La , meno nota con la designazione di Type B , era costituita da dodici cacciatorpediniere di squadra e appartenne alla Marina imperiale giapponese.
Navi contraeree bilanciate e solide, equipaggiate con cannoni da 100 mm ultimo modello e con macchine robuste e ben collaudate, avrebbero dovuto costituire il grosso del naviglio silurante assegnato alla flotta di portaerei nipponiche: in realtà i cantieri giapponesi soddisfecero solo una minima parte dei grossi ordini e, per di più, lungo un arco di ben tre anni. Gli Akizuki cominciarono ad apparire in prima linea nell'estate 1942 e furono presto impiegati in battaglia anche singolarmente, date le loro caratteristiche; ma dopo la perdita del Teruzuki a fine anno e del Niizuki nella battaglia del Golfo di Kula (5-6 luglio 1943) i giapponesi ne fecero un utilizzo più cauto e li organizzarono in due divisioni, la 41ª e la 61ª. Come altri cacciatorpediniere imperiali furono man mano arricchiti nelle dotazioni contraeree con numerosi cannoni automatici da 25 mm, incrementarono a una settantina le bombe di profondità e, inoltre, furono i primi a montare dei radar già in cantiere. Cionondimeno, ben quattro esemplari furono distrutti nell'ottobre-novembre 1944, due dei quali lo stesso giorno, il 25 ottobre 1944 (l'ultimo della battaglia del Golfo di Leyte): il capoclasse Akizuki saltò in aria, il gemello Hatsuzuki accettò lo scontro in solitaria contro numerose navi statunitensi e affondò con pressoché l'intero equipaggio. Il Suzutsuki fu malridotto per due volte da attacchi di sommergibili e, schierato nell'operazione Ten-Go (6-7 aprile 1945), rischiò di esplodere: sopravvisse, ma in un tale stato di devastazione che non fu riparato. Gli ultimi quattro esemplari furono approntati nell'inverno-primavera 1945 e non uscirono mai dalle acque metropolitane giapponesi, finendo come bottino di guerra per gli Alleati occidentali, l'Unione Sovietica e la Repubblica cinese.
Progetto Dopo la denuncia unilaterale dei trattati navali internazionali nel 1936, l'Impero giapponese intraprese intensivi programmi di riarmo navale che, naturalmente, interessarono anche i cacciatorpediniere. Lo stato maggiore generale della Marina imperiale ordinò navi di importante dislocamento, equipaggiate con sei pezzi da 127 mm Type 3 e otto tubi lanciasiluri da 610 mm in due impianti e pensate per il combattimento di superficie. Si trattava di un rifinimento e miglioramento dell'archetipica classe Fubuki o "Tipo speciale" e, pertanto, ricevette la nuova denominazione di "Type A" : il progetto si concretizzò nelle classi Kagero e Yugumo, molto simili tra loro..
A complemento di queste navi, sempre sullo scorcio degli anni trenta lo stato maggiore navale ordinò lo studio di cacciatorpediniere indicati come "Type B" e pensati per fungere da pure unità contraeree nello schermo difensivo delle portaerei di squadra; l'ufficio tecnico progettò vascelli su linee del tutto nuove, riuniti sotto il nome di classe Akizuki. Poiché erano stati selezionati i recenti cannoni Type 98 da 100 mm (eccellenti armi antiaeree) sistemati in quattro torri binate, due a prua e due a poppa, rispetto ai Type A gli scafi furono allungati di 15 metri e il dislocamento fu accresciuto di 711 tonnellate: in questo modo furono assicurate stabilità e sufficiente spazio per le armi principali. Migliorie riguardarono la sistemazione interna degli apparati motori, suddivisi in una sala caldaie e in una sala turbine separate da paratie, allo scopo di incrementare la resistenza ai danni. Le macchine in sé erano le medesime dei Type A, ma gli scarichi furono convogliati in un unico, massiccio fumaiolo a mezzanave, cui faceva da contraltare una compatta torre di comando. Gli ufficiali superiori, però, vollero che non si rinunciasse del tutto al potere offensivo silurante e gli Akizuki reintrodussero una singola bancata di quattro tubi da 610 mm.. Infine fu abbandonata la tipica prua con profilo a "S" allungata, peculiarità di tutti i cacciatorpediniere nipponici dalla classe Minekaze in avanti, per una diritta, incidente ad angolo acuto con la superficie marittima.. La classe fu considerata la migliore del suo genere nella Marina imperiale.
