La governance multi-stakeholder (anche chiamata governance multipartecipativa) è un sistema di governo nuovo ed in evoluzione che prevede l'inclusione le parti interessate (stakeholders) nel processo decisionale e nella fase di implementazione di politiche volte alla gestione del bene comune. Caratteristiche Questo sistema è basato sul principio di democrazia partecipativa, che prevede la legittimazione democratica del sistema decisionale attraverso il coinvolgimento delle parti interessate. In questo senso, l'eventuale decisione consensuale acquisisce più legittimità e può essere implementata in modo più efficace rispetto ad una decisione tradizionalmente presa unilateralmente. La governance multi-stakeholder viene applicata principalmente al contesto internazionale, dove si sta sviluppando maggiormente, mentre a livello nazionale, un sistema analogo si può identificare nei processi stakeholder engagement, consultazione pubblica e in quello che in Francia viene chiamato Débat Public (dibattito pubblico). A livello europeo, l’istituzione multi-stakeholder per eccellenza è il Comitato economico e sociale europeo, che, radunando esponenti dei 3 gruppi di interesse (Società civile, lavoratori e imprenditori), fornisce pareri che riflettono l’accordo consensuale delle tre parti su qualsiasi tema caldo o pezzo legislativo in procinto di essere adottato.

Il termine inglese governance indica quell’insieme di strutture, regole e politiche adottate da un governo. Questo termine è sempre più ricorrente in diversi campi di studio (economico, politico, amministrativo, ...), sia per il settore politico sotto analisi (Governo d'impresa, Politica pubblica, Politiche di governance, New public management...), sia per il livello governativo (locale, nazionale, europeo, internazionale).

I portatori di interesse o parti interessate (stakeholder) possono essere vari soggetti appartenenti a diverse aree sociali, politiche, economiche. Essi rappresentano interessi diversi e possono essere multinazionali, governi, enti della società civile, accademici, leader di comunità, capi religiosi e altri gruppi istituzionali. Nel modello di governance multi-stakeholders, questi portatori di interesse collaborano per governare un'area fisica, sociale, economica o politica.

Per essere definito “multi” stakeholders, questo tipo di governance deve comprendere due o più attori che rappresentano diversi interessi sociali, politici o economici. Altrimenti, questi gruppi decisionali che rappresentano un solo interesse sono generalmente un'associazione di categoria (tutti i gruppi di imprese), un organo multilaterale (tutti i governi), un ordine professionale (tutti gli studiosi), ecc. Quasi tutti gli enti che adottano il modello di governance multi-stakeholder hanno almeno una società multinazionale o un ente affiliato alle imprese e almeno un'organizzazione della società civile o un'alleanza di organizzazioni della società civile come membri chiave.

A livello globale, solo un numero limitato di organizzazioni e istituzioni ha adottato questo tipo di governance. In una serie di arene, le forze opposte stanno sfidando attivamente la legittimità, la responsabilità e l'efficacia di questi cambiamenti sperimentali nella governance globale.

Sviluppo storico e teoria La governance multistakeholder è stata sviluppata a partire da 3 teorie di management pubblico e privato preesistenti: Le teorie della gestione delle parti interessate (stakeholder management theory), della gestione dei progetti delle parti interessate (stakeholder project management theory) e delle agenzie governative delle parti interessate (stakeholder government agency theory) hanno tutte contribuito alla fondazione intellettuale della governance multi-stakeholder. Tuttavia, la storia e la teoria della governance multi-stakeholder si discosta da questi modelli in quattro modi essenziali. Le teorie precedenti descrivono come un'istituzione centrale (sia essa un'azienda, un progetto o un'agenzia governativa) dovrebbe impegnarsi in modo più formale con le istituzioni correlate (siano esse altre organizzazioni, istituzioni o società civile), mentre nella governance multi-stakeholder, l’elemento cruciale è il coinvolgimento di più parti interessate, che diventa prerogativa dell’amministrazione pubblica (ad esempio nella gestione ambientale, nella gestione di Internet o nell’uso delle risorse naturali). Quindi, questo tipo di governance non si basa su istituzioni preesistenti, ma sulla creazione di un processo decisionale consensuale ad hoc per ogni situazione. Correlato a questo primo punto vi è la seconda differenza: le teorie precedenti miravano a rafforzare un'istituzione preesistente. Nella governance multi-stakeholder, i gruppi di più parti interessate possono rafforzare le istituzioni associate ma possono anche emarginare le istituzioni o le funzioni degli organi di governance esistenti (ad es. le autorità competenti del governo, il sistema delle Nazioni Unite). La terza differenza riguarda il tipo di governance, che in questo caso è pubblica. Siccome le teorie precedenti sono principalmente rivolte a migliorare le operazioni delle multinazionali e alla gestione dei progetti, non affrontano la questione del coinvolgimento delle parti interessate nel processo decisionale della cosa pubblica. Infine, siccome l'istituzione preesistente disponeva di un proprio sistema decisionale funzionante, queste teorie non forniscono nessuna o limitata guida sulle regole interne di governance per i gruppi di multi-stakeholders autonomi.

Poiché questo sistema di governance multi-stakeholder è un sistema in evoluzione, buona parte della sua base teorica è una combinazione di teoria e pratica. La scrittura teorica più ampia e le proposte pratiche più dettagliate sono la Global Redesign Initiative (GRI) del Forum Economico Mondiale (World Economic Forum).

