Adversus Haereses è il titolo latino comunemente usato per indicare un libro di Ireneo, vescovo di Lione e padre della Chiesa. Il testo è anche noto come Contro le eresie o Sulla scoperta e il rovesciamento della falsa gnosi (in greco antico Ἔλεγχος καὶ ἀνατροπὴ τῆς ψευδονύμου γνώσεος). È un'opera in cinque volumi contro lo gnosticismo e altre eresie cristiane, scritta intorno al 180 d.C...
A volte può essere confuso con le seguenti opere per la somiglianza del titolo: Panarion, anch'essa in opposizione alle eresie, scritta nel IV secolo da Epifanio di Salamina. Adversus omnes haereses, un'appendice dell'opera De praescriptiones haereticorum di Tertulliano.La maggior parte degli studiosi ritiene che tale appendice non sia di Tertulliano ma sia stata aggiunta più tardi; è quindi attribuita ad uno Pseudo-Tertulliano. Confutazione di tutte le eresie, attribuito a Ippolito di Roma.
Composizione e tradizione manoscritta
Stesura La composizione dell’opera può essere datata in un periodo compreso tra il 174 e 189, dal momento che nella lista di Vescovi di Roma è riportato Eleuterio (175-189), ma non il suo successivo Vittore I (189-199). Il più antico frammento di manoscritto (P. Oxy. 405) è datato attorno al 200. Ireneo, quando iniziò l'opera, intendeva scrivere solo i primi due libriBehr 2013, p. 74.: secondo le ultime ricostruzioni di Grant, infatti, egli inviò prima i libri I e II ad un suo innominato corrispondente a cui è dedicata l’opera, poi il III, il IV e il V in successioneGrant 1997, p. 5..
Fonti Quello delle fonti dellAdversus haereses è tuttora un problema aperto: dal momento che Ireneo non si è limitato a giustapporre in modo quasi meccanico elaborati precedenti, ma li ha risistemati in modo personale Simonetti 2010, 111., non sempre risulta chiaro quali documenti abbia preso in esame. Tra i testi consultati, sicuramente rientrano i trattati perduti di Giustino come SyntagmaBehr 2013, p. 82. e Contro tutte le eresie che, secondo lo stesso Giustino, discuteva di Simone Mago, del suo discepolo Menandro e di Marcione (e di altri non elencati)Grant 1997, p. 7.. Inoltre, Ireneo dichiara più di una volta di rifarsi a tradizioni e affermazioni precedenti, soprattutto di non meglio identificati «presbiteri»: tra essi, Grant ipotizza gli asiatici Papia e Policarpo e i romani Clemente e Giustino MartireGrant 1997, p. 34.. Le sfasature presenti nell’opera potrebbero quindi derivare dalla difficoltà di padroneggiare strutturalmente una pluralità di fonti. Il continuo rifarsi di Ireneo alla fonte dei presbiteri, da lui considerata valida in massimo grado, evidenzia la sua volontà di inserirsi in una linea di tradizione autentica, l'unica capace di indirizzare la comunità a cogliere il significato esatto della Scrittura, ossia quella confermata dall’autorità episcopale della chiesa cattolica. Infatti, sia la chiesa, sia i movimenti ereticali, come era naturale in ambiente cristiano, facevano ricorso alla Parola di Dio per fondare le loro argomentazioni, ed entrambe erano caratterizzate dall'interpretazione allegorica del testo sacro. Ireneo contesta agli avversari il metodo di esegesi delle Scritture: essi, a sua detta, selezionano dal testo solo quanto loro occorre e ne forzano il significato per farlo quadrare con i dati della loro dottrina, non ortodossa né provata dalle ScrittureSimonetti 2010, p. 113..
