La chiesa di Santa Maria delle Grazie è una chiesa di Massa Lubrense: è stata cattedrale della diocesi di Massa Lubrense dalla sua consacrazione fino al 1818, quando la diocesi è stata unita a quella di Sorrento; è sede parrocchiale.
Storia Alcuni storici farebbero risalire la nascita della diocesi di Massa Lubrense intorno all'XI secolo, anche se le prime testimonianze certe risalgono agli anni '20 del XIII secolo.. Ignoto è anche il luogo dove venne edificata con esattezza la prima cattedrale: probabilmente questa si trovava su un promontorio chiamato Fontanella, nei pressi di un tempio distrutto dedicata a Minerva.. Venne qui dipinta un'immagine raffigurante la Madonna che successivamente sarà spostata presso una chiesa, in quella che diventerà la frazione di Marina della Lobra, nome derivate dalla denominazione latina dato dell'affresco, ossia Delubrum Virginis..
La cattedrale successivamente venne spostata presso la chiesa dell'Annunziata. ma, dopo il 1465, anno in cui Massa Lubrense, per aver sostenuto gli angioini, venne quasi completamente distrutta dalle truppe aragonesi, fu nuovamente spostata, questa volta presso la chiesa della Marina della Lobra, anche se la cattedra lignea del vescovo rimase nella precedente chiesa. Da alcuni documenti risultò che il vescovo, nel 1477, risiedeva in località Palma, dove si creò un vero e proprio episcopio, mentre, nel 1489, dimorava nella chiesa di Schiazzano.
A seguito della riorganizzazione del tessuto urbano di Massa Lubrense si decise di edificare una nuova cattedrale: la scelta del luogo fu in località Palma, dove precedente si era già organizzato un primitivo episcopio. e dove, a seguito dell'attacco aragonese, si era andato sviluppando il nuovo centro politico cittadino. Tale scelta tuttavia non fu esente da malcontenti, soprattutto da parte delle comunità di Torca, Sant'Agata e Monticchio.. La fondazione della nuova cattedrale avvenne il 22 aprile 1506 presso la chiesa di Santa Maria della Misericordia alla presenza del vescovo Geronimo Castaldo e del notaio Andrea Cerlone.: in quest'occasione si decise che sarebbe stata la principale della città e intitolata a Santa Maria delle Grazie. La prima pietra venne posta dal vescovo Castaldo. il 25 marzo 1512: il terreno fu donato dalla famiglia Palma, una delle più influenti della città, dove sorgeva la chiesa di Sant'Erasmo, che verrà inglobata nella nuova costruzione e sede di una confraternita che curava anche l'annessa area cimiteriale. I lavori procedettero lentamente, soprattutto per le difficoltà economiche: nel 1536, il sindaco Pietro Cangiano donò 43 ducati per portare a termine la costruzione, mentre altri aiuti arrivarono dalle famiglie nobili locali come quella dei Palma, Persico, Maldacea, Liparulo, Turbolo, Cangiano e Pisani.. La cattedrale venne consacrata l'8 luglio 1543 da monsignor Pietro Marchesi; accanto ad esse sorse un nuovo episcopio.
Nei primi anni di attività, soprattutto nel periodo in cui erano vescovi gli appartenenti alla famiglia Borgia, prima Girolamo a cui succedette poco dopo suo nipote Giovan Battista, la chiesa non subì particolari lavori di ampliamento o abbellimento, anche perché, in quel periodo, i vescovi non avevano l'obbligo di risiedere nella diocesi a loro assegnata, preferendo, in questo caso, restare a Napoli.. A seguito dell'invasione dei Turchi del 1558 si decise di fortificare nuovamente Massa Lubrense con una cinta muraria, distrutta in precedenza dagli aragonesi nel 1465: i lavori, che cominciarono il 29 ottobre 1564 e che vennero parzialmente conclusi, non prevedevano di includere nella cerchia muraria la nuova cattedrale, indice ancora del malcontento per la scelta della sua edificazione in località Palma.
