La battaglia di Gallipoli ebbe luogo il 29 maggio 1416 tra una squadra della marina veneziana e la flotta dell'Impero ottomano al largo della base navale turca di Gallipoli. La battaglia fu l'evento principale di una breve guerra tra le due potenze. I Veneziani sentivano l'esigenza di reagire agli attacchi ottomani contro i possedimenti veneziani nel Mar Egeo alla fine del 1415. Le navi veneziane comandate da Pietro Loredan avevano l'incarico di trasportare gli ambasciatori veneziani alla corte del Sultano, ma allo stesso tempo erano autorizzati ad attaccare se gli Ottomani avessero osteggiato la missione.

Buona parte degli eventi sono noti grazie a una lettera scritta da Loredan dopo la battaglia. Quando la squadra navale veneziana si avvicinò a Gallipoli, gli Ottomani aprirono il fuoco costringendo i Veneziani a ritirarsi.

Il giorno seguente, le due marine si affrontrarono combattendo al largo di Gallipoli. La sera però Loredan riuscì a entrare in contatto con le autorità ottomane e informarle della sua missione diplomatica. Nonostante le assicurazioni che gli Ottomani avrebbero dato il benvenuto ai diplomatici, appena le navi veneziane si avvicinarono alla città, la flotta ottomana salpò contro i Veneziani e le due parti si trovarono rapidamente coinvolte in una feroce battaglia. I Veneziani ottennero una schiacciante vittoria uccidendo l'ammiraglio ottomano, catturando gran parte della flotta ottomana e prendendo moltissimi prigionieri di cui una buona parte prestava servizio nella flotta ottomana. Tali prigionieri vennero tutti giustiziati.

Successivamente alla battaglia i Veneziani si ritirarono nell'isola di Tenedos per rifornirsi. Qualche anno dopo i Veneziani e gli Ottomani firmarono il trattato di pace del 1419.

Preludio

Nel 1413 il futuro Sultano Mehmet I pose fine alla guerra civile dell'Interregno ottomano. In seguito divenne Sultano e unico padrone del regno ottomano.

La Repubblica di Venezia che era la principale potenza marittima e commerciale nell'area aveva forti interessi a rinnovare i trattati che aveva concluso con i predecessori di Mehmet durante la guerra civile. Nel maggio 1414, il suo bailo nella capitale bizantina di Costantinopoli Francesco Foscarini, fu incaricato di stabilire un contatto con la corte del Sultano per riconfermare tali accordi. Foscarini però non riuscì nel suo intento e mentre Mehmet prendeva possesso dell'Anatolia, gli ambasciatori veneziani venivano invitati a non allontanarsi troppo dalla riva (e allo stesso tempo dalla portata della Repubblica). Le difficoltà di Foscarini furono tali che non avvenne l'incontro e Mehmet mandò le sue ire alle autorità veneziane. Nel frattempo gli Ottomani assalivano le navi cristiane nel Mar Egeo sfidando l'egemonia navale veneziana.

Durante la sua campagna, Mehmet arrivò a Smirne, dove alcuni dei più importanti sovrani latini dell'Egeo come i signori genovesi di Chio, Focea e Lesbo, e persino il Gran maestro dei Cavalieri Ospitalieri giunsero a fargli omaggio.

Secondo lo storico bizantino contemporaneo Ducas l'assenza del veneziano Duca di Nasso da questa assemblea provocò l'ira del Sultano. Per rappresaglia equipaggiò una flotta di 30 navi, sotto il comando di Sri Bey, e nel 1415 razziarono i domini del Duca nelle Cicladi. La flotta ottomana devastò le isole e portò via gran parte degli abitanti di Andro, Paro e Milo. Lo storico veneziano Marin Sanudo (1466–1536) indica che, in realtà, l'attacco ottomano fu una rappresaglia per le incursioni contro le spedizioni ottomane intraprese da Pietro Zeno signore di Andro. Come il duca di Nasso, Zeno era cittadino veneziano e vassallo della Repubblica di Venezia, ma non essendo stato incluso nei precedenti trattati tra la Repubblica e gli Ottomani aveva continuato ad attaccare gli Ottomani per conto proprio.

