L'adolescente in una società primitiva. Uno studio psicologico della gioventù primitiva ad uso della società occidentale (Coming of Age in Samoa: A Psychological Study of Primitive Youth for Western Civilization), tradotto anche come L'adolescenza in Samoa, è un saggio antropologico pubblicato da Margaret Mead nel 1928.

Il saggio sintetizza i risultati delle ricerche dell'autrice nelle Samoa americane e ottenne fin da subito un grande successo, diventando uno dei libri di antropologia più letti del Novecento.

Il libro ebbe cinque successive edizioni nel corso degli anni e venne accolto positivamente dalle istituzioni accademiche statunitensi e da diversi esponenti del Relativismo culturale. In seguito subì critiche e tentativi di smentita, in particolare dall'antropologo neozelandese Derek Freeman, il quale accusò l'autrice di essersi fatta ingannare dalle donne del villaggio, realizzando un'opera fallace.

Il libro ebbe successo anche in Europa, con numerose edizioni e traduzioni. La prima traduzione in italiano è del 1954.

Contenuto Presentazione Il libro inizia con una pagina di presentazione scritta dall'antropologo Franz Boas. Boas sottolinea come le descrizioni dei suoi contemporanei riguardanti i popoli primitivi abbiano dato un quadro definito della loro organizzazione familiare, politica e religiosa, ma come esso non sia bastato a spiegare l'origine degli atteggiamenti mentali dell’individuo. È stata posta infatti poca attenzione alla sua vita personale, ai suoi conflitti e alle sue amicizie. Boas, al contrario, sostiene che una maggiore conoscenza del modo in cui la personalità reagisce alla cultura sia fondamentale per confutare la tesi secondo la quale i modelli comportamentali ed etici siano universali e comuni a tutti i popoli del pianeta.

Le problematiche dell'infanzia e dell'adolescenza erano appunto considerate dai contemporanei come inevitabili periodi di adattamento, a cui ciascun individuo deve sottoporsi e che deve cercare di superare. Franz Boas ringrazia quindi Margaret Mead per aver dimostrato, attraverso la sua ricerca, che la natura umana non ha attributi innati ma è una reazione ai vincoli imposti dalla società.

Introduzione

La scrittrice introduce il libro descrivendo come nel corso degli anni l'interesse nei riguardi dell'infanzia e dell'adolescenza abbia coinvolto sempre più studiosi e insegnanti, impegnandoli a comprendere lo sviluppo psicologico del bambino.

Negli Stati Uniti, l'attenzione posta sulle problematiche giovanili risultava maggiore a causa della natura eterogenea della popolazione, profondamente divisa a seconda del credo religioso, dell'etnia e del reddito. Durante gli anni venti nacquero opere sull'adolescenza come quella di Stanley Hall. Da tali opere si originò un filone di pensiero che reputava questo periodo della vita come inevitabilmente caratterizzato da difficoltà, ribellione verso l'autorità e ascesa dei primi tratti idealistici.

Mead dunque osserva la popolazione samoana nel loro stesso ambiente sociale, ne descrive l'intero arco vitale e i problemi che dovrà risolvere, analizzando il processo educativo mediante il quale il bambino diventa un membro adulto della comunità, fornisce quindi una risposta al quesito se le contrarietà che affliggono i giovani americani abbiano origine dall'adolescenza per sé stessa o se siano causate dalla civilizzazione. Il libro ha il chiaro intento di trasmettere al lettore il contrasto fra l'educazione samoana e quella statunitense, auspicando un rinnovamento di quest'ultima.

L'educazione dei primi anni Nella società samoana la nascita di un bambino non comporta grandi celebrazioni, con l'esclusione delle famiglie benestanti, che celebrano l'avvento del nascituro con feste sontuose. Ogni famiglia celebra invece il periodo antecedente il parto: quella del marito dona abbondanti ceste di cibo, mentre i parenti della moglie provvedono al ricamo di corredini e vestiti realizzati in tela di scorza di gelso.

