Biografia

Attività scientifica e accademica Nicolò Lipari, emerito di istituzioni di diritto privato presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università di Roma La Sapienza, fu uno dei maggiori civilisti italiani. Residente all'epoca a Venezia, iniziò gli studi di giurisprudenza a Padova, avendo come maestri Luigi Carraro e Giorgio Oppo, e si laureò all'Università La Sapienza di Roma dove fu allievo di Rosario Nicolò e di Francesco Santoro Passarelli. Ambedue lo vollero in seguito come loro assistente alle rispettive cattedre di istituzioni di diritto privato e di diritto civile. Nel 1963 vinse il concorso alla libera docenza in diritto civile e nel 1966 quello alla cattedra della stessa materia bandito dalla facoltà di giuriprudenza dell'Università di Bari, dove poi insegnò, oltre che istituzioni di diritto privato, anche sociologia del diritto.

In quella facoltà costituì una scuola di diritto civile che contribuì a rompere le sedimentazioni del dogmatismo e del positivismo valorizzando il rapporto del diritto con le altre scienze sociali. A cavallo degli anni Settanta pubblicò, in collaborazione con i suoi allievi e assistenti baresi, un'introduzione al diritto privato (Diritto privato: una ricerca per l'insegnamento, 1ª ed. 1972, 2ª ed. 1974, poi tradotto nel 1980 anche in lingua spagnola), nella quale, per la prima volta, si tentò una rilettura dell'intero impianto del codice civile alla luce dell'art. 3, primo comma, della Costituzione, evidenziando la necessità di qualificare ciascun istituto non in funzione della rigidità di una fattispecie, ma in relazione alla peculiarità delle singole posizioni soggettive implicate. La sua scuola fu infatti la prima ad avviare, in maniera sistematica, il processo di costituzionalizzazione del diritto civile. Al contempo le sue monografie sul negozio fiduciario e sul testamento concorsero a innovare la tradizionale teoria del negozio giuridico non più inteso nel segno di una precettività formale.

Chiamato nel 1973 alla cattedra di istituzioni di diritto privato della facoltà di giurisprudenza dell'Università La Sapienza di Roma, avviò per primo, insieme a un gruppo di allievi e assistenti, sia di derivazione romana che barese, un tentativo di ripensamento delle tradizionali categorie del diritto civile alla luce dell'ordinamento comunitario, introducendo la formula, successivamente divenuta di stile, del “diritto privato europeo”, ricerca poi culminata nella pubblicazione del “Trattato di diritto privato europeo” (Padova, 1ª ed. in 2 volumi nel 1997; 2ª ed. in 3 volumi nel 2003). Al contempo pubblicò una serie di studi in tema di famiglia, di volontariato, di contratto, tentando, in ciascuna di queste tematiche, di cogliere il sostrato di fenomeni sociali correntemente intesi solo come riflesso di strutture di potere. Dedicò inoltre alcuni scritti anche al rapporto tra diritto ed economia cogliendone le reciproche interrelazioni.

I suoi interessi si indirizzarono dunque prevalentemente verso la teoria generale del diritto, in particolare approfondendo la funzione del giudice nella nuova realtà di un diritto civile non discendente più esclusivamente da fonti dettate, ma ricercato dal basso di un'esperienza vissuta in chiave di valori, potendo in tal modo riagganciare il diritto civile alla storia, costruito non più secondo l'ottica dello jus positum, ma nella prospettiva di un'esperienza costantemente in fieri. A questi temi dedicò prima il volume (Roma, 2ª ed., 2005) “Diritto e valori sociali. Legalità condivisa e dignità della persona”, poi una serie di scritti collocabili nella continuità di uno svolgimento unitario: “Le fonti del diritto” (Milano, 2008); “Le categorie del diritto civile” (Milano, 2013); “Il diritto civile tra legge e giudizio” (Milano, 2017); "Diritto civile e ragione" (Milano, 2019); "Elogio della giustizia" (Bologna, 2021).

Nel complesso di questi lavori Lipari svincolò definitivamente il diritto civile dai suoi paradigmi codicistici, ripensandolo nel superamento delle sue tradizionali categorie ordinanti e offrendo il supporto teorico divenuto noto come giurisdizionalizzazione del diritto. In tale contesto Lipari ripensò quindi il ruolo dell'interprete quale garante della coerenza tra forme giuridiche e magma socio-economico, nel quadro di una pluralità di fonti non più riconducibili a una rigorosa gerarchia. Reagendo alle tentazioni di un crescente nichilismo, approfondì poi il passaggio da un sapere teoretico, volto a stabilire improbabili corrispondenze tra parole e cose, a un sapere pratico, impegnato continuativamente a plasmare le sostanze normative in modo da renderle conformi al patrimonio positivizzato di valori. Su queste basi venne fondato il diritto civile della stagione del postmoderno, una stagione emblematicamente evidenziata da Lipari nel passaggio dalla logica delle fonti a quella dei principi (“Il diritto civile dalle fonti ai principi”, 2018).

In tal modo Lipari poté garantire all'intuizione avanzata nella lontana prolusione del 1968 (“Il diritto civile tra sociologia e dogmatica”) l'apertura a sempre nuovi esiti applicativi, raccordando il procedimento interpretativo al più complessivo contesto di una realtà sociale valutata nella complessità delle sue componenti (istituzionali, assiologiche, comportamentali) e assunto secondo parametri di segno non formalistico ma sociologico. La novità di un simile impianto metodologico emerse anche nel “Trattato di diritto civile” (in dieci volumi), in collaborazione con Pietro Rescigno e uscito nel 2009.

