La I.C.S.A., acronimo di Industrie Cinematografiche società anonima, è stata un'azienda di produzione cinematografica attiva in Italia alla fine degli anni venti, nel periodo del cinema muto. Nonostante la sua sede legale fosse a Roma svolse la propria effettiva attività negli stabilimenti cinematografici fiorentini di Rifredi. Cessò l'attività a causa dell'insuccesso economico delle ambiziose, ma non remunerative, produzioni realizzate.
Storia Dalla "Montalbano" alla I.C.S.A. La vicenda della I.C.S.A. è strettamente legata a quella degli stabilimenti costruiti a Rifredi nel 1921 da Giovanni Montalbano, che a tal fine aveva costituito la "Montalbano Film". La scarsa fortuna commerciale delle pellicole prodotte a fronte del gravoso impegno richiesto da quell'investimento, oltre al dissesto della "Banca di Sconto" finanziatrice dell'operazione, provocò il subentro nella gestione di quell'impianto dapprima della "V.I.S.- Visioni Italiane Storiche" (che vi realizzò Dante nella vita e nei tempi suoi) ed in seguito di altre imprese: neppure la presenza (novembre 1923 - maggio 1924) del regista statunitense Henry King per le riprese de La suora bianca e di Romola prodotti dalla M.G.M., riuscì a rilanciare completamente gli impianti fiorentiniVincenzo Buccheri, La crisi della "Cines" ed il panorama produttivo, in Storia del cinema italiano, cit. p.57.
Dopo alterni periodi di attività e di chiusura, nel 1926 intervenne a rilevare l'impianto la I.C.S.A., azienda costituita a Roma nel maggio di quell'anno, della quale facevano parte numerosi esponenti della nobiltà, tra i quali il principe Alberto Giovanelli, i senatori Vincenzo Giusti e Vittorio Scialoja, Filippo Nazari di Colabianca; tra i fondatori e membri del Consiglio d'amministrazione figurava anche Giuseppe Visconti, padre di Luchino. Il presidente della nuova Società fu l'avvocato Luigi Rotteni TiraferriGaetano Strazzulla, Gli stabilimenti di Rifredi in La Toscana ed il cinema, cit. pp.168-172. I fondatori e l'amministratore Edgardo Garelli vantarono autorevoli appoggi politici, non si sa quanto veritieriL'appoggio del governo nazionale alla ICSA, non firmato, in Eco del cinema, n.36, novembre 1926. La Società mantenne la sede legale a Roma, mentre quella operativa fu a Firenze - Rifredi.
Contesto storico L'iniziativa imprenditoriale si inquadrava in un periodo in cui la cinematografia italiana, dopo una crisi iniziata nel primo dopoguerra ed aggravata dal fallimento (1925) del tentativo monopolistico della U.C.I., si trovava in condizioni di estrema precarietà, con una produzione di poche pellicole di scarsa diffusione nazionale e quasi nessuna internazionaleCfr. Mario Quargnolo, Un periodo oscuro del cinema italiano, in Bianco e nero. n.4-5, aprile-maggio 1964, salvo quelle prodotte a Napoli derivanti dalla sceneggiata che godevano di un successo limitato alle comunità partenopee degli emigrantiVittorio Martinelli, cit. introduzione, p.8. Questa situazione aveva dato spazio a numerosi e ricorrenti appelli al rilancio (nella prosa del tempo definita una "rinascita") ed a tessere lodi a coloro che sembrava potessero diventarne gli artefici, in questo caso definiti «una bella ardimentosa, intelligente schiera di uomini, aperti in ogni più moderna concezione artistica che, riunita nella ICSA ha acquistato gli stabilimenti fiorentini della V.I.S., smentendo le voci di tanta canaglia che afferma che in Italia non si può e non si sa fare cinematografoGiuseppe Lega, Frate Francesco della ICSA, in Eco del cinema, n.29, aprile 1926».