Nel giugno 1414 le navi ottomane fecero irruzione nella colonia veneziana di Negroponte e saccheggiarono la sua capitale, facendo prigionieri quasi tutti i suoi abitanti (circa 2 000 prigionieri). Solo dopo anni la Repubblica fu in grado di ottenere il rilascio di circa 200 anziani, donne e bambini. Tutti gli altri vennero venduti come schiavi. Nell'autunno del 1415 una flotta ottomana di 42 navi, sei galee, 16 galeotte e alcuni brigantini tentò di intercettare un convoglio mercantile veneziano (muda) proveniente dal Mar Nero nell'isola di Tenedos. Le navi veneziane giunsero tardi a Costantinopoli a causa del maltempo, ma riuscirono a passare attraverso la flotta ottomana e si affrettarono a giungere a Negroponte. La flotta ottomana attaccò Negroponte ma la fortezza di Oreo guidata da Taddeo Zane resistette all'attacco. Nonostante il fallito l'assedio i danni furono importanti in quanto i Turchi riuscirono a devastare ancora una volta il resto dell'isola, portando via 1 500 prigionieri. I sopravvissuti chiesero alla Repubblica di Venezia di pagare un tributo agli Ottomani per garantire la loro protezione. Tale richiesta venne respinta categoricamente dal Doge Tommaso Mocenigo il 4 febbraio 1416.

In risposta alle incursioni ottomane, il Maggior Consiglio di Venezia nominò Pietro Loredan comandante in capo e lo incaricò di equipaggiare una flotta di quindici galere; cinque furono equipaggiate a Venezia, quattro a Candia e una a Negroponte, una Nauplia, una ad Andro e una a Corfù. Il fratello di Loredan di nome Giorgio, Jacopo Barbarigo, Cristoforo Dandolo e Pietro Contarini furono nominati capitani (sopracomiti), mentre Andrea Foscolo e Delfino Venier furono designati come provveditori della flotta e ambasciatori per il Sultano.

I compiti di ambasciata erano cosi suddivisi: Foscolo fu incaricato del Principato di Acaia, Venier ebbe il compito di raggiungere un nuovo accordo con il Sultano sulla base del trattato concluso tra Musa Çelebi e l'inviato veneziano Giacomo Trevisan nel 1411 e inoltre, di assicurare la liberazione dei prigionieri veneziani arrestati durante l'assedio di Negroponte del 1414. La nomina di Loredan fu insolita, poiché aveva recentemente ricoperto il ruolo di Capitano del Golfo e la legge proibiva a chiunque avesse ricoperto la carica di mantenerla per ulteriori tre anni. Tuttavia il Maggior Consiglio non fece applicare tale legge a causa dello stato di guerra de facto con gli Ottomani. Per affermare tale eccezione fu ripristinato l'uso per cui solo il capitano generale da mar aveva il diritto di portare lo Gonfalone di San Marco sulla sua nave ammiraglia, invece che ogni sopracomito. In una rara dimostrazione di determinazione il Maggior Consiglio votò quasi all'unanimità di autorizzare Loredan ad attaccare se gli Ottomani non fossero stati disposti a negoziare la cessazione delle ostilità.

L'obiettivo principale della squadra navale di Loredan era la fortezza di Gallipoli. La città fu da sempre la "chiave dei Dardanelli" e di conseguenza una delle posizioni strategiche più importanti nel Mediterraneo orientale. All'epoca era anche la principale base navale turca e costituiva un rifugio sicuro per i loro corsari che razziavano le colonie veneziane nell'Egeo. Costantinopoli era ancora nelle mani dei cristiani ortodossi, invece Gallipoli fu per decenni il principale punto di passaggio per gli eserciti ottomani dall'Anatolia all'Europa. A causa della sua importanza strategica il Sultano Bayezid I si occupò di rafforzare le sue fortificazioni ricostruendo la cittadella e rafforzando anche le difese del porto. Il porto aveva una parete verso il mare e uno stretto ingresso che conduceva a un bacino esterno, separato da un bacino interno da un ponte, dove Bayezid fece erigere una torre a tre piani (il "Birghoz-i Gelibolu"). Quando Ruy González de Clavijo visitò la città nel 1403, riferì di aver visto la sua cittadella piena di soldati, un grande arsenale e 40 navi nel porto.

