Il conflitto russo-ucraino o guerra russo-ucraina è uno scontro politico, diplomatico e militare; ; tra Russia e Ucraina iniziato de facto nella seconda metà di febbraio del 2014.L'inizio delle operazioni delle truppe regolari in Crimea e delle truppe irregolari sia in Crimea che nell'est dell'Ucraina è riportato dalle fonti variabilmente tra il 20 febbraio e il 28 febbraio 2014. Le autorità ucraine indicano 20 febbraio 2014, riprendendo le iscrizioni della Medaglia per il ritorno della Crimea, un'onorificenza russa per celebrare l'evento: ; Dal febbraio 2022, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, le truppe regolari di entrambi i Paesi sono coinvolte in uno scontro diretto.
In seguito all'Euromaidan, sfociata nella rivoluzione ucraina del febbraio 2014 che portò alla fuga e alla destituzione del presidente ucraino Viktor Janukovyč (avvenuta il 22 febbraio 2014), in Crimea iniziarono ad avere luogo alcune proteste filorusse e, al contempo, gruppi di soldati russi senza insegne (i cosiddetti omini verdi) presero il controllo delle principali infrastrutture e dei centri amministrativi della regione. A questi avvenimenti seguì l'invio ufficiale delle Forze armate russe in Crimea e il 16 marzo, dopo un referendum ritenuto non valido dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con 100 voti favorevoli, 11 contrari e 58 astenuti, la Russia annesse la penisola alla Federazione.
Ad aprile di quello stesso anno nelle maggiori città del Donbass scoppiarono delle violente proteste filorusse che sfociarono in una guerra tra il governo ucraino e le forze secessioniste, nel frattempo costituitesi nelle repubbliche popolari di Doneck e Lugansk, dichiaratesi indipendenti l'11 maggio in seguito a un referendum.
Tra l'ottobre e il novembre del 2021 la Russia diede inizio a una vasta mobilitazione delle sue forze armate sul confine ucraino, dispiegando ulteriori forze in Bielorussia, Transnistria e Crimea oltre alla Flotta del Mar Nero. Il 21 febbraio 2022 la Russia riconobbe le repubbliche popolari del Donbass e tre giorni dopo diede inizio all'invasione dell'Ucraina.
Contesto storico Contesto post-sovietico
Pur essendo diventata indipendente dal 1991, l'ex repubblica sovietica dell'Ucraina è sempre stata percepita dalla Russia come parte della propria sfera d'influenza. Secondo lo studioso Iulian Chifu, riguardo all'Ucraina la Russia ha deciso di perseguire una versione moderna della dottrina Brežnev per una "sovranità limitata" che si rimanda ancora ai dettami del Patto di Varsavia e alla sfera d'influenza che già era presente all'epoca dell'Unione Sovietica. Il timore maggiore per il governo russo era che l'Ucraina finisse per divenire parte della NATO, il che avrebbe posto una potenza alleata con gli Stati Uniti ai propri confini nazionali.
Dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica (URSS) nel 1991, l'Ucraina e la Russia hanno mantenuto stretti legami. Nel 1994 l'Ucraina ha accettato di aderire al trattato di non proliferazione nucleare come stato non dotato di armi nucleari e le armi nucleari ex sovietiche in Ucraina sono state smantellate. In cambio, la Russia, il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno deciso di sostenere l'integrità territoriale dell'Ucraina attraverso il memorandum di Budapest. Nel 1999 la Russia è stata uno dei firmatari della Carta per la sicurezza europea, che "ha riaffermato il diritto intrinseco di ciascuno Stato partecipante di essere libero di scegliere o modificare i propri accordi di sicurezza, compresi i trattati di alleanza, a mano a mano che si evolvono".
