Lo stabilimento di Torviscosa è uno stabilimento della città aziendale di Torviscosa, in Friuli-Venezia Giulia, originariamente realizzato dalla SNIA Viscosa tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta per la produzione di cellulosa autarchica ricavata dalla canna gentile, destinata all’industria delle fibre tessili artificiali.

Storia Origini e fondazione Torviscosa viene realizzata nell’area dove si trovava il piccolo insediamento rurale di Torre di Zuino, in una zona interessata dalla bonifica integrale. La nascita della città è collegata direttamente alle esigenze produttive della SNIA Viscosa, che negli anni Trenta decide di costruire un impianto per la produzione di cellulosa ricavata dalla canna gentile, usata come alternativa nazionale al legno importato. Accanto alla fabbrica viene progettato un nuovo centro abitato destinato a dirigenti e operai, organizzato in modo funzionale e con una divisione degli spazi basata sui ruoli professionali. L’architettura segue i caratteri tipici dell’edilizia di regime, adattati però alle necessità produttive dello stabilimento.

Sviluppo industriale All’inizio lo stabilimento di Torviscosa è dedicato alla produzione di cellulosa e di fibre artificiali per il settore tessile, come il rayon. Negli anni Cinquanta entra in gioco la società Caffaro, parte del gruppo SNIA, e viene avviato l’impianto cloro-soda per la produzione di composti clorurati. Nel 1961 viene costruita una centrale termoeletrica a carbone e negli anni successivi le attività chimiche si ampliano ulteriormente. A metà degli anni Sessanta lo stabilimento di Torviscosa è considerato uno dei centri più importanti della chimica italiana. In seguito comincia una fase di declino lento ma continuo, che porta alla progressiva dismisione della chimica di base e alla riconversionedegli impianti.

Riconversione e restauri Tra il 1999 e il 2002 il Gruppo Bracco avvia un grande intervento di recupero dell’area industriale, basato sull’idea di non consumare nuovo suolo e di riutilizzare strutture esistenti. Gli edifici storici, risalenti ai primi decenni del Novecento, vengono restaurati all’interno mantenendo invariato l’aspetto esterno, considerato di valore storico. Da questo progetto nasce lo stabilimento SPIN, pensato come impianto moderno e tecnologicamente avanzato, inserito in un territorio con una lunga tradizione chimica. Il complesso viene poi riconosciuto come esempio di integrazione tra industria, ambiente e territorio e nel 2012 viene scelto dalla Biennale di Architettura di Venezia come caso significativo di osmosi positiva tra sviluppo e sostenibilità.

Urbanistica e architettura Il complesso industriale originario si sviluppa lungo un asse est-ovest per oltre un chilometro, con una doppia fronte e una darsena sul lato orientale. Gli edifici storici utilizzano strutture in muratura e cemento armato, con largo uso del mattone faccia a vista, finestre quadrettate e coperture di vario tipo, piane, a volta o a shed. Fino agli anni Sessanta le nuove costruzioni mantengono uno stile coerente con gli edifici originari, mentre in seguito si diffondono elementi prefabbricati e strutture in acciaio e cemento armato . Il progetto urbanistico complessivo della città e dello stabilimento viene affidato all’architetto Giuseppe De Min e comprende, oltre agli spazi produttivi, anche aree dedicate alla vita sociale, culturale e ricreativa dei lavoratori.

Aspetti ambientali L’area industriale di Torviscosa rientra nel Sito di Interesse Nazionale denominato “Caffaro di Torviscosa”, che copre una superficie complessiva di circa 201 ettari e comprende sia aree produttive sia aree dismesse. Il sito viene perimetrato per la prima volta nel 2003 e successivamente modificato, assumendo l’attuale denominazione nel 2017. Nel 2020 viene firmato un Accordo di Programma tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Friuli-Venezia Giulia per la realizzazione degli interventi di risanamento ambientale del sito, con uno stanziamento economico dedicato.

Cultura e rappresentazioni La nascita e lo sviluppo di Torviscosa sono accompagnati anche dal contributo di figure importanti della cultura italiana. Tra queste si ricordano Leone Lodi, autore delle statue monumentali poste all’ingresso dello stabilimento, Filippo Tommaso Marinetti, che scrive il Poema di Torre Viscosa, e Michelangelo Antonioni, autore del documentario Sette canne un vestito.

Note

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