Adria (Àdria in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Rovigo in Veneto.
Dalla preistoria all'antichità
A nord-est dell'abitato, in località Amolaretta, uno scavo del 2010-2011 ha messo in luce un sito della media e recente età del bronzo, vissuto senza interruzioni attraverso tre cicli, dalla struttura su impalcato ligneo in ambiente stagnale alla capanna costruita al suolo; le datazioni radiometriche cadono fra il XVI e il XII secolo a.C. e i materiali si collocano fra l'orizzonte terramaricolo e quello subappenninico, senza che ne sia proposta un'attribuzione etnica. Sepolto da depositi alluvionali, il sito tornò in uso molto più tardi come piano delle necropoli di età ellenistica e romana.
L'abitato da cui la città prende nome sorse nella prima metà del VI secolo a.C. lungo il Tartaro, che dopo la rotta di Sermide era venuto a scorrere nell'alveo del Po di Adria; i livelli insediativi finora raggiunti dallo scavo sono di metà secolo. Nacque, insieme al vicino scalo costiero di San Basilio, in un Polesine allora ancora spopolato, quando l'apertura della rotta focea verso l'alto Adriatico riorganizzò gli approdi della costa. Studi più antichi le assegnavano un nucleo paleoveneto originario, nel quale si sarebbero poi inseriti Greci ed Etruschi. Fu comunque un centro etrusco per lingua, scrittura e organizzazione urbana, frequentato stabilmente anche da Greci, Veneti, Celti e Latini, e uno dei grandi scali dell'alto Adriatico: fu il suo nome a passare al mare, e non il contrario.Lorenzo Braccesi, Grecità adriatica, edito da L'Erma di Bretschneider, 2001 (la citazione è consultabile su Google ricerca libri a pagina 12) Una tradizione diversa lega invece il nome dell'Adriatico alla città di Atri.Paolo Diacono, Historia Langobardorum, libro secondo, cap. 19, "Post Flamminiam duodecima Picenus occurrit, habens ab austro Appenninos montes, ex altera vero parte Adriaticum mare. Haec usque ad fluvium Piscariam pertendit. In qua sunt civitates Firmus, Asculus et Pinnis et iam vetustate consumpta Adria, quae Adriatico pelago nomen dedit." (la citazione è consultabile su Intratext a Historia Langobardorum: text - IntraText CT)
Il porto, che Plinio ricorda come il nobilis portus della città degli Etruschi, stava una dozzina di chilometri più a valle e comunicava con l'abitato per vie d'acqua interne, fra cui il canale detto fossa Philistina. Di qui passavano lambra dal Baltico, i metalli e il vasellame greco ed etrusco diretti all'entroterra padano e ai valichi alpini.
Le fonti antiche non concordano sullethnos degli Adriesi, detti di volta in volta etruschi, greci, veneti o galli, e ne attribuiscono la fondazione ora a un eroe eponimo, ora a Diomede, ora a Dionisio I di Siracusa. Le prime due tradizioni appartengono al mito; l'espansione siracusana nell'Adriatico del primo IV secolo a.C. è invece un fatto storico, ma che abbia raggiunto anche Adria lo affermano le sole fonti letterarie, che non lo datano, e in città non se ne riconoscono tracce archeologiche sicure. Il sostantivo latino atrium prese nome dall'etrusca Adria, e non viceversa.
Fra la seconda metà del V e il IV secolo a.C. le testimonianze adriesi si diradano quasi del tutto. Dell'elemento gallico restano tracce che crescono nel tempo: ornamenti di tipo La Tène nei corredi funerari, come torques e anelli serpeggianti, dracme del tipo detto padano e, fra II e I secolo a.C., sette iscrizioni in alfabeto leponzio. Che ciò basti a dimostrare uno stanziamento è discusso: nella necropoli del Canal Bianco i gioielli celtici compaiono in tredici tombe su oltre quattrocento, e per Maurizia De Min si tratta di oggetti isolati in corredi di fisionomia non celtica. La vita della città non si interrompe.