Nel contempo, vi erano pure dei punti di frizione, tra cui sicuramente il più importante riguardava l'arsenale nucleare ucraino che la nazione aveva accettato di abbandonare sulla base del memorandum, a patto che la Russia (e altri firmatari) assicurasse di non utilizzare la propria forza militare contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica dell'Ucraina. Nel 1999 la Russia fu tra i firmatari della Carta di sicurezza europea, dove si "riafferma il diritto di ciascuno stato partecipante [all'accordo] a scegliere liberamente o a cambiare le proprie disposizioni in materia di sicurezza nazionale, inclusi i trattati di alleanza, sulla base dell'evoluzione [della storia]"; entrambi gli stati vennero meno a tale accordo nel 2014.nbc 18 March 2014 How Toothless Is NATO Over Russia And Crimea?, ukrainesolidaritycampaign the oligarchic rebellion in the donbas
Basi russe in Crimea Un secondo punto di divisione tra Russia e Ucraina fu sicuramente la Flotta del Mar Nero: l'Ucraina si accordò per concedere alla Russia l'uso del porto di Sebastopoli dietro il pagamento di un affitto, così che la Flotta russa del Mar Nero potesse continuare a occupare l'area strategica assieme alla marina ucraina. A partire dal 1993 e per tutti gli anni novanta e duemila, Ucraina e Russia vennero coinvolte in una serie di dispute sul gas, la più grave delle quali fu la crisi del 2006. Nel 2001 l'Ucraina, assieme a Georgia, Azerbaigian e Moldavia, formò un gruppo chiamato GUAM che venne visto dalla Russia come una sfida diretta alla Comunità degli Stati Indipendenti, l'organismo internazionale creato dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica e dominato dalla Russia.
Oltre alla Flotta del Mar Nero, secondo i trattati sottoscritti prima degli scontri tra la Federazione Russa e l'Ucraina, come nel caso del Patto Charkiv, in Crimea erano state dislocate forze armate russe in punti chiave come Sebastopoli, Kača, Hvardijs'ke, Capo Saryč e altri. La dislocazione delle forze armate russe in Crimea non venne annunciata al pubblico così da creare alcuni incidenti come uno scontro avvenuto presso il faro navale di Saryč. Il numero totale dei militari russi impiegati in Ucraina era limitato a .
Secondo il trattato originario sottoscritto dai due stati nel 1997, la Federazione Russa avrebbe dovuto evacuare tutte le proprie posizioni militari della Flotta del Mar Nero in Crimea e a Sebastopoli. A ogni modo la Russia non pianificò mai la rimozione delle proprie forze armate dall'area, strategicamente importante. Il 21 aprile 2010 il presidente ucraino Viktor Janukovyč rinnovò la concessione delle aree militari alla Russia sino al 2042, con la postilla di ricevere in cambio del gas dalla Federazione Russa a tassi agevolati. Il patto di Charkiv fu quindi la punta dell'iceberg di una serie di trattati fondamentali siglati negli anni '90 tra i primi ministri e i presidenti di ambo i paesi, Viktor Černomyrdin (Russia) e Pavlo Lazarenko (Ucraina) e i presidenti Boris El'cin (Russia) e Leonid Kučma (Ucraina). Tutti i trattati a ogni modo erano in pieno disaccordo con la costituzione ucraina che proibiva la presenza di forze straniere sul territorio ucraino. A seguito dell'annessione della Crimea alla Russia, quest'ultima potenza ha unilateralmente cancellato il patto di Charkiv.
