Il crollo del mercato azionario del 2020-2022 (anche chiamato Recessione del COVID-19 in riferimento alla causa scatenante), è stato un crollo delle piazze azionarie globali, iniziato il 20 febbraio 2020 con le prime notizie di diffusione su ampia scala della COVID-19, e terminato intorno all’aprile del 2022 quando, nonostante alcune problematiche e crisi globali ancora esistenti (tra cui l’Invasione russa dell'Ucraina del 2022 e la conseguente crisi energetica ed una penuria di merci a causa della crisi delle catene di approvvigionamento e dei commerci), sono stati recuperati, per buona parte dei paesi del mondo, indici economici uguali o superiori rispetto a quelli registrati all’inizio del crollo.

Sintesi della crisi

Il 12 febbraio il Dow Jones Industrial Average (DJIA), il NASDAQ Composite e l’Indice S&P 500 hanno tutti chiuso a massimi record (il NASDAQ e lo S&P 500 hanno raggiunto ulteriori massimi record il 19 febbraio).

In seguito tuttavia ad annunci di un’evoluzione in senso pandemico del SARS-CoV-2, un coronavirus recentemente scoperto a Wuhan, in Cina, e del conseguente confinamento di massa imposto dalle autorità, riaprendo, i mercati azionari mondiali hanno riportato il loro più ampio calo settimanale dalla crisi finanziaria del 2008 nel periodo tra il 24 ed il 28 febbraio, entrando pertanto in una correzione.

A inizio marzo i mercati globali sono divenuti estremamente volatili e si sono verificate grandi oscillazioni. Il 9 marzo, la maggior parte dei mercati globali ha riportato severe contrazioni, principalmente in risposta alla pandemia di COVID-19 ed alle progressive imposizioni di restrizioni (confinamenti, quarantene) a livello mondiale, nonché alla guerra dei prezzi del petrolio tra la Russia e i paesi dell’OPEC guidati dall’Arabia Saudita. Questo giorno è divenuto comunemente noto come il Lunedì Nero (Black Monday), rappresentando allora il calo peggiore dalla grande recessione nel 2008.

Tre giorni dopo il Lunedì Nero, ci fu tuttavia un altro calo, il Giovedì Nero, nel quale i titoli azionari europei e nordamericani sono caduti più del 9%. Wall Street ha dunque sperimentato il suo maggior calo percentuale in un solo giorno dal lunedì nero del 1987, mentre l’FTSE MIB della Borsa Italiana è sceso di circa il 17%, diventando il mercato più colpito durante il Black Thursday. Nonostante una risalita (rally) temporanea il 13 marzo (nel quale i mercati hanno avuto - in gergo tecnico postato - la loro miglior giornata dal 2008), tutti e tre gli indici di Wall Street sono caduti oltre il 12% alla riapertura dei mercati il 16 marzo. Almeno un indice del mercato azionario di riferimento in tutti i paesi del G7 e 14 dei paesi del G20 hanno affermato di essere in un mercato ribassista.

Nel crollo di marzo 2020, i titoli azionari globali hanno visto una flessione di almeno il 25% e del 30% nella maggior parte dei paesi del G20. Il 20 marzo, Goldman Sachs ha avvertito che entro la fine del secondo trimestre 2020 il PIL statunitense si sarebbe contratto del 29% e che la disoccupazione avrebbe potuto salire vertiginosamente almeno al 9%. Scott Morrison, il Primo ministro australiano, ha definito che l’incombente crisi economica era “simile alla Grande Depressione”.

Il contesto Cause scatenanti principali Il crollo del mercato azionario del 2020 si è verificato a causa della pandemia di COVID-19, la pandemia di maggior impatto dalla pandemia d'influenza spagnola del 1918-20 e dalla peste nera degli anni 1340. I crescenti timori e la chiusura dell'economia globale dovuta all'impatto economico della pandemia di COVID-19 sono ritenuti la causa principale del crollo del mercato azionario, sebbene molti esperti abbiano sostenuto si sia trattato di un “accelerante” piuttosto che di un'unica ragione fondamentale alla base del crollo.

