Gravina di Catania (AFI: ; Prachi in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Situata nella parte meridionale del vulcano Etna, dista 9 km da Catania, capoluogo di provincia, e 214 km da Palermo, capoluogo di regione.

Fino alla seconda metà del XVII secolo, fu un antico casale catanese con il nome di Plachi, e trae il nome dal casato nobiliare dei Gravina, di Gravina in Puglia che la possedette dal 1646, e con la quale divenne principato. Centro di piccole dimensioni e dedito all'agricoltura, fino ai primi anni sessanta del XX secolo, nei decenni successivi grazie all'imponente flusso migratorio di famiglie provenienti da altri comuni, in particolar modo da Catania, ha assunto le caratteristiche strutturali di un centro urbano. È il secondo comune siciliano con la più alta densità abitativa.

Geografia fisica Territorio Gravina di Catania è collocata nella parte centrale del territorio della Città metropolitana di Catania. Il suo territorio ha un'estensione di 5,15 km², la terza più piccola tra i comuni della sua provincia. Confina a nord con Mascalucia, a ovest e a sud con Catania, e ad est con Sant'Agata li Battiati e Tremestieri Etneo.

Situata nella parte meridionale dell'Etna, in una zona di pianura, dal punto di vista morfologico il suo territorio risulta essere collinare nella sua parte superiore; la sua altitudine media è di 355 , che varia da una quota minima di 180 nella sua parte occidentale, a una quota massima di 400 , nella parte settentrionale.

Gravina, che ha una popolazione di oltre 25.000 abitanti, è il secondo comune siciliano per densità abitativa dopo Villabate, in provincia di Palermo, e perciò il più densamente popolato della sua provincia (4.936 abitanti/km²).

Clima Gravina di Catania, in generale presenta un clima caldo e temperato, caratterizzato da piovosità nel periodo invernale.. Il suo clima è classificato come di tipo C.

Origini del nome Il toponimo della cittadina etnea, fino al 1648, era quello di Plache o Plachi, che deriverebbe dal greco Piakos (Πιακοσ), il cui significato è quello di "plaghe" o "campagne". Da quell'anno, venne intitolata in onore ai Gravina, di cui era feudo dal 1646 e con i quali fu anche elevata a principato.

In epoca borbonica, il nome ufficiale del comune fu quello di Gravina Plachi, divenuto l'attuale Gravina di Catania dopo l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia con R.D. del 14 dicembre 1862, per distinguerlo dal comune di Gravina in Puglia, in provincia di Bari. Gli abitanti sono detti "gravinesi".

Nel linguaggio dialettale è ancora consuetudine riferirsi a Gravina con l'antico toponimo, ossia Prachi, e agli abitanti con l'appellativo di pracaloti.

Storia Le origini della cittadina risalrebbero all'età antica, ad un villaggio menzionato nel I secolo a.C., da Diodoro Siculo, con il nome di Piakos (Πιακοσ), di probabile fondazione sicula, e indicato anche col nome Trinakie (Τρινακιε) da parte dello storico Santo Mazzarino nel XX secolo. Secondo lo stesso Mazzarino, Piakos o Trinakie, divenne uno dei villaggi siculi più forti, e ciò spinse Dionisio I, tiranno di Siracusa, a muovere guerra contro di essa nel 404 a.C.: la guerra fu vinta dai Siracusani che saccheggiarono e distrussero il villaggio. Piakos fu successivamente ripopolata da genti provenienti da Naxos e Katane, distrutte dai Siracusani nel 403 a.C...

In epoca romana, tra il III e IV secolo a.C., sotto l'imperatore Costantino I, Piakos, sarebbe diventata una delle massae (casali) situate nelle vicinanze di Catania, donate alla Santa Sede. Gli stessi casali catanesi furono demanializzati nell'VIII secolo in epoca bizantina, epoca in cui ebbe l'appellativo di pólis Sichelías (πόλις Σιχελίας); nel X secolo, con la successiva dominazione saracena, il casale fu inserito amministrativamente nel Val Demone..

