cinematografo è stato un periodico, fondato e diretto da Alessandro Blasetti, che uscì dal 1927 al 1931, a cavallo dell'inizio in Italia del cinema sonoro. Fu l'espressione di un impegno militante a favore del rilancio della cinematografia italiana nell'ambito del Regime fascista. Nella sua redazione si ritrovarono molti giovani cineasti che in seguito ebbero un ruolo importante nel mondo del cinema italiano degli anni trenta, quaranta e successivi.
Contesto storico Nella seconda metà degli anni venti la cinematografia italiana si trovava in un periodo di profonda decadenza: quasi tutte le aziende del settore avevano chiuso e nel quinquennio 1925 - 1929 erano stati prodotti soltanto un centinaio di film, ma, essendo spesso legati a contesti regionali o dialettali, solo una minima parte di essi avevano trovato una distribuzione nazionale e quasi nessuno internazionaleCfr. Mario Quargnolo, Un periodo oscuro del cinema italiano, in Bianco e nero, n. 4-5, aprile-maggio 1964.. La crisi era iniziata sin dai primi anni successivi alla fine della Prima guerra mondiale ed aveva trovato il suo apice nel fallimento, nel 1925, della Unione cinematografica italiana (UCI), una sorta di monopolio tra le principali aziende del settore, che, lungi dal risolvere le difficoltà, le aveva aggravate, riversando i suoi effetti negativi anche sul sistema bancarioL'UCI, assieme alla sua collegata C.I.T.O.-cinema, fu uno dei fattori, pur non essendo il più rilevante, del dissesto avvenuto nel dicembre 1921 della Banca Italiana di Sconto, avendo registrato una perdita valutata in oltre 15 milioni di lire dell'epoca sui 45 di capitale sociale. Cfr. Angelo Titi, Umberto Savoia, Relazione peritale nel procedimento contro Angelo Pogliani e altri ex-amministratori della "Banca Italiana di Sconto", vol. 2, Roma, Sindacato Arti Grafiche, 1926, pp. 65-66.. Ciò contribuì a diffondere una radicata diffidenza verso il cinema, accusato di essere soltanto una fonte di spreco, legato ai capricci del divismoSi vedano, da posizioni ideologiche opposte, l'editoriale di L.T. su Avanti! del 13 gennaio 1922 e l'intervento di Bortolo Belotti, Camera dei Deputati, seduta del 22 maggio 1922..
A causa di tale situazione numerosi registi ed interpreti che nella prima parte degli anni dieci avevano portato il cinema italiano a grandi successi, erano emigrati a lavorare all'estero, soprattutto in Germania ed in Francia, suscitando numerosi, quanto inutili, rimpianti dei commentatoriC.B. [Carlo Bassoli], editoriale Un monito in Eco del cinema, n.39, febbraio 1927.. Il regime fascista, da parte sua, aveva indirizzato le proprie attenzioni principalmente verso la produzione a fini di propaganda, con l'istituzione nel 1924 dell'Istituto Luce, cui aveva fatto seguito, due anni dopo, la nascita di un "Istituto internazionale per la cinematografia educativa", organismo collegato alla Società delle Nazioni ma sostenuto quasi interamente dall'Italia, con il quale si riteneva di ottenere credibilità e lustro nelle relazioni internazionali, ma sempre restando nel campo della cinematografia legata alla didattica o all'educazioneCfr. Christel Taillibert, L'institut International du cinéma éducateur, régards sur le rôle du cinéma d'éducation dans la politique internationale du fascisme italien, Paris - Montréal, Harmattan, 1999, pp. 67-70.. Al contrario, sino alla fine del decennio, anche per le diffidenze già citate, era rimasto del tutto indifferente verso il cinema spettacolareCinecittà anni trenta, cit. intervista ad Alessandro Blasetti del 26 gennaio e 2 febbraio 1974, pp. 107-113..
