LOspedale Maggiore è il principale presidio sanitario dell'ASST di Crema.
Storia Fino al XVIII secolo Il 12 giugno 1351 nella bottega di tessuti di Giacomo Osio, sita nei pressi dell'odierna piazza Duomo, si riunivano quattordici cittadini "ricchi mercanti"., e precisamente, secondo la grafia dell'epoca.: Ziliolus Bellavista, Carnevalus Ceriolus, Lantelmus Draco, Marchinus Mandula, Jacobus Morantonus, Jacobus De Oxio, Pavarolus Pavanus, Ruggerinus De Pergamo, Guglielmus De Roberga, Lantel.s De Rovate, Albertinus Codelotus Turtae, Rajnaldus De Vairano e Petrus De Vicomercate.
Alla riunione erano presenti i notai Giovanni Da Vairano e Gioacchino Civerchi, con i testimoni Giacomo Castelli, Pusino Vimercati e Gabriele Terni.
Nell'atto risultante i convenuti dichiaravano di aver acquistato i sedimi di case in Borgo Pianengo (ossia il Borgo San Pietro) di proprietà di Pusino De Brexhana e del figlio Bartolino..
L'obbiettivo era l'istituzione di un ospizio per infermi poveri denominato Domus Dei. Per quanto il nome richiami la religiosità dei convenuti, l'istituzione era del tutto laica e privata e si trattava di una novità per Crema.: infatti, nelle norme statutarie ne era vietata l'ingerenza delle autorità religiose, così come il trapasso agli eredi dei fondatori. Le persone destinatarie del beneficio venivano divise in tre categorie: infermi, incurabili e i pazzi..
Per quanto riguarda la collocazione di quel primitivo ospedale, questo è da identificarsi nel luogo ove allo stato attuale sorge l'edificio che ospita la scuola primaria statale di Borgo San Pietro..
In anno imprecisato, verso la fine del XIV secolo., Savia Milanesi (Savia de Melanisis) donava all'ospedale un'abitazione sita presso Porta Ripalta, ritenuta più ampia e quindi maggiormente ricettiva, da cui il trasferimento in tale luogo.. Edificio che venne ampliato a partire dal 1467 (anche grazie al contributo 100 fiorini imperiali erogati dagli amministratori comunali) finendo per assumere nel Cinquecento le forme ancora visibili sia lungo la facciata di via Kennedy sia sul fianco di via Teresine.
Forse per motivi economici. si rinunciò in parte alla primitiva laicità nel corso del XVI secolo.: a pesare, forse, fu anche la contrapposizione con l'Ospedale di Santa Maria Stella nel quale, a partire da una "parte presa" del 1453, vi confluirono tutti i piccoli ospedali di Crema. Lo dimostrano gli atti di due visite pastorali, delle quali la prima (per opera del vescovo Castelli) fu particolarmente critica nei confronti della gestione: il prelato vi ravvisava, in particolare, spazi inadeguati, carenze igieniche e usi impropri.. Carenze non ritenute così gravi e negative da parte del vescovo Regazzoni avvenuta solo quattro anni dopo..
Durante tutto il periodo della dominazione veneta l'ospedale era retto da quattordici nobili cittadini, dei quali dodici con il nome di deputati e due di sindaci.
Il patrimonio dell'ospedale crebbe nel corso del XVIII secolo grazie ai lasciti di facoltose famiglie quali i Clavelli, i Guidoni, i Martinengo Sant'Angelo, i Benzoni e altri; sempre più spesso i benefettari nominavano l'ente quale erede universale in cambio, al più, della celebrazione di una messa perpetua. Anche grazie a questi lasciti l'amministrazione dell'ospedale ottenne l'autorizzazione a prolungare l'edificio lungo il Canton della Roversa (l'attuale Via Teresine) nel 1652.
Sul finire del secolo l'Ospedale ebbe un contenzioso con la parrocchia di San Giacomo in merito all'inumazione dei deceduti (in media un centinaio l'anno) sotto la chiesa; aprire così frequentemente le botole provocava la diffusione di miasmi tali da impedire le celebrazioni religiose. Gli amministratori ottennero così di scavare camere sepolcrali sotto l'edificio ospedaliero, alcune delle quali ritrovate nel 1901 in occasione di lavori di ampliamento e piene di cadaveri pigiati..