Il contributo della Global Redesign Initiative del Forum Economico Mondiale Il rapporto di 600 pagine intitolato "Everybody’s Business: Strengthening International Cooperation in a More Interdependent World" (Gli affari di tutti: rafforzare la cooperazione internazionale in un mondo più interdipendente) è una proposta per la riprogettazione della governance globale. Attraverso una serie di policy papers sulla governance multi-stakeholder scritti dagli autori di punte del Forum economico mondiale, il report propone una rimodellazione fondamentale del sistema di governance globale costruito dopo la seconda guerra mondiale. A questo fine, il report presenta anche una vasta gamma opzioni politiche specifiche per l’implementazione di un sistema di governance multi-stakeholder.

Queste raccomandazioni mostrano come questo nuovo di sistema di governance sia adatto a rispondere a diverse crisi globali attuali e riguardano politiche internazionali dirette alla gestione dei flussi di investimento; dei sistemi educativi; del rischio finanziario sistemico; della filantropia e degli investimenti sociali; delle multinazionali emergenti; degli stati fragili; dell’imprenditoria sociale; della sicurezza energetica; della cooperazione internazionale in materia di sicurezza; delle miniere e dei metalli; del futuro dei governi; della governance degli oceani; e dei valori etici. Ciò che distingue la proposta del Forum Economico Mondiale è che è nata da uno sforzo cooperativo di oltre 750 esperti delle comunità imprenditoriali, governative e accademiche internazionali che lavorano in sessanta task force separate per un anno e mezzo.

Il Forum Economico Mondiale ha cinquant'anni di esperienza nella convocazione di importanti parti interessate delle comunità politica, economica, culturale, della società civile, degli ordini religiosi e di altre comunità per discutere dei possibili futuri sviluppi della governance globale. Come hanno osservato i tre co-presidenti nella loro introduzione al rapporto GRI: "È giunto il momento per un nuovo paradigma di governance internazionale basato su il paradigma di coinvolgimento delle parti interessate, analogo a quello proposto dalla stakeholder theory of corporate governance, su cui è stato fondato lo stesso Forum economico mondiale".

Questo processo di teorie combinati con la teoria derivata dalla pratica si è verificato anche nel sistema delle Nazioni Unite, in commissioni indipendenti a livello globale, in dibattiti sulla governance di Internet e in quegli enti privati che definiscono serie di standard etici e ambientali.

I contributi degli organismi intergovernativi delle Nazioni Unite Lo sforzo delle Nazioni Unite per definire la governance multi-stakeholder inizia ufficialmente con la Conferenza mondiale sull'ambiente e lo sviluppo del 1992 (più comunemente nota come Conferenza di Rio). In quell’occasione i governi hanno creato nove grandi gruppi non statali per prendere parte nel processo intergovernativo ufficiale. Dieci anni dopo, a Johannesburg, la conferenza di follow-up, il summit mondiale sullo sviluppo sostenibile, creò un nuovo processo di implementazione della governance multistakeholder chiamato “type II conference outcomes” (risultati della conferenza di tipo II), in cui società transnazionali, ONG e governi si sono impegnati a lavorare insieme per attuare una sezione specifica del rapporto della conferenza.

In uno sforzo separato, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha pubblicato una serie di risoluzioni sui partenariati. La prima risoluzione (2002) ha attirato "l'attenzione degli Stati membri sulle iniziative multi-stakeholder, in particolare l'iniziativa Patto mondiale delle Nazioni Unite, l'Alleanza globale per i vaccini e le immunizzazioni, il processo di dialogo multi-stakeholder della Commissione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e l’Information and Communication Technologies Task Force delle Nazioni Unite ". Nel corso dei successivi 17 anni, I governi hanno continuato ad elaborare il concetto di governance multi-stakeholder e questa evoluzione ha portato all’adozione di 8 risoluzioni in materia.

Nella più recente risoluzione sul partenariato (2019), i governi hanno identificato una serie di principi che dovrebbero definire un partenariato con più parti interessate, o multi-stakeholder. I governi “insistono sul fatto che i principi e gli approcci che regolano tali partenariati e accordi dovrebbero essere basati sulle solide fondamenta degli scopi e dei principi delle Nazioni Unite, come stabilito nello Statuto delle Nazioni Unite ... [Un partenariato dovrebbe] avere uno scopo comune, essere trasparente, non conferire vantaggi ingiusti a qualsiasi partner delle Nazioni Unite, offrire vantaggio reciproco e rispetto reciproco, identificare le responsabilità, rispettare le modalità delle Nazioni Unite, avere una rappresentanza equilibrata dei partner pertinenti dei paesi sviluppati e in via di sviluppo e dei paesi con economie in transizione, e non compromettere l'indipendenza e la neutralità del sistema delle Nazioni Unite in generale e delle sue agenzie in particolare ".

Nella stessa risoluzione, l’ONU afferma che sono i Governi a definire lo "scopo comune" e il "mutuo vantaggio e rispetto" dei partenariati volontari e dei "rapporti di collaborazione tra varie parti, sia pubbliche che non pubbliche, in cui tutti i partecipanti concordano di lavorare insieme per raggiungere uno scopo comune o svolgere un compito specifico e, come concordato di comune accordo, condividere rischi e responsabilità, risorse e benefici ".

Contributi delle organizzazioni della società civile coinvolte nel sistema delle Nazioni Unite Le organizzazioni della società civile hanno avuto una serie di scambi paralleli ma distinti sulla teoria e sulla pratica della governance multi-stakeholder. Due elementi della definizione di governance multi-stakeholder che non sono centrali nel dibattito intergovernativo sono stati (1) la connessione tra democrazia e governance multi-stakeholder e (2) la valutazione dell'efficienza e dell'efficacia dei progetti multi-stakeholder.