Sotto monsignor Giambattista Palma venne costruito il coro. Divenuto vescovo il 9 febbraio 1626 monsignor Maurizio Centini, fu lui a promuovere la costruzione del soffitto della navata centrale con un cassonettato ligneo decorato in oro e successivamente, nel 1628, l'organo.. Quando venne nominato vescovo Giovanni Battista Nepita nel 1685 iniziarono i lavori di ampliamento della sacrestia e Giuseppe Fattorusso venne chiamato a decorare la struttura con un ciclo di affreschi. Nel 1687 venne danneggiata da una tempesta che mandò in frantumi le vetrate.; tra il 1687 e il 1695 il regno di Napoli fu investito da uno sciame sismico che compromise la stabilità della cattedrale.. Nepita, il quale teneva particolarmente al decoro della chiesa., chiedendo anche aiuto a papa Innocenzo XI per ricevere dei sussidi, iniziò dei lavori di ristrutturazione che portarono anche alla creazione delle fondamenta, di cui era sprovvista, oltre ad una nuova pavimentazione in mattoni., posati nel 1699.. I restauri era già terminati alla morte del Nepita, avvenuta il 12 giugno 1701. Il vescovo successivo, Giacomo Maria de' Rossi, dovette anch'egli riparare i danni di un'alluvione, avvenuta nel 1702, che aveva devastato sia la cattedrale che l'episcopio.: allo stesso vescovo si deve la venerazione e la realizzazione della statua di Sant'Irene, invocata contro le avversità meteorologiche..
Nel 1757 venne nominato vescovo Giuseppe Bellotti: con il nuovo pastore della diocesi massese la cattedrale subisce numerosi lavori di ristrutturazione.. Tra il 1757 e il 1759, convinto che l'umidità presente all'interno fosse dovuta alla mancanza di luce, fa aprire sulla facciata due nuove porte, sormontante da finestre, ai lati di quella principale: in tale occasione vennero sacrificate sia la cappella del Fonte Battesimale che quella di Santa Maria ad Nives dei Fabbri. Ordina inoltre un nuovo altare maggiore in marmi policromi, commissiona nuovi dipinti e amplia la sacrestia che fa decorare con dipinti dei suoi predecessori, dalle fisionomie reali o fittizie.. Tra il 1764 e il 1766 si registrarono spese per il rifacimento degli stucchi della facciata., delle cappelle e della sacrestia ad opera di Gennaro De Martino. Nel 1780, sicuramente nel periodo compreso tra il 23 aprile e il 17 giugno, quando la chiesa risultava inagibile e tutte le attività spostante nell'adiacente chiesa del Purgatorio., Bellotti fece posare il nuovo pavimento in maiolica di Ignazio Chiaiese. con decorazioni di paesaggi, ghirlande e temi floreali: questo venne realizzato nella bottega dell'artista alla Marinella, a Napoli, e arrivò a Massa Lubrense via mare, smontato e custodito in delle casse.
Nel 1814 risultò la concessione da parte del re Gioacchino Murat di 660 lire per i lavori di ristrutturazione. Nel 1818, quando la diocesi di Massa Lubrense venne inglobata a quella di Sorrento, perse la funzione di cattedrale. All'inizio del XIX la chiesa si presentava in uno stato fatiscente: il vescovo Gabriele Papa, durante una visita, notò che la navata centrale era priva di copertura e la maggior parte degli arredi e opere d'arte erano andati perduti e solo in parte custoditi dal capitolo. Venne quindi riunita, nel 1827., una commissione per eseguire i lavori di restauro, i quali furono affidati ad Antonino Fiorentino e ai fratelli Conforti di Sorrento: venne sostituito il soffitto a cassettoni in legno della navata con una tela, fu rifatto il tetto e rimossi e rifatti gli stucchi.
