Il Montirone è un piccolo colle situato nel centro di Abano Terme, dove, fino alla metà degli anni '60, sgorgava naturalmente una delle più importanti sorgenti del bacino termale euganeo. Attualmente è parco pubblico, mentre i due edifici all'ingresso hanno ospitano in passato la Galleria Civica d'arte e la Pinacoteca Civica, ora presso il Museo Villa Bassi Rathgeb.

Origini del nome L'etimologia del toponimo è relativamente incerta. Secondo una certa tradizione erudita, esso deriverebbe da Mons Geryonis e si collegherebbe dunque a Gerione e al culto delle acque termali. Tuttavia, sembra maggiormente plausibile un'origine più prosaica, a partire da un diminutivo di monte del genere "montarone", "montariolo", come peraltro attestato in altre località della Pianura Padana.. A sostegno di questa seconda ipotesi, il fatto che nel Medioevo l'area del colle fosse detta "Montaone"..

Geologia Il Montirone in origine si estendeva per un'area maggiore rispetto a quella visibile oggi. Di primo acchito, forse abituati ai vicini colli (per esempio San Daniele o Monteortone) non appare un rilievo degno di nota. In realtà il Montirone (o Monte Irone) non ha nulla a che vedere con i Colli Euganei avendo un'origine completamente diversa. Si tratta di un piccolo rilievo, formato da un tipo di roccia chiamata "travertino", che si eleva di circa 5 m rispetto alla pianura circostante. Il travertino è una roccia calcarea di origine chimica, cioè formatasi per precipitazione di carbonato di calcio depositato dalle acque termali. Le acque termali sono fuoriuscite naturalmente dalle sorgenti presenti nel Montirone fino alla metà degli anni 1960.

Le indagini effettuate sugli isotopi dell’uranio datano a circa 30.000 anni fa la deposizione dei travertini del Montirone, indicandoci che le acque che lo hanno formato dovevano aver circolato in profondità e per tempi molto lunghi. Dal punto di vista geostrutturale un altro aspetto importante è rappresentato dalle fratture che si rinvengono sulla sua superficie. Lo studio delle principali direzioni di fratturazione ci ha fornito delle indicazioni sulle fratture presenti nel sottosuolo euganeo, alle quali è legata la rapida risalita in superficie di fluidi ad elevata temperatura Nel caso dell’area euganea la presenza di acqua ad alta temperatura non è dovuta a fenomeni vulcanici in fase di esaurimento, ma è riconducibile al fatto che queste acque hanno circolato per lungo tempo a oltre 3 km di profondità, acquisendo il “normale” calore interno della Terra. Dobbiamo avere coscienza che lo sviluppo di sistemi geotermici in grado di produrre manifestazione termali, come quelle presenti nel Montirone di Abano Terme, richiede la contemporanea concomitanza di diversi fattori: una sorgente di calore, un vettore del calore (rappresentato dall'acqua), un serbatoio roccioso molto fratturato nel sottosuolo, che consenta la circolazione di questa acqua. La sorgente di calore non deve essere necessariamente eccezionale, come i flussi geotermici generati da camere magmatiche superficiali (es. Larderello). La presenza del Sistema Geotermico Euganeo (EuGS) è connessa ad un flusso di calore leggermente anomalo (circa 80 - 100 mW/m2), alla possibilità dei fluidi di scendere in profondità e circolare nel sottosuolo finché non incontrano zone con strutture geologiche particolari(come quelle presenti nell’area euganea), che incrementano la permeabilità del serbatoio geotermico e consentono il riscaldamento dei fluidi per convezione ed una loro rapida risalita verso la superficie, creando talvolta depositi di travertino come quello del Montirone di Abano Terme.

