Era soprannominato 'u Papa (il Papa) per la sua abilità a mediare tra le varie famiglie mafiose. È stato il capo dei capi di Cosa nostra dal 1978 al 1983.
Biografia Gioventù
Nato e cresciuto tra Croceverde e Ciaculli, due frazioni rurali della città di Palermo, figlio di Giuseppe Greco, detto Piddu ‘u tenente, e Caterina Ferrara, fu il terzo di sei figli:
Francesco, nato il 18 gennaio 1921 e di professione medico chirurgo; Giuseppe, nato il 24 agosto 1922 e ucciso a Ciaculli il 1º ottobre 1939; Salvatore, detto "il Senatore", nato il 7 luglio 1927, Antonio, nato il 9 settembre 1929, possidente, sposato con la figlia di Antonino Cottone, capo della cosca di Villabate; Rosa, nata il 16 novembre 1930Francesco Viviano, Michele Greco il memoriale, pag.23.
La sua famiglia fu protagonista di una faida con dei lontani parenti che portavano lo stesso cognome; il loro capofamiglia, che pure si chiamava Giuseppe, era a capo della famiglia mafiosa di Ciaculli e padre di Salvatore "Cicchiteddu" Greco. Il padre di Michele, prima di divenire capomafia della zona di Croceverde, era stato gabellotto dei conti Tagliavia, che possedevano un terreno di trecento ettari coltivato a mandarini. Il suo forte ascendente verso le persone di quella zona era dovuto alle sue conoscenze con personaggi di rilievo di Villabate, oltre che alla sua grande personalità.
La sua famiglia aveva sempre vissuto in pace con quella di Salvatore Cicchiteddu, fino a quando, nel settembre del 1939, durante la festa del Crocifisso a Ciaculli, Giuseppe e Francesco Greco (fratelli di Michele), Francesco Buffa, Domenico Bonaccorso, Salvatore La Mantia e Antonino Chiofalo portarono fuori dalla Chiesa una panca per sedersi e s'allontanarono. Il loro posto venne preso da altri partecipanti, fra cui un cugino dei Greco, anch'egli di nome Francesco. Giuseppe li avvertì di alzarsi, ma proprio Francesco non volle e, dopo numerose sollecitazioni, colpì con un pugno Domenico Bonaccorso al viso. Seguì una breve colluttazione tra i due che venne subito sedata. La questione non si interruppe qui in quanto i due gruppi si trovarono a fronteggiarsi lungo la strada per Croceverde. Francesco Greco (cugino di Michele) uscì all'improvviso armato di pistola e coltello sfidando Bonaccorso a farsi avanti; insieme a lui si trovavano anche il fratello Paolo, Salvatore Pace e Giovanni Spuches. Francesco Greco rimase ferito lievemente, mentre dalla parte opposta perse la vita Giuseppe, fratello di Michele. Per questo fatto la Corte d'Assise di Palermo condannò i colpevoli a trent'anni di reclusione (ridotti a 16 e 18 anni in seguito al ricorso degli imputati con sentenza del 6 gennaio 1946). Nello stesso anno, il padre di Michele si vendicò del torto subito facendo uccidere Pietro e Giuseppe Greco, rispettivamente padre e zio degli autori del precedente omicidio. La reazione dei Greco di Ciaculli non si fece attendere e poco dopo vennero uccisi due uomini di Piddu.
S'arrivò al culmine della vicenda il 17 settembre 1947, quando i due clan si affrontarono con bombe a mano e mitra nella piazza di Ciaculli; ci furono cinque morti, uno dei quali venne finito a coltellate dalla vedova e dalla figlia del Giuseppe Greco di Ciaculli (rispettivamente madre e sorella di Cicchiteddu).
Tutti questi avvenimenti costarono al padre di Michele la convocazione da parte degli altri boss della mafia che lo obbligarono a riportare la situazione di pace fra i due clan. La pace era fortemente voluta anche da Antonino Cottone, capo della cosca di Villabate che fece intervenire il boss Joe Profaci: egli andò a Palermo da Brooklyn per porre fine allo scontro; Giuseppe Greco divenne così il nuovo capo della cosca di Ciaculli-Croceverde. Nel frattempo, Michele e suo fratello Salvatore erano entrati a far parte di Cosa nostraFrancesco Viviano, Michele Greco il memoriale, pag.25-28. Il 9 novembre 1963 il padre di Michele venne denunciato per associazione a delinquere per cui venne condannato in primo grado a 3 anni di soggiorno obbligato che in appello diventò una più blanda sorveglianza speciale. Anche due anni più tardi, quando fu arrestato, gli fu imposta una sorveglianza speciale da effettuarsi a Giardini.