In un quadro di decadenza, la I.C.S.A. si propose un ambizioso progetto produttivoBernardini, cit, p.339-341. A tal fine realizzò notevoli investimenti per l'ampliamento dell'impianto fiorentino, con la costruzione di un secondo teatro di posa di 3.200 metri quadrati, in grado di raddoppiare la dotazione inizialeNotizia in Cinemalia, n.1, 15 gennaio 1928. Nell'ottobre 1927 nello stabilimento di Rifredi erano presenti, su una superficie complessiva di 50.000 mq. di cui 30.000 per riprese esterne, scenografie costruite per replicare una città del Duecento ed erano in funzione magazzini, sartoria, laboratori di sviluppo e stampa pellicole, una centrale elettrica autonoma, un'armeria, officine per carpenteria e falegnameria; vi erano anche sale di proiezione e di montaggio, camerini per gli attori, spogliatoi per i "generici". Tutto questo faceva scrivere ad uno stupefatto ed ammirato visitatore che si era in presenza di una concezione "industriale" del cinema, per la completezza della dotazione e per la disciplina del lavoro, da prendere a modello per analoghe iniziative, in grado di «far sorgere l'alba della nostra [italiana - ndr] cinematografiaViator [Alessandro Blasetti], Un completo impegno industriale ed una seria organizzazione in cinematografo, n.16 del 2 ottobre 1927».
L'attività produttiva La prima produzione della I.C.S.A fu Frate Francesco, diretto da Giulio Antamoro, anch'egli membro del Consiglio di Amministrazione, ed interpretato dallo "specialista" di film a carattere religioso Alberto Pasquali: per la sua realizzazione non si risparmiarono sforzi considerevoli rispetto alla tecnica di ripresa del tempo; vennero utilizzate fino a 7 macchine da presa in azione contemporanea per riprendere scene di massa in cui erano impiegate oltre 3.000 comparse organizzate in 16 diversi gruppi ed i cui movimenti venivano guidati da squilli di tromba, ciò che fece dire ad un osservatore che «la cinematografia straniera non ha nulla da insegnare a questa I.C.S.A.C.B. [Carlo Bassoli], Una visita alla I.C.S.A. in Eco del cinema, n.37, gennaio 1927». I dirigenti della I.C.S.A. riuscirono anche a farsi ricevere dal re per fargli omaggio di un album fotografico del film.
Il film "francescano"venne presentato a Roma, al cinema "Augusteo", nella serata del 15 marzo 1927, in un evento che vide la presenza di diversi membri del Governo e venne descritto come «una data indimenticabile nella storia della rinascita cinematografica italiana, una gloria della I.C.S.A., un meritato e trionfale battesimoIl trionfo di Frate Francesco, non firmato, in Rivista cinematografica, n.6 del 30 marzo 1927». In base alle cronache del tempo fu una delle rare pellicole italiane di quegli anni ad avere una distribuzione internazionale, acquisito dalla succursale francese della "First National" per la distribuzione in Francia, Belgio e colonie, Venne inoltre venduto in Olanda, Romania, Turchia, Messico e parte del Sud AmericaNotiziario: successo di "Frate Francesco" all'estero in Rivista cinematografica, n.10 del 30 maggio 1927.
Dopo Frate Francesco, la I.C.S.A. mise in cantiere Boccaccesca, sua seconda produzione, che era ancora in lavorazione nell'agosto del 1927Notiziario, in Comœdia, settembre 1927: in questo caso il soggetto era dello stesso Presidente Tiraferri, con regia di Alfredo De Antoni, l'interpretazione di una delle attrici italiane più rinomate di quegli anni, Elena Sangro, (ma anche secondo film della quasi esordiente, diciottenne, Isa Pola), e sforzi non indifferenti quanto a impegno produttivoNotiziario: in lavorazione alla I.C.S.A., notizia in Rivista cinematografica, n.18 del 30 settembre 1927. Veniva inoltre annunciato l'inizio della lavorazione, sempre a Rifredi, di un altro "colossal" storico, Sisto Vº, già pubblicizzato come disponibile in inserzioni promozionali dell'azienda, ed il progetto di ridurre per il cinema Raggio di Luna, racconto scritto da Ugo FalenaNotiziario: la crescente operosità della I.C.S.A. , notizie in Rivista cinematografica, n.9 del 15 maggio 1927.
