La , indicata dall'Impero giapponese anche come , era formata da venti cacciatorpediniere di squadra. Armate con sei pezzi da 127 mm in torrette chiuse, nove tubi lanciasiluri da 610 mm e spinte da potenti macchine, queste unità rappresentarono un notevole passo in avanti e rivoluzionarono il concetto di cacciatorpediniere in tutto il mondo come nave eminentemente offensiva. Tuttavia, a dispetto dell'apparenza massiccia, la classe soffrì di problemi di stabilità a causa della concentrazione di armi e munizioni su uno scafo dal dislocamento relativamente contenuto, oltreché per gli incipienti pesi in alto. Dopo alcuni gravi incidenti in mare, tutte le navi furono ampiamente irrobustite e modificate tra 1935 e 1938.

Al momento dell'inizio delle ostilità nel Pacifico i Fubuki formavano le divisioni 7ª, 11ª, 12ª, 19ª e 20ª, eccettuati il (perduto nel 1934), lUsugumo, in riparazione per gravi danni arrecati da una mina nel teatro di guerra cinese, e infine lOboro, assegnato a guardia delle portaerei Shokaku e Zuikaku. I Fubuki confermarono le aspettative e contribuirono alla serie di grandi vittorie tra il dicembre 1941 e il maggio 1942, combattendo nella battaglia del Mare di Giava e in altri scontri minori; gli unici due esemplari perduti furono da ascriversi all'azione di un idrovolante (Shinonome) e di un sommergibile olandesi (Sagiri). In seguito alla battuta d'arresto segnata dalla battaglia delle Midway d'inizio giugno 1942, i Fubuki furono pesantemente coinvolti nella campagna di Guadalcanal e cominciarono a dimostrare difetti: uno su tutti la carente contraerea di bordo, quindi la mancanza di radar efficienti e la modesta capacità di contrasto ai sommergibili. La campagna provocò la distruzione di alcune unità, compresa la capoclasse Fubuki affondata nella battaglia di Capo Speranza nell'ottobre 1942.

Dall'inizio del 1943 gli esemplari superstiti, che cominciavano a cedere i posti in prima linea a classi più moderne e purtuttavia nate sulla falsariga dello stesso progetto, iniziarono a incrementare l'equipaggiamento antiaereo e antisommergibile e selezionate navi ebbero anche apparati radar, per lo più nel 1944. Ciononostante i cacciatorpediniere continuarono a essere vittima dei battelli sottomarini e dell'attiva aeronautica statunitense (imbarcata, dei marine, basata a terra), e neppure la profusione di cannoni e mitragliatrici servì a contenere le perdite. Nel 1944, ormai demandati a compiti di scorta e pattugliamento nelle retrovie, i Fubuki parteciparono solo marginalmente alle ultime disperate battaglie e furono falcidiati da velivoli e sommergibili nemici. Solamente lUshio, malridotto da un'incursione aerea a Manila e trainato in Giappone, si trovava ancora a galla al momento della resa dell'Impero nipponico. Fu demolito nel 1948.

Progetto Al termine della prima guerra mondiale la Marina imperiale giapponese aveva iniziato a fare entrare in servizio i cacciatorpediniere di nuova generazione classe Minekaze, che ponevano l'accento sull'armamento silurante e una grande velocità. Tale via continuò a essere percorsa con la successiva classe Kamikaze e quindi con la classe Mutsuki del 1923, che introdusse inoltre tubi di lancio di 610 mm di calibro (superiore a qualsiasi altro nelle marine militari coeve): ciò si era necessario per tentare di controbilanciare gli effetti del trattato navale di Washington del febbraio 1922, il quale poneva un severo limite alla costruzione e dislocamento di navi da battaglia e incrociatori da battaglia e che, dunque, metteva in condizioni d'inferiorità la Marina nipponica nei confronti della United States Navy e della Royal Navy.. Mentre veniva ordinata la fabbricazione dei Mutsuki come misura d'emergenza, nell'ottobre 1922 fu messo allo studio un progetto di grande cacciatorpediniere oceanico ( tonnellate standard) capace di alte velocità, di ospitare un pesante arsenale offensivo e di affrontare lunghe navigazioni nell'Oceano Pacifico; successive discussioni diminuirono il dislocamento standard a tonnellate, a patto di mantenere la stessa potenza di fuoco.. Il progetto fu rifinito per la metà degli anni venti e approvato nel 1926.

