L’Unione degli Istriani è un ente associativo non commerciale e privo di fini di lucro con sede a Trieste, all’interno dello storico palazzo Tonello, prospiciente piazza Goldoni.
Fondata il 28 novembre 1954 dopo il ritorno di Trieste all'Italia e la contemporanea perdita dell'ultimo lembo d'Istria ceduta alla Jugoslavia in conseguenza del Memorandum di Londra, l'Unione degli Istriani – composta principalmente da esuli provenienti dalla ex “Zona B” del Territorio Libero di Trieste – è la maggiore organizzazione di esuli in Italia il cui scopo statutario è rappresentare gli esuli italiani dell'Istria e di difenderne e tutelarne i diritti, le esigenze, le aspettative disattese.
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Storia Fondazione A seguito delle note vicende dell’immediato secondo dopoguerra e la conseguente cessione alla Jugoslavia delle province di Pola, di Fiume e di Zara e in parte di quelle di Trieste e di Gorizia, si costituirono immediatamente numerosi comitati formati da diverse migliaia di istriani, fiumani e dalmati evacuati dai territori di origine e dalle località di residenza, già riparati in Italia.
I citati comitati si organizzarono in associazione dando vita a quella che, di lì a breve, fu l'Associazione Nazionale per Venezia Giulia e Zara (ANVGZ) e si aggiunse al Comitato di Liberazione Nazionale dell’Istria (CLN d’Istria). Queste due entità, distinte e sovente in contrasto fra loro per ragioni politiche, per un certo periodo sarebbero state il punto di riferimento per gli esuli nelle principali città italiane.
Le contrapposizioni interne ai partiti nazionali, ed in particolare quelle alla Democrazia Cristiana, si riflessero sull’azione del governo italiano rispetto alla politica internazionale (in particolare nella delicata questione del Territorio Libero di Trieste), incidendo fortemente anche sul movimento associativo e logorando una consistente fetta dell’elettorato istriano, alquanto insofferente e contrario ad una politica rinunciataria rispetto ai diritti di sovranità sui territori rivendicati.
L’acuirsi delle tensioni internazionali ed il peggioramento delle relazioni con la Jugoslavia, a seguito della Nota Bipartita anglo-americana di ottobre, e la drammatica situazione a Trieste con l’insurrezione del novembre 1953, generarono all’interno delle due organizzazioni di rappresentanza degli esuli le premesse per la creazione di un nuovo organismo, capace di dimostrarsi indipendente dalle logiche e dalle imposizioni partitiche e, quindi, in grado di tutelare meglio e difendere i diritti italiani su Trieste e sulla Zona B dell’Istria, che avrebbero dovuto essere restituite all’Italia. Risalgono a questo periodo i primi incontri per la costituzione di una nuova associazione di esuli istriani.
Il 5 ottobre 1954, con la firma del Memorandum di Londra, che avrebbe sancito il ritorno di Trieste all’Italia, ma lasciato i comuni italiani di Capodistria, Isola, Pirano, Umago, Cittanova, Verteneglio, Buie e Grisignana all’amministrazione fiduciaria jugoslava, si concretizzarono i timori degli esuli per la fuga di altri 50.000 concittadini, che avevano finora resistito ai soprusi, alle violenze, alle imposizioni del regime titino. Avrebbe avuto evidentemente inizio un nuovo flusso di profughi che durerà, con diversi picchi, almeno fino alla fine degli anni Sessanta.
La successiva, mutata situazione geopolitica, dopo la conferma di Trieste italiana, condusse velocemente a delle riunioni propedeutiche per un Comitato promotore con il compito di elaborare una bozza definitiva di Statuto (già predisposta nell’estate precedente), e di definire denominazione e struttura di un nuovo organismo. Tra i propugnatori vi furono personalità di origine istriana di primo piano della società triestina di allora, fra i quali Armenio Rainis, Guido Salvi, gli avvocati Vittorio Iacuzzi, Lino Sardos Albertini e l’attivissimo Giuseppe Flaminio.
