Il pozzo sacro nuragico è una particolare struttura templare ipogeica presente in Sardegna e destinata durante l'Età del bronzo al culto delle acque.
Descrizione La sua struttura architettonica è ritenuta tra le più elaborate presenti nell'Isola ed è un chiaro esempio della maestria costruttiva raggiunta dai Nuragici. Si trova su tutto il territorio isolano e insieme alle tombe dei giganti e ai tempietti a megaron testimonia lo spirito profondamente religioso delle popolazioni sarde durante la civiltà nuragica.
In Sardegna sono presenti differenti forme di luoghi sacri al culto delle acque, tuttavia i templi dell'acqua sacra possono essere catalogati come edifici di tre tipi: pozzi sacri, cioè pozzi o camere rivestiti di pietra scavati a varie profondità che consentono di raccogliere l'acqua sotterranea; fonti sacre, bacini o camere superficiali di pietra per la raccolta di acqua sorgiva. Alcune fonti sacre tuttavia hanno strutture molto elaborate che le rendono simili a pozzi sacri, per esempio Su Tempiesu di Orune che viene considerato come il prototipo architettonico dell'architettura dei templi dell'acqua sacra, fonti e pozzi; rotonde, edifici a pianta circolare, spesso con atrio rettangolare, senza un'adduzione idrica diretta da falda o da sorgente, nelle quali venivano celebrati culti dell'acqua sacra, databili attorno al Bronzo recente e finale.
I pozzi sacri, per la maggior parte, sono costruiti su terreno piano o quasi piano e non addossati alla costa della collina, mentre le fonti sono spesso ricavate proprio in corrispondenza della sorgente anche su terreni molto in pendenza come il già citato Su Tempiesu.Maud Webster, Water temples of Sardinia: identification, inventory and interpretation, Uppsala Universitet, Department of Archaeology and Ancient History, Master's Degree Thesis, 2014
I pozzi tendono ad avere una struttura più elaborata e più maestosa rispetto alle fonti, anche se in alcuni casi è difficile distinguere su base architettonica tra pozzo e fonte. Le fonti sono generalmente dotate di strutture semi-ellittiche, con un atrio nella parte anteriore e spesso una cameretta anche a tholos nella parte posteriore, con opere idrauliche semplici ma ben formate, come canalette in pietra che in alcuni casi sono legate da giunzioni in piombo. Nei pozzi non sempre l'atrio è presente ed in alcuni casi la scala è ridotta ad alcuni gradini oppure è assente e sostituita da un piano inclinato dall'atrio alla camera a volta. Ci sono poi alcuni templi dell’acqua sacra che sono ibridi tra il pozzo e la fonte come quello di Su Romanzesu di Bitti che è classificato come fonte da Webster e come pozzo da Depalmas.Anna Depalmas, Il paesaggio del sacro nella Sardegna nuragica: Architetture celebrative e spazi cerimoniali nei luoghi di culto e nei santuari in " Preistoria e protostoria in Etruria - Atti dell’undicesimo incontro di studi" 14-16 Settembre 2012 -a cura di Nuccia Negroni Catacchio - Paesaggi cerimoniali Ricerche e scavi volume II - Centro Studi di Preistoria e Archeologia, Milano, 2014 ISBN 9788894035520
Le rotonde sono state ascritte solo recentemente al culto dell'acqua. Sono state definite rotonde anche altri edifici nuragici a pianta circolare di dimensioni più contenute con un sedile perimetrale ed un bacile in pietra al centro.Alessandro Usai, Il culto dell’acqua nella Sardegna nuragica, in C. D. Fonseca. E. Fontanella (a cura di), Anima dell'acqua, Roma, 2008, pp. 120-131Gianfranca Salis, Pozzi sacri, fonti e rotonde in "La Sardegna nuragica Storia e monumenti" a cura di Alberto Moravetti, et al. – Carlo Delfino editore – © Regione Autonoma della Sardegna, 2017 ISBN 978-88-7138-995-0. http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_27_20180611131452.pdf
Distribuzione geografica I templi dell'acqua sacra sono presenti in tutto il territorio sardo. Ciò ha suggerito agli studiosi che i motivi della loro costruzione, dettati da considerazioni di tipo sociale, furono molto diffusi ed i culti in essi praticati molto adattabili alle differenti situazioni.