Nel II secolo a.C. per Adria furono fatte passare la via Popilia e la via Annia; dopo la lex Roscia del 49 a.C. la città fu costituita in municipio nel 42 a.C. Della città imperiale si riconoscono il foro, il teatro e l'anfiteatro, ma gli edifici furono spogliati nel medioevo per alimentare le calcare. L'interramento del porto e il progressivo allontanamento dal mare segnarono poi la fine della funzione portuale, non quella della città: già nel I secolo d.C. era necessario percorrere un canale artificiale per raggiungerla. Dal V secolo Adria fu sede di giurisdizione ecclesiastica.
Medioevo e periodo veneziano Al passaggio delle invasioni barbariche, il porto di Adria aveva già perso la gran parte della sua importanza, ma assunse il nuovo ruolo di importante bastione militare, difeso dalla laguna e dai fiumi Adige e Po, all'interno dei territori amministrati dalla Chiesa di Roma. Il definitivo declino del porto di Adria avvenne in seguito alla rotta della Cucca del 589, che sconvolse l'intera idrografia del territorio circostante, isolando Adria tra paludi malsane. Anche la trama delle strade romane si andò presto perdendo; l'unica a sopravvivere fu la via Popilia, presto ribattezzata Romea in quanto percorsa dai pellegrini diretti a Roma.
Tra il VII e l'VIII secolo Adria divenne un feudo vescovile indipendente da quello di Ravenna, ma l'autorità del vescovo fu lentamente soppiantata da quella del Comune, che mantenne l'autonomia locale fino a circa il 1250, quando la signoria degli Este pose ad Adria un proprio rappresentante ("giudice" e poi "visconte"). La visconteria di Adria rimase indipendente rispetto all'espansione dello stato da tera veneziano, fino ad entrare sotto il controllo di Venezia all'inizio del XVI secolo, quando Adria era ormai un piccolo villaggio in mezzo a una palude malarica. Nel 1482, in occasione della guerra di Ferrara, Adria fu attaccata dalla flotta schierata sul Po dai veneziani, che saccheggiarono la città.
Quando nel XVII secolo iniziò l'opera di bonifica della valle polesana da parte dei veneziani, incluso il taglio di Porto Viro, Adria cominciò ad assumere nuovamente importanza.
Periodo napoleonico L'invasione di Napoleone Bonaparte del 1796 portò tra l'altro Adria a far parte del Distretto di Padova. Il 13 maggio 1797 il generale Giambattista Rusca, designato al comando del territorio polesano e adriese, si impadroniva con la forza del potere municipale; veniva istituita una guardia civica ed eletta una nuova municipalità, tra i cui membri spiccava anche la figura di Carlo Bocchi. Gli adriesi restarono comunque ostili alle idee rivoluzionarie, per timore delle principali famiglie cittadine di perder quei titoli nobiliari recentemente ottenuti da Venezia. Gli stessi accolsero invece con favore l'assegnazione di Adria all'Impero austriaco con il trattato di Campoformio del 1797. Con un decreto del gli austriaci restituirono i diritti in precedenza avuti dalla Serenissima e istituirono la Provincia di Adria, indipendente da Padova.
Dopo la vittoria di Marengo del 14 giugno 1800 i francesi tornarono nel Polesine. La città fu inclusa nel governo provvisorio e poi nella Repubblica Cisalpina, quindi della Repubblica Italiana (1802-1805), trasformata nel 1805 in Regno d'Italia, amministrativamente incorporata come vice-prefettura nel Dipartimento dell'Adriatico con capoluogo Venezia.
Nel 1809 anche Adria partecipò agli atti di brigantaggio contro i francesi che scoppiarono in tutto il Veneto. La rivolta fu capeggiata dal sacerdote Carolo Giocoli, con base a Bellombra. Nella notte tra l'8 e il 9 luglio numerosi rivoltosi aprirono le carceri, si impadronirono delle armi della guardia nazionale e operarono incendi e saccheggi. La repressione francese non si fece attendere, coinvolgendo anche molti innocenti, vittime di odii privati. Giocoli, catturato presso Ferrara, venne condannato ai ferri a vita.
