Fogliano Redipuglia (in dialetto bisiacco , , ) è un comune italiano sparso di abitanti della provincia di Gorizia nel Friuli-Venezia Giulia. Comprende le frazioni di Fogliano (sede comunale), Redipuglia (che ospita il sacrario militare di Redipuglia) e Polazzo.

Geografia fisica Il territorio comunale, posto sulla sponda sinistra del fiume Isonzo, si estende sulle prime propaggini dell'altipiano carsico. È collocato nel territorio della Bisiacaria.

Origini del nome Il toponimo di Fogliano probabilmente deriva dal latino Folianus (formazione prediale da Folius + anus). È attestato per la prima volta nel 963 (o 967) nella forma "in Foliano" e poi nel 1284 nella forma "in villa Folliani". Ancora in epoca asburgica, il comune () era chiamato semplicemente Fogliano. Dopo il primo conflitto mondiale, e la successiva annessione della regione all'Italia, nel 1923 col regio decreto n. 800 il toponimo viene modificato in Fogliano di Monfalcone. Mantenne questa denominazione fino al 1939, quando, in seguito alla costruzione del sacrario militare monumentale, Redipuglia divenne un nome famoso, e quindi l'amministrazione comunale chiese che tale nome comparisse ufficialmente accanto a quello del capoluogo, cosa che avvenne per regio decreto.

Redipuglia invece deriva dall'antico slavo *Rodopolje ("campo dissodato" oppure "campo incolto"). Il toponimo è attestato per la prima volta nel 1265 nella forma Radopolia, e poi nel 1399 come Rodopuglum. In sloveno moderno la località è chiamata Redipulja o Sredipolje.

Storia

Storia antica Durante l'età del Bronzo il territorio fu abitato dalla civiltà dei castellieri, come testimoniano il castelliere noto come Castellazzo di Redipuglia (XV-XI sec. a.C.) e un castelliere minore sito sul Carso tra Fogliano e Polazzo, probabilmente utilizzato come ricovero per animali. A questi si aggiungono resti di sepolture e utensili oggi conservati presso i Musei Provinciali di Gorizia e il Museo Archeologico di Trieste.

La civiltà dei castellieri si fuse intorno al X sec. a.C. con quella dei Veneti, che rimasero la componente principale dell'area fino al V sec. a.C., quando giunsero in regione i Celti, in particolare i Galli Carni.

Per controllare più efficacemente il confine orientale, nel 181 a.C. Roma, che nel frattempo aveva assimilato i Veneti e sconfitto i Celti, fondò la città di Aquileia, sotto la cui giurisdizione ricadde anche il territorio foglianino, come parte della Regio X Venetia et Histria.

Da questo momento, e per molti secoli, il territorio seguì le vicende di Aquileia, attraverso le invasioni dei Vandali e Goti (248 d.C.), dei Visigoti (401) e degli Unni (452), fino alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476).

Storia medioevale La continuità con il territorio di Aquileia proseguì anche nei secoli successivi, attraverso la conquista ostrogota (489), l'occupazione bizantina (552), la conquista longobarda (568, con l'inclusione nel Ducato del Friuli), le scorrerie Slave e Avare (a più riprese nel VI e VII sec.), la conquista Franca (774) e le devastanti scorrerie Ungare, che si susseguirono dal 898 al 954.

Per favorire la ripresa del territorio dopo le scorrerie ungare, l'imperatore Ottone I di Sassonia donò al patriarca di Aquileia Rodoaldo diversi possedimenti nella regione. Il Privilegio del 29 aprile 967, che attesta tali concessioni, contiene anche la prima menzione del nome di Fogliano. Nello stesso documento compare anche il toponimo Aulianico, identificato con il Colle Sant'Elia il cui antico nome è Elianico e quindi l'abitato di Redipuglia. La prima attestazione documentaria di Palaz (Polazzo) risale invece al 1267.

Per favorire il ripopolamento del territorio, i patriarchi promossero in più occasioni l’insediamento degli Slavi nell’area monfalconese, in particolare tra l’XI e il XIV secolo.

