 gennaio 1520 fu affidata ai carmelitani, chiamati dal sindaco Evangelista Malvindi. Nel 1975, dopo alcuni lavori di restauro, furono trovati sotto la pavimentazione alcuni tratti delle fondazioni con resti di decorazione pittorica provenienti, con molta probabilità, da una villa di epoca romana. A qualche metro di distanza è stata rinvenuta anche una struttura piramidale interrata, alta circa e larga , attraversata da tre architravi. Ipoteticamente è stata considerata un granaio, per via di un recipiente a forma di vasca nel tufo, dove andrebbe riposta la farina.

Dall'esterno la chiesa presenta una facciata romanica percorsa da scanalature culminanti ad archi ciechi trilobati (così come ai lati e sull'abside). Notevole il ricco portale con arco a sesto acuto decorato con motivi fitomorfi e, al centro, una lunetta affrescata con l'immagine della Madonna. La facciata laterale è scandita da una sequenza di lesene, interrotte da una coppia di monofore cieche e due portali laterali, uno dei quali murato. All'interno si conserva solo una colonna con capitello corinzio dell'antico impianto romanico (su tre navate), in seguito a un rimaneggiamento barocco nella prima metà del XVII secolo. Esso riguarda l'ampliamento della chiesa, la sistemazione delle cappelle laterali, con altari impreziositi da intarsi e da stucchi, e l'aggiunta di alcune tele di Diego Bianchi. Nell'area presbiteriale campeggia, al centro, l'immagine della Vergine del Carmelo con Bambino, opera di Francesco Palviso da Putignano.

Chiesa dei Santi Cosma e Damiano