Biografia Origini e formazione Nata Alma Bevilacqua, usò vari pseudonimi tra cui Alda Bevilacqua, Il Falco (1943-1945), Anna Labanti, Anna Monego, Gianna Zanti, Giovanna Zangrandi (quest’ultimo venne usato definitivamente a partire dal 1945). Figlia di Gaetano Bevilacqua, di professione veterinario, e di Maria Tardini, casalinga, nacque il 13 giugno 1910 a Galliera (Bologna) e trascorse i primi anni dell’infanzia in quella che ricorderà come «la casa tra le colline». L’archivio di Giovanna Zangrandi, inventario a cura di Myriam Trevisan; pubblicazione degli archivi di Stato, quaderni della rassegna degli archivi di Stato, quaderno 107, p.15.

Nel 1921 la famiglia scelse di trasferirsi a Desenzano, sul lago di Garda, confidando che le miti condizioni climatiche potessero migliorare lo stato di salute del padre, affetto da una malattia che lo costringeva a rimanere a letto per lunghi periodi e che lo portò a cadere in un profondo stato di depressione.

Giovanna frequentò dapprima il ginnasio statale Bagatta ma in seguito al suicidio del padre avvenuto il 12 settembre 1923, si trasferì insieme alla madre a Bologna, dove scelse di frequentare il liceo classico Galvani». Conseguì la maturità classica nel 1929 e successivamente si iscrisse alla Facoltà di Chimica presso Università degli Studi di Bologna, conseguendo la laurea il 23 ottobre 1933 con votazione di 108/110. Giovanna Zangrandi: la pianura, la Resistenza, la montagna a cura di Myriam Trevisan; La Sapienza Università di Roma, p.12. Il 7 dicembre dello stesso anno ottenne presso la stessa università il diploma in Farmacia con votazione di 75/90. Nel 1934 collaborò, in qualità di assistente, con l’Istituto di Geologia dell’Università degli studi di Bologna.

Negli stessi anni trascorse le vacanze in Cadore, compiendo scalate spesso pericolose e sciando sui pendii più ripidi, attività che la allenarono a sopportare l’inverno particolarmente freddo e la familiarizzarono con il territorio circostante, abilità che si riveleranno utili durante gli anni della Resistenza. Il 30 ottobre 1937 Giovanna fu costretta ad affrontare un altro grave lutto, quello della madre, che la segnò profondamente e la portò a recidere i legami con il luogo d’origine e con la famiglia paterna di cui alcuni membri erano affetti da disturbi psichiatrici, Giovanna Zangrandi: la pianura, la Resistenza, la montagna a cura di Myriam Trevisan; La Sapienza Università di Roma, p.9. che lei temeva di aver ereditato. Si trasferì quindi a Cortina d'Ampezzo (Belluno) e abbandonò definitivamente il nome di battesimo Alma Bevilacqua, dichiarandosi «cadorina d’adozione». L’archivio di Giovanna Zangrandi, inventario a cura di Myriam Trevisan; pubblicazione degli archivi di Stato, quaderni della rassegna degli archivi di Stato, quaderno 107, p.16. Nonostante provenisse da una famiglia liberale, tacitamente ostile al fascismo, si iscrisse al Partito Fascista per poter esercitare la professione di insegnante presso l’Istituto privato «Antonelli» dove insegnò scienze naturali e quella di allenatrice della squadra femminile sciistica di Cortina. Nel 1938 avviò una serie di collaborazioni con giornali locali quali « Il Notiziario di Cortina», «Il Cadore», « Atesia Augusta», «Dolomiti», che le permisero di pubblicare articoli, leggende e racconti.

