Il , è un genere musicale peculiarmente giapponese, sviluppatosi a partire dalla seconda metà degli anni ottanta del XX secolo.

Il nome è composto dalla parola inglese visual ("visivo") e giapponese kei (系, "stile"); la grafia visual key è comunemente diffusa su Internet, ma si tratta di un errore poiché la seconda parola è appunto la giapponese kei e non l'inglese key. L'espressione è stata coniata dalla frase «Psychedelic Violence Crime of Visual Shock», slogan degli X Japan (leggibile anche sulla copertina dell'album BLUE BLOOD), band considerata tra i maggiori esponenti del movimento nonché tra i pionieri e fondatori dello stesso.

Corrente eterogenea e variegata, originariamente si ispira in parte allo stile musicale e d'abbigliamento dei gruppi hair metal come Mötley Crüe, Poison, Europe, Guns N' Roses, e in parte alle correnti new wave e post-punk di matrice europea. Ha raggiunto la sua maturità a partire dagli anni novanta e dagli anni 2000 ha conosciuto un crescente interesse da parte del pubblico internazionale.

Nonostante alle origini il visual kei si presentasse come un vero genere musicale omogeneo e riconoscibile, con il tempo si è esteso e ramificato fino ad assumere la dimensione di una scena musicale a sé stante, molto ampia e caratterizzata fondamentalmente non per il sound, ma per il look. L'aspetto visivo, l'istrionismo delle esibizioni e la celebrazione dell'artista come persona hanno un ruolo centrale e non dispensabile, di pari livello a quello musicale: l'immagine e la musica hanno cioè la stessa importanza al fine di creare un'esperienza di tipo teatrale e congruente con un concept artistico che viene spesso definito dalle singole band.

Il fandom del visual kei è composto principalmente da pubblico femminile, complementare al fandom delle idol principalmente maschile: entrambi hanno un rapporto molto personale con gli artisti che solitamente va al di là della proposta musicale. Le fan donne del visual si definiscono , mentre gli uomini .

Storia 1980-2000: origini e successo Il Visual kei emerse nei primi anni del 1980 introdotto da band come X Japan, D'Erlanger, Buck-Tick e COLOR. Il termine Visual kei si pensa derivi da uno degli slogan degli X Japan, ossia "Psychedelic violence crime of visual shock". Ci furono due etichette discografiche, fondate nel 1986, che sono state decisive per aiutare la diffusione del Visual kei: Extasy records a Tokyo e Free-Will a Osaka.

Extasy records venne creato dal batterista e leader degli X Japan Yoshiki e altre band, non limitate solo al Visual kei, che avrebbero continuato ad avere successo sulla scena musicale giapponese, fra cui Zi:Kill, Tokyo Yankees e Ladies Room. I Luna Sea e i Glay, che continuarono a vendere milioni di dischi, Glay in particolare divenne uno dei gruppi musicali di maggior successo in Giappone, ebbero i loro primi album pubblicati da Extasy. Free-Will, che venne fondata dal cantante e leader dei COLOR Dynamite Tommy, ai tempi non era così popolare come Extasy, ma aveva molte band moderatamente di successo, come i By-Sexual e i Kamaitachi. Attualmente Free-Will è ancora forte ed è un importante distributore nella diffusione del Visual kei al di fuori del Giappone, mentre Extasy ha seguito il suo proprietario e ha una sede negli Stati Uniti firmando e producendo artisti americani.

Nel 1992 gli X Japan cercarono di avviare un tentativo di entrare nel mercato americano anche firmando con Atlantis Record per un album negli Stati Uniti ma questo alla fine non è successo. Alla fine del 1980 e fino alla metà degli anni 1990, il Visual kei ha ottenuto una crescente popolarità in tutto il Giappone, quando le vendite di album di band Visual kei cominciarono a raggiungere numeri da record. Le band più importanti che raggiunsero successo in questo periodo furono: gli X Japan, i Luna Sea e i Buck-Tick tuttavia anche un drastico cambiamento nel loro aspetto accompagnò il loro successo. Durante lo stesso periodo altre band come i Kuroyume, i Malice Mizer e Penicillin ottennero un successo mainstream anche se non avevano un successo commerciale. Verso la fine degli anni 1990 la popolarità mainstream del Visual kei era in declino; gli X Japan si sciolsero nel 1997 e un anno dopo il loro chitarrista Hide morì e nel 2000 pure i Luna Sea decisero di sciogliersi. Nel 1998 Steve McClure di Billboard commentò che "la morte di Hide in un certo senso segna la fine di un'era, gli X sono stati la prima generazione di band Visual kei ma le novità li hanno portati fuori. Per la prossima generazione di band è come: Questo è tutto. La torcia è passata a noi".

2000-presente Notevoli band visual kei più recenti includono: Dir en Grey, Alice Nine, The Gazette e D'espairsRay che hanno tutte suonato all'estero. Alcuni veterani delle band si sono stabiliti in nuovi gruppi, come Mana dei Malice Mizer con il suo gruppo Moi dix Mois e tre membri dei Pierrot che formano gli Angelo. Nel 2007 il visual kei è stato rivitalizzato dai Luna Sea con una performance e gli X Japan ufficialmente si riunirono in un nuovo singolo e tour mondiale. Con questi sviluppi, le band visual kei godono di una spinta in sensibilizzazione del pubblico, con le band che formatasi nel 2004 vengono descritte da alcuni media come "neo-visual kei".

