La dottrina della bilancia commerciale è una politica introdotta dai mercantilisti e finalizzata alla massimizzazione dello stock monetario.
In tale politica la massimizzazione dello stock monetario avviene mediante la continua eccedenza delle esportazioni sulle importazioni; la dottrina, pertanto, è analiticamente più raffinata rispetto al bullionismo.
Molti economisti cercarono di dimostrare l'infondatezza della dottrina argomentando che a seguito dell'incremento dell'offerta di moneta era da aspettarsi un aumento del livello generale dei prezzi; fu osservato, infatti, che gli Stati con la bilancia commerciale in attivo fossero svantaggiati rispetto a quelli con la bilancia commerciale in passivo, poiché in questi ultimi avveniva una riduzione del livello dei prezzi. Tale argomentazione, tuttavia, è corretta solo se si ipotizza che a seguito della variazione dei prezzi (aumento o riduzione) ci sia una grande variazione della domanda; se, invece, la variazione dei prezzi non genera una grande variazione della domanda (ipotesi plausibile all'epoca del mercantilismo, dato che la domanda era in gran misura relativa a beni di sussistenza, e non più plausibile nell'epoca industriale), sono plausibili le tesi mercantilistiche.
Categoria:Storia del pensiero economico