La Resistenza Nonostante un’iniziale indifferenza per la pratica politica, dopo l’8 settembre 1943 acquisì una vera consapevolezza politica che la portò a militare come staffetta nella brigata «Pietro Fortunato Calvi», divisione «Nannetti», assumendo il nome di battaglia «Anna». Il suo ruolo si rivelò fondamentale in quanto da Cortina poteva transitare attraverso la frontiera del Terzo Reich, fissata nella località di Dogana, per recarsi ad insegnare a Pieve di Cadore. Le vennero affidate mansioni di estremo rischio: trasporto di armi e altri materiali, diffusione della stampa clandestina, che solitamente era lei stessa a battere a macchina e a stampare, e comunicazione di informazioni riservate ai compagni; inoltre, venne incaricata dal generale «Garbin», nome di battaglia di Alessandro Gallo, di elaborare la mappa della zona per individuare i luoghi dove porre le mine per le azioni di sabotaggio. Giovanna Zangrandi: la pianura, la Resistenza, la montagna a cura di Myriam Trevisan; La Sapienza Università di Roma, p.28. Individuata dai tedeschi, che posero su di lei una taglia di 50.000 lire, nel giugno 1944 fu costretta ad abbandonare la casa a Cortina e a trascorrere i mesi seguenti, compresi quelli invernali, in clandestinità tra le cime delle Marmarole. Durante gli anni della Resistenza s’innamorò del comandante Severino Rizzardi, nome di battaglia «Tigre», con cui condivise il sogno di gestire un rifugio in montagna a guerra finita Giovanna Zangrandi: la pianura, la Resistenza, la montagna a cura di Myriam Trevisan; La Sapienza Università di Roma, p.29.. Severino venne ucciso pochi giorni prima della Liberazione, ma Giovanna riuscì comunque a realizzare quel sogno: nel 1946, dopo ad aver partecipato in prima persona ai lavori di costruzione dirigendo un gruppo di muratori, aprì e gestì il Rifugio Antelao situato nella sella di Pradonego, sotto la cima dell'omonimo monte.

L'attività letteraria nel secondo dopoguerra Nel dopoguerra fondò e diresse la rivista «Val Boite. Settimanale del Comitato di Liberazione Nazionale di Cortina e della Val Boite», ma l’attività giornalistica si ridusse già negli anni Cinquanta, connessa alla delusione per la forzata chiusura della rivista. Nel 1951 cessò anche l’attività di gestione del rifugio, che venne ceduto al CAI. In seguito Giovanna ritornò a vivere a Cortina dove per sostentarsi svolse diverse mansioni: affittacamere, venditrice ambulante, trasportatrice, bracconiera, taglialegna, cuoca, guida turistica: inoltre scrisse e pubblicò romanzi rosa e gialli, pezzi giornalistici e itinerari turistici. L’archivio di Giovanna Zangrandi, inventario a cura di Myriam Trevisan; pubblicazione degli archivi di Stato, quaderni della rassegna degli archivi di Stato, quaderno 107, p.11. Nello stesso anno pubblicò presso «L'Eroica» la prima opera in volume, Leggende delle Dolomiti, mentre l’anno seguente venne segnalata al Premio Deledda per la raccolta di racconti Il cucciolo nel Vallone e nel 1953 il racconto Gli ingrassavo le scarpe venne selezionato al «Premio Prato».

Nel 1954 iniziò una serie di collaborazioni con «L'Unità», «Il Gazzettino», «Gioia», «Epoca», «Amica», «Gazzetta del Popolo», «La Nazione», «Gazzetta del Sud», «Noi donne», «Il Mezzogiorno». Nello stesso anno entrò definitivamente nel panorama letterario italiano con la pubblicazione de I Brusaz, con cui conseguì il Premio Deledda, e avviò una collaborazione della durata di dodici anni con la casa editrice «Arnoldo Mondadori Editore». Nel 1955 superò l’esame per conseguire la patente ed acquistò una Fiat 600, che soprannominò «Maria Giovanna», per spostarsi autonomamente ed esplorare le valli del Cadore L’archivio di Giovanna Zangrandi, inventario a cura di Myriam Trevisan; pubblicazione degli archivi di Stato, quaderni della rassegna degli archivi di Stato, quaderno 107, p.19.. Nel 1957 acquistò un terreno nella località di Borca di Cadore, situata sotto le falde dell’Antelao, e vi costruì una piccola abitazione dove si trasferì in compagnia del cane Attila, a cui dedicò la raccolta di racconti Anni con Attila, pubblicata da Mondadori nel 1966, dove si affrontano i temi della solitudine, della malattia e della morte.

Nel 1960 le venne diagnosticata la malattia di Parkinson, ma nonostante le complicazioni sempre maggiori, continuò l’attività di scrittura. Nel 1963 pubblicò I giorni veri, un diario della militanza partigiana che Giovanna riuscì a ricostruire grazie al ritrovamento degli appunti scritti durante la clandestinità e seppelliti da lei stessa sotto una roccia in montagna sedici anni prima. Giovanna Zangrandi: la pianura, la Resistenza, la montagna a cura di Myriam Trevisan; La Sapienza Università di Roma, p.59. L’opera le valse il Premio Resistenza-Venezia nel 1966.