Il nuovo modello di cacciatorpediniere, pilastro per la nuova "classe Fubuki di cacciatorpediniere oceanici di prima classe" e presto identificato dai giapponesi come "Tipo speciale" (Tokugata) a riprova della sua innovatività,. si scostava nettamente dai predecessori per l'eliminazione dell'insellatura prodiera, il prolungamento del castello di prua sino alla torre di comando compresa e il suo innalzamento di un ponte, allo scopo di moderare le interferenze dovute al mare grosso. L'artiglieria fu aumentata di numero e racchiusa in impianti corazzati e furono previsti tre apparati di tubi lanciasiluri. Il maggiore spazio a bordo permise di installare macchine più potenti e di incrementare inoltre la scorta di combustibile. Fu comunque mantenuta la tipica prua profilata a "S" introdotta con i Mutsuki, sebbene in una forma più allungata e svasata; il disegno dello scafo fu ripensato per garantire la migliore navigabilità e tutta la parte dietro il primo fumaiolo fu, anch'essa, leggermente svasata. Infine il ponte di comando a pianta semicircolare fu ingrandito, innalzato, completamente chiuso e dotato di finestre in vetro. La classe fu ordinata in ventiquattro esemplari e in corso di produzione furono adottati svariati cambiamenti, che la suddivisero in tre gruppi principali: il gruppo I (dieci unità) adottava fumaioli a pianta circolare e, ai loro fianchi, quattro vistose condutture d'aria che servivano l'apparato motore. Il gruppo II (dieci navi) montava fumaioli più squadrati, integrava le condutture nella piattaforma degli stessi ed ebbe un secondo livello al ponte di comando, oltre a cannoni capaci di un alzo elevato per fungere da contraerea pesante. La transizione era avvenuta con lo Uranami, decimo esemplare del gruppo I, che però aveva mantenuto i cannoni originali. Il gruppo III di quattro unità, siccome dotato di un nuovo impianto propulsore, fu costituito nella classe Akatsuki a sé stante..

A cominciare dall'entrata in servizio, nel 1928, i Fubuki stupirono le potenze navali dell'epoca. Erano navi di natura prettamente offensiva, capaci di combattere con efficienza anche di notte; le avanzate e specializzate caratteristiche le ponevano in netto vantaggio rispetto ai loro omologhi europei e statunitensi di circa dieci anni: nessun altro cacciatorpediniere era loro paragonabile (eccetto forse i conduttori) per dimensioni, velocità, potenza di fuoco e capacità di navigazione e dettarono un nuovo standard costruttivo per l'intera categoria. In particolare, nella Marina imperiale, i Fubuki superarono prestazioni e armi degli incrociatori leggeri in servizio e furono l'archetipo per diverse classi successive, rimanendo peraltro unità di valore anche ben dentro la guerra in Estremo Oriente e nel Pacifico...

Caratteristiche generali Scafo e dotazioni I cacciatorpediniere tipo Fubuki presentavano una lunghezza tra le perpendicolari di 111,86 metri, alla linea di galleggiamento di 115,30 metri e una lunghezza fuori tutto di 118,41 metri; la larghezza massima dello scafo era cresciuta a 10,36 metri rispetto alle classi precedenti e il pescaggio arrivava a 3,20 metri.. Il dislocamento standard richiesto era di tonnellate ma, nel corso delle prove in mare, ci si avvide che era superiore di circa 200 tonnellate rispetto a quanto preventivato;. a pieno carico il dislocamento ascese a ben tonnellate. Al momento dell'entrata in servizio ogni nave aveva un equipaggio di 197 tra ufficiali, sottufficiali e marinai.

