Tradizioni e pratiche appartenenti al folclore coreano iniziarono diversi millenni fa, traendo origine da sciamanesimo, confucianesimo, buddismo e cristianesimo.

Molte tradizioni popolari si sono sviluppate in zone rurali come i villaggi e solitamente si riferiscono ad ambienti domestici e all'agricoltura, rinforzando il concetto di famiglia e dei legami all'interno della comunità. La messa in scena delle storie popolari lo riflette, e gli artisti che le recitavano erano soliti incoraggiare e provocare la partecipazione del pubblico. Queste tradizioni venivano trasmesse oralmente, anche se degli esempi scritti cominciarono ad apparire nel V secolo.

Mentre molte tradizioni sono diventate meno praticate o sono state modernizzate, il folclore rimane profondamente legato alla società coreana, continuando ad influenzare campi come religione, storie, arte e tradizioni.

Tipi di folclore Ci sono molti tipi di folclore nella cultura coreana, come Imuldam (), concentrato sugli esseri soprannaturali: i più comuni sono i dokkaebi, considerati la versione coreana dei goblin. Tuttavia questo termine è diverso dalla concezione europea, dato che non posseggono caratteristiche malvagie o demoniache. Sono invece delle creature con dei poteri che causano alle persone sia felicità che tristezza. Questi esseri si comportano sia in modo amichevole sia in modo dispettoso con gli umani. La presenza di queste creature è considerata legata non solo alle difficoltà, ma anche ai piaceri della vita.

Le storie contemporanee derivano da una varietà di argomenti che comprendono lo sciamanesimo, il confucianesimo, il buddismo e il cristianesimo.

Il folclore coreano cominciò ad essere catalogato grazie alle lezioni in proposito del professor Cho Chi-hun (1920–1968).

Religione popolare La religione popolare coreana () rimane una parte integrante della vita dei coreani moderni, ed è basato sullo sciamanesimo coreano e su religioni estere come il buddismo. La natura e le caratteristiche delle religioni popolari cambiarono con il tempo sotto le influenze delle religioni straniere, che dopo essere state introdotte in Corea, si mischiarono con quelle autoctone. Le religioni coreane popolari non si basano su credenze individuali, ma si esprimono tramite la comunità, dato che si sviluppano nei villaggi e nelle case. Gli sciamani coreani sono coinvolti sia nella venerazione delle divinità domestiche sia nei rituali dedicati alle divinità protettrici dei villaggi.

Nel folclore coreano le case sono dei luoghi sacri, pieni di tradizioni create dalla famiglia e dagli antenati. È credenza comune che ci sia una divinità guardiana per ogni stanza e che porti buona fortuna alla famiglia. Per esempio, c'è un dio responsabile di tutta la casa che aiuta ad arricchire la famiglia e una dea nella camera padronale che aiuta a concepire figli e protegge la prole. Gli spiriti maligni che stanno fuori dalla casa provocano ansia e paura, scoraggiando l'ingresso di altre persone. Esiste quindi la tradizione di impedire l'entrata di spiriti maligni nella casa appendendo rami spinosi al cancello o preparando fili rituali. Le divinità della casa si scontrano con gli spiriti maligni, proteggendola e rendendosi così dei guardiani.

Il culto del villaggio è un ampliamento della venerazione delle divinità della casa. Il villaggio viene considerato un'estensione della famiglia e un luogo dove vivono i parenti, anche se possono ospitare persone che non sono coinvolte nella venerazione degli dei protettori. Le divinità variano di villaggio in villaggio. Solitamente questi culti si limitano ad un villaggio solo, ma qualche volta si estendono al di fuori di esso per compiere rituali dedicati all'agricoltura o riti comuni tra villaggi vicini. La maggior parte dei villaggi serve una sola divinità, accompagnata da un Jangseung (, un tipo di totem) o altri dei minori.