Nel sistema feudale vigente, tra il XII e il XV sec. il territorio di Fogliano e del Monfalconese fece parte del Principato patriarcale di Aquileia (i patriarchi erano allora principi ecclesiastici del Sacro Romano Impero), pur conoscendo a più riprese l'amministrazione dei Conti di Gorizia, avvocati della Chiesa d'Aquileia, tradizionalmente ostili ai patriarchi e fedeli agli Asburgo, allora Arciduchi d'Austria. I rapporti conflittuali tra i Conti e i Patriarchi portarono a numerosi scontri armati, nei quali si inserì la Repubblica di Venezia, che nel 1420 prevalse definitivamente.

Nel corso del XV secolo il territorio si trovò in prima linea contro le incursioni Turche che devastarono il Friuli. L'Impero Ottomano, nella sua lotta contro Venezia, finanziò e appoggiò militarmente le incursioni di cavalleria leggera irregolare incaricati di risalire i Balcani, attraversare l’Isonzo e saccheggiare i villaggi dell'entroterra Veneziano, per poi rientrare nei territori ottomani con il bottino materiale e umano. Le prime scorrerie documentate risalgono al 1415, 1463, 1469, 1470, 1471 e 1472.

Nel 1474 la Repubblica di Venezia decise la costruzioni di tre forti a stella, a Fogliano, Gradisca e Mainizza (località presso Farra d’Isonzo), posti a controllo dei principali guadi dell'Isonzo dell'epoca.

Quando i Turchi tornano nel 1477 e nel 1478, i fortini riuscirono a ostacolarli, ma le truppe ottomane aggirarono le fortificazioni passando più a nord, riuscendo comunque a razziare il Friuli, la valle dell'Isonzo e la Carinzia.

La Serenissima decise quindi di riorganizzare l'intero sistema difensivo sull’Isonzo e, nel 1479, dopo l’ennesima incursione, avviò la costruzione della Fortezza di Gradisca, sostituendo i tre fortini precedenti, già demoliti nel 1486.

Nel 1499 si verificò l'ultima grande incursione turca: il comandante di Gradisca, scegliendo di non intervenire e di rinchiudersi con le truppe veneziane all’interno della fortezza, permise alle forze ottomane di spingersi fino al Livenza, causando circa 10.000 morti e 2.000 prigionieri.

Storia moderna In quell’occasione, tra le truppe al soldo di Venezia impegnate nella difesa del Friuli, figuravano i fratelli Teodoro e Franco del Borgo (o Dal Borgo), capitani di ventura a capo di reparti di balestrieri a cavallo. Distintisi in battaglia, ricevettero dalla Serenissima alcuni terreni in Friuli e nell’Isontino.

Nei decenni successivi Teodoro del Borgo si mise nuovamente in evidenza durante gli scontri tra Venezia e l’Impero seguiti alla morte dell’ultimo conte di Gorizia. Nel corso dell’assedio di Osoppo del 1514 fece voto alla Madonna in caso di vittoria e dopo l’esito favorevole, fece costruire sui resti del fortino di Fogliano la chiesa di Santa Maria in Monte (1521), affidando i lavori alla famiglia Astori. L’edificio conserva affreschi del 1521 e del 1526 di autori anonimi, oltre a un ciclo di Giacomo Secante datato 1572.

Dal 1615 al 1617, durante la guerra di Gradisca, il territorio fu nuovamente teatro di scontri tra le truppe veneziane e quelle imperiali, finché con la pace di Madrid del 1617 il confine tra le due potenze venne stabilito, lasciando Fogliano, Redipuglia e Polazzo sotto la Repubblica di Venezia.

A delimitare il confine, comunque soggetto a tensioni locali con la vicina Sagrado, sotto dominio asburgico, nel 1753 furono collocati alcuni cippi recanti i nomi dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria e del doge Francesco Loredan, uno dei quali è tuttora conservato nella posizione originaria lungo il confine tra i due comuni.

Storia contemporanea Il confine rimase stabile fino al 19 marzo 1797, quando, nell'ambito della campagna d'Italia, il generale francese Napoleone Bonaparte attraversò il territorio in direzione di Gradisca per conquistarne la fortezza, dopo uno scontro con truppe locali tra Santa Maria in Monte e Castelnuovo. Durante l’amministrazione francese, ampie porzioni del Colle Sant’Elia furono assegnate al comune di San Pier d’Isonzo, che fino ad allora era privo di aree destinate al pascolo.

