Levico Terme (Lévego o Levech in dialetto trentinoTeresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli Etnici e dei Toponimi Italiani, Bologna, ed. Pàtron, 1981.) è un comune italiano di abitanti della provincia autonoma di Trento in Trentino-Alto Adige.
Geografia fisica
Levico Terme è situata nel punto più alto del fondovalle della Valsugana a 520 metri sul livello del mare, a 22 km da Trento e a circa 110 km da Padova, sul conoide formato dai detriti del Rio Maggiore, immissario del Lago di Levico da cui nasce il fiume Brenta. La città è dominata dalle montagne del gruppo del Lagorai a nord, con il Monte Fronte (1582 m) e il Monte Panarotta (2002 m), e dalla zona degli Altipiani a sud, comprendenti la Cima Vezzena o Pizzo di Levico (1908 m), con il suo caratteristico forte austro-ungarico sulla vetta, la Cima Pegolara (1152 m), Cima Mandriolo (2052 m) e gli altipiani di Vezzena e Lavarone. Ad ovest la prospettiva sull'Alta Valsugana è chiusa dal Gruppo della Vigolana, mentre ad est si può vedere fino ad oltre Borgo Valsugana.
Il lago di Levico si è formato in tempi relativamente recenti, a causa dello sbarramento alluvionale del tratto di valle compreso fra il colle di Tenna e la Canzana da parte del Rio Vignola e del Rio Maggiore, gli unici immissari esclusi alcuni ruscelli spesso senza nome, eccetto il cosiddetto Marlezzo che segnava, storicamente, il confine fra Levico e Pergine. È il terzo lago interamente trentino per estensione (1,164 km²), lungo 2.840 metri, largo 950 metri nel punto di larghezza massima, e con una massima profondità di 38 metri. Le sue sponde ospitano un Lido e un annesso parco, nonché caratteristici canneti. Il lago è sufficientemente esteso per garantire una relativa mitigazione del clima, specie nella zona più vicina ad esso.
L'agglomerato urbano è concentrato nel fondovalle, con il principale nucleo abitato sulla sponda sinistra del Brenta (insieme alla frazione di Selva e a Campiello, più distante), e le altre frazioni (Barco, Quaere, Santa Giuliana) sulla sponda destra. Le altre località e frazioni non presenti nel fondovalle hanno un numero di abitanti molto ridotto e spesso legato alle fluttuazioni stagionali legate al turismo (Vetriolo Terme, 1500 m) ed alle attività montane (Passo Vezzena, 1402 m).
Levico Terme si compone di sei rioni, comunemente chiamati anche quartieri: Chiesa (nord-ovest), Furo (nord-est), Grande (sud-ovest) e Cortina (sud-est) nel nucleo principale del Comune; Oltrebrenta, che comprende tutte le frazioni a sud del fiume (Barco, S.Giuliana, Quaere) e Selva, che comprende l'omonimo borgo sito nelle immediate adiacenze ad est del nucleo principale.
Origini del nome
Storia Storia antica Le origini di insediamenti stabili nella zona di Levico si possono ricondurre all'età del ferro (ritrovamenti sul Colle di San Biagio), anche se un vero e proprio insediamento organizzato si ha solo in epoca romana, come testimoniato da ritrovamenti quali oggetti, monete ed anche un sarcofago di età imperiale. L'etimologia del nome è tuttora oscura, con alcune interpretazioni che fanno derivare Levico da termini quali celtici leoug, leak o lewa, che significano "pietra di termine/confine", dal gentilizio barbarico Letta, da cui Levi vicus poi contratto in Levicus, oppure dal latino (praedium) Livicune ("podere di Livio", poi volgarizzato in Lievigo e Levego) o laevus vicus, col significato di villaggio sinistro (a sinistra del Brenta) o villaggio elevato (sulle pendici del Monte Fronte). Queste ultime sembrano le interpretazioni più condivise, data l'abbondanza di termini latini nella topografia levicense, come ad esempio il quartiere Furo, di chiarissima origine latina (Forum).
La successiva presenza longobarda è citata in vari documenti e, anch'essa, in toponimi quali Guizza (da wizza, "pascolo della comunità"). È attestato anche un toponimo cimbro per il comune, Leve.