Il 25 maggio 1733 venne affiancato lOspedale degli Incurabili: secondo il Sanseverino erano 21 i ricoverati alla metà dell'Ottocento, 14 uomini e 7 donne. assistiti dai frati dell'ordine dei cappuccini. Faustino Sanseverino, tuttavia faceva risalire la fondazione, erroneamente, all'anno 1717. Il Benvenuti accennava all'ideazione di Francesco Gennari fu Geminiano, deceduto nel 1603.: in effetti, il suo testamento nominava suo erede il figlio Cesare con il vincolo del fedecommesso, qualora la casata si fosse estinta, senza discendenti maschi legittimi (ne erano escluse le femmine), tutti i beni sarebbero passati allOspedale degli Infermi per aprire un reparto di incurabili; la circostanza avvenne nel 1729 con la morte di Francesco Gennari fu Giovanni Antonio..
XIX secolo
Durante la Repubblica Cisalpina un nuovo "direttorio" ebbe il compito di rendere di nuovo laica l'istituzione e tutti gli enti seguiti.. Inoltre, tutte le istituzioni assistenziali e di beneficenza, fino ad allora autonome, furono aggregate in una Congregazione di Carità che includeva oltre l'Ospedale degli Infermi anche l’Ospedale degli Esposti e mendicanti, il Conservatorio delle Zitelle, la Casa delle Ritirate, la Commissaria Lupi, le Commissarie Penaro ed unite, l’Istituto per i carcerati, il Monte di pietà e (dal 1809) la Casa dei poveri.
I lasciti del conte Giovanni Andrea Martini del 1799 permettevano di proseguire il mantenimento della sezione dei "pazzi", cui seguiva, nel 1818, uno speciale fondo del Regno Lombardo-Veneto che, dopo l'Unità d'Italia, fu posto in carico alle province.
Ulteriore beneficio l'ospedale lo ebbe in quei primi anni del secolo dalla soppressione del convento di Sant'Agostino e la cessione nel 1798 di tutte le proprietà eccetto la chiesa e il convento.. Molte delle pale d'altare acquisite sono visitabili nella pinacoteca del Museo civico di Crema e del Cremasco, mentre nella chiesa del moderno ospedale vi è stata trasferita la tela San Tommaso da Villanova, un olio su tela (350 cm x 172 cm) di Felice Boscarati (1721-1807)..
L'amministrazione unificata degli enti assistenziali fu parzialmente modificata nel 1822 con la costituzione di due nuove entità: i "Luoghi pii elemosinieri" (cui facevano capo il Monte di Pietà, il Conservatorio delle Zitelle, la Casa dei Poveri, le varie Commissarie ed altre fondazioni ed opere pie nel frattempo istituite) e l'Ospedale degli Infermi con l’istituto Esposti e mendicanti.
Sul piano urbanistico, con il fine di favorire l'accesso dall'esterno nel centro storico, la municipalità di Crema realizzò nel 1833, su progetto dell'ingegner Luigi Massari, una strada carreggiabile ai piedi del terrapieno meridionale delle mura venete a lungo nota anche con il nome di via dell'Ospitale, soppressa nel 1948..
Due membri della casa reale austriaca visitarono la struttura: la prima volta fu l'arciduca Francesco Carlo d'Asburgo-Lorena il 3 giugno 1825, accompagnato dalla moglie, l'arciduchessa Sofia, in visita alla città durante il loro viaggio nel regno Lombardo-Veneto.. La seconda volta fu il 18 settembre 1838 quando si fermò per qualche ora in visita alla città l'imperatore Ferdinando I d'Austria e la consorte Maria Anna di Savoia e tra i luoghi visitati vi fu anche l'ospedale..
Nel 1845 all'Ospitale Maggiore fu prolungato il lato di via Teresine su progetto dell'architetto Giovanni Massari.
Attorno alla metà del secolo l'ospedale era curato da un amministratore in forma gratuita, con un medico alla direzione generale. A quell'epoca possedeva 116 posti letto per i poveri della città affetti da malattie acute; in casi eccezionali se ne poteva aumentare il numero a fronte di una tassa cui si sopperiva attraverso la carità privata oppure, talvolta, pagata dai comuni. Vi erano anche sale isolate per la cura di malati contagiosi, per lo più vaiolo, morbillo e rosolia ma, in casi straordinari, venivano allestiti appositi reparti come in occasione dell'epidemia di febbre petecchiale del 1817 e di colera del 1836.