Breve excursus della tradizione manoscritta È stato possibile ricostruire il testo grazie alle molte copie complete in lingua latina (la cui datazione è però incerta, probabilmente del III o IV secolo ), ma son giunti fino a noi alcuni frammenti del testo originale in antico greco: Eusebio ed Epifanio infatti riportano una serie di citazioni dei libri I e III, mentre dei libri IV e V si è conservata anche in una traduzione letterale in armeno del VI secolo. Quanto al libro II (che si trova praticamente solamente in una versione latina), a detta di Grant non conteneva delle argomentazioni razionali molto convincenti e perciò non ha avuto la stessa fortuna degli altri volumi . Obiettivo dell'opera Destinatario Non si conosce l'identità della persona specifica per cui scrisse questa opera. Si potrebbe supporre che il destinatario sia un leader di una comunità cristiana poiché Ireneo si augura che il suo amico, avendo appreso queste cose, possa renderle chiare a tutto il suo popolo. Costui conosceva chiaramente il greco ed era turbato dagli insegnamenti che Ireneo aveva incontrato nella sua regione intorno alla valle del Rodano, ma, dato che Ireneo fa riferimento al «dialetto barbaro» in uso in Gallia, è improbabile che l'opera fosse destinata a lettori di quel luogoBehr 2013, p. 75.. A detta di Grant, infatti, questo libro non è stato scritto per i cristiani della Gallia o di Roma (ai quali non sarebbe servito ricordare il nome dei vescovi), ma più probabilmente per i fedeli dell'Asia e della Frigia, in quanto si registra come molte lettere cristiane venivano inviate da Lione specificamente in queste zone. Secondo Behr invece, dal momento che Ireneo descrive anche un incidente riguardante «un certo diacono tra la nostra gente in Asia» (haer. 1.13.5), egli non sta scrivendo per coloro che si trovano in Asia. È molto probabile che il destinatario fosse il leader di una comunità cristiana a Roma, probabilmente composta in gran parte da immigrati dall'Asia, sua terra natia. Inoltre, anche il modo in cui Ireneo parla di Marcellina e delle sue attività a Roma (haer. 1.25.6) indicherebbe un ambiente romano.
Scopo dell'opera In qualità di vescovo, Ireneo si sentì obbligato a controllare l’evoluzione della comunità gnostica (soprattutto i Valentiniani) al fin di salvaguardare i fedeli cattolici dall’eresia. Per adempire a questo dovere, Ireneo si informò molto sulla dottrina e sulle opere non ortodosse e successivamente si dedicò alla compilazione di questo trattato. Fornisce così «un resoconto conciso e chiaro» della loro dottrina, in particolare dei discepoli di Tolomeo, una propaggine della scuola di Valentino, e offre «suggerimenti ... per confutare questa dottrina mostrando quanto le loro affermazioni siano assolutamente assurde, incoerenti e incongrue con la verità» (haer. 1. Pref.2). Il principale obiettivo di Ireneo era infatti attaccare i culti che si erano distaccati dall’ortodossia cristiana e presentare un’autentica tradizione secolare contro lo gnosticismo.
Struttura e divisione in capitoli L’intera opera può essere divisa in due sezioni: Comprendente i capitoli I e II, corrispondenti alle due parole chiave del titolo dato, ossia alla ‘scoperta’ e al ‘rovesciamento’ della falsa gnosi (Ἔλεγχος καὶ ἀνατροπὴ τῆς ψευδονύμου γνώσεος) Sviluppata nei capitoli III, IV e V, in cui Ireneo inizia un'esposizione della propria teologia, completando ciò che aveva già iniziato nel libro due, fondandosi sulla testimonianza della scrittura, che ormai comprende Antico e Nuovo Testamento. Sebbene si tratti di un'opera voluminosa, ogni libro dell’Adversus Hereses è in realtà strutturato in modo molto serrato: tranne il primo, che è organizzato in modo da smascherare i suoi avversari, ogni libro segue lo stesso schema tematico tripartito. Gli argomenti principali dei libri II-V sono infatti: L’esistenza di un solo Dio, L’esistenza di un solo Cristo, L’antropologia dell'essere umano, inteso come creatura plasmata da Dio ma che diventa tale solo negli ultimi tempi, nella Chiesa (in haer. 3), rispondendo alla chiamata di Dio (in haer. 4) e regnando con Lui (in haer. 5)Behr 2013, p. 103.. Si riporta un riassunto schematico della struttura e suddivisione del contenuto nei capitoliRiassunto schematico proposto da Behr 2013, combinato con Bellini 1979.: LibroContenutoI. Esposizione della dottrina valentiniana