Caratteristiche tecniche Scafo e dotazioni I cacciatorpediniere tipo Akizuki presentavano una lunghezza tra le perpendicolari di 126 metri, alla linea di galleggiamento di 132 metri e una lunghezza fuori tutto di 134,22 metri. La larghezza massima dello scafo ammontava a 11,58 metri e il pescaggio era pari a 4,11 metri.. Il dislocamento standard era pari a tonnellate e le prove in mare furono condotte con un dislocamento di tonnellate; a pieno carico la classe arrivava a tonnellate. All'entrata in servizio l'equipaggio di ogni nave era formato da 290 uomini tra ufficiali, sottufficiali e marinai che, nel corso delle ostilità, aumentò fino a circa 330 effettivi. Una fonte elettronica parla invece di 263 uomini, senza menzionare eventuali incrementi successivi.
Lo scafo ospitava quattro lance di salvataggio in fasciame sulla destra e a babordo della torre di comando e del fumaiolo: ciascuna era appesa a un proprio argano. Le alberature consistevano in un albero prodiero tripode, sito tra la torre di comando e il fumaiolo, e in un albero di maestra tripode di altezza inferiore, che si elevava dal basso castello di poppa, contenente l'alloggiamento dei siluri di ricarica e sistemato dietro alla torretta sopraelevata di poppavia. Al centro dello scafo, tra il fumaiolo e l'apparato lanciasiluri, era stata inchiavardata una piattaforma ospitante un radiogoniometro; un proiettore da ricerca da 90 cm era sistemato in una piazzola sopraelevata a poppavia dei tubi lanciasiluri, a destra dell'alloggiamento delle ricariche.
Impianto propulsivo L'apparato motore degli Akizuki era identico a quello della classe precedente. Si componeva di tre caldaie Kampon e di due turbine a ingranaggi a vapore Kampon; a queste erano vincolati due alberi motore dotati di elica. Due caldaie erano accoppiate ed erano state sistemate in testa, seguivano la terza caldaia e infine le turbine, affiancate in senso longitudinale allo scafo. L'unica differenza risiedeva nei condotti di scarico, tutti convogliati in un imponente fumaiolo inclinato che si ergeva dietro la torre di comando.. Il modello Kampon in uso era modificato e costruito, ove possibile, con leghe leggere, oltre a beneficiare di un'attenta analisi delle guarnizioni per far sì che bolle d'aria o lubrificanti non si mischiassero con l'acqua; fu così possibile adoperare senza problemi vapore surriscaldato ad alta pressione. Questa serie di interventi si tradussero in una pressione di 426 psi (30 kg/cm²) e in una temperatura di 662° F (350 °C). Ciò permise una potenza totale di shp e in generale un miglior funzionamento delle componenti; la velocità massima era però calata a 33 nodi, o 62,7 km/h, a causa del maggiore ingombro dei vascelli. L'impianto era alimentato a olio combustibile, la cui riserva di bordo ammontava a tonnellate, e permetteva di percorrere miglia nautiche alla velocità di crociera di ben 18 nodi ( chilometri a 34,2 km/h).