Bayezid era pronto a usare le sue navi da guerra a Gallipoli per controllare (e tassare) il passaggio di chiunque attraversasse i Dardanelli. Tale ostacolo al commercio fu un'ulteriore causa di conflitto con gli interessi veneziani nell'area. Nonostante la flotta ottomana non fosse in grado di contrastare i Veneziani, li obbligavano però a fornire scorta armata alle loro mude commerciali che attraversavano i Dardanelli. Garantire il diritto di passaggio senza ostacoli attraverso i Dardanelli era una delle questioni principali nelle relazioni diplomatiche di Venezia con gli Ottomani. La Repubblica aveva trovato un accordo nel trattato del 1411 con Musa Çelebi, ma l'incapacità di rinnovare quell'accordo nel 1414 aveva nuovamente reso Gallipoli "l'oggetto principale di disputa nelle relazioni veneziano-ottomane". Per tale motivo l'attività navale ottomana nel 1415 a Gallipoli ne sottolineava ulteriormente l'importanza.

Battaglia Gli eventi prima e durante la battaglia vengono descritti nei dettagli in una lettera inviata da Loredan alla Signoria il 2 giugno 1416, che fu inclusa da Marin Sanudo il Giovane nella sua pubblicazione postuma Storia dei Dogi di Venezia.

Ducas fornisce un resoconto breve e in qualche modo diverso. Secondo la lettera di Loredan, le sue navi furono ritardate dai venti contrari e raggiunsero Tenedos il 24 maggio. Dopodiché il 27 maggio entrò nei Dardanelli e si avvicinarono a Gallipoli. Loredan riferisce che i Veneziani cercarono in tutti i modi di evitare il manifestare intenzioni ostili, ma gli Ottomani che avevano radunato un'armata di fanteria e 200 cavalieri sulla riva, iniziarono a sparare contro di loro con le frecce. Loredan disperse le sue navi per evitare vittime, ma le correnti le spingevano verso riva. Il comandante veneziano cercò di segnalare un'altra volta agli Ottomani che non avevano intenzioni ostili, ma quest'ultimi continuarono a sparare contro di loro frecce avvelenate fino a quando Loredan fece sparare alcuni colpi di cannone che uccisero alcuni soldati e costrinsero gli altri a ritirarsi dalla riva.

All'alba del giorno successivo, Loredan inviò due galee con lo Stendardo di San Marco all'ingresso del porto di Gallipoli per aprire le trattative. In risposta i turchi inviarono 32 navi per attaccarli. Loredan ritirò le sue due galee e iniziò a ripiegare sparando contro le navi turche per attirarle al largo. Dato che le navi ottomane non riuscivano a tenere la velocità con i remi, i Veneziani issarono le vele. La galea veneziana di Nauplia si fermò durante la manovra mettendosi in pericolo di venire catturata dalle navi ottomane che erano all'inseguimento. Loredan ordinò alle sue navi di salpare a vele spiegate e una volta che erano pronti al combattimento, Loredan ordinò alle sue dieci galee di abbassare le vele, girarsi e affrontare la flotta ottomana. A quel punto, però, il vento orientale si alzò all'improvviso e gli Ottomani decisero di interrompere l'inseguimento e tornare a Gallipoli. Loredan cercò la provocazione con gli Ottomani, sparandogli con le pistole e balestre e lanciando rampini per agganciare le navi turche, ma il vento e la corrente permisero agli Ottomani di ritirarsi rapidamente dietro le fortificazioni di Gallipoli.