Lo scafo era abbastanza spazioso da poter ospitare vicino ai fumaioli tre lance di salvataggio in fasciame, due sul lato di destra e una sul lato di babordo: ciascuna era appesa a un proprio argano. Le alberature consistevano in un albero prodiero a tripode, sito dietro la torre di comando, e in un albero di maestra a palo singolo che si elevava a poppavia. Al centro dello scafo, immediatamente dietro il secondo fumaiolo, era stata inchiavardata una piattaforma circolare ospitante un proiettore da ricerca da 90 cm..

Impianti propulsivi L'apparato motore aveva subito un deciso potenziamento: era composto da quattro caldaie Kampon, ciascuna sviluppante una pressione di 286 psi (20,10 kg/cm²), e da due turbine a ingranaggi a vapore Kampon; a queste erano vincolati due alberi motore dotati di elica. Le caldaie erano distribuite a coppie, a loro volta montate in senso longitudinale una dietro l'altra ed espellevano ciascuna i fumi di combustione da un fumaiolo inizialmente a pianta circolare, poi squadrata. Per ultime erano posizionate, una di fianco all'altra, le turbine. Il complesso propulsore era aerato da grandi condutture sul ponte, successivamente integrate nel basamento dei fumaioli. La potenza totale erogata ammontava a  shp, sufficiente a raggiungere una velocità massima di 35 nodi o 66,5 km/h.. La prestazione si rivelò comunque inferiore rispetto alla specifica di 39 nodi a causa dell'aumentato peso.. Le dimensioni maggiori dei Fubuki consentirono però di incrementare la scorta di olio combustibile a 500 tonnellate e portare l'autonomia a miglia con velocità di crociera a 15 nodi ( chilometri a 28,5 km/h). Una seconda fonte riporta che il raggio d'azione ammontava a miglia se era mantenuta un'andatura di 14 nodi ( chilometri a 26,6 km/h).

Armamento

I Fubuki erano stati pensati come piattaforme per un gran numero di armi. Rispetto alle classi precedenti la dotazione d'artiglieria era stata del tutto rivista mediante l'aumento a sei pezzi e l'adozione del nuovo cannone Type 3 da 127 mm da 50 calibri (L/50). I cannoni erano suddivisi a coppie in tre torrette (o più precisamente in tre affusti completamente chiusi), una disposta a prua e due sovrapposte a poppa: la corazzatura era limitata a 3 mm su tutti lati, utile quindi a proteggere solo da intemperie e schegge. Il cannone Type 3 sparava un proietto pesante 23 chili alla velocità iniziale di 913 m/s, con una gittata massima di oltre metri; la cadenza di tiro era di un colpo ogni 6-12 secondi. Sui Fubuki esso fu adottato in due differenti impianti: il gruppo I ebbe la torretta Type A, capace di un alzo massimo di 40°; il gruppo II passò al modello Type B che, raggiungendo i 75° di elevazione, poteva ingaggiare anche bersagli aerei. Tuttavia il brandeggio e la velocità d'alzo richiedevano troppo tempo e l'affusto si rivelò inutile in funzione contraerea. Sorsero infine alcuni problemi di dispersione quando gli impianti erano adoperati contro bersagli di superficie.. Ciascuna delle tre torrette, sia Type A che Type B, era servita da un proprio magazzino munizioni sottostante, dove le granate erano preparate e dunque inviate ai serventi mediante un paranco meccanico: ciò permise di velocizzare i tempi di caricamento e ottenere un fuoco più sostenuto. Inoltre entrambi i modelli erano impenetrabili ai gas venefici. Ogni magazzino conteneva più o meno 150 proietti con relative cariche di lancio. Ogni torretta integrava sul lato sinistro un proprio telemetro e, negli anni trenta, tutte le unità aggiunsero un telemetro Type 90 da 3 metri in un piccolo ballatoio dietro e sopra la plancia.