La cappella dedicata a Santa Maria dei Bulgari è un piccolo edificio religioso presente nel complesso dell'Archiginnasio di Bologna.

Storia Nel luogo dove ora è sita assieme all'Archiginnasio sappiamo che nel XII secolo sorgevano le case del giurista Bulgaro, uno dei quattro dottori allievo di Irnerio, da cui la cappella prende nome.. Questi edifici vennero poi acquistati dal Comune di Bologna, e nel 1178 vi si trasferì il podestà, dove rimase coi suoi uffici fino al 1201 quando fu completato il palazzo del Podestà in piazza Maggiore..

La cappella venne eretta assieme all'Archiginnasio nel 1563-1565, voluta dal vicelegato Pier Donato Cesi come luogo di culto per l'Università. È stata gravemente danneggiata dai bombardamenti di Bologna del 29 gennaio 1944.

I bombardamenti alleati del 29 gennaio 1944 distrussero buona parte della cappella e l'ala est del palazzo., pubblicato con licenza CC BY-NC-SA 4.0. La cappella fu in parte ricostruita nel 1949, grazie al contributo del Ministero dell'Istruzione. Un successivo intervento di restauro ci fu nel 1958 circa. I lacerti degli affreschi mariani superstiti furono ricollocati negli spazi originali, basandosi su fotografie d'epoca.

Nel 2025-26 la Cappella di Santa Maria dei Bulgari è stata aperta al pubblico con visita guidata e una ricostruzione digitale in 3D di come appariva un tempo, nell'ambito della mostra diffusa dedicata a Bartolomeo Cesi a cura di Vera Fortunati.

Descrizione

La cappella si trova al piano terra, con accesso sul lato est del cortile.

Ospita al suo interno i resti di un ciclo di affreschi eseguiti tra il 1591 e il 1594 da Bartolomeo Cesi sulle Storie della vita della Vergine, in gran parte rovinati o distrutti durante il bombardamento del 1944.

Sull'altare maggiore è collocata la pala dell'Annunciazione, realizzata nel 1582 dal pittore fiammingo Denijs Calvaert e salvatasi dalla devastazione del 1944.

Il soffitto a quadratura, uno stile di decorazione architettonica illusionistica tipicamente bolognese ma destinata ad aver successo anche all'estero, in origine ospitava tra gli stucchi dorati ulteriori affreschi, attribuiti alla bottega del Cesi anziché al maestro, per la minor qualità dell'esecuzione.

Note

Bibliografia

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