La tradizione vuole che la nascita avvenga nel villaggio della madre. Se questa abita nel villaggio del marito, deve tornare per l'occasione nel suo luogo natale. È infatti ritenuto importante che nel momento della nascita le nonne e le zie siano presenti per prendersi cura del neonato.

Il bambino non acquisterà importanza fino ai cinque anni, età in cui verrà introdotto ai compiti casalinghi e alle prime regole di convivenza. Col tempo gli sarà affidato un bimbo più piccolo di cui prendersi cura; ciò per garantire una maggiore acquisizione di responsabilità da parte del bambino.

La bambina samoana a sette anni ha una chiara conoscenza di tutte le cose che devono essere evitate, procura modeste quantità di cibo, ha imparato una gran quantità di giochi collettivi e canzoni ed è in grado di svolgere piccole mansioni domestiche.

Fin dall'infanzia i bambini di sesso opposto dovranno osservare rigide norme di comportamento nei loro rapporti. A partire dai dieci anni di età questa separazione comprenderà molteplici divieti: non potranno né toccarsi né mangiare insieme, sarà vietata la partecipazione ad attività di gruppo, non potranno scambiarsi oggetti né passeggiare in coppia e non dovranno mai stare insieme in una casa diversa dalla loro. Questo tabù origina dal sentimento di vergogna provato dai bambini quando sono toccati dai più anziani e può durare sino alla vecchiaia.

La famiglia affida alle bambine un piccolo di cui prendersi cura, un compito che col tempo diverrà primario. Tuttavia le piccole bambinaie hanno più interesse ad esser lasciate in pace che a formare il carattere degli allievi e, quando un bambino inizia ad urlare, non si curano di farlo smettere bensì lo allontanano dagli adulti, in modo che non sentano.

Margaret Mead sostiene che il concetto di cooperazione non venga trasmesso alle ragazze; questa mancanza traspare specialmente durante le attività di gruppo coi coetanei.

Accade spesso in una famiglia samoana che i capricci dei bambini siano tollerati in misura maggiore rispetto a quelli delle loro sorelline. Questo genera nelle bambine un senso di responsabilità individuale che le porta a voler rendersi utili.

Raggiunti i quattordici anni, le cure domestiche acquistano un'importanza e una difficoltà maggiore e sono volte ad introdurre la ragazza nella comunità delle donne adulte. La famiglia è dunque costretta a passare la responsabilità dei bambini a ragazze più giovani, mentre l'adolescente è esonerata dal ruolo di bambinaia.

Per il ragazzo, l'adolescenza rappresenta il momento di ingresso nellAumaga, la società dei giovani e degli uomini maturi, il gruppo che costituisce la forza del villaggio. Quest'associazione rappresenta l'esperienza formativa del giovane, il quale attraverso l'emulazione del comportamento adulto, impara a svolgere uno o più mestieri e ad accrescere lo sviluppo del suo villaggio.

La vita del ragazzo non è esente da rivalità ed egli dovrà sempre competere con gli altri membri dellAumaga durante le attività di gruppo.

Famiglia samoana Il termine usato per descrivere ogni legame di parentela, sia esso di sangue, matrimonio o adozione, è aiga. Ogni villaggio samoano presenta dai trenta ai quaranta nuclei familiari, ognuno dei quali fa riferimento a un matai come il responsabile della famiglia.

La famiglia samoana, in alcuni casi, può arrivare a venti membri per nucleo familiare; essi, pur non essendo parenti fra loro, sono tutti legati alla figura del matai da vincoli di sangue, matrimoni o adozioni.

I membri del nucleo familiare formano gruppi di tre o quattro elementi, ed è fondamentale che abitino in case separate ma collocate nel medesimo villaggio. Il trasferimento permanente in un altro villaggio da parte di un familiare o un gruppo è punito con l’esclusione dal parentado.