Principato Vescovile di Trento Nel 1027, con la donazione dell'imperatore Corrado II il Salico al Vescovo Udalrico II, fu istituito il Principato Vescovile di Trento che comprendeva anche i territori di Levico. Com'era però comune all'epoca, l'assegnazione del potere temporale al Vescovo di Trento non implicava anche l'assoggettamento al potere spirituale dello stesso: infatti Levico rimase parte della diocesi di Feltre fino al 1786.
Il nome di Levico (come Levigo) compare per la prima volta in un documento datato 29 ottobre 1184: una bolla del papa Lucio III conferma al vescovo di Feltre tutti i suoi diritti nei territori della diocesi feltrina in Valsugana.
Levico prese parte all'insurrezione di Rodolfo Belenzani per l'affermazione delle libertà comunali nel 1407, e nel 1431 la communitas Levigi si dotò di una carta di regola in 39 paragrafi, successivamente rivista nel 1479 e ulteriormente arricchita sul finire del XVI secolo. I levicani, poi, furono tra i primi fautori della cosiddetta "guerra rustica" dell'agosto del 1525, una rivolta dei contadini della Valsugana, che marciarono su Trento contro il Capitano Vescovile Graziadeo Galasso, che fu soffocata nel sangue.
Nel corso del Settecento, tramite alcune pubblicazioni scientifiche, si diffusero le notizie sulle proprietà terapeutiche delle acque minerali arsenicali-ferruginose sgorganti da sorgenti della zona del Monte Fronte, già menzionate da Michelangelo Mariani nella sua Storia del Concilio di Trento nel 1673. Successivamente, nel 1860, verrà costituita una Società balneare per le cure e sorsero stabilimenti termali presso Vetriolo, da cui l'acqua veniva portata a valle verso il cosiddetto Stabilimento Vecchio in paese.
Dalla cessione all'Austria ai giorni nostri
Nel 1778 la Valsugana fu ceduta dai Conti del Tirolo alla Casa d'Austria, e l'Imperatrice Maria Teresa d'Austria prese possesso di Levico il 29 maggio dell'anno seguente.
Dopo due tremende epidemie di peste nel 1575 e nel 1636, nel settembre 1796 Napoleone, dopo aver vinto gli austriaci nel Veneto, salì fino a Trento lungo la Valsugana, trovando una leggera resistenza tirolese proprio a Levico, definita, forse con lieve ironia, loco ameno et hospitale. Il territorio del Tirolo italiano subì poi gli sconvolgimenti politici del periodo napoleonico e della Restaurazione.
Lo stesso percorso di Napoleone Bonaparte fu poi compiuto, settant'anni dopo, dal Generale Medici nel 1866, durante la terza guerra di indipendenza, con uno scontro fra truppe italiane ed austriache avvenuto nella tarda serata del 23 luglio presso il vecchio cimitero della chiesetta della Madonna del Pezo.
Il 1º aprile 1894, Levico fu elevata al rango di città dall'Imperatore Francesco Giuseppe I, e nel 1896 saluta l'inaugurazione della ferrovia della Valsugana. Fu sede del III Battaglione del 1 Regimento Kaiserjäger. Durante la prima guerra mondiale la città si trovava proprio sulla linea del fronte come tutta la Valsugana: l'evacuazione fu rapida, sia per motivi di sicurezza della popolazione che per ridurre sospettate collusioni irredentiste con il nemico, e la popolazione venne dislocata in zone più interne dell'Impero austro-ungarico. Molti finirono in Moravia nelle città di legno, mentre un gruppo di cosiddetti "politicamente inaffidabili", cioè irredentisti furono internati nel campo di Katzenau. Si tenga presente che la maggior parte della popolazione del Tirolo Italiano era ritenuta fedele all'Impero. Alcide De Gasperi, parlamentare trentino al Parlamento Imperiale di Vienna, parlando nel settembre 1914 con l'ambasciatore austriaco a Roma, osservava come, nel caso di un plebiscito, il 90% dei cittadini avrebbe optato per l'Austria.Percorsi di Storia Trentina,
La città fu duramente colpita dalle devastazioni della Grande Guerra e la ricostruzione procedette a rilento, anche prelevando indiscriminatamente materiali, particolarmente metalli, dai forti austriaci ormai in disuso, mandandone la maggior parte in rovina. Nella Seconda Guerra Mondiale Levico fu toccata solo in maniera relativa fino all'8 settembre 1943, quando, insieme al resto del Trentino, entrò a far parte del cosiddetto Alpenvorland, annesso al Reich nazista. La città fu, curiosamente, scelta per ospitare il Comando generale della marina da guerra del Reich nonostante essa disti più di 150 km dal mare, e subì vari bombardamenti, di cui il più pesante avvenne il 15 marzo 1945 con la distruzione dello stabilimento termale e dell'albergo Regina, all'epoca uno dei più lussuosi e rinomati alberghi del Trentino, al cui posto venne costruito, negli anni sessanta, il nuovo palazzo delle Terme.
