Trebiae è una città romana abbandonata della Regio VI Umbria, un tempo attraversata dal fiume Clitunno e dalla Via Flaminia. Oggi Pietrarossa, nei pressi di Trevi.
Fonti antiche sul centro Plinio il Vecchio cita i Trebiates tra le comunità del popolo degli Umbri (Plin., N.H., III, 14). I suoi abitanti sono anche ricordati da Svetonio in merito alla vita dell'imperatore Tiberio. Questi avrebbe appoggiato la richiesta del municipio di investire un lascito testamentario nella riparazione delle strade locali, anziché nella costruzione di un nuovo teatro; cosa al cui il Senato Romano si oppose, rispettando il desiderio del testatore (Suet., Tib. 31). La città è successivamente ricordata anche dall'Itinerarium Burdigalense (335 d.C. circa), dove compare sotto la dizione "Civitas Trebis", posta 11 miglia da Spoleto e 5 da Fulginia (presso Foligno). Inoltre, uno scolio alla XII Satira di Giovenale, probabilmente appuntato tra il V e il VI secolo d.C., specificava che il Clitunno "scorre in mezzo a Trevi, città della regione Flaminia" ("Fluvius qui Trevis, civitatem Flaminiae, interfluit"). A partire dall'anno 487, vi sono documentazioni circa il rango vescovile del centro, poi assorbito dalla Diocesi di Spoleto intorno al VI-VII secolo. Altre fonti scritte sul centro sono fornite dalla documentazione epigrafica, la quale ricorda la struttura quadrumvirale del MunicipioC.I.L. XI, 5054. Successivamente alla tarda Antichità, si hanno echi dell'antica città nella toponomastica della zona, con i termini "Santa Maria de Trevi" e "Trevi de Planu" attestati tra XI e XII secolo.
Ritrovamenti del passato (1400-1979)
Le prime fonti sulla presenza di strutture archeologiche a Pietrarossa risalgono alla seconda metà del XV secolo. Scrive, infatti, il cronista trevano Francesco Mugnoni: "1468 del mese de luglio o de augusto, et certi altri dicevano che la notte de santo Johanni del mese de Jugno, apparì quella aqua santa adosso ad santa Maria de piè de Trevj dove c'è fatta quella maestà et dove ce sonno quillj bagni. Et dixe Francisco de Stefo patre de mastro Johanni, che sonno in capo de xxx ani apariva questa acqua et poi se celava". Secondo l'interpretazione di Bordoni, la citazione dei "bagni" ovvero di strutture termali potrebbe essere dovuta all'interpretazione di alcune strutture archeologiche come parti del balineum ricordato dalla lettera di Plinio il Giovane sul Santuario delle Fonti del Clitunno, a qualche chilometro di distanza. La leggendaria associazione tra Pietrarossa e il complesso sacro ricordato da Plinio ha più volte echeggiato nella vulgata sulla storia della località senza però avere reale fondamento topografico, data la notevole distanza dal santuario clitunnale (7 km). Sappiamo che dei rinvenimenti dovevano essere avvenuti nello stesso periodo, dati i materiali archeologici tra blocchi, pilastri, trabeazioni e colonne reimpiegati nel portico della chiesa di Pietrarossa (XV sec.) e nel suo campanile (inizi XVI sec.).
Un numero corposo di ritrovamenti fortuiti dovette avvenire nel '700. Il supplemento all'Italia Sacra dell'Ughelli riporta l'esistenza di ruderi della città posti a circa 500 passi (circa 750 m) dalla Trevi attuale. Il Natalucci riporta la scoperta di strutture durante la costruzione dei casolari Parriani e Amici nella zona. In particolare, si rinvenne una grande struttura nei pressi dell'ex chiesa di S. Tommaso, circa 200 metri a monte di Pietrarossa. Questa venne all'epoca interpretata come parte delle "muraglie" della città. Nello stesso periodo si effettuarono scavi nel piazzale antistante la chiesa di Pietrarossa, al fine di rinvenire un "creduto tesoro", dove si rintracciò un "gran pavimento di pietre quadre ben connesse". Inoltre, una "scalinata di pietre" venne rinvenuta vicino al fosso Alveolo, che solca la localitàIbidem.
