I Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) furono un'organizzazione terroristica italiana, di orientamento neofascista e neonazista, fondata da Valerio Fioravanti (che tuttavia ha negato l'appartenenza ad una precisa ideologia fascista«Io non sono mai stato fascista. Sono stato anti-anti-fascista, che è una cosa molto diversa. L'ho detto anche ai giudici: cercate una fotografia, una sola, in cui mi si veda fare il saluto fascista. Non ce ne sono». (Valerio Fioravanti da Storia Nera di Andrea Colombo, pag. 31)), Cristiano Fioravanti, Francesca Mambro, Dario Pedretti e Alessandro Alibrandi e attiva dal 1977 al 1981.

Teorici dello spontaneismo armato nazional-rivoluzionario, i NAR segnarono un punto di svolta nell'ambito delleversione nera e di rottura nei confronti dei loro padri politici. Attraverso un disconoscimento del passato golpista e stragista dei vecchi fascisti (Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Ordine Nero, ecc.) e di un allontanamento dalle logiche del neofascismo missino considerato di sterile contrapposizione ai giovani militanti di sinistra, i NAR impugnarono apertamente le armi contro lo Stato.

Durante i quattro anni di attività i NAR furono responsabili di 33 omicidi, per i quali furono condannati come esecutori materiali, con sentenza definitiva, Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.

Il contesto: gli anni di piombo Il gruppo dei NAR nasce nel contesto ampio degli anni di piombo, una delle stagioni politiche e sociali più drammatiche della storia repubblicana della Penisola italiana, quella che ripropose le contraddizioni ed i contrasti già vissuti con i movimenti di contestazione del sessantotto e che poi «divampò nella generalizzazione quotidiana di un conflitto politico e culturale che si ramificò in tutti i luoghi del sociale, esemplificando lo scontro che percorse tutti gli anni Settanta, uno scontro duro, forse il più duro, tra le classi e dentro la classe, che si sia mai verificato dall'unità d'Italia. Quarantamila denunciati, quindicimila arrestati, quattromila condannati a migliaia di anni di galera, e poi morti e feriti, a centinaia, da entrambe le parti.»L'orda d'oro - Primo Moroni e Nanni Balestrini , pp.451

Una situazione di rivolta generazionale che vide contrapposte le due fazioni politiche radicali di estrema destra e di estrema sinistra e che mai, come in quegli anni, finì per dividere migliaia di giovani che si diedero battaglia senza esclusione di colpi, trascinando la Penisola italiana quasi alle soglie di una guerra civile ideologica e creando fatalmente i presupposti per l'insorgenza del terrorismo di matrice politica.

Una violenza che nasce inizialmente nei cortei e nelle piazze, dove gli scontri tra militanti di destra e di sinistra sono all'ordine del giorno e che spinse poi il movimento giovanile neofascista verso una sempre più aperta spaccatura tra due differenti anime. Da una parte quella più conservatrice e maggiormente legata all'apparato del Movimento Sociale Italiano di Almirante, il quale mal sopporta l'indiscriminata violenza di strada, per niente funzionale ad un progetto di inglobazione nell'arco costituzionale democratico parlamentare del suo partito; dall'altra, un'anima più rivoluzionaria ed interventista che avrebbe spinto, di li a poco, tutta una serie di gruppi neofascisti, spinti da pulsioni e da ideali politici non conciliabili con l'immobilismo moderato dell'MSI e dal ripudio dello stragismo e del golpismo dei “vecchi fascisti", ad abbracciare certi metodi di spontaneismo armato contro lo Stato, propri (fino ad allora) solo della sinistra extraparlamentare.