Simboli Stemma Lo stemma comunale era stato approvato con Deliberazione Imperiale 01/04/1894 e in seguito riconosciuto con decreto del Capo del governo del 31 gennaio 1929.Luigi Rangoni Machiavelli, Stemmi delle colonie, delle provincie e dei comuni del Regno d'Italia riconosciuti o concessi dalla Consulta Araldica del Regno al 1º novembre 1932, in Rivista del Collegio Araldico, anno XXXI, 1933, p. 468. La versione attuale è stata approvata assieme al gonfalone con D.G.P. del 13/05/1994, n. 5561.Approvazione dello stemma e del gonfalone del Comune di Levico Terme, in Bollettino ufficiale della Regione Autonoma Trentino - Alto Adige n. 28 del 21/06/1994, pp. 2824-2825.
Gonfalone Il gonfalone in uso è un drappo di azzurro alla fascia di giallo approvato con D.G.P. del 13 maggio 1994.
In precedenza era stato approvato un gonfalone con D.G.P. 01/10/1982 n. 13327/3-BAdozione del Gonfalone comunale, in Bollettino ufficiale della Regione Autonoma Trentino - Alto Adige n. 50 del 02/11/1982, pp. 1903-1904.: Drappo rettangolare cadente, partito oro e azzurro, lato inferiore con tre code caricato da un lato dello stemma comunale contornato da corona di rami di quercia e dall'altro lato della iscrizione centrata "Comune di Levico Terme" - asta in metallo.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa del Santissimo Redentore, costruita tra il 1872 e il 1877 dall'architetto Leopoldo de Claricini sul sito di una chiesa medioevale, la quale, secondo gli storici, sorgeva sopra un luogo di culto paleocristiano, nonostante non siano state condotte ricerche sull'argomento. La grande statua del Redentore sopra l'ingresso della chiesa è del 1946, l'altare maggiore, di Josef Runggaldier risale al 1882 così come il Crocifisso con statue lignee, e la decorazione è dei primi del secolo. È la chiesa più grande della Diocesi di Trento se si eccettua la Cattedrale di S. Vigilio nel capoluogo. Chiesa della Madonna del Pezzo (chiesa della Madonna del peccio), di dimensioni molto ridotte e a cui i levicensi sono particolarmente affezionati. Si trova vicino al parco delle Terme. Chiesa di San Biagio, sul colle omonimo, ad ovest del centro abitato. Chiesetta trecentesca, la cui navatella risale almeno al secolo XI, con all'interno pregevoli affreschi risalenti al XIV e al XVI secolo. Presenta accanto ad essa rovine di un romitaggio, di cui si parla fino al '700. Chiesa della Madonna della Neve, nella frazione di Vetriolo Terme, edificata nel 1940 e che custodisce un prezioso crocifisso gotico trecentesco, in precedenza situato in un magazzino comunale. La chiesa è particolare per il suo porticato verso sud, che offre una vista sulla Valsugana. Chiesa di Santa Giuliana, nella frazione di Santa Giuliana. Chiesa di San Taddeo, nella frazione di Barco. Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano, nella frazione di Selva.
Architetture civili Torre del Belvedere. All'incrocio tra via Caproni e via Roma si trova la torre del Belvedere, edificata nella prima metà dell'Ottocento dall'allora Podestà Emilio degli Avancini, a pianta ottagonale ed alta 18 metri.
Architetture militari