Il governo francese proseguì, con alterne vicende, fino al 23 luglio 1814, quando il monfalconese e il territorio comunale passarono definitivamente all'Impero Austriaco entrando a far parte della Contea Principesca di Gorizia e Gradisca.

Cesteria L’arte dell’intreccio del vimini è documentata a Fogliano almeno dall’inizio del XIX secolo, quando numerosi abitanti del paese risultano registrati come cesteri nei documenti della Guardia nazionale del 1807.

L’attività, già diffusa come integrazione al reddito agricolo, conobbe un forte sviluppo nella seconda metà dell’Ottocento grazie all’iniziativa di imprenditori locali e, nel maggio 1881, fu istituita una scuola specializzata per cestai collegata alla Scuola industriale superiore di Vienna. La scuola contribuì alla crescita economica e sociale del paese, favorendo la scolarizzazione e attirando nuova popolazione dalle campagne circostanti.

La produzione di cesti, canestri e piccoli mobili in vimini divenne un’attività domestica molto diffusa, raggiungendo nel 1882 un picco di circa 400.000 manufatti venduti. Nel 1902 fu fondato un Consorzio dei cestai, che diede ulteriore impulso al settore.

Prima guerra mondiale A seguito dello scoppio della Prima guerra mondiale, il 25 luglio 1914 fu decretata la mobilitazione parziale e, dal 1º agosto, quella generale degli uomini tra i 20 e i 42 anni. I cittadini di Fogliano furono arruolati principalmente sul fronte orientale, combattendo in Galizia.

Con l’ingresso dell’Italia nel conflitto, tra il 23 e il 24 maggio 1915 le popolazioni di Fogliano, Redipuglia e Polazzo furono evacuate e trasferite nei centri di raccolta profughi all’interno dell’Austria e dell’Ungheria, per poi essere stabilite in gran parte nel campo profughi di Wagna, in Stiria, insieme ad altri sfollati provenienti dal Litorale austriaco. Durante la permanenza, molti profughi continuarono a praticare l’attività di cesteria come fonte di reddito.

Durante l’estate del 1915 il territorio comunale fu teatro di intensi scontri e bombardamenti, nel contesto della prima e della seconda battaglia dell’Isonzo, che portarono alla conquista dell’area da parte delle truppe italiane e del Monte Sei Busi. Con la ripresa delle operazioni nell’ottobre 1915, le trincee e le doline carsiche divennero retrovia italiana.

Il territorio tornò brevemente sotto controllo austriaco all’indomani della disfatta di Caporetto (1917), per poi passare definitivamente all’Italia con la pace di Versailles del 1919.

Primo dopoguerra Il territorio fu completamente distrutto dal conflitto e nei decenni successivi iniziò una lenta ricostruzione.

Durante gli anni Venti e Trenta del Novecento, per motivi economici e politici, molte famiglie scelsero la via dell’emigrazione, dirigendosi soprattutto verso l'Argentina.

Per risanare un territorio profondamente segnato dalla guerra, furono avviati importanti lavori di bonifica edilizia, culminati negli anni Trenta con la realizzazione dell’area monumentale di Redipuglia, comprendente la Regia Stazione, il Sacrario Militare italiano e il Parco della Rimembranza.

Seconda guerra mondiale Con lo scoppio del conflitto, i cittadini furono richiamati alle armi. Il territorio venne occupato dalle truppe tedesche all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 e fu inglobato nella Zona d'operazioni del Litorale adriatico, considerato dalle autorità naziste un’area di interesse storico e strategico tedesco.

La nascita del movimento di resistenza e della guerra partigiana portò diversi abitanti del paese ad aderire alle formazioni dell’Esercito di Liberazione; molti di loro, una volta catturati, furono deportati nei campi di concentramento.

A testimonianza della complessità del periodo, Fogliano diede i natali a due medaglie d'oro al valor militare: Aldo Vidussoni, segretario del Partito nazionale fascista, e Silvio Marcuzzi (nome di battaglia "Montes"), antifascista e partigiano.