Adesione degli ex Paesi del blocco orientale alla NATO Negli anni successivi al crollo dell'Unione Sovietica, diversi paesi dell'ex blocco orientale aderirono spontaneamente alla NATO, in parte in risposta a minacce alla sicurezza regionale come la guerra di Transnistria (1992), la guerra georgiano-abcasa (1992-1993), la crisi costituzionale russa del 1993 e la prima guerra cecena (1994-1996). I leader russi descrissero queste libere adesioni col termine "espansione" descrivendole come una violazione delle assicurazioni date dalle potenze occidentali all'allora Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (non alla singola Russia) durante la trattativa per la riunificazione tedesca e secondo cui la NATO non si sarebbe espansa verso est, sebbene tali presunti impegni fossero stati presi solo in modo informale e la loro natura sia contestata. Inoltre, nel frattempo, il 27 maggio 1997 a Parigi era stato firmato l'Atto costitutivo delle reciproche relazioni, cooperazione e sicurezza tra la NATO e la Federazione Russa (NATO-Russia Founding Act) e successivamente lo stesso Putin ebbe a dichiarare in passato che l'ingresso dell'Ucraina nella NATO non rappresentasse un problema per Mosca: "Rispetto all'adesione dell'Ucraina alla NATO, il presidente russo ha dichiarato che il paese aveva il diritto a prendere questa decisione in modo indipendente. Non la ritiene una cosa che potrebbe adombrare le relazioni tra Russia e Ucraina" riportava un comunicato presente sul sito del Cremlino del maggio 2002.
Al vertice di Bucarest del 2008 l'Ucraina e la Georgia chiesero di aderire alla NATO. La risposta tra i membri dell'Alleanza fu divisa: i paesi dell'Europa occidentale si opposero all'offerta di piani d'azione per l'adesione (Membership Action Plan - MAP) per evitare di inimicarsi la Russia, mentre il presidente degli Stati Uniti George W. Bush spinse per la loro ammissione.Colin Brown (3 aprile 2008). "EU allies unite against Bush over Nato membership for Georgia and Ukraine". The Independent. p. 24. La NATO alla fine si rifiutò di offrire i MAP all'Ucraina e alla Georgia, ma pubblicò una dichiarazione nella quale si affermava che "questi paesi diventeranno membri della NATO". Putin espresse una forte opposizione alle offerte di adesione della Georgia e dell'Ucraina alla NATO. Il 7 febbraio 2019 la Verchovna Rada, il parlamento ucraino, votò un emendamento alla costituzione per affermare che l'ambizione a lungo termine del Paese fosse quella di aderire all'Unione europea (UE) e alla NATO. Tuttavia, nei mesi precedenti l'invasione del 2022, la possibilità che l'Ucraina entrasse a far parte della NATO era ancora assai remota.
Rivoluzione arancione
La Russia venne ulteriormente irritata dalla rivoluzione arancione del 2004, che vide il populista filo-occidentale ucraino Viktor Juščenko eletto presidente al posto del candidato sponsorizzato dalla Russia, Viktor Janukovyč. Inoltre, l'Ucraina continuò a incrementare la propria cooperazione con la NATO, dispiegando il terzo contingente impiegato in Iraq per ampiezza nel 2004 e prendendo parte ad alcune missioni di pace NATO come l'ISAF in Afghanistan e il KFOR in Kosovo.
Il candidato filorusso, Viktor Janukovyč, venne eletto nel 2010 alla presidenza dell'Ucraina e la Russia sentì così di aver raggiunto il proprio scopo. Durante il mandato del suo predecessore, infatti, l'Ucraina non aveva rinnovato l'affitto della base navale del porto di Sebastopoli alla marina russa, impedendo così ai Russi di esercitare il controllo dell'area e stabilendo inoltre che essa dovesse essere completamente sgomberata entro il 2017. Janukovyč siglò un nuovo contratto di affitto che espanse ulteriormente la presenza dei militari russi anche nella penisola di Kerč'. Molti in Ucraina videro questa estensione come incostituzionale dal momento che la costituzione ucraina stabilisce chiaramente il divieto assoluto della presenza di truppe straniere su tutto il suolo ucraino per periodi prolungati. Inoltre Julija Tymošenko, la principale figura dell'opposizione a Janukovyč, venne imprigionata in quello che i suoi sostenitori considerarono un colpo di Stato. Nel novembre del 2013, Viktor Janukovyč si rifiutò di firmare un accordo con l'Unione europea, dopo averne accarezzato l'idea in un primo momento. Janukovyč favorì al contrario ancora una volta i legami con la Russia.