Il plebiscitoIl termine Volksentscheid, che designa il particolare istituto giuridico tedesco di democrazia diretta adoperato nell'occasione, è tradotto in italiano sia come "plebiscito" sia come "referendum". Secondo il tradizionale criterio distintivo invalso nella dottrina giuridica italiana, «la parola referendum dovrebbe essere impiegata solo per le pronunce popolari che hanno per oggetto atti normativi, non invece per quelle che riguardino la decisione in ordine a determinati fatti o eventi [...]. Per queste ultime ipotesi si adopera più propriamente il termine "plebiscito"». Cfr. Costantino Mortati, Istituzioni di diritto pubblico, II, Padova, CEDAM, 1969, p. 784. In questo caso, avendo la consultazione popolare ad oggetto un fatto (lo scioglimento dell'assemblea legislativa), la traduzione italiana più corretta è "plebiscito". sullo scioglimento del Landtag prussiano (o Dieta prussiana) fu una consultazione popolare che si tenne in Prussia, Stato federato della Repubblica di Weimar, il 9 agosto 1931. Il plebiscito fu indetto a seguito di una petizione popolare, presentata dall'organizzazione antirepubblicana di destra Stahlhelm, al fine di ottenere lo scioglimento anticipato dell'assemblea legislativa della Prussia e provocare, di conseguenza, la caduta del governo prussiano guidato dal socialdemocratico Otto Braun. Il plebiscito fallì a causa del mancato raggiungimento del quorum del 50% degli aventi diritto di voto, essendosi recato alle urne solo il 39,21% di essi.
Nonostante si trattasse di un'iniziativa delle forze politiche di destra, tra cui il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP) di Adolf Hitler, l'Internazionale Comunista controllata da Iosif Stalin schierò il Partito Comunista di Germania (KPD) a sostegno del plebiscito. In virtù della teoria del socialfascismo, i comunisti consideravano i socialdemocratici nemici ancora più pericolosi dei partiti di destra, cosicché aderirono al plebiscito con l'obiettivo di accelerare il crollo del sistema capitalista, che giudicavano vicino. Nella campagna propagandistica comunista la consultazione popolare fu ribattezzata "plebiscito rosso" (roter Volksentscheid). In riferimento alla particolare composizione della coalizione plebiscitaria, l'evento è talvolta ricordato anche come "plebiscito rossobruno" (rot-brauner Volksentscheid).. La linea di sostegno al plebiscito seguita dall'Internazionale Comunista fu duramente criticata da Lev Trockij e da varie organizzazioni comuniste dissidenti.
Il fallimento del plebiscito rappresentò una temporanea battuta d'arresto per Hitler, ma la partecipazione dei comunisti acuì il contrasto che li opponeva ai socialdemocratici, contribuendo alla mancata formazione di un efficace blocco antinazista e dunque al successivo crollo della Repubblica di Weimar.
Contesto storico La situazione politica del Reich
Nei primi anni 1930 la forte instabilità politica che caratterizzava la Repubblica di Weimar si aggravò, a causa della crescente pressione di forze non costituzionali della destra nazionalista e della sinistra marxista rivoluzionaria.
Nel marzo 1930 il presidente del Reich Paul von Hindenburg fece uso dei larghi poteri conferitigli dalla Costituzione di Weimar per porre fine alla grande coalizione guidata dal cancelliere socialdemocratico Hermann Müller. La Costituzione infatti attribuiva al presidente del Reich il potere di emettere decreti d'emergenza con forza di legge, scavalcando così il Reichstag. Hindenburg si risolse a questo passo per due motivi, che erano la rissosità dei partiti minori di governo nel dibattito sui sussidi di disoccupazione e, soprattutto, la propria dichiarata volontà di escludere i socialdemocratici dal governo...