Pozzi e fonti
Fadda (2014) indica la cifra 60 pozzi e 50 fonti;Maria Ausilia Fadda, L'architettura dedicata al culto dell'acqua in "La Sardegna Nuragica - storia e materiali" a cura di Alberto Moravetti et al. – Carlo Delfino editore – © Regione Autonoma della Sardegna, 2014 ISBN 978-88-7138-750-5. http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_27_20161222154027.pdf
Depalmas (2014) elenca 51 pozzi e 24 fonti;
Webster (2014) censisce e descrive 40 pozzi e 26 fonti.
Le fonti sacre costituiscono una minoranza del totale dei templi dell'acqua sacra, fatto che non sembra essere sempre legato alle condizioni idrogeologiche, ma pone interrogativi sui motivi che hanno portato le popolazioni nuragiche a compiere questa scelta.
Nel più importante santuario nuragico della Sardegna centrale, quello di Santa Vittoria di Serri, il pozzo non raggiunge la falda ma è alimentato da fori praticati nella muratura che raccolgono l'acqua piovana, il che fa presumere che il santuario non si sia sviluppato attorno al pozzo sacro ma fosse presente prima di esso. Anche nel pozzo di Is Clamoris di Escalaplano l'acqua viene incanalata dal vicino fiume, il che confermerebbe che ciò che contava non fosse tanto la sorgente d'acqua quanto il sito specifico a dettare la costruzione del tempio. In Sardegna vi sono anche sorgenti di acque minerali ed effervescenti nonché altre sorgenti di ottima e costante portata che non sono state trasformate in templi. Molti pozzi sacri sono comunque legati a sorgenti, come per esempio quello di Funtana Coberta di Ballao, che raggiunge una falda acquifera non particolarmente profonda ma abbondante, tanto che durante gli scavi fu necessario installare pompe per tenere sotto controllo gli allagamenti.
Il pozzo scavato, dotato di camera sotterranea, potrebbe anche essere stato un elemento di maggior prestigio per i santuari, infatti degli otto santuari nuragici conosciuti, sei hanno un pozzo sacro e gli altri due hanno fonti sacre molto elaborate che le rendono simili a pozzi: la fonte del santuario nuragico di Gremanu fa sgorgare l'acqua raccolta da una cisterna costruita come un pozzo e quella del complesso nuragico di Romanzesu è coperta da una tholos ed è dotata di gradini di accesso. Questo fa presumere che potesse essere la profondità stessa ad avere un valore come elemento per raggiungere il mondo sotterraneo rendendo il culto dell'acqua un possibile culto a divinità sotterranee, forse legate alla madre terra.
Architettura Lo schema architettonico dei pozzi sacri è ben definito e consiste in tre elementi significativi: il pozzo vero e proprio (la canna o tamburo), cioè la struttura di sostegno di forma cilindrica o quasi cilindrica, realizzata con conci di pietra e coperta da una tholos che è in generale ipogeica o che supera di poco il piano di campagna. Nella parte inferiore del pozzo è presente una conca di raccolta dell'acqua ed in molti casi un foro, rivestito in pietra, che accede alla falda freatica; la scalinata di accesso con copertura a gradoni invertiti (cioè che riprende una struttura a scala sul soffitto del vano e quindi mantiene l'altezza del passaggio più o meno costante), che generalmente si restringe verso il basso; l'atrio (vestibolo) in antis di forma rettangolare con sedili in pietra sulle ali e che in molti casi contiene una canaletta di tracimazione dell'acqua dal pozzo ed un altare.
La scalinata è spesso un esempio della raffinatezza dell'architettura nuragica e sinonimo di perfezione. Ne è una prova quella del pozzo di Santa Cristina. In contrasto il pozzo Tattinu di Nuxis presenta una scalinata in muratura poligonale molto grezza ma dotata di 28 scalini e con due architravi.
