Lorenzago di Cadore (IPA: , Lorenzàgo in ladino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Belluno in Veneto. È uno dei ventidue comuni che costituiscono la Magnifica Comunità di Cadore, posto alla sinistra del Piave, su un verde altopiano ben esposto a 883 m s.l.m., lungo la strada Statale 52 che collega il Cadore alla Carnia attraverso il Passo della Mauria, costituendo allo stesso tempo un'area di confine di provincia e di regione.

Il paese

Lorenzago non è diviso in frazioni, ma presenta due distinti assetti urbanistici: uno denso e compatto composto da due borgate storiche; uno più contemporaneo che si estende in località Monteona, Dera, Piate, Rivadó. Le due borgate storiche sono collegate da un tratto della strada Statale 52 che attraversa tutto il paese: da Piazza Calvi (la principale del paese), sale fino a Cima Faureana; percorre poi il piano viale Città di GenovaCosì denominato per riconoscenza verso la Superba, che per prima inviò soccorsi alla popolazione, non appena nel novembre del 1918 il paese rimase libero dall'occupazione straniera. e passa dalla borgata di Villagrande (Gortina) a quella di Villapiccola (Vila) ove la strada riprende a salire sino al ponte di Ramaió per continuare, con un tratto di otto chilometri, sino al Passo della Mauria, dal quale discende verso la Carnia ed il Friuli. Il Passo della Mauria ed il Monte omonimo con le sue doline imbutiformi scavate dalle acque si trova interamente entro il territorio di LorenzagoO. Marinelli, Fenomeni di erosione dei gessi nei dintorni del Mauria e di Lorenzago, Boll. della Soc. Geogr. Ital., 1900..

Geografia fisica Territorio

Il territorio comunale che ha una superficie di 27,95 km², degrada dolcemente (da sud-est a nord-ovest), ma non uniformemente e con vari falsipiani, sino a raggiungere il corso del Piave ove comincia il lago di Centro Cadore formato dallo sbarramento della diga di Sottocastello.

Il territorio è inoltre rotto in molte vallette minori, che sono percorse da piccoli rii, quali il Romotoi, il rio dei Tofi, il Rin de la Cros tributari del Piova, il rio dell'Acquafredda col subaffluente rio Borbe ed il Ramaió tributari del Cridola. Tutte queste acque appartengono al bacino del Piave; solo il torrente Tora, che ha origine dal Monte Toro a nord della forcella del Cridola, appartiene al Tagliamento (che nasce in territorio comunale« Lungo la strada che dal Passo della Màuria scende verso Forni di Sopra, dopo i primi due tornanti incontriamo sulla destra un cartello indicante l'ubicazione della sorgente del Tagliamento. La polla d'acqua non si vede: rimane nascosta sotto una coltre di umido fogliame. Il Tagliamento zampilla in una culla dall'aspetto modesto, ma vi nasce con cuore di re » tratto da Il Tagliamento, Immagini e appunti sul re dei fiumi alpini di Benito Mion, Grafiche Risma Editore, 2005 / oppure: Un futuro per il Tagliamento: Riserva della Biosfera UNESCO - a cura di Nicoletta Toniutti e Andrea Agapito Ludovici, WWF Italia. alle pendici orientali del Monte Miaron a 1195 m s.l.m.), della cui riva destra è affluente, come pure il rio di Stabie, che è affluente di sinistra.

Il confine del territorio comunale è segnato come estrema linea meridionale dalla Cresta del Cridola, i punti estremi orientale ed occidentale sono rispettivamente la confluenza rio di Stabie-Tagliamento e la confluenza Cridola-Piave; il punto più settentrionale si trova pressappoco alla confluenza Piave-Piova. Dalla forcella Scodavacca (più precisamente dalla Torre del Cridola 2.456 m.) il territorio confina con quello di Forni di Sopra sino a Stabie; da Stabie sino alla confluenza Piave-Cridola con quello di Domegge di Cadore.

Le elevazioni principali sono, oltre il Cridola (2.581 m), la Cresta del Miaron (con le quattro punte di 2.373 m, 2.290 m, 2.215 m e 2.156 m) il colle Audoi (1.560 m), quello di Mezzarazzo (1.544 m), il Sasso Croera (1.538 m), lo Stizzinoi (1.518 m), il colle Magnente (1.526 m) e il colle Famazzo (1.361 m). A tutte queste cime si arriva comodamente per vari sentieri.