Stile Musica A livello musicale il visual kei non ha nessuna caratterizzazione specifica, bensì possiede una eterogeneità di stili imparagonabile a qualunque altro genere, pur restando sempre nell'ambito del rock; è per questo verso associabile allo shibuya kei, un altro stile giapponese (legato però all'ambito del pop) noto per gli esiti molto variegati che raggiungono i suoi esponenti. I gruppi visual kei spaziano enormemente dall'heavy metal al pop rock senza trascurare molti influssi come il grunge, il dark, l'hard rock, il glam, il punk e l'elettronica, e non sono inusuali i riferimenti alla musica classica; viene inoltre spesso ricercata la fusione di più tipologie (anche opposte) per creare un effetto spiazzante e teatrale.

Look

I gruppi musicali visual kei si distinguono per la grande teatralità ed attenzione all'aspetto visivo e scenografico: costumi, scenografie, pose, trucco e comportamento sono curati con enorme attenzione, mostrati sulle riviste di settore tramite servizi fotografici e continuamente rinnovati cercando di seguire, per ogni artista, un filo logico conduttore che è solitamente una frase-chiave o un concept artistico, ben dichiarato dalla band ed influente sia sul lato visivo sia su quello musicale. Il grande impegno profuso nella cura dell'immagine non deve però far pensare che il visual kei si concentri solo su questo: lo scopo degli artisti visual non è solo funzionare a livello di immagine, ma saper creare un'alchimia equamente bilanciata fra immagine e musica, cercando di proporre all'ascoltatore un prodotto artisticamente completo.

Le correnti Esattamente come per la musica, anche l'aspetto dei musicisti visual kei possiede una enorme varietà d'espressioni ed influenze. I look vanno dall'uso di pelle e latex, usati in maniera provocante ed abbinati a trucco forte e capelli decolorati e tinti in maniera innaturale, fino al più innocuo degli abbigliamenti, con semplici t-shirt colorate e scarso o nessun uso di cosmetici, passando per tutti i gradi intermedi: l'unica discriminante sta nella coerenza con la musica proposta, cioè sempre nel rispetto del concept artistico. All'interno del visual kei esistono varie sottocorrenti divise per stile e relativa proposta musicale, le più importanti delle quali sono: , o : ovvero il visual kei old-school, sviluppatosi principalmente nella seconda metà degli anni novanta. Rappresenta il grado più estremo e oscuro del look, con ricercato effetto-shock sul fruitore attraverso l'uso di colori forti, abbigliamento molto scenografico e vicino al gusto BDSM, ampio uso di trucco ed effetti scenici teatrali come l'uso di sangue finto o altri ritrovati. Generalmente caratterizzato da una peculiare mistura di post-punk e metal estremo ereditata dai Kuroyume e aggiornata dai gruppi dell'etichetta Matina. : sottocorrente caratterizzata da musica più melodica e dalle influenze classiche più marcate, nonché dagli abiti sfarzosi e barocchi. Originata dalla metà degli anni novanta con gruppi come MALICE MIZER e LAREINE. : lato più soft e melodico dell'old-school, contrapposto al dei gruppi kote-kei tradizionali. Vede tra gli esempi più caratteristici gruppi come i ROUAGE o i BAISER. : è la versione più fresca e gioiosa del visual kei, che porta infatti il nome di oshare ("alla moda") e si caratterizza per l'abbigliamento giovanile, spesso street fashion, dominato dalla profusione di colori e dall'uso di un gran numero di accessori e dettagli. Concentrata prevalentemente sul look, è la corrente più mainstream del visual kei ed è generalmente molto vicina al pop-rock. Fra i rappresentanti più famosi gli AN CAFE e LM.C. : termine che fonde kote kei e oshare kei. È caratterizzato dal look giovanile in stile oshare kei e da un tipo di musica che va dal pop-rock mainstream a un sound leggermente più aggressivo in stile kote kei. Dalla metà degli anni 2000 è emersa come la corrente di maggior successo in Giappone, grazie alla popolarità di band come Alice Nine e Nightmare. : stile tendente al dark, con musicisti vestiti in completi neri o in costumi tetri (non macabri), ma comunque semplici. Il trucco è presente benché semplificato, e la tavolozza dei colori è molto ridotta e con tonalità vicine al nero. Il nome palesa la provenienza di questo stile dalla città di Nagoya, ma la sua diffusione in tutto il Giappone ha generato altre diciture come o . : la parola angura viene dall'inglese underground e si usa per band dallo stile particolarmente bizzarro, spesso parodico verso la società e caratterizzato dall'uso irriverente e provocatorio di icone sociali o da abbigliamento irrispettoso verso le istituzioni statali. Spesso viene considerata una corrente esterna al visual kei, benché vi sia comunque correlata dalla teatralità delle esibizioni, spesso delle vere e proprie messe in scena. A volte definito o anche per l'utilizzo di uno spesso strato di trucco bianco in volto proveniente dalla tradizione giapponese del kabuki.

Oltre a queste categorie ne esistono molte altre, né è detto che una band visual rientri necessariamente in una categoria: la varietà di possibilità è molto ampia e la contaminazione è ricercataIntervista a Ryūtarō Arimura e maya, rispettivamente cantanti delle band Plastic Tree e LM.C, sul numero 51 di gennaio 2011 della rivista Neo genesis..

I ruoli