Dallo sviluppo alla crisi I programmi della I.C.S.A. sembravano senza sosta: dopo aver previsto un aumento di capitale sino a 50 milioni, nel febbraio 1928 annunciò di aver acquistato gli stabilimenti cinematografici romani della Farnesina, dotati di una superficie di 90.000 mq, per i quali venivano avviati lavori di ammodernamento finalizzati a realizzare 2 teatri di posa, di modo che a quel punto la Società poteva disporre di ben due grandi impianti, uno a Firenze ed uno nella Capitale, diventando così, nella visione di molti, la possibile alternativa a quella che era in quegli anni considerata l'unica azienda di produzione cinematografica attiva in Italia, la S.A.S.P. di Stefano PittalugaCinemalia, n.2, 15 febbraio 1928.
Era previsto che i lavori di rifacimento di questi impianti terminassero a giugno così da esser pronti per 2 film che la I.C.S.A. aveva in programma, entrambi per la regia di Enrico Guazzoni, La sperduta di Allah e MiryamEchi e commenti della capitale cinematografica, notizie in Cinemalia, n.8 del 15 aprile 1928. Poco prima era stata annunciata la scrittura di Rina De Liguoro, una delle attrici italiane di maggior fama internazionale del tempo, per realizzare, a partire da ottobre 1927, La bella corsara e si informava che l'amministratore Garelli aveva sottoscritto a Berlino importanti accordi di co produzione con la U.F.A..
La funzione di concorrenza alla S.A.S.P.. venne particolarmente apprezzata dal gruppo che, con Blasetti, si era raccolto attorno alla rivista cinematografo e che aveva basato gran parte del suo impegno militante a favore della ripresa del cinema italiano proprio sulla polemica contro l'azienda torinese: da ciò nacque un accordo tra questo gruppo e la I.C.S.A. per bandire alcuni concorsi relativi a nuovi autori, nuovi scenografi, nuovi registi e nuovi attori ed attrici (per il quale gli organizzatori furono travolti da quasi 4.000 candidature) da indirizzare verso «la cinematografia italiana che ha bisogno come il pane delle energie e della volontà dei giovaniIl bilancio dei nostri concorsi, non firmato in cinematografo, n.16 del 10 ottobre 1927».
Ma tutto questo complesso di progetti e di iniziative, che aveva suscitato nei commentatori del tempo lodi ed entusiasmi non tanto artistici quanto in funzione della agognata "rinascita", era destinato a durare poco ed anche la certezza che «il governo nazionale, consapevole della necessità di ridare alla nostra cinematografia la fortuna che merita, ha accordato alla I.C.S.A. tutto il suo appoggio perché possa riuscire degna delle tradizioni dell'arte italianaL'appoggio del Governo nazionale alla I.C.S.A., non firmato, in Eco del cinema, n.36, novembre 1926» era destinata a rivelarsi un'auto illusione in quanto dal governo, che pure in quegli stessi anni stava finanziando in modo consistente, oltre al "Luce", anche l'importante iniziativa internazionale dell"Istituto per il cinema educativo" collegato alla Società delle NazioniChristel Taillibert, L'I,C.E. e la politica estera del fascismo in Bianco e nero, n.547, luglio 2004 non arrivò, in concreto, nessun intervento per il cinema spettacolare.
La crisi della I.C.S.A. maturò nel maggio 1928, quando un'assemblea straordinaria degli azionisti prese atto delle difficoltà finanziarie in cui si dibatteva l'azienda, causate dalla scarsa remunerazione delle due pellicole prodotte a fronte dei costosi investimenti realizzati; le lavorazioni in corso si bloccarono, il personale fu licenziato e nel luglio fu estromesso l'intero Consiglio di amministrazione, con la nomina di un nuovo presidente, l'avvocato Demetrio Fittaioli, e di nuovi componentiNotiziario in Il corriere cinematografico, n.25 del 23 giugno 1928.