Storia Età antica Non si hanno notizie precise sul Montirone nel periodo paleoveneto e preromano. Per quanto riguarda l'epoca romana, occorre innanzitutto sgombrare il campo da un fraintendimento protrattosi fino a Novecento inoltrato, che consiste nel collegare al Montirone le numerose testimonianze degli autori antichi, in particolare quelle più estese, ossia il carme Aponus di Claudio Claudiano e una lettera di Cassiodoro. Come è stato dimostrato, esse vanno invece correttamente riferite al territorio dell'odierno Comune di Montegrotto Terme, ove aveva sede primaria la Fons Aponi, quel vasto complesso cultuale e termale legato ad Aponus, Gerione ed Eracle.. Ciò non significa, tuttavia, che il Montirone fosse privo di importanza. Intorno al colle sorse infatti un piccolo centro residenziale, mentre presso le sorgenti si affermò, a partire dall'Età augustea, un santuario dedicato ad Apono; nella zona sono state infatti ritrovate iscrizioni votive recanti la sigla A.A., interpretata da Theodor Mommsen come "A(pono) A(ugusto)" o "A(quis) A(poni)".. Il facsimile di una di queste iscrizioni, che riporta il voto di un tale Caio Cluentio Proculo, è incastonato nella parete esterna dell'attuale edificio a sinistra dell'ingresso. Al di sotto della riproduzione, si trova una targa commemorativa in cattive condizioni, su cui si legge: "Facsimile della iscrizione originale donata dal signor Leone Trieste al Museo Civico di Padova MDCCCLXXVII"., mentre l'originale si trova al Museo Civico Archeologico di Padova (si tratta di CIL V 2785). Di particolare rilievo fu poi il ritrovamento, nel 1951, di un grande deposito composto prevalentemente di rhyta invetriati, bicchieri di tipo Aco e frammenti di ceramica; questi reperti sono stati interpretati come afferenti al deposito di un emporium destinato a rifornire il santuario e i visitatori.. Trattandosi peraltro di manufatti ad uso potorio, è probabile che presso il Montirone l'acqua termale fosse bevuta a scopo terapeutico..

Medioevo ed Età moderna Le notizie riguardanti il periodo medievale piuttosto sono scarne ed episodiche. Dal XII secolo si ha notizia di un piccolo villaggio nella zona, detto "Montaone" e distinto dal centro di Abano raccolto intorno alla pieve di San Lorenzo. Il colle divenne poi proprietà del vicino monastero di San Daniele, che vi fece installare un mulino azionato tramite l'acqua calda; tra Trecento e Quattrocento, peraltro, si cominciò a designare il Montaone come "il bagno" o "i bagni di Abano", segno della presenza di un'attività termale, per quanto ridotta e circoscritta.. Al principio del Quattrocento, enumerando i beni del monastero, l'abate di San Daniele menzionò la zona del Montirone e il relativo mulino, annotando che, per permetterne il funzionamento, era necessario rimuovere periodicamente le incrostazioni dovute alle "acque sulfuree e salse".. Nel 1554 si registrò un primo interesse della Repubblica di Venezia per il termalismo: tramite Riformatori dello Studio di Padova, si incaricò infatti un collegio di tre medici di provvedere al restauro dei bagni di Abano.. Dal XVII secolo iniziarono a comparire testimonianze più approfondite. Nella sua opera pubblicata nel 1623 e intitolata Della felicità di Padova, l'erudito padovano Angelo Portenari fornì infatti una descrizione del Montirone e della sua sorgente, detta "Fontica", magnificando le proprietà curative delle acque termali e riportando notizie di carattere antiquario su Apono, in cui è riportato anche il passo del Portenari.. Nel 1681 si aprì una controversia legale tra le autorità pubbliche e i canonici di San Daniele, nel frattempo subentrati ai monaci nella proprietà del colle, cui venne contestato l'utilizzo abusivo delle acque termali: i religiosi riuscirono tuttavia a far confermare lo status quo, anche in virtù del fatto che il loro mulino fosse indispensabile per gli abitanti..