Nel 1088, con la conquista normanna della Sicilia (terminata nel 1091), il Gran Conte Ruggero d’Altavilla ripristinò le diocesi dell'isola, tra cui quella di Catania, sotto la cui giurisdizione feudale e religiosa passarono i casali circostanti, tra cui anche quello di Plache o Plachi. Nel 1239 Catania e i suoi casali passarono sotto le dirette dipendenze del Re di Sicilia e Plachi fu sotto l'amministrazione civile e giudiziaria di Catania.

Nel 1381, a Plachi, in località Santa Maria, si aprì un cratere vulcanico da cui fuoriuscì un fiume di lava che percorse tutte le vallate ad est e giunse fino al borgo catanese di Ognina.

Il 19 settembre 1636 il territorio di Plachi venne acquistato dal nobile catanese Francesco La Torre, che si investì del titolo di I barone delle Plache. Tornata nuovamente al Regio Demanio, il 30 gennaio 1646, Plachi - che a quell'anno contava 768 abitanti - fu acquistata dal principe Girolamo Gravina. Danneggiato dall'eruzione dell'Etna del 1669, il casale era stato rinominato Gravina in onore al suo feudatario, per privilegio dato il 13 settembre 1647, esecutoriato il 10 gennaio 1648, ed ebbe la dignità di principato, il cui territorio comprendeva anche la vicina San Giovanni Galermo.

Il Principato di Gravina, che per via ereditaria era passato ai Valguarnera, fu soppresso nel 1812, a seguito dell'avvenuta promulgazione in quell'anno della Costituzione siciliana concessa dal re Ferdinando III di Borbone, che sanciva l'abolizione del feudalesimo nel Regno di Sicilia. La cittadina etnea divenne comune con il nome Gravina Plachi, che al 1817 contava una popolazione di 1.103 abitanti, e che con la riforma amministrativa del 1819, venne inserita nel Distretto di Catania e nel Circondario di Mascalucia. Dopo l'Unità d'Italia, il comune etneo assunse l'attuale denominazione di Gravina di Catania.

L'8 agosto 1884, con Regio Decreto n. 2583, il Re Umberto I di Savoia costituisce il comune di Gravina di Catania in sezione autonoma del 1° collegio elettorale di Catania, separandolo della sezione elettorale di Mascalucia.

Fino alla prima metà del XX secolo, Gravina era un centro agricolo di piccole dimensioni che contava poco meno di 3.000 anime, ma dopo gli anni sessanta fu caratterizzata da un'espansione demografica e da un processo di urbanizzazione che non aveva precedenti nella sua storia. A causare questa radicale trasformazione della cittadina etnea fu il copioso flusso migratorio di famiglie provenienti da Catania, che portò alla nascita di aree residenziali nella parte orientale del territorio e nelle contrade di Fasano e di San Paolo, che divennero così popolosi quartieri periferici.

Simboli

Lo stemma del comune di Gravina di Catania concesso dal Presidente della Repubblica con decreto del 3 dicembre 2001, è così descritto dallo statuto comunale:

Il gonfalone del comune di Gravina di Catania riproduce il nome del Comune e lo stemma su fondo verde, ornato con ricami d'argento nella parte bassa.

Monumenti e luoghi d'interesse

Il territorio di Gravina di Catania non presenta beni monumentali di particolare rilievo architettonico, e gli edifici situati nella parte antica presentano in massima parte uno stile rurale.

Particolare importanza riveste la Chiesa di Sant'Antonio di Padova, il maggiore luogo di culto della cittadina, situata lungo la Via Etnea, edificata nel XVI secolo come suffraganea della Chiesa sacramentale di San Nicola di Mascalucia, e divenuta a sua volta chiesa autonoma nel 1579 per decreto del vescovo Vincenzo Cutelli. Distrutta dal terremoto del 1693, fu ricostruita in stile barocco, ma andata successivamente in rovina, venne nuovamente ricostruita tra il 1852 e il 1860, ed eretta a parrocchia nel 1926.

