La Società Medica Chirurgica di Bologna nacque nel 1802 nell'omonima città per favorire lo studio e l'approfondimento di discipline di ambito medico-sanitario e per ampliare le conoscenze della medicina, della chirurgia e di altre scienze affini, con scopo principale quello di favorirne il progresso. Risulta ad oggi ancora pienamente attiva, ponendosi come punto di riferimento, grazie alla sua lunga attività, per molti esperti del settore medico e scientifico.Domenico Majocchi, Primo centenario della società medica chirurgica di Bologna, discorso commemorativo letto nell'adunanza solenne tenuta nell'Aula Magna dell' Archiginnasio il 25 Maggio 1924, Stabilimenti tipografici riuniti, Bologna 1924, pag. 3

Storia

L’Ottocento: nascita e ricostruzione della società In seguito ai mutamenti politici e sociali degli ultimi anni del 1700, con l'avvento di numerose riforme in campo medico da parte del nuovo regime francese in territorio italico, furono debellate alcune importanti patologie, quali la peste, favorendone però altre, come la tubercolosi e la febbre gialla, anche a causa della scomparsa di numerose strutture sanitarie antecedenti alla Rivoluzione Francese che verranno ripristinate solo in seguito. Le stesse Società mediche infatti, non essendo ben viste dal Governo Francese, vennero abolite o affiancate all'Istituto Nazionale di Sanità (come in seguito accadrà per la Società bolognese).Majocchi 1924, pagg. 4-6

All'inizio del 1800, precisamente nel 1802, nasce la Società Medica Chirurgica di Bologna (con presidente Francesco Orioli) per volontà di due medici bolognesi: Gaetano Gandolfi (medico) e Matteo Venturoli (1775-1860), soprattutto per far fronte alle emergenze sanitarie del tempo e vedeva come ideali principali la Scienza, la Patria e l'Umanità. Gli obiettivi della neo-società erano così chiari che Michele Medici volle definirla fin da subito "quasi adulta". Nel 1805 venne riconosciuta finalmente dal Governo Napoleonico e accorpata, tramite un decreto del 1810, all'Istituto Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti di Milano, costituendo a Bologna l'Ateneo che riuniva in sé le altre Accademie e Società del tempo.Majocchi, 1924, pag. 3, 7; Arieti, 2004, pag. 7-11

Questo fece sì che l'attività della stessa Società venisse interrotta per un periodo, essendo stata assorbita dal ben più noto (a quel tempo) Istituto Nazionale ed essendo temporaneamente soppiantata (seppur con poco successo) dalle scuole mediche francesi (come quella di Broussais). Anche le prime pubblicazioni di volumi scientifici da parte della Società subirono una brusca interruzione (fino alla rifondazione negli anni '20). Nel 1815 però, con l'avvento di Giacomo Tommasini nell'Università bolognese alla cattedra di clinica medica, l'intera città crebbe di successo e dunque di autonomia scientifica grazie alla dottrina del controstimolo perseguita dallo stesso, appassionato studioso.Majocchi, 1924, pag. 5

Dalla successiva amicizia tra Tommasini e Orioli, nascerà quella che viene definita la "Nuova Dottrina Medica Italiana".Majocchi, 1924, pag. 9; Società Medica chirurgica, 1823-1923, pag. 30

La rifondazione Nel 1823 Luigi Sighinolfi credette all’opinione che l’idea di rifondare la Società Medica provenisse da professori universitari che sostenevano gli studenti nella conquista della scienza, intenta nella redenzione della patria e dell’umanità, oppresse dal lavoro morale e politico. Alcune ricerche però non avvaloravano questa tesi particolare, in quanto vi fu la possibilità che gli esponenti della Società Medica volessero riunirsi in questa struttura per permettere una maggiore comunicazione scientifica fra le parti e lo scambio di notizie e informazioni tra membri e rappresentanti, considerando che in essa vi erano condizioni igienico-sanitarie critiche e compromettenti.Arieti, 2004, pagg. 11-12