Lo sciamanesimo coreano è stato sottovalutato dagli adepti di altre religioni, ma con il tempo ha incorporato e imitato la forma ed organizzazione di altre religioni come il buddismo e il confucianesimo. Le religioni straniere assorbirono anch'esse elementi dello sciamanesimo. Quest'ultimo sviluppò addirittura una relazione complementare con il confucianesimo: lo sciamanesimo si occupava di problemi particolari e irregolari, mentre il confucianesimo si occupava di problemi della vita di tutti i giorni. Lo sciamanesimo coreano include rituali usati per rilasciare il rancore di anime in pena ed espellere la sfortuna dalle case.

Riti Il Mudangnaeryeok () scritto da Nangok è un libro illustrato che spiega i vari passaggi dei rituali della zona di Seul. Fa parte della Kyujanggak, la biblioteca reale della dinastia Joseon, presso la Seoul National University, ed è composto da due volumi, ognuno dei quali conta 14 pagine. La data di pubblicazione risale al quarto mese lunare del 1885 o del 1945. Ogni pagina riporta l'illustrazione dello sciamano che compie il rito e l'altare con i vari cibi per le offerte. I disegni hanno uno scopo puramente pratico e non sono particolarmente eleganti dal punto di vista estetico, mentre le spiegazioni sono in caratteri cinesi.

Esempi di riti tradizionali sono:

Rito per lo spirito guardiano di Eunsan (): praticato nel villaggio di Eunsan della contea di Buyeo, nella provincia del Chungcheong meridionale, è stato designato Patrimonio Culturale Immateriale n. 9. Rituale per la prevenzione del vaiolo (): rituale sciamanico in onore del dio del vaiolo e del morbillo che mira ad allontanarlo. Rituale della barca (): cerimonia rituale nella quale si prega per una buona pesca e un viaggio sicuro, si celebra sulle barche dei pescatori in onore della divinità guardiana Baeseonang. Rituale per una pesca abbondante (): le preghiere per la sicurezza e una pesca abbondante vengono rivolte alla divinità del mare Yongwang (Re Drago) e il rituale è generalmente officiato da uno sciamano.

Oggetti rituali

Carta rituale bianca (): fogli di carta bianchi usati in rituali sciamanici e come oggetti sacri, offerte o nei soji, la bruciatura dei testi sacri. La carta bianca simboleggia pulizia e purificazione, ma viene anche usata come materiale simbolico offerto agli dei quando si prega per la ricchezza materiale. La carta bianca viene aggiunta alle ghirlande di paglia appese sui cancelli come tabù in seguito alla nascita di un bambino per tenere lontano le sventure; viene utilizzata anche per incartare il cibo sacrificale o per allestire la tavola rituale. Bruciare la carta può essere visto come un atto di purificazione dell'impurità con il fuoco, ma anche come una preghiera agli dei, nel qual caso la carta bianca funge da tramite tra l'uomo e questi ultimi. Siru (): pentola di terracotta per la cottura a vapore usata per cucinare cereali. Apparve nella penisola coreana durante la tarda età del bronzo, specialmente nelle regioni del nord, ma durante il periodo dei Tre Regni (57 a.C –676 d.C.) il suo uso si era diffuso uniformemente in tutte le zone della penisola. Il tradizionale Siru viene generalmente usato per fare i tteok, che fungono, oltre che da cibo, anche come offerta rituale. Anello al naso per le mucche (): anello di legno attaccato al naso delle mucche, usato anche come strumento per allontanare gli spiriti maligni. Sono fatti di rami di legno spessi 2-3 cm spogliati della corteccia, le cui estremità vengono legate insieme per far sì che assumano la forma di un anello. Si credeva che un anello attaccato da poco tempo avesse un grande potere ed era quindi appeso sul cancello all'interno della casa per impedire ai fantasmi e agli spiriti maligni di entrare. Si pensava anche che avessero il potere di attirare buona sorte o ricchezze materiali. Albero di ricino spinoso (; Kalopanax septemlobus): frequentemente usato per scacciare spiriti maligni e malattie grazie ai rami ricoperti di spine, che vengono appesi fuori dalla porta d'ingresso durante il Capodanno. Altra utilità tradizionale di questo albero è la capacità di scacciare i yagwanggwi, ossia i fantasmi nottilucenti: la credenza popolare era che alla prima luna piena del primo mese lunare (Jeongwoldaeboreum) questi fantasmi invadessero le case. Il sedicesimo giorno, ossia il giorno dei fantasmi, si bruciavano tutti i capelli trovati attorno alla casa, dopodiché si creava un fascio di rami di albero di ricino, il quale si appendeva ad una parete. In caso di epidemie, in alcune regioni questo fascio di rami veniva appeso in orizzontale sulle pareti del soggiorno. Un'ulteriore usanza era portare i malati di malaria in foreste ricche di alberi di ricino e pregare per la loro guarigione. Danji: un vaso di terracotta adorato come divinità stessa o come entità sacra che custodisce un dio domestico. Questi vasi sono piccoli e tondi, panciuti verso il centro. Cavallo di metallo (): oggetto custodito e venerato come una divinità nei santuari dei villaggi. È una riproduzione semplificata dell'immagine di un cavallo, lunga tra i cinque e i dieci centimetri, con le gambe relativamente corte in proporzione al grande torso, alcune mancanti o tagliate al ginocchio. Si trovano anche cavalli di argilla o pietra.