Presso la sede della Lega Nazionale, a Trieste, vennero messe a punto gli ultimi dettagli con la predisposizione degli inviti da distribuire a tutti gli istriani che avessero voluto partecipare alla nascita della nuova associazione.
L’assemblea costitutiva ebbe luogo domenica 28 novembre 1954 presso la sala del cinema Alabarda, al numero 13 di Largo Barriera Vecchia, a Trieste. Dopo che lo Statuto proposto dal relatore avv. Lino Sardos Albertini venne votato all’unanimità, l’Assemblea elesse i membri del primo Consiglio generale, del Consiglio dei probiviri e del Collegio sindacale.
I primi anni e la crescita Per evitare che il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Istria considerasse con sospetto la nuova Associazione, furono subito presi contatti tra i dirigenti, al seguito dei quali si svilupparono rapporti, finalizzati ad una possibile cooperazione rispetto a tutte le problematiche di carattere nazionale ed alle azioni politiche da intraprendere negli interessi comuni.
La novità subito rilevata fu, appunto, l’inequivocabile apartiticità dell’associazione e tale garanzia venne addirittura prescritta puntualmente all’interno dello statuto; i componenti della Giunta esecutiva, Presidente e Vicepresidente compresi, ancora oggi non ppssono essere iscritti ad alcun soggetto politico.
Il primo sforzo organizzativo coincise con la ricerca di una sede adeguata, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista degli spazi, in quanto all’Unione degli Istriani aderirono immediatamente due associazioni di comunità di esuli, operanti precedentemente, la “Famiglia Parentina” e la “Famiglia Montonese”, costituitesi qualche anno addietro raccogliendo i profughi originari delle rispettive cittadine.
La prima sede venne fissata nella centrale via San Lazzaro (fino al 1956), successivamente in uno stabile di via del Coroneo (dal 1956 al 1958), in seguito in via della Ginnastica (1958), in via Tiziano Vecellio ed infine, dal 1960, nei locali di Palazzo Tonello, nella centrale Piazza Carlo Goldoni, che sarebbero stati acquistati, come si vedrà, appena nel 1984.
La particolarità che distingueva l’Unione degli Istriani dalle altre organizzazioni, fu anche la sua struttura federativa, scelta quale soluzione all’innata tendenza verso i particolarismi e ai campanilismi, e ritenuta in grado di amalgamare le diverse identità culturali delle varie comunità nate in base alla località di provenienza dei consociati.
Si costituirono dunque le altre “Famiglie” istriane, o Fameie, che aderirono e, nella maggioranza dei casi, nacquero proprio in seno all’ Unione. A metà degli anni Sessanta saranno ben 17 le Famiglie che vi avranno aderito, alle quali si aggiunsero il Consorzio Beni Abbandonati, la Corale Istriana, il Centro di Documentazione e il Centro Nazionale di Vigilanza.
La strutturazione interna proseguì con la creazione di altri organismi, dotati di propria autogestione, quali la Sezione Giovanile (diventata poi Movimento Giovanile MM. OO. Fratelli Visintini), la Sezione Femminile, gli Amici dell’Istria, composta da sostenitori non necessariamente istriani, il Centro studi (poi Centro culturale Gian Rinaldo Carli).
A cavallo tra il 1955 e il 1956 venne elaborato lo studio per la realizzazione di un notiziario, che avrebbe preso lo stesso nome dell’associazione, il cui primo numero venne dato alle stampe nel maggio 1956. Da allora, con continue migliorie e modifiche della grafica, la testata “Unione degli Istriani” sarebbe uscita più o meno continuativamente.
La neonata Associazione si distinse da subito per una intensa attività politica incentrata sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica della Venezia Giulia verso la questione più urgente e delicata: la rivendicazione della sovranità italiana sulla Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste ed i diritti di proprietà sui beni confiscati in territorio amministrato dalla Jugoslavia.