Testimoniò il collaboratore di giustizia Totuccio Contorno: «Michele Greco è un grande 'infamone' perché, non so se l'avete letto, l'ho pubblicato sui giornali, suo padre era un infame. ( [...] ) perché negli anni '50 successe una lite fra i Greco di Ciaculli e i Greco di Croceverde Giardina. In questa lite ci scappò un morto il fratello di Michele Greco. (...) Il fratello di Michele Greco è stato ammazzato da un suo compagno, non sono i Greco di Ciaculli a ucciderlo. Un compagno del fratello di Michele Greco ha preso la pistola ed ha sparato ai Greco di Ciaculli, ma non li ha colpiti ed ha colpito il fratello di Michele Greco. Giuseppe Greco, Piddu 'u tenente', padre di Michele Greco, si costituì parte civile, facendo prendere a quattro persone, un certo Paolino Greco, un certo Salvatore Di Pace ed altri due di cui non ricordo il nome, ben 120 anni di carcere. Un personaggio di grande importanza e rilievo, un mafioso, non doveva fare una cosa del genere».
Anni settanta In quel periodo Michele Greco per gradi si impossessò gradualmente della fortuna del conte di Tagliavia e con altre famiglie dei dintorni di Palermo controllava gran parte dei rifornimenti idrici della città: riceveva finanziamenti per i suoi pozzi dalla Cassa del Mezzogiorno e ricavava enormi profitti dalla vendita dell'acqua all’acquedotto municipale; il comune, dietro regolari contratti, acquistava più di un terzo del fabbisogno idrico cittadino soprattutto in estate perché l'erogazione pubblica era insufficiente.
Nonostante si definisse un uomo “tutto casa e chiesa”, Michele assunse una posizione determinante all'interno della seconda guerra di mafia. Nei primi tempi, intorno al 1974 circa, era conosciuto come un signorotto di campagna che amava circondarsi di conti, marchesi, prefetti e presidenti di corti d'appelloAttilio Bolzoni, Il capo dei capi, pag.112. Il figlio Giuseppe (conosciuto anche con il nome d'arte di Giorgio Castellani) divenne regista e produttore cinematografico di B-movies e commedie sexy, come Crema, cioccolata e... paprika (1981) con Franco e Ciccio, cui Michele Greco contribuì con generosi finanziamentidocumentario Come inguaiammo il cinema italiano - La vera storia di Franco e Ciccio di Ciprì e Maresco. Nel 1974 divenne capomandamento della zona sud-orientale di Palermo (quartieri Ciaculli-Croceverde-Corso dei Mille-Brancaccio-Roccella) al posto di Giovanni Prestifilippo (padre di Mario)Attilio Bolzoni, Parole d'onore, pag.16 entrando a far parte della Commissione provinciale.
Nella primavera/estate del 1977 le riunioni di mafia si tenevano sempre presso la Favarella, la tenuta di Greco che aveva l'ingresso principale in fondo alla via Conte Federico e si estendeva dalla chiesetta diroccata di Maredolce fino agli ultimi giardini di Ciaculli. Greco metteva a disposizione la sua tenuta a Gaetano Badalamenti, Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo per le loro periodiche riunioni acquistando prestigio e diventando il saggio della compagnia oltre ad essere il più pacifista e moderato. In quel periodo tutti i discorsi riguardavano i Corleonesi anche se nessuno poteva sapere che il padrone di casa Michele Greco si sarebbe poi segretamente accordato proprio con i CorleonesiAttilio Bolzoni, Il capo dei capi, pag.125-128.
Difatti solo indebolendo Badalamenti e Bontate poteva crescere lui e così si era associato a Totò Riina e Bernardo Provenzano, di cui appoggiò la decisione di uccidere il tenente colonnello Giuseppe Russo fornendo il suo uomo di fiducia Giuseppe Greco detto "Scarpuzzedda" per fare parte del commando di sicari che compirono l'uccisione del colonnello Russo a Ficuzza. Bontate e Giuseppe Di Cristina, capo della famiglia di Riesi, si erano opposti invano; dopo l’omicidio, alla richiesta di spiegazioni, Greco fece presente di essere stato tenuto all’oscuro e Di Cristina e Pippo Calderone lo accusarono di essere un burattino nelle mani dei Corleonesi.