Anche nel XX secolo vennero effettuati ulteriori lavori: nel 1914 venne rifatto il campanile, nel 1950 un soffitto in gesso andò a sostituire la tela e nel 1970 fu rimosso il pavimento del Chiaiese, ormai malridotto, eccetto nel transetto., e rimpiazzato con una replica moderna.. Gravi danni vennero inferti dal terremoto del 1980 che rese inagibile la chiesa.: furono necessari nuovi interventi, soprattutto alle coperture della navata e del transetto; durante i lavori di restauro riemersero tracce di affreschi del Fattorusso e altri ancora più antichi. Venne riaperta al pubblico il 23 dicembre 1996 con una celebrazione liturgica presieduta da monsignor Felice Cece.. Tra il 2002 e il 2004 vennero restaurati la facciata e il campanile..
Descrizione Esterno La chiesa, posta nella piazza principale di Massa Lubrense, si trova tra l'episcopio e la chiesa del Purgatorio. La facciata è in stile neoclassico ed è tripartita, divisa verticalmente da cornici in stucco, con la parte centrale più altra rispetto alle due laterali, riprendendo esternamente la stessa divisione delle navate interne.. Al centro della facciata è posto il portale d'ingresso, incorniciato da stucchi e sormontato da un timpano ad arco, il quale presenta al centro lo stemma di monsignor Bellotti; al di sopra del portale si apre un finestrone ed un oculo. Nel finestrone era posta una vetrata con il disegno di una croce e un cerchio: questa venne sostituita durante i lavori di restauro degli anni 2000 con un tema simile.. Lo stesso schema architettonico della parte centrale si presenta ai due lati della facciata: ossia portale d'ingresso, più piccolo rispetto al principale, sormontato da uno stemma, un finestrone e un oculo. La facciata termina su entrambi i lati con dei pinnacoli in pietra di Trani, risistemanti durante gli interventi degli anni 2000, secondo antiche vedute della chiesa.
Interno All'interno, la chiesa, si presenta con una pianta a croce latina ed è divisa in tre navate, due laterali e una centrale di maggiori dimensioni e più alta.: la divisione della navate avviene tramite una serie di cinque colonne quadrangolari poste su ogni lato, sulle quali insistono degli archi; le colonne hanno un capitello corinzio sul lato che guarda verso la navata centrale. Lungo il secondo ordine della navata centrale, in cui si aprono finestroni rettangolari, corre una cornice sorretta da lesene. La stessa navata presenta un soffitto a cassettoni ligneo realizzato tra il 1985 e il 1987.: un primo soffitto a cassettoni, in legno dipinto e dorato, venne realizzato nel 1622., il quale venne, nel 1827, sostituito da una tela che lo ricordava nei motivi decorativi con l'aggiunta di rosoni., per poi essere rimpiazzato nel 1950 da un plafond in gesso. Le navate laterali, più basse rispetto a quelle centrale, presentano una volta a crociera.
L'interno della chiesa è adornato con stucchi realizzati tra il XIX e il XX secolo, che hanno sostituito o in parte sono stati rimaneggiati, quelli commissionati a maestri napoletani tra il 1764 e il 1766 da monsignor Bellotti.. Superato l'ingresso principale si sottopassa la cantoria: è stata realizzata all'inizio del XX secolo e poggia su colonne di spoglio provenienti da antiche terme romane rinvenute nel fondo De Martino a Sorrento., in cipollino verde; l'organo, in legno intagliato e dorato, risale al 1928, che ne ha sostituito uno simile del XVII secolo.. Si accede quindi alla navata centrale, la quale termina con un arco che consente il passaggio al transetto, così come le due navate laterali: lungo la navata principale, sulle prime due colonne, rivolte verso l'ingresso, sono poste due acquasantiere in marmo attribuite a Gennaro De Martino, della seconda metà del XVIII secolo. Presso l'ultima colonna del lato sinistro è posta la base in marmo del trono vescovile del XVIII secolo, mentre, addossata alla quarta colonna del lato destro, si trova il pulpito: realizzato tra il XVII e il XVIII secolo in pietra di Massa, legno intagliato e dipinto e poggiante su colonne dorate, fino all'inizio del XVIII secolo ha ospitato, nella parte sottostante, un altare dedicato a sant'Agnello, con il dipinto Beata Vergine e il Bambino tra i santi Agnello e Antonio di Padova..