Erano infatti numerosi i casi di tifo petecchiale, una patologia trasmessa all’uomo dalla puntura di pidocchi e pulci nella quale a differenza di altre patologie trasmesse da questi animali in cui l'uomo è un ospite occasionale, in questo caso ne è la principale vittima. Vennero istituite delle riunioni per decisione del presidente Francesco Orioli, e il 10 luglio 1823 iniziò la ricostruzione della società Medica Chirurgica. L’idea fondamentale era quella di istituire uno scambio internazionale che permettesse continui aggiornamenti tra soci italiani e soci stranieri.Arieti, 2004, pag. 12

A tal proposito, i soci italiani contribuivano alla società medica attraverso quote sociali annue e i soci stranieri attraverso l’elargizione di libri, articoli e riviste mediche, che potessero beneficiare non solo ai soci della società, ma anche a studenti universitari che potevano usufruire del materiale donatogli. Gli studenti inoltre avevano la grande fortuna di essere successivamente ammessi nella Società e di poter partecipare alle riunioni, agli scambi ed ai confronti di idee. Fondamentali furono le figure di cinque professori della società, poi divenuti censori: Antonio Alessandrini, Francesco Mondini, Francesco Orioli, Luigi Rodati e Giacomo Tommasini. Col tempo altre figure si instaurarono nella società, come la figura del “moderatore” e del “vice moderatore”.

Per quanto la Società medica riscontrasse grande rispetto e prosperità, l’Autorità Pontificia era schiva e guardinga nei suoi confronti, di fatti vennero formulate delle accuse di cospirazione contro il segretario della Società Luigi Mazzetti, che il 12 ottobre 1827 venne arrestato insieme ad altri soci. Le accuse erano dovute alla difesa da parte della Società della Nuova Dottrina Medica Italiana di Giacomo Tommasini che guardava molto agli schemi filosofici del 1700 di Hoffmann e Cullen. Dopo qualche tempo le accuse furono considerate infondate, ma Tommasini abbandonò comunque la cattedra e fece ritorno a Parma.Majocchi, 1924, pag. 9

Oltre ai medici, denominati dal 1824 "censori" grazie al loro contributo nella vita della Società stessa, si affiancheranno ben presto anche veterinari ed esperti di numerose branche della scienza, che contribuiranno ad accrescere la Società tramite la pubblicazione di libri (se stranieri) o tramite il versamento di una quota annuale (se italiani).https://www.medchir.bo.it

Alle pubblicazioni dei soci verranno affiancate, a partire dal 1829, le pubblicazioni di un proprio periodico, chiamato "Bullettino delle Scienze Mediche", che divideva il lavoro sociale in 14 rami e che divenne ben presto noto con il sottotitolo di "Organo della Società e Scuola Medica Chirurgica di Bologna", per la stretta correlazione che vi era tra la rivista e la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna (Tra i protagonisti del sodalizio vi era il prof. Giovanni Brugnoli (1814-1894), preside della facoltà medica, per breve tempo Rettore dell' Università (1889-1890) e presidente dell'Accademia delle Scienze), vari opuscoli (dal 1824) e circolari (1823-1865), che riportavano notizie di vita amministrativa del tempo.Majocchi, 1924, pag. 10-11

Grazie a questo legame insieme alla cura che veniva dedicata per la pubblicazione del periodico la rivista è giunta fino ai giorni nostri senza mai subire interruzioni, nonostante alcuni periodi di grave disagio economico e politico (anche su scala nazionale). Tutti i periodici potevano essere letti e consultati ad un gabinetto di lettura situato nell'attuale via Acri (chiamata allora "via Veterinaria") a partire dal 1827. La Società, nonostante il crescente successo, non sarà esente da periodi di interruzione. Nel 1824 infatti, attraverso la Bolla pontificia di Leone XII, l'attività venne sospesa per un periodo.Majocchi, 1924, pag. 8; Società Medica Chirurgica, 1823-1923, pag. 34