Su interessamento del vescovo di Crema, monsignor Giuseppe Sanguettola, al 1852 risale l'arrivo delle prime suore dell'ordine delle Ancelle della Carità fondato dodici anni prima a Brescia da suor Maria Crocifissa Di Rosa Le suore prestarono la propria opera sia presso l'ospedale sia presso il manicomio di Santa Maria della Croce – di cui si parlerà più avanti – fino a gran parte del XX secolo, anche presso il futuro nuovo ospedale..
Vi erano impiegati due medici e un chirurgo primari, due chirurghi secondari due farmacisti, alcuni medici-chirurghi praticanti in forma gratuita; a servizio del presidio anche tre sacerdoti, oltre a impiegati e infermieri.
Le malattie curate erano prevalentemente le polmoniti in inverno, le febbri reumatiche in primavera e autunno, le febbri perniciose in estate.
Dal 1850 l'Ospedale andò incontro ad una crisi finanziaria conclusasi nel 1865, durante la quale furono intrapresi tagli alle spese generali quali l'alimentazione per i degenti, la legna da fuoco, le telerie nonché il taglio da tre a due del numero di assistenti spirituali..
A seguito della riforma delle opere pie del 1863 (oppure ai sensi della legge 3 agosto 1862 secondo Sergio Lini.) veniva istituito il Consiglio degli Istituti ospitalieri per l'amministrazione dell'opera pia "Spedale maggiore ed uniti" e dello "Spedale degli Esposti e dei mendicanti", mentre gli altri enti di assistenza e beneficenza furono divisi in varie amministrazioni (Consiglio del Monte di pietà, Congregazione di carità e Consiglio degli Istituti educativi).
A proposito del citato Ospizio dei pazzi: ospitava circa una ventina di persone, generalmente individui con demenza cronica che raramente sfociava in atti violenti tali da essere trasportati al Manicomio della Senavra di Milano, quasi sempre affetti da pellagra. Con riferimento all'anno 1884 vi lavoravano un medico primario, un assistente un religioso, un capo-infermiere, 12 infermieri e un barbiere.
Tra le attività erogate nel 1869 figurava anche il dispensario farmaceutico che poteva fornire medicinali ai quei residenti in città – gratuitamente sino alla somma di L. 549,12 - che per mancanza di posti in ospedale o per impossibilità a essere trasportati necessitavano di cure presso la propria abitazione. Inoltre, erano distribuiti cinti per ernie, si organizzava un servizio di bagni pubblici (sia gratuiti sia a pagamento), venivano elargiti sussidi dotali erogati in virtù di diversi legati e sussidi in denaro ai poveri.
Verso il periodo dell'Unità d'Italia il numero di posti era aumentato a 140 con una sala operatoria, mentre negli anni immediatamente successivi vennero approntati ulteriori ampliamenti, quali l'allestimento di una seconda sala operatoria (1883), nuovi spazi e il miglioramento delle condizioni di vitto e assistenza. Nel 1866 un significativo ampliamento fu attuato lungo via Teresine e concluso nel 1871..
Risale al 1875 la modifica del trattamento dei "pazzi" abolendo le punizioni corporali, i bagni freddi a sorpresa, la macchina rotatoria, l'isolamento in stanze buie. Venne introdotta la terapia del lavoro che, oltre a dare benefici ai pazienti, contribuiva all'economia dell'ente..
Dopo un'inchiesta governativa (sostenuta dal senatore Cesare Correnti) nel 1883 l'amministrazione complessiva delle opere pie cremasche subì un'altra riorganizzazione, senza particolari cambiamenti, tuttavia, per il Consiglio degli Istituti ospedalieri che continuava a gestire l’Ospedale Maggiore, l’Istituto Esposti e partorienti, l’Ospedale dei Pazzi.
XX secolo
Nel corso dei primissimi anni del secolo il "Maggiore" di Crema fu tra i primi in Lombardia a sostituire i vecchi tavoli operatori in legno con quelli metallici e ad usare il fenolo per rendere l'ambiente antisettico.. Altre novità introdotte a partire dal 1901 furono lo spostamente delle sale operatorio sul luogo dell'antica cappella demolita, l'organizzazione di un locale per le autopsie affiancato dal deposito dei cadaveri, l'appartamento per i religiosi, una piccola cappella e una sala per gli uffici funebri.