La Germania e i tedeschi è un discorso tenuto da Thomas Mann in lingua inglese il 29 maggio 1945 alla Biblioteca del Congresso di Washington e pubblicato, nella traduzione tedesca, col titolo Deutschland und die Deutschen, dapprima nell'ottobre 1945 sulla rivista «Die neue Rundschau» e successivamente, nel 1947, in un opuscolo edito a Stoccolma dalla Bermann Fischer Verlag. Nel discorso Thomas Mann esaminò il ruolo politico e intellettuale svolto dalla cultura tedesca e cercò di individuare le costanti psicologiche che avevano reso possibile sia le peculiarità della cultura tedesca, soprattutto all'epoca del Luteranesimo e del Romanticismo, sia lo sviluppo del Nazionalsocialismo. In Italia il discorso è stato pubblicato nel 1947 nella silloge Moniti all'Europa.
Storia editoriale
Thomas Mann, il quale nel 1944 aveva ottenuto la cittadinanza americana, il 29 maggio 1945 tenne un discorso in lingua inglese in occasione del suo settantesimo compleanno (che cadeva in realtà il 6 giugno 1945). Il discorso (titolo in lingua inglese: Germany and the Germans) era stato ideato e composto nelle fasi finali della seconda guerra mondiale in Europa, in un periodo in cui Thomas Mann componeva il Doctor Faustus.; fu pronunciato un mese dopo la morte del presidente Roosevelt, tre settimane dopo la resa della Germania nazista e alcune settimane prima dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. La preparazione del saggio era iniziata infatti nel novembre del 1944 «Doveva essere qualcosa sulla Germania, sul carattere e la sorte di questo popolo, sicché tra svariate letture di storia tedesca, sulla Riforma e la Guerra dei trent'anni, e della Storia d'Europa di Benedetto Croce, incominciai a raccogliere appunti e notizie su questo soggetto, ma senza la risoluzione e la buona volontà di continuare» (). e la redazione finale fu eseguita in quattro settimane dal 21 febbraio. al 20 marzo 1945.. C'era grande attesa per la conferenza di Mann. Il discorso di Mann fu preceduto da un'introduzione dell'ex vicepresidente Henry A. Wallace, presentato a sua volta dal drammaturgo Archibald MacLeish. Il pubblico accorso alla Biblioteca del Congresso era talmente numeroso che venne aperta un'altra sala in cui la voce di Thomas Mann era diffusa attraverso un altoparlante.. Il discorso fu replicato da Thomas Mann in altre città della costa orientale degli Stati Uniti.
Il saggio fu pubblicato la prima volta in tedesco (con il titolo Deutschland und die Deutschen) nel fascicolo di ottobre 1945 della «Die neue Rundschau», pubblicata allora a Stoccolma da Gottfried Bermann Fischer; venne poi edito in un opuscolo a sé nel 1947, sempre a Stoccolma, presso la Bermann Fischer Verlag. In Italia fu pubblicato nella silloge Moniti all'Europa a cura di Lavinia Mazzucchetti..
Contenuto Per Thomas Mann il problema della Germania, del carattere e del destino del popolo tedesco è «un'impresa temeraria e non soltanto perché l’argomento è tanto complesso, molteplice, inesauribile, bensì anche a causa della passione che oggi lo circonda»Le citazioni sono tratte tutte dalla traduzione di Lavinia Mazzucchetti in .. Mann rivendica la sua appartenenza alla cultura tedesca («Quando si è nati Tedeschi si ha a che fare con il destino tedesco e con la colpa tedesca»). Fin dalla giovinezza Thomas Mann ha osservato, nei tedeschi, «l’unione del cosmopolitismo col provincialismo, della paura del mondo col bisogno di essere nel mondo». Per Mann, il massimo poema tedesco, il Faust di Goethe, ha per protagonista «l'uomo al confine tra Medioevo e Umanesimo, l’uomo che si arrende al demonio e alla magia per temeraria sete di conoscenza. Dove l’orgoglio dell’intelletto si accoppia all'arcaismo dell'anima e alla costrizione, là interviene il demonio». E il diavolo, «il diavolo di Lutero e di Faust», sembra a Mann «una figura tedeschissima».
I tedeschi hanno dato all'occidente soprattutto la musica, «ricevendone in cambio gratitudine e gloria»; ma i musicisti tedeschi son più grandi maestri dell'armonia che non della melodia, più strumentalisti che esaltatori della voce umana, più rivolti all'aspetto dotto e spirituale della musica che non a quello canoro «che dà gioia al popolo». Martin Lutero, «gigantesca incarnazione dell'indole tedesca», era straordinariamente musicale. Mann confessa di non amare Lutero: «Ciò che è estremamente tedesco, separatista e antiromano, antieuropeo, mi sconcerta e mi spaventa anche quando si presenta come libertà evangelica e come emancipazione spirituale». A Lutero Mann preferisce Tilman Riemenschneider, grande artista il quale, al contrario di Lutero, durante la guerra dei contadini tedeschi si mise dalla parte dei più deboli contro i principi tedeschi. La Germania non ha mai conosciuto una rivoluzione e non ha mai imparato a conciliare il concetto di nazione con quello di libertà. «La "nazione" nacque con la Rivoluzione francese, è un concetto liberale e rivoluzionario che comprende anche quello dell’umanità e vuol significare libertà nella politica interna, Europa in quella estera»; «L'idea di libertà tedesca è etnica e antieuropea, sempre molto vicina a qualcosa di barbarico, anche quando non degenera in aperta e dichiarata barbarie». Inoltre, sebbene il popolo tedesco sia incline alle cose intellettuali e ideali, considera la politica «qualcosa di pienamente e assolutamente lurido, e, quando vi si dedica per ambizione internazionale, la esercita in base a tale filosofia».
Mann non riconosce come necessaria l'antitesi fra forza popolare luterana e l'incivilimento, rappresentato da Erasmo. Chi ha superato quel contrasto, conciliandolo, è stato Goethe. Purtroppo il dissenso di Goethe di fronte al protestantesimo politico, ebbe sulla borghesia tedesca, la parte intellettualmente importante in Germania, l’effetto di approfondire «il dualismo luterano tra libertà spirituale e politica, impedendo al concetto di cultura tedesco di accogliere in sé la componente politica». L'innato cosmopolitismo dei tedeschi li spinse verso la pretesa di un’egemonia europea, per cui il cosmopolitismo si trasformò nell'opposto, «il più minaccioso e presuntuoso nazionalismo e imperialismo». Mann conclude che non vi sono due Germanie, l'una buona e l'altra malvagia, ma che vi è una Germania soltanto, il cui bene per una perfidia del diavolo degenerò in male.
Mann conclude il suo discorso con la speranza che l'umanità possa concepire un Governo mondiale: «Economia mondiale, attenuato valore dei confini politici, tendenza di tutta la vita statale a sottrarsi alla politica, ridestarsi dell’umanità alla coscienza della sua unità pratica, prima intuizione di uno Stato universale: tutto questo umanesimo sociale, che trascende la democrazia borghese ed è la posta in gioco di tutta la grandiosa lotta presente, come potrebbe rimanere estraneo e ostile alla natura tedesca?».
Edizioni in lingua tedesca
in lingua italiana
Note
Bibliografia
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Saggi di Thomas Mann Categoria:Saggi di politica Categoria:Saggi storici Germania e i tedeschi