Gli inizi: la nascita del gruppo

Il primo gruppo dei NAR si forma a Roma, nel quadro del movimento del Settantasette, da un proposito di alcuni militanti neofascisti gravitanti attorno alla sede romana del FUAN di via Siena, al quartiere Nomentano dove, verso la fine del 1978, con il massiccio ingresso di militanti missini provenienti dalla sezione del Movimento Sociale Italiano Eur-Monteverde (come i fratelli Fioravanti, Francesca Mambro, Dario Pedretti, Alessandro Alibrandi, Luigi Aronica e molti altri), si comincia a mettere in discussione l'immobilismo del partito e la concreta possibilità di intraprendere un percorso di lotta armata, soprattutto attraverso una serie di azioni brillantemente eseguite e ideologicamente ben motivate e capaci di destabilizzare la struttura portante dello Stato, riprendendo la lezione dei ben più organizzati gruppi eversivi della sinistra extraparlamentare.

Le riunioni e le accese discussioni in via Siena trasformeranno quella sede, di lì a breve, in «uno dei gruppi che immediatamente si rende interprete del messaggio spontaneista diffuso dalle colonne di “Costruiamo l'azione” e della campagna di attentati dinamitardi attuata dal Movimento Rivoluzionario Popolare. La sede del movimento, in via Siena a Roma, è in un primo tempo centro di raccolta di esperienze, soprattutto delittuose e terroristiche, portate avanti da giovani uniti dall'impazienza rivoluzionaria, privi di un progetto politico globale, ma tenuti insieme dal desiderio di praticare azioni militari di contenuto e di rilievo ben superiore al semplice pestaggio degli avversari politici di sinistra.»Sentenza Corte d'Assise di Bologna, 11 luglio 1988 su Stragi.it

La confluenza nel FUAN romano del gruppo di militanti capeggiato da Valerio Fioravanti, proprio in coincidenza con un fermento giovanile diffusosi anche nelle file della destra, diede quindi vita ad un nuovo soggetto eversivo/movimentista ed ideologicamente più motivato, il cui nucleo originario comprendeva: Valerio Fioravanti, suo fratello minore Cristiano Fioravanti, Francesca Mambro, Franco Anselmi ed Alessandro Alibrandi.

Per volere dei suoi stessi componenti, però, sia dalla sua nascita che durante gli anni successivi, i NAR non ebbero mai una struttura ben definita e un'organizzazione stabile e gerarchicamente rigida, ma furono, piuttosto, una sorta di sigla aperta messa a disposizione dello spontaneismo armato, un movimento identitario nel quale transitarono, nel corso del tempo, diversi militanti provenienti dalla galassia dell'estrema destra fascista, tanto che la sentenza del processo a carico dell'organizzazione del 2 maggio 1985 emanò condanne per ben cinquantatré imputati.

Fatta quindi eccezione per quel ristretto nucleo fondativo, gli altri componenti del gruppo sono individuabili in tutta una serie di fiancheggiatori che, con più o meno continuità, parteciparono alle azioni dell'organizzazione. Tra quelli più attivi ci furono sicuramente Gilberto Cavallini, subentrato subito a ridosso delle prime azioni e poi rimasto nei NAR fino alla fine della loro storia; Luigi Ciavardini, entrato giovanissimo nel gruppo rimarrà poi coinvolto nel processo più drammatico della storia dei NAR, quello cioè per la Strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980; Massimo Carminati, personaggio diviso fra la malavita comune e l'eversione di destra e, per questo, figura chiave e tramite tra i NAR e la malavita organizzata romana della Banda della Magliana; Giorgio Vale, proveniente dal movimento neofascista di Terza Posizione e che per diverso tempo si divise nella militanza in entrambi i gruppi.