Nel 1772 poi, vennero alla luce i resti di un enorme edificio pubblico (probabilmente una porticus) nei pressi del fosso Alveolo. Lo scavo, sotto la supervisione della Regia Camera Apostolica, portò alla luce la base dell'edificio per una superficie di circa 10 x 20 metri, rinvenendo una fila basi di colonne di grandi dimensioni: circa 1,5 metri di diametro e quasi 2 metri per quelle angolari. La struttura venne successivamente rinterrata e non se ne conosce ad oggi l'esatta ubicazione.
Nel corso del XIX secolo, i principali ritrovamenti vennero rappresentati da materiale epigrafico e da quanto emerse nel corso dei lavori per il passaggio della linea ferroviaria (1864). Infatti, i lavori per la costruzione del ponte sull'Alveolo (circa 300 metri a Sud della chiesa) portarono alla luce un monumento funebre in laterizio con iscrizione e una lastra decorata in marmo. Intanto, intorno al 1840, scoppiò una diatriba tra i frati del convento di San Fortunato (presso Montefalco, 8 km a Ovest di Pietrarossa) e il Comune di Trevi circa il possesso di un grande cippo marmoreo (base di statua) con dedica a Lucio Succonio, patrono del municipium di Trebiae. Il cippo, reimpiegato da tempo immemore nella chiesa montefalchese, fu definitivamente assegnato a Trevi sulla base di un conguaglio in granaglie ai frati. L'epigrafe è di particolare importanza, siccome dedicata dalla corporazione degli scabillari (suonatori di uno strumento musicale chiamato scabillum). Pertanto, potrebbe rappresentare l'unica prova concreta sull'esistenza di un teatro a Trebiae, al di là della suddetta menzione di Svetonio.
Altri ritrovamenti funerari si ebbero intorno al 1920, durante la costruzione dell'ex Pastificio Bonaca a Borgo Trevi (circa 1,5 km a Sud di Pietrarossa). Si trattava di emergenze epoca tardoantica (IV-VI secolo), tra cui sarcofagi fittili tipici dell'area spoletina. Nel 1943, i lavori di realizzazione di una postazione antiaerea innanzi la chiesa portarono alla luce porzioni del lastricato già rinvenuto nel XVIII secoloRilievo di Vincenzo Giuliani per l’organizzazione TODT, in Archivio della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico per l’Umbria.. Inoltre, di nuovo a Borgo Trevi, duranti i lavori di realizzazione di alcune abitazioni nel 1966, emersero i resti della base di una grande pressa in blocchi di breccione locale nonché il fondo di un dolio, certamente resti di una villa rusticaArchivio della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico per l’Umbria., Fascicolo Trevi, Relazione a cura di Vincenzo Giuliani (21 giugno 1966). . Infine nel 1979, altri lavori nei pressi del sottopasso ferroviario della strada S. Maria in Valle - Casco dell'Acqua (1 km a N di Pietrarossa) permisero di rinvenire un enorme dolio integro (oggi sotto la loggia del Palazzo Comunale di Trevi) e altri frammenti, con tutta probabilità pertinenti a una villa relativa all'immediato suburbio del centro.