Prefazione: presentazione di sé e dei problemi che tratterà, rivolgendosi al lettore (un suo amico), dichiara come altri prima di lui si siano cimentati nella stessa prova con scarso successo. Riassunto della dottrina di Tolomeo (haer. 1.1–12): dall’origine del Pleroma, alla creazione ad opera del Demiurgo. Descrive quindi le tipologie di esseri umani e le prove bibliche addotte a sostegno della loro dottrina. La regola della Verità e la genealogia dei valentiniani (haer. 1.10–21): dopo aver descritto brevemente la fede cattolica, espone gli altri sistemi gnostici, gli insegnamenti di Valentino e dei suoi seguaci in merito al Pleroma, alla creazione, il loro uso della Scrittura, la regola della Verità e le loro pratiche di redenzione. L’origine delle eresie (haer. 1.22–28): presentazione del pensiero e comportamento di altri gnostici (Simone Mago, Carpocrate, Ebioniti) Conclusione (haer. 1.31.3–4)II. Prove razionali della falsità delle dottrine gnostiche Prefazione : preambolo di presentazione del suo progetto di confutazione della falsa gnosi Unico Dio (haer. 2.1–19): motiva la logica necessità che Dio sia unico, la Verità che l’unico Dio sia colui che ha creato tutto dal nulla attraverso il Verbo, evidenziando infine le contraddizioni degli gnostici per ricondurli alla Fede. Cristo (haer. 2.20–28): analisi delle presunte analogie ed interpretazione delle parabole e azioni di Cristo, dichiarazione dell’assurdità del Pleroma, critica alla vicenda di Sophia e del Demiurgo e alla prova biblica addotta dagli gnostici. Presentazione del corretto modo di indagare con umiltà. Antropologia (haer. 2.29–30.8): descrizione del vero destino degli uomini e delle anime. Conclusione (haer. 2.30.9) Sintesi e rifiuto di altre eresie (haer. 2.31.1–35.3) Notizia di un ulteriore lavoro (haer. 2.35.4)III. Predica Apostolica Prefazione: dichiara di presentare nel prossimo volume una serie di dimostrazioni tratte dalla Scrittura che confermino la dottrina cristiana ortodossa. Scritture, Tradizione, Chiesa (haer. 3.1–5): dimostrazione della veridicità delle Scritture in quanto prodotto degli apostoli, giunto direttamente dai compagni di Gesù alla Chiesa contemporanea ad Ireneo. Unico Dio (haer. 3.6–15): testimonianza dell’unicità di Dio Creatore riportata dai profeti, dagli apostoli e dal Signore stesso, dagli Evangelisti e altri apostoli. Conclude con un commento supplementare sulla testimonianza di Paolo. Unico Signore Gesù Cristo (haer. 3.16–21.9): testimonianza che Cristo sia figlio di Dio e sia divenuto figlio dell’uomo per ricapitolare in sé il creato, come riportato dagli evangelisti. Infine, prova che egli sia il Salvatore. Ricapitolazione di Adamo (haer. 3.21.10–23): dimostrazione dell’amore di Dio nei confronti dell’uomo (tanto da mandare il figlio a salvarlo). Conclusione (haer. 3.25.7): ribadisce come la chiesa sia il luogo perfetto per la vita dell’essere umanoIV. La Parola del Signore Prefazione: per adempiere alla sua promessa, «aggiungerà peso, per mezzo delle parole del Signore, a ciò che ha già avanzato»haer. 4. Pref.1. L’unico Dio (haer. 4.1–19): definito come il padre di Gesù Cristo, creatore e padre dei patriarchi. Egli è inoltre l’autore della Legge e dei Vangeli, considerate come due tappe di un unico percorso, in quanto il secondo porta a compimento la prima. Viene riportato quindi il valore dell’Eucaristia, ossia adempiere ai sacrifici figurativi già descritti nell’Antico Testamento e, in conclusione, una descrizione della trascendenza di Dio. Cristo e l’economia (haer. 4.20–35): Dio si è fatto vedere dall’uomo per mezzo del Verbo e dello Spirito, prefigurati dalle visioni dei profeti e patriarchi. Viene quindi data una lettura ecclesia delle Scritture e un’esegesi di un presbitero. In conclusione, si confutano nuovamente alcune tesi marcionite e valentiniane. Le parabole di Cristo (haer. 36–41): dimostrazione che un solo e medesimo Dio chiama gli ebrei e i pagani a convertirsi, attraverso anche l’uso della parabola. Si passa quindi a provare la libertà degli uomini e l’intervento finale di Dio come unico giudice.