Nel corso del 2019, l'FMI ha riportato che l'economia mondiale stava attraversando un “rallentamento sincronizzato”, entrando nel suo ritmo più lento dalla crisi finanziaria del 2007-08. Quando i mercati globali hanno iniziato a soffrire di un “forte deterioramento” dell’attività manifatturiera, si sono manifestate “crepe” nel mercato dei consumatori. Si pensava che la crescita globale avesse raggiunto il picco nel 2017, quando la capacità industriale totale a livello mondiale ha cominciato un declino sostenuto a inizio 2018. L’FMI ha attribuito al “commercio intensificato e le tensioni geopolitiche” la principale ragione del rallentamento, citando Brexit e la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti come motivi primari del rallentamento nel 2019, mentre altri economisti hanno incolpato i problemi di liquidità.

Dalla crisi finanziaria del 2007-08, c'è stato un ampio aumento dell’indebitamento delle imprese, con un incremento del prodotto mondiale lordo dall’84% nel 2009 al 92% nel 2019, circa 72.000 miliardi di dollari. Nelle otto maggiori economie mondiali (Cina, Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Germania) il debito delle imprese complessivo era di circa 51.000 miliardi di dollari nel 2019, a fronte dei 34.000 miliardi di dollari del 2009. Ad un peggioramento del clima economico, le aziende con i livelli di debito elevati correrebbero il rischio di non riuscire a pagare gli interessi ai finanziatori o di rifinanziare il loro debito, costringendole a ristrutturarsi. Nel 2019, l’Istituto della finanza internazionale ha previsto che, in una recessione economica grave quanto la crisi del 2008, le società non finanziarie dovrebbero 19.000 miliardi di dollari, senza gli utili per coprire i pagamenti degli interessi sul debito emesso. Nel 2018, il McKinsey Global Institute ha avvertito che i rischi maggiori sarebbero stati per i mercati emergenti come Cina, India e Brasile, dove il 25-30% dei bond è stato emesso da società ad alto rischio.

Nell’aprile 2019, la curva dei rendimenti degli Stati Uniti si è invertita, scatenando i timori di una recessione mondiale nel 2020. L'inversione della curva dei rendimenti e le paure per la guerra commerciale hanno indotto la svendita nei mercati azionari globali nel corso di marzo 2019, sollecitando maggiori timori per l’incombenza di una recessione. L’aumento dei livelli di debito nell’Unione europea e negli Stati Uniti ha sempre rappresentato una preoccupazione per gli economisti. Tuttavia, nel 2019, questa preoccupazione si è accresciuta durante il rallentamento economico e gli economisti hanno iniziato ad avvisare della possibilità che si verificasse una “bomba del debito” durante la crisi economica successiva. Il debito nel 2019 è stato superiore del 50% rispetto a quello raggiunto all’apice della Grande Crisi Finanziaria. Economisti hanno discusso che questo aumento del debito è quello che ha portato alle insolvenze sul debito nelle economie e nelle attività in tutto il mondo durante la recessione. A settembre 2019, la Federal Reserve ha iniziato ad intervenire nel ruolo di investitore per fornire fondi nel mercato dei pronti contro termine, giocando un fattore cruciale nell’innescare gli eventi che hanno portato al crollo; in quel periodo il tasso dei pronti contro termine è salito sopra l’8%.

Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti era al 3,6% a fine 2019, il tasso di disoccupazione più basso dalla Seconda Guerra Mondiale. Anche se il tasso di disoccupazione è sceso sostanzialmente tra il 2009 ed il 2019, la disparità di reddito ha continuato ad aumentare. Nel settembre 2019, lo United States Census Bureau ha riferito che negli Stati Uniti la disparità di reddito aveva raggiunto il suo livello più alto in 50 anni e l’Indice Gini è cresciuto dai 48.2 del 2017 ai 48.5 del 2018.