Armamento
Gli Akizuki erano sostanzialmente nati attorno ai nuovi cannoni che ne formavano l'armamento principale. Si trattava di otto pezzi Type 98 da 100 mm L/65, distribuiti in quattro torrette modello A – più precisamente si trattava di quattro affusti completamente chiusi e forniti di una corazzatura leggera. Due torri sovrapposte si trovavano tra la torre di comando e la prua, la seconda coppia si ergeva tra la poppa e il castello di poppa.. Il Type 98 sparava un proietto pesante 28 chili alla velocità iniziale di 1000 m/s, con una gittata contraerea massima di metri ad alzo massimo (90°); a 45° d'alzo la gittata massima raggiungeva i circa e, pertanto, il Type 98 era più performante sia dei vecchi Type 3 da 127 mm L/50, sia dei Mark 12 paricalibro statunitensi, oltre a godere di una cadenza di tiro di quindici o anche venti colpi al minuto. Il cannone si confermò un'arma molto ben riuscita, equilibrata e potente: l'unico difetto riscontrato fu la modesta vita operativa delle canne, limitata a circa 360 spari e dovuta all'elevato attrito dei proietti. La torre modello A era anch'essa di nuova progettazione, totalmente differente dalla precedente serie di installazioni. Pesante 34,5 tonnellate, era vincolata a un motore elettrico che dava potenza a un meccanismo elettroidraulico, mediante il quale si controllavano brandeggio e alzo; ciascuna delle quattro torrette aveva propri dispositivi di visione ed era rifornita da un proprio magazzino munizioni sottostante, con una capienza inferiore ai 200 proietti. Dopo essere stati preparati, erano inviati ai serventi nella camera di combattimento grazie a due paranchi meccanici, permettendo più rapidi tempi di ricarica e un fuoco più sostenuto. Ogni gruppo torre-barbetta era operato da una dozzina di uomini. Allo scopo di dirigere al meglio il fuoco dei cannoni, gli Akizuki furono dotati di due direttori del tiro Type 94, quanto di più avanzato poteva offrire l'industria bellica giapponese in fatto di punteria. Uno fu piazzato sul tetto del ponte di comando (per la coppie anteriori di Type 98), l'altro fu fissato alla tuga, in modo da sporgere oltre la torre sopraelevata numero tre..
Gli Akizuki possedevano un ridotto armamento silurante. Una singola installazione quadrinata Type 92 da 610 mm fu piazzata tra il fumaiolo e la tuga, comunque completa di una ricarica per un totale di otto siluri a bordo. Gli impianti adoperavano il noto Type 93, introdotto con la classe Hatsuharu. Sviluppato nella prima metà degli anni trenta, si trattava di un siluro propulso a ossigeno puro, il che garantiva grande autonomia, notevole spinta e anche una scarsa scia di bolle, molto più evidente se si adoperava l'aria compressa come propellente. Il Type 93 era lungo circa 9 metri e pesava chili, compresa la testata di guerra da 490 chili di alto esplosivo, di gran lunga maggiore rispetto a quella in uso sul Mark 15 statunitense; poteva essere lanciato alla velocità di 48, 40 o 36 nodi e raggiungere rispettivamente una portata di , e metri. Anche in questi casi il Type 93 rivelò di avere un raggio d'azione superiore alle armi americane e, in generale, rimase insuperato sino alla conclusione della seconda guerra mondiale.. L'affusto Type 92 era scudato, brandeggiabile grazie a motori elettrici incorporati ed era servito da un sistema di ricarica rapido, capace di inserire nei tubi nuovi siluri in 17 secondi cadauno. Gli ordigni di riserva erano conservati sul ponte di coperta in un magazzino apposito, costruito a babordo della tuga e subito dietro al lanciatore. I serventi ai lanciasiluri prendevano ordini direttamente dagli ufficiali in plancia, alla quale erano collegati mediante telefono,. ma non era più presente il telemetro Type 14 solitamente assegnato a tali armi.
Abbastanza curiosamente, data la loro natura di navi contraeree, questi cacciatorpediniere mantennero le due sole coppie di cannoni automatici Type 96 da 25 mm L/60, tipiche dei Kagero e degli Yugumo. Ognuna era sistemata su una piattaforma sopraelevata, collegate grazie a un camminamento sospeso che passava al di sopra delle volate dei tubi lanciasiluri e a fianco del radiogoniometro.. I Type 96 erano afflitti da alcuni problemi, quali ad esempio le vibrazioni e le esagerate vampate durante le operazioni di sparo, oppure la necessità di cambiare i poco capienti caricatori; considerata la rapida evoluzione dell'aeronautica militare durante la seconda guerra mondiale, divennero progressivamente sempre più inefficaci.. Le armi per la lotta antisommergibile erano concentrate nel giardinetto ed erano state decisamente aumentate nel numero: cinquantaquattro cariche di profondità, impiegabili mediante due lanciatori Type 94. Per localizzare i bersagli subacquei gli Akizuki continuarono a usare il sonar Type 93.
Costruzione