Dalla metà del Settecento si aprì una nuova stagione di interesse per l'area termale, che ne propiziò un rilancio su vasta scala. Nel 1761 il naturalista padovano Domenico Agostino Vandelli pubblicò il Tractatus de Thermis Agri Patavini, sul cui frontespizio spiccava un'illustrazione che raffigurava le sorgenti del Montirone: egli descrisse dettagliatamente il colle, annotando la presenza di 5-7 sorgenti principali, del mulino, di alcuni bagni e lavatoi, nonché di un sudatoio per la cura degli ammalati., in cui è riportato il passo. In seguito al dibattito scientifico, si mosse anche la Serenissima, con un decreto del 1767 per il recupero e il rinnovo delle terme padovane. Spinti dalla situazione, i canonici possessori del colle abbatterono il vecchio stabilimento e fecero costruire un nuovo edificio ad uso bagni: ciononostante, nel 1772 i loro beni furono confiscati e messi all'asta, venendo acquistati dal notabile veneziano Federico Todeschini.. Pochi anni dopo, di fronte al Montirone fu costruito un Oratorio, progettato da Domenico Cerato e deputato a luogo di culto per gli ospiti in cura alle terme. Paradigmatica di questa fervida stagione è l'attività del medico Salvator Mandruzzato, docente all'Università di Padova, che condensò le sue lunghe ricerche nell'opera Dei bagni di Abano, pubblicata in tre volumi (1789, 1793, 1804); in particolare nel primo, egli fornì un'attenta descrizione del Montirone, corredata da una planimetria e da un alzato, da cui, oltre che l'abbondanza delle sorgenti termali, si evince anche la presenza di un certo numero di costruzioni adibite a bagni ed alloggi, segno di un termalismo in piena ascesa, con passi del Mandruzzato e relative illustrazioni. . L'Ottocento e gli interventi di Jappelli

I primi decenni dell'Ottocento furono cruciali per la storia del colle. In quegli anni il Montirone e i più importanti alberghi furono acquistati dall'imprenditore padovano di famiglia ebraica Moisè Trieste: non stupisce che egli affidasse al suo architetto di fiducia, Giuseppe Jappelli, una complessiva ristrutturazione del centro termale.. Un impulso ai lavori venne anche dalla visita compiuta il 20 luglio 1825 dall'imperatore Francesco I, nell'ambito del suo viaggio nel Regno Lombardo-Veneto: il sovrano giunse ad Abano accolto festosamente e si recò a visitare le sorgenti e i locali delle terme, ascoltando le spiegazioni sulla particolarità dei luoghi. In , si trova, forse per errore, il 20 agosto 1825 come data della visita.. Dunque, Jappelli fece costruire sul Montirone un acquedotto per convogliare le acque termali e una grande vasca ellittica con due piccoli serbatoi circolari; ma soprattutto, per commemorare la visita imperiale, fece erigere una colonna dorica sormontata da una coppa su cui si avvolge un serpente: simbolo che rimanda ad Igea, all'eternità e alla rinascita; .. Su di essa fu posta la seguente iscrizione dedicatoria, oramai deteriorata e pressoché illeggibile.: Da questo momento, la colonna del Montirone divenne uno dei simboli della località termale, riprodotta in illustrazioni e stampe: non a caso una colonna dorica è presente anche nell'attuale stemma del Comune di Abano. Jappelli progettò anche un sontuoso collegamento tra il colle ed lo stabilimento Orologio (sempre proprietà Trieste), attraverso un giardino all'inglese: tuttavia non venne realizzato, rimanendo sulla carta.

Per tutto il secolo, l'importanza del Montirone crebbe di pari passo con lo sviluppo degli stabilimenti termali. È importante al contempo rammentare che in tale contesto le sorgenti rimasero nella disponibilità esclusiva degli albergatori, configurando dunque una rilevante privatizzazione della risorsa termale.. Nel 1888 l'antico mulino venne abbattuto, per consentire la costruzione dello stabilimento termale "Antiche Terme Molino" Nel cortile del predetto albergo, sono tuttora visibili vestigia delle terme più antiche., ma dell'infrastruttura rimase in piedi il caratteristico condotto pensile su pilastri in trachite..

Dal Novecento ad oggi