Ritrovamenti recenti (1980-2006)
Nell'agosto 1980, scavi per la realizzazione di un sottopasso ferroviario a pochi passi della chiesa di Pietrarossa, portarono alla luce un tratto stradale di epoca romana approssimativamente coincidente l'attuale Via di Pietrarossa, dotato di canalette di scolo laterali e fiancheggiato da strutture di cui si notavano alcuni accessi. Il ritrovamento venne meritoriamente segnalato da Carlo Zenobi e Franco Spellani, portando a una sospensione dei lavori e all'intervento degli enti di tutela. I frammenti ceramici rinvenuti, mai studiati compiutamente e fino a pochi anni fa (2010) conservati nel magazzino della Soprintendenza di Ponte San Giovanni (Perugia), annoveravano ceramiche a Vernice Nera (IV-I sec. a.C.). Dalle foto dell'epoca, i lacerti murari adiacenti alla strada si distribuivano a differenti altezze nella sezione di scavo, lasciando ipotizzare una lunga storia insediativa. All'interno di una di esse, fu rinvenuto un cippo monolitico di epoca tardorepubblicana (II-I a.C.), con dedica a Giove Ottimo Massimo (IOVI O.M.), lì riutilizzato come base per una macina, probabilmente in epoca tardoantica. Il grande blocco, oggi conservato nella chiesa di Pietrarossa, aveva con tutta probabilità la funzione di base per la statua votiva del dio. Alcuni studi collegarono tale dedica al culto di Giove Clitunno, venerato nel non lontano santuario delle Fonti del fiume (circa 8 km a Sud di Pietrarossa). Studi recenti, invece, hanno rimarcato il carattere capitoliare di Giove Ottimo Massimo, ipotizzando che tale culto si inserisse nel Capitolium della cittadina.
Ulteriori scavi in un terreno circa 150 m a SE della chiesa nel 2004 portarono alla luce ceramiche, tegole, blocchi monolitici di breccione locale e travertino oltre a ossa umane. Il tutto, segnalato tardivamente alla locale Soprintendenza, non portò a ulteriori accertamenti. Lo stesso terreno aveva già restituito manufatti, anche di carattere architettonico, negli anni '50, durante opere di carattere idraulico. Nell'agosto 2005, a seguito della segnalazione di anonimi cittadini e il successivo intervento delle autorità competenti, lo scavo di realizzazione di un magazzino di proprietà comunale in adiacenza al terreno precedente, circa 170 m E-NE dalla chiesa, riportò alla luce una necropoli a inumazione con 17 individui. La grandissima parte di queste sepolture è stata datata tramite la tipologia e gli oggetti di corredo a un periodo compreso tra la seconda metà del VI e la metà del VII secolo d.C. Solo due sepolture potevano datarsi a un'epoca leggermente precedente ma comunque tardoantica (IV-V sec.). Gli individui presentavano caratteri culturali "germanici" per quanto riguarda gli oggetti di corredo e sono stati rapportati a popolazioni di etnia longobarda o a processi di acculturazione di locali in senso germanico. Nel 2006, ulteriori lavori scavi di emergenza nel terreno soggetto a lavori nel 2004 (100 m E-SE dalla chiesa), portarono al rinvenimento di strutture murarie e ulteriori sepolture tardoantiche (V sec. d.C. circa), il che lascia intendere che l'area cimiteriale tardoantica - altomedievale sia ben più estesa di quanto portato alla luce ad oggi.
I ritrovamenti a cavallo tra XX e XXI secolo ravvivarono l'attenzione nei confronti del sito, lasciando prospettare l'avvio di scavi programmatici, tanto da portare alla realizzazione di un'uscita pedonale con funzione turistica lungo la nuova superstrada (2001). Tuttavia l'idea restò sul momento lettera morta. Tuttavia, le scoperte in questione aggiunsero elementi sull'effettiva natura urbana del sito di Pietrarossa (la dedica a Giove Ottimo Massimo, la presenza di una rete stradale con strutture), precedentemente messa in discussione dagli studi di Luigi Sensi sulla più antica cinta muraria della Trevi attuale (1974). Inoltre lasciarono intendere per il sito una lunga continuità di vita, giunta almeno fino al VII secolo d.C., in contrasto con le teorie su una distruzione violenta e definitiva del centro intorno al V secolo.
Gli Scavi archeologici dell'Università di Perugia (2015-presente): storia e scoperte