Hindenburg impose quindi un governo di minoranza sostenuto da una coalizione composta da partiti borghesi di centroGli ultimi quattro governi della Repubblica di Weimar (Brüning I, Brüning II, Papen e Schleicher) furono formati e gestiti con queste modalità dal presidente Hindenburg, tant'è che nella storiografia si parla di "governi del presidente" (Präsidialkabinett) e quest'ultimo periodo della storia repubblicana (1930-1932), immediatamente precedente all'avvento del nazionalsocialismo, viene talvolta definito "dittatura presidenziale" (Präsidialdiktatur).. La carica di cancelliere del Reich fu affidata a Heinrich Brüning, membro del Partito di Centro Tedesco (Centro). Gli altri partiti rappresentati nel governo Brüning da almeno un ministro erano il Partito dello Stato Tedesco (DStP), il Partito Popolare Tedesco (DVP), il Servizio Popolare Cristiano-Sociale (CSVD) e il Partito Popolare Conservatore (KVP).
Le elezioni federali del settembre 1930 confermarono il Partito Socialdemocratico di Germania (SPD) come prima forza politica, seppur in vistoso calo rispetto alle elezioni di due anni prima, e segnarono la forte crescita, fino all'affermazione come seconda forza politica, del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP) di Adolf Hitler. La terza forza politica, in leggera crescita rispetto alle precedenti elezioni, era il Partito Comunista di Germania (KPD), il più grande e potente partito comunista dopo quello sovietico e ritenuto «la migliore sezione dell'Internazionale Comunista nei Paesi capitalisti». Al fine di scongiurare la prospettiva di una presa del potere da parte di Hitler, dopo le elezioni l'SPD intraprese una politica di "tolleranza" parlamentare (Tolerierungspolitik) verso il governo Brüning, considerandolo il "male minore" (kleineres Übel)..
La situazione in Prussia
La Prussia era di gran lunga il più esteso, popoloso e importante dei Länder tedeschi. Il suo controllo assumeva dunque un ruolo cruciale negli equilibri politici del Reich, come ben espresso dal detto «Chi ha la Prussia, ha il Reich» (Wer Preussen hat, hat das Reich).. Fin dal 1920 il governo prussiano era formato dai tre partiti della coalizione di Weimar (SPD, Centro, DStP) e dal 1925 era guidato dal ministro presidente socialdemocratico Otto Braun, al suo terzo mandato non consecutivo. La carica di ministro dell'interno, di grande importanza essendo a capo delle efficienti forze di polizia dell'intera Prussia e di Berlino, era anch'essa ricoperta da un socialdemocratico, Carl SeveringL'importanza della figura di Severing era tale che il governo della Prussia è detto anche Braun-Severing, Severing-Braun oppure anche semplicemente governo Severing (Severingregierung). Cfr. ad esempio ..
La situazione determinatasi dopo le elezioni federali del 1930 rendeva il governo centrale di Brüning e il governo prussiano di Braun reciprocamente dipendenti: l'SPD non poteva far cadere il primo senza provocare la caduta del secondo, mentre il Centro non poteva liquidare la coalizione prussiana senza mettere in pericolo il governo del Reich. La Prussia rappresentava quindi l'ultimo bastione repubblicano in Germania e per questo motivo gli attacchi contro il governo Braun si intensificarono..
Tra i più strenui avversari del governo prussiano vi era lo Stahlhelm, gli "elmetti d'acciaio", un'organizzazione di reduci del disciolto esercito imperiale e dei corpi franchi (Freikorps), su posizioni di destra nazionalista e monarchica. Proibito dal governo prussiano in Renania e Vestfalia nell'ottobre 1929 per aver compiuto esercitazioni militari illegali., lo Stahlhelm fu nuovamente autorizzato nel luglio 1930 su pressione del presidente Hindenburg e attraverso l'intermediazione del cancelliere Brüning e del ministro dell'interno del Reich Joseph Wirth, anch'egli centrista.. Il 5 ottobre, alla "giornata nazionale dei soldati del fronte" tenutasi a Coblenza con la partecipazione di oltre affiliati, il capo dell'organizzazione Franz Seldte attaccò aspramente il governo "marxista" della Prussia e preannunciò una petizione popolare per lo scioglimento anticipato del Landtag prussiano...