Nella comunità samoana il fattore che determina l'autorità all'interno della famiglia è dato dall'età dell'individuo ancor più che dal suo grado di parentela. Il bambino più piccolo è sottoposto a tutti i membri della famiglia, sino a quando non si aggiungerà un cugino o un altro figlio più piccolo di lui. Anche i membri di famiglie differenti esercitano un'influenza sul bambino; non sono rare infatti le ammonizioni da parte del gruppo degli anziani.

Essendo la presenza dei parenti una costante nell'arcipelago delle Samoa, è frequente che i bambini si imbattano in un cugino più grande o in un adulto, che prontamente affida loro qualche compito. Alla fine queste commissioni sono ricompensate dalla possibilità di esplorare l'isola in totale sicurezza, trovando nelle figure di riferimento, famiglia e comunità, un aiuto in caso di difficoltà.

Il legame familiare è molto forte, tanto da garantire a ogni membro della famiglia un sostentamento economico, alimentare o abitativo a seconda delle necessità. Un membro della famiglia che si rifiuti di offrire il suo aiuto sarà considerato estremamente avaro e privo di benevolenza umana, il sentimento più apprezzato dai samoani.

Ruoli e organizzazione sociale Il ruolo di matai è certamente il più prestigioso all'interno d'una famiglia. Egli infatti sorveglia il lavoro nei campi e distribuisce i beni alimentari, gestisce le fasi più importanti della lavorazione degli alimenti e generalmente esercita un potere reale sugli altri membri della famiglia.

Il pesante lavoro agricolo invece ricade sulle donne, alle quali spetta il compito di raccogliere, trattare e trasportare i beni agricoli.

Nella società samoana, le donne occupano posizioni stabilite e possono avvalersi di diversi diritti. Uno fra questi è il diritto di veto sulla vendita di terra e altri importanti affari familiari. Nell'eventualità che un uomo si ammali, la sorella deve giurare per prima di non aver desiderato il suo male in quanto la collera femminile ha un forte potere malefico. Alla morte del marito, la zia paterna ha il compito di preparare il corpo per la sepoltura.

La conoscenza delle piante e il loro trattamento, con cui ricavare tessuti e stuoie, è appannaggio delle donne. La pesca è una delle prime attività intraprese dalle ragazze. Viene praticata sulle scogliere e mai sulle canoe e fornisce al villaggio un sufficiente quantitativo di crostacei e molluschi. Si evince dunque un ruolo attivo della donna nei diversi ambiti familiari quali l'amministrazione della casa e questioni economiche.

Al compimento dei sedici anni, la ragazza può esser nominata taupo (principessa) da un capo famiglia. Questo ruolo le conferisce un'aura di prestigio all'interno del villaggio, ma al costo di perdere ogni contatto con i parenti e le coetanee.

La taupo svolge diversi compiti: serve gli stranieri, fa loro il letto e prepara le bevande, intrattiene gli ospiti con balli e conosce tutte le usanze d'ogni villaggio dell'isola.

I giovani sono parte integrante della famiglia: a loro è affidata la preparazione dei pasti quotidiani, ponendo particolare attenzione ai piatti degli anziani. Trascorrono la loro infanzia e pubertà organizzandosi in gruppetti dediti alla pesca e ai giochi. Devono passare diversi anni perché possano diventare membri dellAumaga, un'associazione maschile composta da giovani e adulti. Quest'esperienza fornisce ai ragazzi la possibilità di formarsi tramite l'emulazione degli adulti.

Il mestiere ritenuto più prestigioso dagli isolani è quello del carpentiere, una professione redditizia e rispettata all'interno della comunità. I membri del villaggio devono rivolgersi a lui "col linguaggio del capo", cioè con una serie di parole onorifiche.

Chi fra i ragazzi avrà sufficiente ambizione, potrà aspirare al ruolo di matai, garantendosi così un posto nel Fono; una grande casa a pianta ovale ove ciascun membro occupa un posto stabilito in base al rango sociale. Rinunciare all'ingresso nell'''Aumaga o al ruolo di matai condannerà il ragazzo a una vita servile, distante dagli oneri e onori che accompagneranno il capo famiglia o il capo oratore.