Il 10 aprile 1978, Riina durante una riunione della Commissione chiese ed ottenne l'espulsione di Badalamenti per l'omicidio di Francesco PappalardoBoss , capo della cosca di Vallelunga Pratameno che era legato a lui. A maggio Michele Greco prese il suo posto e iniziò a fare da intermediario fra lo schieramento di Riina e quello di Bontate. Greco, per volere di Riina, iniziò a essere chiamato da tutti “il Papa” per la sua capacità di mediare tra le parti avverse.
Questa guerra iniziò in sordina nel 1978-1980; nella Commissione vennero inseriti Giovanni Scaduto per il mandamento di Bagheria e Giuseppe Greco “Scarpuzzedda”, che sostituiva Michele Greco nella Commissione come capomandamento di Ciaculli. Questo provvedimento relegò Michele Greco in una posizione sempre più marginale a causa della sua scarsa personalità e della sua sottomissione al dominio dei Corleonesi. Stefano Bontate e Giuseppe Di Cristina rimproverarono a Greco un atteggiamento subalterno a Riina e soci che lui negò. Il 30 maggio venne assassinato a Palermo, dai soldati di Riina, Giuseppe Di Cristina e ciò venne visto da Inzerillo come un'offesa nei suoi riguardi in quanto il delitto avvenne nel suo territorio. L'8 settembre venne ucciso a Catania Pippo Calderone. Alle rimostranze di Bontate e Inzerillo che lamentavano di non essere stati consultati, Greco replicò dicendo che Di Cristina era diventato un confidente dei Carabinieri.
Anni ottanta Nel 1981 Stefano Bontate decise di eliminare Salvatore Riina e a quel proposito, Michele Greco disse una cosa molto significativa: “Stefano si è messo dalla parte del torto”, in quanto uccidere un membro di Cosa nostra senza l'autorizzazione della Commissione aveva come pena prevista la morteAttilio Bolzoni, Il capo dei capi, pag.164-165. Riina riuscì quindi ad anticipare le mosse di Bontate grazie a Greco che gli rivelò il complotto del Bontate e il 23 aprile, nel giorno del suo quarantatreesimo compleanno, Bontate venne ucciso da Giuseppe Greco e Giuseppe Lucchese, uomini di Michele Greco "prestati" a Riina. L'11 maggio cadde anche Salvatore Inzerillo, tradito da uno dei suoi fedelissimi. Nonostante viaggiasse in una macchina blindata, venne sorpreso sotto l'abitazione di un'amante.Francesco Viviano, Michele Greco il memoriale, pag.61-70Attilio Bolzoni, Il capo dei capi, pag.170
Nell'estate del 1982 l'Ufficio Istruzione guidato da Rocco Chinnici denunciò 162 appartenenti all'organizzazione e venne ricostruito l'organigramma della mafia palermitana: per la prima volta Michele Greco venne descritto come il capo assoluto dell’organizzazione. Nel rapporto del vice capo della mobile Ninni Cassarà, ribattezzato “Michele Greco e altri 161”, si ricostruivano le confidenze che un giovane mafioso, Salvatore Di Gregorio, fece agli inquirenti circa la posizione di assoluto rilievo di Greco in Cosa nostra ma venne fatto sparire subito dopo. Il 17 agosto, poco più di un mese dopo il deposito del rapporto, l'Ufficio istruzione emise un mandato di cattura per 87 persone - appartenenti sia all’ala moderata che a quella emergente (fra cui i latitanti Giuseppe, Salvatore e Michele Greco, Salvatore Riina, Bernardo Provenzano e Salvatore Montalto) - per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e per altri fatti commessi fino al 12 luglio di quell’anno. La grande novità era il ruolo attribuito a Michele Greco, figura fino a quel momento praticamente sconosciuta alla polizia; era stato interrogato per la prima volta solo nel 1980 poiché, nel corso di indagini bancarie condotte dal giudice istruttore Giovanni Falcone, casualmente si era scoperta una grossa transazione finanziaria tra Greco e Giovanni Bontate, fratello di Stefano e tra i principali imputati per traffico di stupefacenti nel processo Spatola.