Letteratura popolare La letteratura popolare è strettamente legata alla cultura coreana. La maggior parte della letteratura era trasmessa oralmente e ruotava intorno allo stile di vita e alle usanze del popolo. Questo tipo di letteratura annovera canti sciamanici, miti, racconti e storie popolari: essa presenta diverse variazioni in queste storie, influenzate dalle epoche nelle quali presero forma, ma anche molti punti in comune, come la presenza di alcuni eroi e personaggi legati alla tradizione culturale. La letteratura popolare presenta sia opere in versi e con una specifica struttura metrica, che svariati lavori in prosa. I primi esempi scritti di questo tipo di letteratura possono essere ritrovati in diversi frammenti databili fino al V secolo, mentre storie complete, tramandate per iscritto, compaiono a partire dal XII e XIII secolo nel Samguk Yusa, ad opera del monaco Buddhista Il-yeon.

I canti sciamanici comprendono principalmente due tipi di canti: i primi privilegiano una narrazione riguardante le varie divinità venerate e che venivano recitate attraverso appositi rituali; i secondi comprendono inni non narrativi, sempre indirizzati o dedicati agli dei. Entrambe queste tipologie erano tramandate oralmente da sciamano a sciamano. Uno degli esempi più famosi del primo tipo di canti è la storia della principessa Bari. La maggior parte delle versioni narrano di una principessa coreana abbandonata dai suoi genitori per essere stata la settima figlia di un re senza eredi maschi. Molti anni più tardi, i suoi genitori si ammalano e l'unica cura consiste in dell'acqua con proprietà curative presente nel Cielo dell'Ovest (Sukhāvatī). La principessa abbandonata viene ritrovata e acconsente ad aiutare i suoi genitori, al contrario delle sue sorelle. Viaggia così fino all'aldilà, dove si sposa con il guardiano di quest'acqua miracolosa e dà alla luce dei figli (solitamente sette). In seguito alla morte dei suoi genitori, prende parte al funerale e riesce a resuscitarli grazie ai fiori della resurrezione raccolti nell'aldilà e curandoli con l'acqua. Al termine del racconto, spesso la fanciulla diventa una divinità che mette in comunicazione i vivi con i morti. La storia della principessa Bari veniva recitata solamente durante cerimonie funerarie. Questo mito è solitamente interpretato come un mezzo per rovesciare la dottrina confuciana, basata sul patriarcato e la gerarchia, attraverso la virtù confuciana della pietà filiale: in questo caso non è il figlio maggiore, come dovrebbe essere, ma la figlia minore a salvare i suoi genitori.

Tradizioni sociali popolari