Il periodo napoleonico introdusse anche ad Adria importanti e positive novità: scuole popolari pubbliche e gratuite, soppressione di istituzioni confessionali pagate dal bilancio pubblico, emanazione di provvedimenti umanitari e igienici, introduzione del nuovo codice civile.
Periodo austriaco Sconfitto Napoleone, in conseguenza della restaurazione operata dal Congresso di Vienna, Adria dal 1815 fu inclusa nel Regno Lombardo-Veneto, sotto la Prefettura di Rovigo. Gli austriaci, pur non essendo sempre benvoluti dagli adriesi, migliorarono notevolmente le infrastrutture, lo sviluppo e la qualità della città, ma spesso sostituirono nelle posizioni gestionali di importanza gli italiani con amministratori austriaci. Durante il periodo austriaco vengono eliminate pressoché completamente le abitazioni in canna (erano ancora 200 nel 1817), chiusi alcuni fossati urbani, consolidati i ponti interni, migliorate le comunicazioni stradali. Vengono inoltre aperti il teatro (1816), l'ospedale (1844), la casa di riposo (1852), e il ginnasio vescovile.
Un'identità polesana si sviluppò in questo estremo lembo sud-orientale dell'impero austriaco, manifestandosi nel desiderio di riunificazione al resto dei territori italiani. Nel gennaio 1819 venne scoperto a Fratta un covo di carbonari, cui partecipavano anche alcuni adriesi. Tutto rimase comunque tranquillo fino al 1848, quando alla rivolta anti-austriaca seguirono alcuni mesi di autonomia amministrativa, fino al 26 maggio, sotto la guida di un Comitato distrettuale composto da un presidente e da una giunta. Al termine della prima guerra d'indipendenza la repressione austriaca si fece sentire in tutto il Polesine con processi e condanne politiche. Anche ad Adria le tendenze politiche del periodo si distinguevano tra il movimento mazziniano, rivoluzionario e repubblicano, e quello cavouriano, che disapprovava i mezzi rivoluzionari facendo affidamento sulle arti della diplomazia. Vari cittadini adriesi attraversarono il Po per unirsi all'esercito piemontese e alla spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi (furono tre gli adriesi tra i Mille). All'indomani dell'annessione del Veneto all'Italia nel 1866 questi assumeranno importanti cariche cittadine.
Periodo italiano A partire dal Risorgimento, la popolazione di Adria aumenta progressivamente fino agli oltre abitanti del 1951, anche per via dell'annessione di comuni circonvicini già autonomi negli anni '20 (Bottrighe e Ca' Emo).
Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, Adria è uno dei comuni del Veneto adibiti dalle autorità fasciste a luogo di internamento civile.I campi fascisti: Adria. Vi sono confinati anche 17 profughi ebrei stranieri, giunti in Italia dalla Slovenia. A due di essi sarà concesso permesso di emigrazione dall'Italia nel marzo 1942. Gli altri resteranno a Adria fino all'estate del 1943 per disperdersi quindi dopo l'8 settembre per sfuggire alle deportazioni, trovando rifugio in Svizzera o nei territori già liberati dell'Italia meridionale o sopravvivendo in clandestinità.Ebrei stranieri internati in Veneto. Solo uno degli ex-internati ad Adria, risulta incluso negli elenchi dei deportati; arrestato a Fiume nel novembre 1943, muore ad Auschwitz.CDEC.
Nel novembre 1951 Adria rimase sommersa dalla tracimazione del Po e molte famiglie persero tutto.Successivamente parte della popolazione si spostò verso le zone più interne del Polesine non colpite dall'alluvione, oppure emigrò nei distretti industriali della Lombardia e del Piemonte. Numerosi adriesi si trasferirono all'estero, anche in Paesi lontani come il Canada e l'Australia.
Simboli Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 22 maggio 1931.
Il gonfalone, concesso con regio decreto del 28 agosto 1930, è un drappo di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo. L'edificio sacro è da sempre sede della cattedra della diocesi di Adria-Rovigo. Tuttavia il vescovo risiede a Rovigo, dove si trova la concattedrale di Santo Stefano.