Di conseguenza nelle sale cinematografiche italiane si proiettavano quasi esclusivamente film di produzione straniera, soprattutto hollywoodianaEditoriale La lenta agonia dell'industria italiana: l'esodo italiano all'estero, l'invasione straniera in Italia in Vita cinematografica, n.6 del 30 marzo 1923.. Il principale commerciante di pellicole estere era Stefano Pittaluga che, partendo dalla solidità economica acquisita con noleggio e distribuzione da importazione, pari a circa 100 milioni di Lire all'annoAlessandro Blasetti, Un'ora di osservatorio dalla nostra trincea, in cinematografo, n.14 del 4 settembre 1927., aveva esteso la propria azienda verso la produzione rilevando nel settembre 1926 dalla Banca Commerciale gli impianti della fallita U.C.I. e le aziende ad essa collegateVerso la meta, di "Caba"[Carlo Bassoli] in Eco del cinema, n.35, ottobre 1926., In questo campo, però, limitava la propria attività ad una serie di film basati sul personaggio di Maciste. Fu in queste difficoltà che maturò la reazione di quanti consideravano necessario il rilancio della cinematografia italiana.
Sviluppo e contenuti del periodico Le testate precedenti Alessandro Blasetti fu uno dei più attivi interpreti di tale impegno, sin da quando era ancora un impiegato poco più che ventenne presso l'ufficio protocollo della filiale romana della Banca popolare triestinaAldo Vergano, Cronache degli anni perduti, Firenze, Parenti, 1958, p.135. Già durante il suo incarico di critico teatrale e cinematografico per il quotidiano L'Impero molti suoi articoli affrontarono il tema del rilancio della cinematografia italianaFranco Prono, Per un cinema realista: Blasetti politico e cineasta, in Storia del cinema italiano, cit. pp.218-220. In seguito fondò, assieme a Renzo Cesana e Jacopo Comin, un periodico denominato Il mondo e lo schermo, che in seguito diventò Lo schermoDel comitato di redazione del periodico fecero parte, oltre a Blasetti e Comin, Umberto Bianchi, Battista Folliero, Mariani dell'Anguillara e Gastone Medin. Vedasi Lo schermo, n.1 del 23 agosto 1926 ai quali collaborarono anche Anton Giulio Bragaglia e Massimo Bontempelli. La prima testata, settimanale di 16 pagine, uscì dal 15 maggio 1926 all'8 agosto 1926; la seconda, diretta prosecuzione della prima, con stesso formato e periodicità, uscì dal 23 agosto 1926 al 22 marzo 1927Aprà, introduzione a Materiali del cinema italiano, cit. p.41Il secondo periodico fondato dal gruppo di Blasetti non va confuso con un mensile dal titolo analogo, uscito dal 1936 al 1943, promosso dagli ambienti più vicini alla cinematografia fascista.
La tesi che ispirava entrambe le riviste era che la cinematografia italiana, teoricamente ricca di potenzialità di sviluppo, era frustrata dalla miopia dei produttori, in sostanza di Pittaluga, unico rimasto dopo l'accordo con la "Commerciale"Alessandro Blasetti, Dopo due mesi, in Lo schermo, n.15 del 27 novembre 1926, e dalla mancanza di strutture adeguate: carenze alle quali il Regime, di cui a quel tempo Blasetti era un convinto sostenitoreBruno Torri, Caratteri dell'autore in Storia del cinema italiano, Uno sguardo d'insieme, Venezia - Roma, 2011, p.62, avrebbe potuto porre rimedio, in quanto ritenuto portatore di uno spirito nazionale e "rivoluzionario"Lucilla Albano, Le riviste di Blasetti e la conquista del cinema in Materiali del cinema italiano, cit. pp.361-364. A tale scopo molte speranze venivano riposte nel "contingentamento", cioè una limitazione all'importazione di film, da imporre per legge, in modo da agevolare la circolazione «in un esercizio che deve essere la base sufficiente e sicura del film italianoAlessandro Blasetti, editoriale Contingentamento in Lo schermo, n.2 del 15 gennaio 1927».