Cronologia 10-14 febbraio Lunedì 10 febbraio 2020, i mercati azionari dell’area Asia-Pacifico hanno chiuso al rialzo mentre i mercati azionari europei hanno chiuso misti; il Dow Jones Industrial Average, il NASDAQ Composite e lo S&P 500 hanno chiuso al rialzo (il NASDAQ Composite e lo S&P 500 a massimi record). I prezzi del petrolio sono aumentati dell’1%, mentre i rendimenti sui titoli del Tesoro USA a 10 e 30 anni sono caduti all’1.54% e allo 2.02% (con parte della curva dei rendimenti invertitasi quando i rendimenti decennali sono scesi sotto i rendimenti a tre mesi all’1.56%). L’11 febbraio, i mercati azionari dell’area Asia-Pacifico e i mercati azionari europei hanno chiuso in rialzo, mentre il Dow Jones Industrial Average ha chiuso piatto ma il NASDAQ Composite e lo S&P 500 hanno chiuso a nuovi massimi record. I prezzi del petrolio sono saliti del 2% e i rendimenti sui titoli del Tesoro USA a 10 e 30 anni sono aumentati rispettivamente all’1.59% e al 2.05%.

Il 12 febbraio, i mercati azionari dell’area Asia-Pacifico hanno chiuso in calo mentre i mercati azionari europei hanno chiuso con un rialzo; il Dow Jones Industrial Average, il NASDAQ Composite e lo S&P 500 hanno tutti chiuso a nuovi massimi record. I prezzi del petrolio sono saliti dell’1%, mentre i rendimenti sui titoli del Tesoro USA a 10 e 30 anni sono saliti rispettivamente all’1.63% e al 2.09%. Il 13 febbraio, i mercati azionari dell’area Asia-Pacifico sono saliti e i mercati azionari europei assieme ai mercati azionari statunitensi hanno chiuso in ribasso, con i prezzi del petrolio in rialzo ma i rendimenti sui titoli del Tesoro USA a 10 e 30 anni in calo rispettivamente all’1.58% al 2.04%. La Banca centrale del Messico ha tagliato il suo tasso overnight di 25 punti base. Il 14 febbraio, i mercati azionari dell’area Asia-Pacifico hanno chiuso in aumento mentre i mercati azionari europei hanno visto chiusure miste e il Dow Jones Industrial Average, il NASDAQ Composite e lo S&P 500 sono saliti al rialzo (segnando un netto positivo sulla settimana). I prezzi del petrolio erano stabili (ma hanno chiuso la settimana al rialzo), mentre i rendimenti sui titoli del Tesoro USA a 10 e 30 anni sono scesi rispettivamente all’1.58% e al 2.03%.

17-21 febbraio Lunedì 17 febbraio 2020, i mercati azionari dell’area Asia-Pacifico hanno chiuso in calo ma i mercati azionari europei hanno chiuso in rialzo, mentre i mercati azionari statunitensi erano chiusi in osservanza del Giorno dei Presidenti. I prezzi del petrolio sono caduti, mentre i rendimenti sui titoli del Tesoro USA decennali sono scesi all’1.59%. il 18 febbraio, i mercati azionari dell’area Asia-Pacifico hanno chiuso in rialzo mentre i mercati azionari europei, il Dow Jones Industrial Average, il NASDAQ Composite e lo S&P 500 hanno tutti chiuso al ribasso. I prezzi del petrolio sono saliti più del 2% ma i rendimenti sui titoli del Tesoro USA a 10 e 30 anni sono scesi all’1.54% all’1.99%. Il Ministro delle finanze del Singapore Heng Swee Keat ha annunciato un programma di stimolo fiscale da 4.5 miliardi di dollari. Il 19 febbraio, i mercati azionari dell’area Asia-Pacifico e i mercati azionari europei hanno chiuso per la maggior parte al rialzo, mentre il Dow Jones Industrial Average è salito al rialzo e il NASDAQ Composite e lo S&P 500 hanno terminato a massimi record. I prezzi del petrolio sono saliti di un ulteriore 2%, mentre i rendimenti sui titoli del Tesoro USA a 10 e 30 anni sono scesi rispettivamente all’1.56% e al 2.00%. La Banca Popolare Cinese e la Banca Centrale della Repubblica di Turchia hanno tagliato i loro tassi di pronti contro termine rispettivamente di 10 e 50 punti base, mentre la Banca centrale d’Argentina ha tagliato il suo tasso bancario di 400 punti base.