Il pensiero: i terroristi di destra

La peculiarità della storia dei NAR, soprattutto del suo nucleo fondativo, rispetto a tutte le altre formazioni eversive e terroristiche degli anni Settanta, fu quella di essere un gruppo molto più politico di altri, ma che la politica intese farla in maniera anarcoide, distruttiva e autodistruttiva, singolarità che li rese un fenomeno assolutamente atipico nella vasta galassia del terrorismo italiano. Contrariamente al resto dei movimenti dell'eversione di destra, infatti, i NAR staccarono ben presto il cordone ombelicale con il loro partito di riferimento (il Movimento Sociale Italiano) e perseguirono una strada assolutamente differente che li portò a riconoscere ben presto l'importanza dell'abbandono delle ideologie contrapposte e del tentativo di superare l'aspra contrapposizione frontale tra destra e sinistra, tipica di quel periodo e figlia di quella estremizzazione della dialettica politica che, tradotta in violenza armata, portava le due diverse fazioni radicali a rispondere colpo su colpo, azione su azione all'altrui violenza.

Portare a termine una vera e propria lotta contro il potere costituito, cioè contro lo Stato, attraverso lo spontaneismo armato, divenne allora l'obiettivo primario del gruppo che, coerentemente con la propria idea di voler voltare pagina rispetto al passato, rinunciò anche a qualsiasi forma gerarchica interna (propria della destra storica), dimostrando altresì una vera e propria insofferenza verso la stagione dell'eversione che li aveva preceduti e verso quei (cosiddetti) profittatori doppiogiochisti che, secondo loro, all'interno degli ambienti della destra radicale, erano sempre pronti a sfruttare i giovani militanti incitandoli all'azione e mandandoli al massacro, per poi avvantaggiarsi dei frutti della stessa.

A differenza soprattutto delle formazioni di sinistra, i NAR non crederanno mai al mito della rivoluzione di massa; altra singolarità del gruppo, sarà quella di non cercare mai di fare del proselitismo, bensì di utilizzare la sigla (NAR) per puntare alla singola azione rivoluzionaria fine a sé stessa, senza doverne rispondere a qualche gruppo dirigente.

La lotta armata 1977-1978: le prime azioni Le primissime azioni del nucleo storico dei NAR furono degli attentati contro obiettivi pianificati in maniera del tutto estemporanea. Il battesimo del fuoco avvenne il 30 dicembre 1977 quando attaccano, a colpi di molotov l'entrata del quotidiano Il Messaggero in via dei Serviti, a Roma.

Il 4 gennaio 1978 un commando di 5 persone entra nella redazione romana del Corriere della Sera minacciando con le pistole gli impiegati e lanciando poi tre molotov, una delle quali, tirata da Franco Anselmi, colpisce per sbaglio in testa il portiere dello stabile che ne rimase gravemente ustionato. La rivendicazione vedrà comparire per la prima volta la sigla che segnerà la loro storia: NAR - Nuclei Armati Rivoluzionari..

Il primo omicidio del gruppo fu invece compiuto a seguito della strage di Acca Larentia. Il 7 gennaio 1978, a Roma, davanti ad una sezione dell'MSI del quartiere Tuscolano, un commando (mai identificato ma molto probabilmente formato da militanti di estrema sinistra) uccise due giovani militanti missini: Franco Bigonzetti di 19 anni e Francesco Ciavatta di 18 anni. Un terzo missino, Stefano Recchioni di 19 anni, perderà la vita quello stesso giorno, ucciso da un carabiniere negli scontri che seguirono tra attivisti e forze dell'ordine.Acca Larentia, strage senza colpevoli su Il Tempo Acca Larentia segnò un momento di rottura completa tra una parte dei giovani neofascisti ed il partito. La violenza dei gruppi di destra, infatti, da quel momento aumentò ulteriormente e dopo quel giorno, molti giovani missini decideranno di impugnare la armi. «Per la prima volta» spiegherà anni dopo Francesca Mambro «i fascisti romani spareranno contro la polizia. E questo segnò ovviamente un punto di non ritorno.» su Radio Popolare Successivamente, da alcuni detenuti di destra fu fatta circolare una “voce” secondo la quale a commettere la strage di Acca Larentia sarebbero stati i comunisti della casa occupata di Via Calpurnio Fiamma, nel quartiere di Cinecittà.