Questa misura fu più volte sollecitata alla "Commissione ministeriale per la riorganizzazione della cinematografia italiana" che era stata istituita nel 1926 dal Ministro dell'Economia Nazionale Belluzzo, che concluse i propri lavori affermando come tale norma fosse «necessaria pel decoro e la prosperità nazionali [e per] la rinascita del film italianoComunicato della "Stefani" pubblicato, con commento favorevole, ne Lo schermo, n.9 del 16 ottobre 1926». ignorando una posizione decisamente contraria espressa nel 1925 da parte dell'associazione, presieduta proprio da Pittaluga, che riuniva distributori e gestori di sale cinematograficheMemoriale della Federazione cinematografica italiana al Ministro delle Finanze del 27 settembre 1925, in cui si sosteneva che «in Italia non esiste una produzione da proteggere». V. La rinascita dell'industria cinematografica in Rivista cinematografica, n.19 del 15 ottobre 1925.
"Rinascita" e regime cinematografo. il cui primo numero uscì il 6 marzo 1927, fu la naturale prosecuzione delle due precedenti testate. conservandone il formato e le 16 pagine, ma aumentando la periodicità a quindicinale. La continuità con i periodici precedenti venne subito messa in evidenza salutando con soddisfazione la norma che, obbligando i gestori a programmare almeno un 10% di film italiani, accoglieva in parte il richiesto contingentamento, definendola una «sanzione che si ha la gioia di registrare tra i fatti compiuti [per cui] si lancia con tutto l'entusiasmo della fede un vibrante "alalà" di riconoscenza al Condottiero di tutte le vittorie italianeEditoriale non firmato [ma di Blasetti] in cinematografo, n.2 del 20 marzo 1927».
Attorno alla rivista si raggrupparono con un impegno collaborativo più o meno intenso diversi giovani appassionati di cinema, tra i quali Corrado D'Errico, Goffredo Alessandrini, Ferdinando Maria Poggioli, Francesco Pasinetti, Raffaello Matarazzo, Mario Serandrei e, per le questioni tecniche, Ernesto Cauda. L'importanza che tale gruppo attribuiva a questa forma di spettacolo rese possibile il superamento delle diversità ideologiche, per cui nella rivista trovarono un ruolo, senza alcuna discriminazione, anche persone di sentimenti antifascisti come Aldo Vergano o il segretario di redazione Giacinto Solito. Per analoghi motivi, la rivista dedicò, nonostante la lontananza ideologica, grande attenzione alla cinematografia sovietica, ospitando più volte articoli di quella provenienzaNikolaj Grinfeld, La cinematografia dell'U.R.S.S. pubblicato a puntate dal n.22 del 4 novembre al n.24 del 2 dicembre 1928 di cinematografo; sul n.19 del 29 settembre 1929, fu anche ospitato un articolo di Pudovkin.
Tuttavia la linea editoriale del quindicinale fu sempre esplicitamente e convintamente a favore del Regime, che veniva sollecitato a comprendere come il rilancio (che, nella prosa del tempo, veniva comunemente definito come una "rinascita") della cinematografia nazionale avrebbe consentito di colmare il vuoto che rendeva l'Italia «assente, da troppo tempo, dai quarantamila schermi del mondo»; una situazione che fideisticamente non si sarebbe risolta, «sino a quando il Capo del governo, lui stesso, non abbia un'ora per studiare la situazione e capovolgerla [in quanto] la L.U.C.E. è una stupenda istituzione che l'estero ci invidia, ma bisogna dire con chiarezza che con la L.U.C.E. non si è risolto il problema politico dello schermo. Le folle internazionali possono essere avvinte e convinte soltanto attraverso lo "spettacolo": la battaglia per l'industria cinematografica deve essere impegnata in pieno come quella della lira e del grano ed è dovere di ogni fascista offrire la propria milizia per una delle più importanti vittorie che devono preparare il domani d'Italia». Secondo la redazione della rivista, il cinema era il terreno di una sfida culturale poiché «non ci si accorge che gli stranieri impartiscono continuamente un'educazione americana ai nostri piccoli: i nostri ragazzi sognano ed imitano cowboys e pellerossaGiuseppe Forti, I messaggi sbagliati in cinematografo, n.1 del 6 marzo 1927», mentre «un buon film può servire la Nazione come un reggimento di fanteriaAlessandro Blasetti nel volume Quarantesimo anniversario della nascita del cinema pubblicato dalla Direzione Generale per la Cinematografia, Roma, 1935, p.76».
Cinema di Stato, non dello Stato