Fu artista noto nella corrente del neoclassicismo.

Discendente da una famiglia di artisti: il nonno Gaetano e il fratello di quest'ultimo, Ubaldo, erano due pittori nella Bologna settecentesca dove eseguirono sia decorazioni a fresco di palazzi nobiliari e chiese, che pale d'altare e quadri di soggetto storico-mitologico. Il padre Mauro era incisore e pittore e dipinse la volta di una sala del Palazzo Comunale di Bologna.

Biografia Democrito, su consiglio del padre, che collaborava con i milanesi fratelli Vallardi, si iscrisse alla Reale Accademia di Brera.

Nel 1829 la Commissione Municipale di Milano gli commissionò due statue per la Barriera di Porta Orientale raffiguranti Cerere e Vulcano, allegorie dell'agricoltura e dell'Industria; nello stesso anno, sul giornale milanese L'Eco, alcune sue opere furono lodate dallo scrittore bresciano Vittorio Barzoni, di cui in seguito l'artista, riconoscente, realizzò un busto.

Nel 1836 aprì uno studio a Milano in Corsia dei Servi. Di questi stessi anni sono il Busto della Principessa Albani, portato in mostra all'annuale Esposizione di Brera del 1837. L'anno successivo portò alla mostra la statua della Primavera e il Busto della contessa Gismondi, poetessa d’Arcadia, conosciuta con il nome di Lesbia Cidonia. Il Gandolfi collaborò con il bresciano Rodolfo Vantini per la realizzazione del Cimitero monumentale di Brescia. Lo scultore fu incaricato il 2 marzo 1824 dalla commissione del cimitero bresciano di eseguire per la Chiesa di San Michele, all'interno del cimitero, la statua del santo dedicatario, i tredici busti raffiguranti santi, posti nelle nicchie del tamburo, due leoni sulla scalinata dell'ingresso e le due dolenti, all'esterno della sala I.

Sempre a Brescia il conte Luigi Fenaroli Avogadro lo incaricò nel 1825 di eseguire un busto raffigurante il fratello Antonio, deceduto da poco.

Il conte Paolo Tosio nel 1832 incaricò lo scultore di eseguire due medaglioni raffiguranti Raffaello Sanzio e Galileo Galilei, nel cortile del suo palazzo, lAmore con lira attualmente nei Musei Civici di Brescia, copia dall'opera di Bertel Thorvaldsen, due busti raffiguranti Napoleone Bonaparte e Antonio Canova ed un piccolo tondo in terracotta raffigurante Napoleone sulle ali di un'aquila conservati nei Musei Civici di Brescia.

Di suo padre Mauro, morto nel 1834, realizzò un busto per la tomba di famiglia nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. Il conte Francesco Martinengo Cesaresco lo incaricò dell'esecuzione del monumento funebre per la moglie Flaminia nel cimitero Vantiniano, dove raffigurò la dedicataria distesa su un sarcofago rinascimentale.

Nel 1845 scolpì per villa Vigoni a Menaggio la Madre di Mosè in marmo nel momento del distacco dal figlio.

A Mantova realizzò i monumenti sepolcrali dell'architetto Paolo Pozzo e di Vittorio Barzoni.

Nel Museo del Teatro alla Scala è conservato un suo medaglione con l'effigie di Vincenzo Bellini; al Museè de Picardie di Amiens è presente la statua La Mendicante del 1854.

Alcuni bozzetti in terracotta sono conservati nella pinacoteca di Bologna.

Nel 1855 gli fu commissionata la realizzazione dei busti di San Vincenzo de' Paoli e del cavaliere Bayard per la residenza imperiale di Biarritz (Francia), ancora oggi visibili sulla facciata dell'Hôtel du Palais.

Morì a Bologna nel 1874 e venne sepolto nella tomba di famiglia, all'arco 12 del chiostro Terzo della Certosa di Bologna, insieme a Gaetano e Mauro Gandolfi. Il monumento funerario è attribuito allo scultore Giovanni Putti.

Galleria di opere

Note

Bibliografia

Voci correlate Clementina Gandolfi

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Categoria:Sepolti nel cimitero monumentale della Certosa di Bologna