Il castello Pallavicino Serbelloni, spesso definito anche Palazzo, è un castello posto nel centro abitato di Castiglione d'Adda, nel basso Lodigiano.

Storia Le origini del castello risalgono all'alto Medioevo: nell'XI secolo apparteneva al monastero di San Vito. di Camairago. Nei secoli successivi, data la sua grande importanza strategica, fu più volte conteso (in particolare tra il vescovo di Lodi e i Visconti) fino a passare in feudo nel 1478 a Carlo Fieschi e intorno al 1500 alla famiglia Pallavicino.

Il castello fu dotato di mura fino al 1470, anno in cui vennero abbattute per ordine di Galeazzo Maria Sforza, nel contesto delle dispute tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.

Nel 1551 Gerolamo Pallavicino lo scelse come sua residenza e ne promosse la trasformazione per dargli un aspetto di palazzo più adeguato ai tempi. Morto il Pallavicino senza eredi, il feudo di Castiglione passò alla famiglia Serbelloni, alla quale si deve un ulteriore restauro nel 1652.

I proprietari successivi decisero il frazionamento del castello per ricavarvi appartamenti e spazi produttivi.

Caratteristiche Il castello è posto al limite settentrionale del paese, su un'altura che domina le bassure dell'Adda. Ha pianta rettangolare, con un cortile centrale sul quali si affacciano quattro corpi dotati di torri angolari, fra le quali spicca per altezza quella all'angolo orientale.

Le facciate nord-orientale e sud-orientale, rivolte verso l'Adda, conservano l'aspetto fortificato d'origine; al contrario la facciata sud-occidentale, al centro della quale si apre l'ingresso, presenta una veste manierista più affine a quella di un palazzo, con un profondo bugnato, decorazioni in pietra raffiguranti le teste di personaggi mitici, e mascheroni di grandi dimensioni.

L'androne si apre sul cortile interno tramite una serliana; sul lato opposto vi è un loggiato, in parte murato, a tre archi sorretti da colonne binate, e aperto posteriormente verso la campagna. Il Marubbi segnala una forte somiglianza di questo loggiato con il portico del palazzo Affaitati di Cremona e per analogia ne ipotizza quindi l'attribuzione a Francesco Dattaro.

Gli interni sono stati più volte modificati e presentano come unico motivo d'interesse una sala con volta affrescata risalente alla seconda metà del Cinquecento.

Note

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