Negli anni Settanta il rapporto con la casa editrice Mondadori terminò e iniziò una serie di collaborazioni giornalistiche con alcune case editrici bellunesi Giovanna Zangrandi: la pianura, la Resistenza, la montagna a cura di Myriam Trevisan; La Sapienza Università di Roma, p.13., nonostante la malattia la costringesse a periodi di limitata mobilità.

Giovanna Zangrandi morì il 20 gennaio 1988 a Pieve di Cadore e per sua volontà testamentaria venne seppellita a Galliera, il piccolo paese natale in provincia di Bologna.

L’archivio privato ancora conservato a Pieve di Cadore è stato inventariato da Myriam Trevisan e pubblicato nel 2005 da Carocci Editore.

Riconoscimenti La sezione Cadore dell'ANPI, nonché la biblioteca comunale di Galliera (suo paese natale, in provincia di Bologna) sono intitolate a Giovanna Zangrandi.

Opere principali Leggende delle Dolomiti, Milano: L’Eroica, 1951 I Brusaz, Milano: Mondadori «La Medusa degli Italiani», 1954 Orsola nelle stagioni, Milano: Mondadori, 1957 Il campo rosso (Cronaca di un'estate 1946), Milano: Ceschina, 1959 I giorni veri, 1943-1945, Milano: Mondadori, 1963 Anni con Attila, Milano: Mondadori, 1966 Borca di Cadore. Cenno storico e turistico, Belluno: Tipografia Piave, 1970 Il diario di Chiara, Milano: Mursia, 1972 Racconti partigiani, Belluno: Nuovi sentieri, 1975 Gente alla Palua. Racconti, Belluno: Nuovi sentieri, 1976 Racconti partigiani e no, Belluno: Tarantola libraio, 1981 Gli ingrassavo le scarpe, in Giovanni Falaschi (a cura di), La letteratura partigiana in Italia 1943-1945, prefazione di Natalia Ginzburg, Roma: Editori Riuniti, 1984 Racconti del Cadore, a cura di Myriam Trevisan, Milano: Officina Libraria, 2010 Silenzio sotto l’erba, a cura di Myriam Trevisan, Belluno: Nuovi sentieri, 2010 Note

Bibliografia Alberto Asor Rosa, Dizionario della letteratura italiana del Novecento, Torino, Einaudi, 1992. Antonia Arslan, La fragile bellezza delle donne del Cadore nella narrativa di Giovanna Zangrandi, in Giovanna Zangrandi donna, scrittrice, partigiana, Bologna, Aspasia, 2000 Giuliano Manacorda, Giovanna Zangrandi: I giorni veri, in Il Contemporaneo, n. LXVI, 1963 Penelope Morris, La nebbia dentro di noi: l'evasione dal passato nel "Campo rosso" di Giovanna Zangrandi, in "Protagonisti", XVII, 1996 Penelope Morris, Giovanna Zangrandi: negotiating fascism, in "Italian Studies", LIII, 1998 Penelope Morris, Giovanna Zangrandi. Una vita in romanzo, Sommacampagna (Vr), Cierre, 2000 Penelope Morris, Madri e figli negli scritti di Giovanna Zangrandi, in Giovanna Zangrandi donna, scrittrice, partigiana, Bologna, Aspasia, 2000 Giovanna Zangrandi: la pianura, la Resistenza, la montagna, a cura di Myriam Trevisan; La Sapienza Università di Roma L’archivio di Giovanna Zangrandi, inventario a cura di Myriam Trevisan; pubblicazione degli archivi di Stato, Quaderni della rassegna degli archivi di Stato, quaderno 107 Antonella Sbuelz, "Il campo rosso" fra memoria e oblio. Forme e trasformazioni del tempo nella narrativa di Giovanna Zangrandi, in Quaderno di Italianistica 2010, Sezione di Italiano dell'Università di Losanna, Pisa, ETS

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Collegamenti esterni

Myriam Trevisan, Biografia, in L’archivio di Giovanna Zangrandi, Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, Dipartimento per i beni archivistici e librari, Direzione generale per gli archivi, 2005. Myriam Trevisan, , in Catalogo Giovanna Zangrandi, 2010. Convegno Giovanna Zangrandi, 28 maggio 2011. ANPI sezione Cadore-Giovanna Zangrandi, Anpi Cadore.