I principali monti del comune di Lorenzago, Cridola e Miaron, che dividono il Cadore dalla CarniaComune di Forni di Sopra appartengono dal 26 giugno 2009 al gruppo Dolomiti d'Oltre Piave e Friulane inserito nella lista del Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

Il territorio del Comune risulta compreso tra i 683 m e i 2.581 m sopra il livello del mare.

Le montagne

Lorenzago è circondato a 360° da suggestivi massicci dolomitici; volgendo lo sguardo alla destra del Cridola, si vede il Montanello (2.441 m) col sottostante Agudo o Col della Croce (1.829 m). Girando sempre verso destra spunta più lontano, oltre le valli del torrente Talagona e Anfela, il Picco di Roda (2.227 m) nel gruppo del Duranno, e poi, oltre l'avvallamento in cui scorre profondo il Piave, si vede d'infilata una parte della lunga muraglia rocciosa del Bosconero, che sale col Monte Dubiea (1.660 m) e la Croda Cuz (2.201 m) alla parete verticale nord del Sassolungo (2.413 m) ed agli Sfornioi (2.409 m), sino alla larga ed erbosa depressione della forcella Cibiana (1.528 m), sopra la quale s'innalza a destra il Monte Rite (2.181 m), mentre nello sfondo oltre la forcella appaiono lontani i monti dell'Agordino (Gardesana e Tamer).

Continuando, sorge il verdeggiante Monte Trànego (1.847 m) e quindi s'innalza la piramide dell'Antelao (3.263 m), la vetta più alta del Cadore, che la val d'Oten e la Forcella Piccola (2.121 m) separano dal gruppo delle Marmarole; di questo gruppo è visibile soltanto la parte orientale con la cresta d'Aieron e quella degli Invalidi (separate dal Vallone del Froppa), il gran pilastro della Croda Bianca (2.828 m), il Monte Ciastelin (2.601 m), caratteristico per la forma di dorso di dromedario, il campanile Ciastelin (2.572 m), la piccola Torre di Lozzo detta comunemente il « Pupo », che divide in due la forcella S. Pietro (2.319 m), e infine la Croda di San Lorenzo o Monte Ciarido (2.502 m), la cui estrema propaggine settentrionale con la Torre Artù (2.040 m) è nascosta dall'antistante Col Cervera (1.919 m).

Tra le Marmarole e il Tudaio lo sguardo spazia lontano, e in quella larga apertura appaiono, da sinistra a destra, la Croda da Campo (2.718 m) e la fosca Aiarnola (2468 m), separate dalla forcella Valadrin; quindi il lungo sperone boscoso, poi pascolivo e più in alto ghiaioso che da Casamazzagno sopra Candide sale dolcemente ondulato col monte Spina (1.966 m) e il Col Rosson (2.304 m) e culmina col caratteristico cocuzzolo conico del Col Quaternà (2.503 m). Segue più lontano il roccioso Cavallino (2.689 m), la cima più alta della catena displuviale tra le valli della Drava e del Piave.

Continuando a destra, più vicina si alza la lunga catena rocciosa Tudaio-Brentoni che separa l'Oltrepiave dal Comelico e di cui appare solo la prima parte, con gli strapiombi del Tudaio (2.279 m), la Bragagnina, la cima di Landre (2.332 m), lo Schiavon (2.337 m) e dietro ad esso il Crissin (2.495 m), i cosiddetti Cadini con le due forcelle Ciadin Alto Ovest (2.295 m) ed est (2.221 m), il Popera Val Grande (2.512 m), la Cresta Castellati (2.486 m), oltre la quale, poiché la catena si incurva verso nord-est, non è visibile la vetta più alta de gruppo, il Monte Brentoni (2.548 m). Oltre la depressione della valle del Piova, sulla quale è larga ed erbosa forcella Losco (1.781 m), appare la lunga costa pure erbosa del Pra' della Monte (“Monte”, nell'uso locale, è di genere femminile), sotto la quale è il Col Torondo (1.570 m). Spunta appena, lontano, rossastro, il Colròsolo (2.138 m); segue una cresta boscosa che culmina, sempre da sinistra a destra, coi colli Audoi (1.560 m) e Mezzarazzo (1.544 m) e col Sasso Croera (1.538 m). Oltre la depressione del Mauria appare infine la cresta del Miaron, che si congiunge col Cridola. È compiuto così il giro dell'orizzonte di Lorenzago.