Sviluppi Nel settembre 1957 venne diffuso su scala nazionale, tra le massime autorità dello Stato, tra i parlamentari ed infine tra l’opinione pubblica, anche grazie al supporto di una parte della stampa italiana, un corposo memoriale consegnato dall’Unione degli Istriani al Governo italiano, con il quale in sostanza lo si diffidava chiaramente dal compiere qualunque azione diretta e indiretta che potesse danneggiare o anche solo scalfire i diritti di sovranità sulla Zona B.
Tali prese di posizione sancirono per l’associazione l’avvio di una lunga fase di turbolenze e conflittualità verso le nuove evidenti posizioni rinunciatarie nei confronti della Jugoslavia dei diversi Governi del centro-sinistra che si sarebbero succeduti fino alla fine degli anni Settanta, posizioni culminate nella firma e ratifica del Trattato di Osimo, a seguito di una lenta, e progressiva normalizzazione dei rapporti bilaterali tra Roma e Belgrado, nel quadro della stabilizzazione degli equilibri politici continentali.
Parallelamente iniziarono anche i contrasti con le altre organizzazioni degli Esuli, in particolare con il CLN dell’Istria il quale, avendo avuto fino a pochi anni prima il monopolio nell’influenza sui voti dei profughi, si dimostrò intollerante verso un cambio di rotta rispetto alla linea politica finora seguita, che invece l’Unione degli Istriani intese promuovere.
Negli anni Sessanta, l’attività dell’Unione degli Istriani fu caratterizzata, come evidenziato, da una crescita a tutto campo, che portò, ad un certo punto alla decisione di costituire una Biblioteca Istriana, che sarebbe diventata uno degli strumenti che l’associazione avrebbe messo a disposizione della comunità, nell’intento di mantenere vivo e preservare il patrimonio culturale istriano: un’esigenza, questa, che diventò una delle priorità nelle linee programmatiche delle varie Presidenze che si sarebbero succedute nel tempo.
Nel 1969 fu costituito anche il Centro di documentazione istriano, la cui Presidenza venne affidata all’avv. Luigi Ruzzier, con il fine di raccogliere scritti, memorie, cimeli e tutto ciò che potesse costituire una inoppugnabile testimonianza della civiltà romana, veneziana e italiana dell’Istria: si pubblicò sul notiziario un appello a soci e amici per reperire il materiale o anche semplicemente per segnalarlo al nuovo organismo appena fondato. Queste iniziative costituirono anche le basi per la composizione di un Archivio.
La volontà di verificare continuamente la veridicità delle varie notizie diramate dal Governo italiano e dalla propaganda jugoslava e diffuse dagli organi di comunicazione, e di controllare l’esattezza delle informazioni pubblicate dalla stampa di carattere politico, culturale, scolastico o anche turistico, determinò la nascita di un nuovo, apposito organismo, collegato all’Unione degli Istriani, che ebbe lo scopo di contrastare la disinformazione. Venne fondato il Centro di Vigilanza Nazionale (CVN), la cui direzione fu affidata al dott. Antonio Della Santa, che sarebbe diventato successivamente il Presidente dell’Unione. Le competenze di tale centro si sarebbero in seguito rafforzate, assumendo sempre maggior importanza presso i maggiori organi di stampa, almeno fino alla metà degli anni Settanta, e cioè fino a dopo la firma del Trattato di Osimo.
Una delle diffuse pubblicazioni del CVN fu il Glossario “Istria Fiume Dalmazia”, realizzato nel 1970 con la collaborazione dei Liberi Comuni di Fiume della Dalmazia e recante i nomi di tutte le località dei Territori ceduti e di quelli ex veneti dell’Adriatico orientale, divisi per elenchi alfabetici, nelle due versioni italo-slava e slavo-italiana.
Trattato di Osimo Nell’ottobre del 1967 venne aggiunta la denominazione di Libera Provincia dell’Istria in Esilio, con l’intento di dare maggiore incisività al ruolo politico e istituzionale all’Associazione. Si decise anche di trasferire la sede legale a Roma, con la convinzione di facilitare i rapporti con il Governo nella trattazione delle questioni riguardanti la Zona B discusse dal Governo. In ogni caso la “base operativa” continuava tuttavia ad essere Trieste.