La facciata è piana ad un unico ordine di alzato e definita da paraste, con la sola porta centrale dal timpano spezzato, inglobante la superiore finestra trabeata con timpano arcuato, opera dei fratelli catanesi Antonino e Giuseppe Palazzotto. A sinistra è posto il campanile a base quadrata con quattro fornici e cuspide ottagonale. Le porte di accesso alle navate laterali sono disposte sui fianchi all'inizio delle rispettive pareti. Spazio costruito ad impianto longitudinale e presbiterio absidato. La chiesa è a tre navi, diaframmate da arcate a tutto sesto; presbiterio rialzato e abside semicircolare. A ridosso della navata destra e per quasi tutta la profondità della chiesa si attesta il corpo di fabbrica della sacrestia e degli ambienti parrocchiali al piano terreno, sui quali si estende al primo livello la casa canonica. Nel 1936 subì un incendio che distrusse l'intero archivio parrocchiale.

Un'altra chiesetta è situata poco vicino, nella traversa prospiciente, di cui non è noto il titolo; poco distante verso nord, sorge la piccola Chiesa di Maria Santissima del Rosario, costruita nel 1918 in stile neoclassico, che presenta il portale d'ingresso con i bordi in pietra lavica sormontato da una finestra a forma ottagonale; verso sud sorge la Chiesa di Sant'Antonio Abate, edificata nel 1640 e restaurata nel 1982, il cui prospetto è molto semplice e presenta un portale d'ingresso in pietra lavica sormontato da una finestra a forma ovale, e nel lato destro, presenta un portoncino e due celle campanarie. Sempre nel centro storico di Gravina, nella parte interna verso est, si trova la Chiesa di San Giuseppe, edificata nel XIX secolo, la seconda per dimensioni dopo la Matrice; realizzata in stile neoclassico, sulla parte destra della sua facciata presenta una torre campanaria quadrata.

Molto particolare è la Chiesa di San Paolo dell'omonimo quartiere, costruita tra il 1978 e il 1989 su progetto degli architetti Pietro Biondi e Calogero Lacagnina, col suo caratteristico tetto a punta. Nel quartiere di Fasano, sorge la Chiesa di San Bernardo di Chiaravalle, costruita nel 1989.

Degno di menzione è l'Anfiteatro Villa Comunale "Turi Ferro", intitolato alla memoria dell'attore catanese. Il parco, piuttosto grande e composto da una ricca vegetazione, ospita al suo interno un laghetto artificiale ed un capiente anfiteatro semicircolare all'aperto adatto per spettacoli o concerti.

Società Evoluzione demografica

Gravina di Catania è l'undicesimo comune più popolato della sua provincia. La sua popolazione, cresciuta notevolmente nella seconda metà del XX secolo, dopo la quota massima registrata nel 2001, in cui contava 27.343 abitanti, ha cominciato a calare negli anni successivi. Lo stesso censimento generale del 2001 aveva rilevato una densità abitativa di 5.425,2 abitanti per km², la più elevata di tutta la Sicilia, circa tre volte superiore a quella del capoluogo di provincia, indicato a 1.731.Tavola relativa alla provincia di Catania del 14º Censimento generale della popolazione e delle abitazioni (2001).

L'aumento della popolazione di Gravina, è avvenuto in maniera particolarmente intensa nel decennio 1961-1971, e fu uno dei primi comuni dell'hinterland catanese ad accogliere l'imponente flusso migratorio di famiglie provenienti dal capoluogo, che proseguì soprattutto nei decenni successivi. A partire dal 2005, i valori del saldo migratorio hanno assunto segno negativo, poiché il numero di cancellati è superiore agli iscritti, salvo registrare un valore leggermente positivo nel 2018 (+ 94 unità).

Dal 2016, negativi sono anche i valori del saldo naturale: al 31 dicembre 2018 il numero dei nati risultava essere di 197 unità (7,7‰), quello dei decessi di 266 unità (10,4‰), da cui si ottiene un saldo naturale negativo di 69 unità (- 2,7‰).

Etnie e minoranze straniere La popolazione con cittadinanza straniera a Gravina di Catania, al 1º gennaio 2018 risulta essere di 344 unità, pari all'1,2% della popolazione. La metà degli stranieri regolarmente residenti proviene da Romania, Sri Lanka, Repubblica Popolare Cinese e Mauritius.

Lingue e dialetti Il dialetto parlato dalla popolazione di Gravina è quello catanese.

Religione La religione più diffusa tra la sua popolazione è il cattolicesimo: la cittadina etnea, che fa parte dell'Arcidiocesi di Catania è sede del IX Vicariato, ed ha come patrono il santo cattolico Antonio di Padova.