La petizione popolare La Costituzione prussiana prevedeva la possibilità di presentare una petizione popolare (Volksbegehren) per lo scioglimento del Landtag, sottoscritta da un quinto degli aventi diritto al voto. Se il Landtag non avesse accolto la petizione, la proposta sarebbe stata oggetto di un plebiscito (Volksentscheid). La petizione, avente ad oggetto la frase «Il Landtag eletto il 20 maggio 1928 deve essere sciolto», fu presentata dallo Stahlhelm il 4 febbraio 1931, in un periodo segnato da diverse azioni dei partiti di destra miranti ad allontanare il Centro dai socialdemocratici, tra cui l'abbandono del Reichstag.. I maggiori partiti che sostennero l'iniziativa furono il Partito Popolare Nazionale Tedesco (DNVP) del magnate dell'editoria Alfred Hugenberg, di orientamento nazionalconservatore e legato allo Stahlhelm da un rapporto di stretta collaborazione, e il Partito Popolare Tedesco (DVP) di Eduard Dingeldey, di orientamento liberalconservatore. Quest'ultimo partito, pur essendo rappresentato nel governo Brüning dal ministro degli esteri Julius Curtius, temeva di perdere il supporto dei funzionari pubblici e degli industriali della Ruhr, ostili ai socialdemocratici..
Lo Stahlhelm sosteneva che la composizione dell'assemblea legislativa prussiana, espressa dalle elezioni statali del maggio 1928, non fosse più corrispondente alla volontà popolare, dal momento che le elezioni federali del settembre 1930 avevano visto una forte affermazione dei nazionalsocialisti in Prussia e nell'intera Germania. Secondo gli elmetti d'acciaio, il Landtag prussiano (la cui legislatura sarebbe legalmente terminata nell'aprile 1932) avrebbe quindi dovuto essere sciolto e rinnovato da elezioni anticipate, poiché il suo essere espressione di una volontà popolare ritenuta ormai superata ne avrebbe impedito la coesistenza con un Reichstag che rifletteva i nuovi equilibri politici..
I critici dell'iniziativa rilevarono che tuttavia la cosiddetta "valanga di destra" non era avvenuta a spese dei partiti che governavano la Prussia. Il Centro – solo tra tutti i partiti borghesi – aveva mantenuto ovunque la sua forza immutata, mentre l'SPD, pur avendo perso un certo numero di seggi in favore dei comunisti (non della destra), rimaneva nettamente il primo partito conservando la maggioranza relativa al Reichstag e in molti Landtag. La "valanga di destra" era stata quindi in realtà uno spostamento di voti dalla destra moderata alla destra estrema, dato che l'NSDAP era cresciuto in larga prevalenza a spese del DNVP e del DVP, che erano stati pesantemente ridimensionati nelle ultime tornate elettorali.
Inizialmente la stampa nazionalsocialista criticò l'iniziativa degli elmetti d'acciaio, giudicando inutile impiegare denaro ed energie per ottenere lo scioglimento di un Landtag che avrebbe avuto al massimo un altro anno di vita. In seguito, poco prima della scadenza dei termini di presentazione, anche Adolf Hitler si pronunciò per il sostegno alla petizione a nome dell'NSDAP, pur rimanendo personalmente scettico sulle possibilità di successo dell'operazioneSecondo un rapporto inviato a Benito Mussolini il 20 giugno dal console italiano a Monaco, Giovanni Capasso Torre, Hitler puntava a conquistare il Landtag prussiano dopo la naturale scadenza della legislatura, alle elezioni previste per la primavera del 1932, ritenendo l'iniziativa dello Stahlhelm «una mossa sbagliata e destinata all'insuccesso, poiché non ha tenuto alcun conto del fatto previsto dalla costituzione, che il plebiscito promosso a tale scopo dovrebbe raggiungere, per essere vittorioso, la cifra dell'80% degli elettori iscritti, cifra impossibile a raggiungere». Cfr. . La cifra dell'80% indicata nel rapporto è erronea: occorreva la partecipazione del 50% del corpo elettorale..