Il fondo della canna del pozzo presenta accorgimenti (una conca o una fossetta di decantazione per le impurità) che consentono di mantenere limpida l’acqua.
La tholos dei pozzi sacri è realizzata con la tecnica del falso arco o meglio della falsa volta (tecnica spesso menzionata con il termine inglese "corbelling", cioè a mensola) in generale senza uso di malta o altri leganti. Ogni fila di pietre veniva posta in posizione aggettante, più vicina al centro della falsa volta, rispetto alla fila inferiore. Per consentire la tenuta delle pietre venivano impiegati elementi di aggancio, rinvenuti in molti pozzi, realizzati colando del piombo in specifici incastri scalpellati nelle parti interne di conci litici nascosti, alternando gli incastri.
I conci di pietra che costituiscono la canna e la tholos possono essere poco lavorati (muratura poliedrica), il che sembra entrare facilmente nei modi familiari delle costruzioni nuragiche come per esempio nei pozzi di Funtana Coberta di Ballao e Is Pirois di Villaputzu, oppure perfettamente squadrati in opera isodoma o semi isodoma come nei pozzi di Santa Vittoria di Serri, Santa Cristina di Paulilatino e Sant'Anastasia di Sardara. Tuttavia non sembrano esserci significative differenze di localizzazione tra pozzi a muratura isodoma e non isodoma.
Caratteristici della costruzione di alcuni pozzi sacri, quando la pietra ne consente una buona lavorabilità, sono i conci sagomati a "T" o a cuneo (in pianta), che consentono di avere una faccia verso il pozzo (il trattino orizzontale della T) rettilinea, concava o convessa, ed inclinata all’interno o all’esterno, finita e lavorata, con il peduncolo nascosto nella zona di sostegno del terreno attorno al pozzo stesso; questo garantisce l’aspetto isodomo della muratura e una buona tenuta del paramento di sostegno del terreno.
Per quanto la muratura isodoma sia presente anche in alcuni nuraghi negli edifici sacri della Sardegna, essa sembra dare particolare risalto all'impegno economico ed all'esteticaLo Schiavo Fulvia (2003) Uomini e dei: ripostigli ed offerte nella Sardegna nuragica, «Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia», LXXV e non sembra essere legata all'epoca della sua realizzazione come aveva ipotizzato Giovanni LilliuGiovanni Lilliu, La civiltà dei Sardi dal Paleolitico all’Età dei Nuraghi, Nuoro, 2004, ma piuttosto alla lavorabilità della pietra impiegata per la costruzione. Dice Webster: «a Santa Cristina di Paulilatino, si potrebbe davvero essere sopraffatti dall'impressione che questo edificio non sia sardo - o che sia troppo sardo: replica la forma a tholos che è così caratteristica dell'esperienza nuragica ed espressa in migliaia di nuraghi, ma qui viene eseguita con una tecnica profondamente estranea ad essa». Questa circostanza trova riscontro anche nel Pozzo sacro di Predio Canopoli di Perfugas e in alcuni altri pozzi che evidenziano straordinarie capacità costruttive e un'ambizione verso una perfezione simmetrica sconosciuta nella tradizione nuragica. Di questo pozzo Antonio Taramelli nel 1924 aveva commentato: «L'intera costruzione [...] è sorprendente per la sua incomparabile padronanza della lavorazione: l'esattezza e l'armonia delle linee, l'accuratezza del taglio dei singoli blocchi, la perfezione delle connessioni tra le pietre, la regolarità dei vari corsi e la sporgenza di ognuno di essi fanno pensare a un'abilità tecnica insuperabile [...] nulla di meglio di questo può essere visto in qualsiasi edificio, antico o moderno».Antonio Taramelli, Perfugas. Tempietto a pozzo di carattere preromano scoperto nell'abitato, Notizie degli Scavi di Antichità 1924, citato da Webster (op. cit.)