Moti rivoluzionari del 1831 Dal 1831, per quattro anni, la Società subì un'altra interruzione da parte dello Stato Pontificio a causa dei moti risorgimentali romagnoli. Tuttavia venne permesso dall’Arcivescovo che una sola Commissione Amministrativa potesse rappresentare la Società ormai in difficoltà. Era necessario che la Società continuasse le sue rubriche, pubblicazioni, circolari, e Francesco Valori assunse la presidenza presso lo Stato Pontificio della Società. Le sue attività generarono prosperità in più fronti. Oltre alla campagna per le vaccinazioni la Società promosse anche dei consulti gratuiti, vennero aperti dei veri e propri ambulatori in cui era possibile offrire visite ai pazienti, e grazie alla Poliambulanza Felsinea fino al Novecento vennero offerti servizi a domicilio dei farmaci per i pazienti infermi.Arieti, 2004, pagg. 15-17 e pag. 19

Nel 1835 l'attività riprese e qualche anno dopo, nel 1841, essa cambiò sede, che divenne il Palazzo dell'Archiginnasio (dal 1564 prima sede unificata dell'Alma Mater Studiorum di Bologna). Un punto di svolta sarà il 1846 quando la Società parteciperà al suo primo congresso internazionale: il Congresso di Genova, dando vita ad una fiorente attività in campo non italiano. Con il D.R. dell' 11 Giugno 1891, essa divenne Ente Morale. La Società ancora oggi vanta numerose pubblicazioni ed il contributo di massimi esponenti del campo medico e di personaggi illustri, rendendola così molto attiva e vivace per quanto riguarda il campo della ricerca scientifica, i dibattiti interni (ricordiamo ad esempio il dibattito sull'igiene pubblica e sulla prevenzione delle malattie epidemiche e sociali, questioni legate alla modernizzazione della città a quel tempo) e gli incontri destinati a divulgare saperi scientifici.Majocchi, 1924, pag. 11-12

Il Novecento

Nel 1912 Augusto Murri propose che la Società nominasse Giovanni Pascoli Socio onorario in memoria di quanto aveva fatto a favore dei medici. Nel 1920 in pieno clima di dopoguerra un socio, il professore Ernesto Bidone, socialista, fu accusato di aver organizzato la sommossa del 21 novembre, giorno di insediamento del nuovo Consiglio comunale, che provocò 10 morti e 58 feriti; l’illustre ginecologo fu arrestato e scagionato, in seguito, da ogni accusa, tuttavia l’Assemblea straordinaria convocata a discutere il caso ordinò la sua espulsione “per aver dimostrato una insensibilità morale incompatibile coll’alto, nobile ufficio di scienziato e di medico”, non essendosi dichiarato estraneo ai fatti. Solo vent’anni dopo l’Assemblea dei Soci decise di riammettere Bidone dichiarando che “la deliberazione colpì chi non poteva allora in nessun modo difendersi e perciò fu di per se stessa ingiusta”.Arieti, 2004, pag. 26-28

Nel 1924 con tre sedute la Società celebrò il primo centenario della rinascita dell’istituzione sotto il Governo pontificio: furono trattati diversi argomenti clinici, di anatomia, patologia sperimentale ed embriologia dai quali emerse un profondo interesse per il progresso scientifico tramite la discussione e l’analisi critica dei fatti.Arieti, 2004, pag. 29-30

Nel 1938, a causa dei provvedimenti razziali, dieci soci ordinari ebrei furono sospesi da tale qualifica, l’unico membro ad opporsi alla loro espulsione fu Vittorio Putti al quale Maurizio Pincherle scrisse una poesia per il coraggio dimostrato:

“Nell’aula della Scienza quella sera /emblemi impallidivano di sdegno / contemplando gli scanni che deserti / rese una folle ondata di barbarie./ Ma tu, Vittorio non volgesti il pollice./ Sotto l’antica pendola instancabile / che scandiva i minuti di un secolo/ Io pure fui, fratello fra i fratelli: ed ora chino il capo rassegnato/ ma so e ricordo che l’umana ascesa / è incontrollabile, eterna e chi si attenta / a calpestarla ha breve vita, breve gloria”.Arieti, 2004, pag. 32