Clima Il clima rientra tra i climi di montagna e più precisamente è un clima alpino, come tale è caratterizzato dalla diminuzione della temperatura con l'altitudine (0,6 °C ogni 100 m). Le estati sono fresche e caratterizzate da abbondanti e frequenti piogge, gli inverni sono rigidi e nevosi. Le stagioni intermedie invece, si presentano solitamente ventilate, fresche e abbastanza piovose.

Origini del nome Il toponimo sarebbe un prediale, deriverebbe cioè dal nome proprio di un colono romano, un Laurentus o un LaurentiusGiuseppe Ciani (Domegge 1793 – Vittorio Veneto 1867) Storia del popolo cadorino, edizione postuma a cura di E. De Candido, Treviso, 1940. La desinenza -ago, di origine celtica, è unica in tutto il Cadore, ma è comunque frequente in Veneto, e non fa altro che confermare l'etimo proposto: fundus Laurentiacus doveva dunque chiamarsi l'insieme dei possedimenti di questo Laurentus.

Storia Preistoria ed antichità

Delle vicende più antiche poco si può dire sebbene si possa pensare che Lorenzago sia stato abitato fin dall'età della pietra come dimostrerebbe il martello di pietra rinvenuto in Mauria e più precisamente nella cava di Chiole nel 1885 dal lorenzaghese Mario De Marco. Il martello, che è stato acquistato successivamente da don Pietro Da Ronco e ceduto al museo di Pieve di Cadore, appare « del numero e della foggia di quelli che i sacerdoti adoperavano per dare il colpo alla vittima nei sacrifici »A. RONZON, Dal Pelmo al Peralba, almanacco per l'anno1894, pag. 49..

Nell'età del ferro, si può supporre, e con forti ragioni, che i Reti non penetrarono esclusivamente nell'ampia valle dell'Adige, ma anche nella più stretta valle del PiaveAntonio Ronzon, Da Pelmo a Peralba, Almanacco Cadorino, Anno quinto, Tipografia dell'Alpigiano, Belluno 1894.. Ciò sarebbe confermato non soltanto da PlinioPlinio, Storia del Mondo Libro III, c.24, enumerazione dei popoli alpini. ma provato (per l'autorevole giudizio dell'AscoliAscoli Graziadio Isaia, Saggi ladini, "Archivio Glottologico Italiano", I, 1873.) dal dialetto cadorino, nel quale sarebbero riscontrabili dei copiosi avanzi ladiniGiovanni Battista Pellegrini, I dialetti ladino-cadorini, Miscellanea di studi alla memoria di Carlo Battisti, Firenze, Istituto di studi per l'Alto Adige, 1979, pp. 245-265, cioè reto-latini.

Attraverso il passo della Mauria sarebbero giunti anche gli illirici, cui appartiene la stirpe venetaFabbiani, Breve Storia del Cadore. I celti giunsero certamente in Carnia e quindi sicuramente a Lorenzago se il nome del paese, della regione e d'altri toponimi è d'origine celtica. Successivamente, forse dal 115 a.C. da quando il console Marco Emilio Scauro trionfò dei Carni, i Galli della Carnia (de Galleis Karneis), Lorenzago come il resto del Cadore passò sotto il dominio di Roma che divenne a partire dal 27 a.C. con Cesare Augusto parte della decima regione « Venetia et Istria ». Nel I secolo a.C., come tutto il resto della regione cadorina, Lorenzago fu probabilmente ascritto alla Tribus ClaudiaGiovanni Battista PELLEGRINI, Il museo Archeologico cadorino e il Cadore preromano e romano, pag. 140, Magnifica Comunità di Cadore – Regione Veneto, 1991, e nel contempo aggregato come tutta l'area cadorina al municipio romano di Julium Carnicum (l'attuale Zuglio). Un ulteriore indizio dell'esistenza del paese nell'età romana e propriamente imperiale proverrebbe da una moneta d'argento trovata nel territorio con l'effigie dell'imperatore Flavio Vespasiano (69-79 d.C.)Giuseppe CIANI, Storia del popolo cadorino, edizione postuma a cura di E. De Candido, Treviso 1940 - La moneta d'argento con l'effigie dell'imperatore Flavio Vespasiano fu scoperta poco prima che il Ciani scrivesse la sua Storia del popolo cadorino. È comunque certo che Lorenzago fosse un antico predio romanoGiovanni Battista Pellegrini, Il museo Archeologico cadorino e il Cadore preromano e romano, pag. 139, Magnifica Comunità di Cadore – Regione Veneto, 1991!

Avvento del Cristianesimo