Fu inoltre condirettore di varie riviste: “Rivista trimestrale di diritto e procedura civile”, “Rivista del diritto commerciale”, “Le nuove leggi civili commentate”, “Trusts e attività fiduciarie”.

Nel 2004 fu collocato fuori ruolo e nominato dal consiglio di facoltà professore emerito. I civilisti italiani gli dedicarono due volumi di studi in onore (Milano, 2008). Avvocato con oltre cinquant'anni di esercizio della professione, continuò fino alla fine a svolgere un'intensa attività para-accademica, ad esempio partecipando a seminari e corsi destinati alla preparazione al concorso per magistrato e all'esame per avvocato, nel tentativo di superare i paradigmi del vecchio sistema universitario nell'ottica del c.d. “diritto vivente”.

Attività politica Fin dall'inizio della sua attività accademica Nicolò Lipari si batté per cogliere i presupposti sociopolitici del sistema giuridico segnalando i necessari connotati di politica del diritto della scienza giuridica. Nel 1970, su indicazione di Francesco Santoro Passarelli, redasse il disegno di legge di riforma delle norme del codice civile in materia di diritto di famiglia presentato al Senato a nome della Democrazia Cristiana da Franca Falcucci e altri, testo che poi divenne uno dei punti di riferimento per la riforma attuata del 1975. Diede supporto teorico a gran parte delle iniziative del mondo del volontariato e concorse con Luciano Tavazza alla creazione della Fondazione per il volontariato.

Nella seconda metà degli anni Sessanta, con Stefano Rodotà e Pietro Barcellona, diede vita ad una serie di convegni che concorsero a determinare la base teorica di “Magistratura democratica”. Collaborò con i “cattolici per il no” all'esito vittorioso del referendum sul divorzio. Con un piccolo gruppo di intellettuali cattolici (Pietro Scoppola, Roberto Ruffilli, Achille Ardigò, Ermanno Gorrieri) diede vita, nel 1975, alla “Lega democratica”, un'organizzazione politica che, per un decennio, agì quale gruppo di pressione a sinistra della Democrazia cristiana nel tentativo di realizzare un rinnovamento della politica italiana rompendo le sedimentazioni del sistema dei partiti. Nel 1976 fu designato dal segretario della Democrazia Cristiana Benigno Zaccagnini a far parte del consiglio di amministrazione della Rai dove, qualche tempo dopo, insieme a Roberto Zaccaria, condusse la battaglia contro gli iscritti alla P2 presenti nelle strutture dell'azienda. Concorse con Pietro Scoppola al processo di rinnovamento della Democrazia Cristiana presiedendo, in rappresentanza degli “esterni”, l'assemblea degli esterni organizzata da quel partito del 1981 e intesa a rompere antiche strutture di potere per raccordare il sistema istituzionale alla società civile.

Nel 1983 fu eletto al Senato per la IX legislatura come indipendente nelle liste della Democrazia cristiana e rieletto anche nella successiva legislatura. Vicepresidente della Commissione giustizia, contribuì, anche come relatore di maggioranza, alla riforma della legge sul divorzio, della legge-quadro sul volontariato, del codice di procedura civile, della legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Condusse una battaglia contro la legge Mammì sulla riforma del sistema televisivo in dissenso dal proprio gruppo. Fece parte della Commissione Bozzi, primo tentativo di riforma del sistema costituzionale, della Commissione di vigilanza sulla Rai, della Commissione Stragi (all'interno della quale combatté tenacemente contro i tentativi di insabbiamento della vicenda legata al disastro di Ustica). Lasciato il Senato nel 1992, affiancò Mario Segni in una serie di iniziative politiche della società civile volte a realizzare il passaggio dalla Repubblica dei partiti alla Repubblica dei cittadini.

Cronaca Lipari e la figlia Maria Chiara furono testimoni nel processo relativo all'omicidio di Marta Russo.

Opere Scritti tecnico-giuridici Note in tema di compravendita di cosa futura, in Rivista trimestrale di diritto e procedura civile, 1960, pp. 827-857. Mandato "in rem propriam" e fallimento del mandante, in Rivista del diritto commerciale, 1963, II, pp. 95-109. Riconoscibilità e scusabilità dell'errore (in Cassazione), in Rivista del diritto commerciale, 1963, II, pp. 468-474. Il negozio fiduciario, Milano, Giuffré, 1964 (ristampa inalterata 1971), pp. IV-465. Intervento, in La riforma del diritto di famiglia. Atti del Convegno di Venezia svolto nei giorni 30 aprile - 1 maggio 1967, Padova, Cedam, 1967, pp. 101-107. "Progressismo" costituzionale e tutela possessoria, in Giurisprudenza costituzionale, 1968, pp. 2559-2564. Il diritto civile tra sociologia e dogmatica. Riflessioni sul metodo, in Rivista di diritto civile, 1968, pp. 297-338, nonché in Rassegna pugliese, 1969, n. 4 e 5, pp. 1-22 ed in Studi in onore di Francesco Santoro Passarelli, Napoli, Jovene, 1972, III, pp. 99-158. Il lavoro è anche autonomamente pubblicato presso l'Adriatica editrice, Bari, 1972, pp. 98. Rapporti di cortesia, rapporti di fatto, rapporti di fiducia. Spunti per una teoria del rapporto giuridico, in Rivista trimestrale di diritto e procedura civile, 1968, pp. 415-441, nonché in Studi in onore di Gioacchino Scaduto, Padova, Cedam, 1967, II, pp. 37-74. Diritto dei privati e "diritti dell'uomo", in Annuario di diritto internazionale 1967-68, Roma, Domenici De Luca ed., 1969, pp. 403-406. Il problema di una riforma delle nullità matrimoniali, in Giurisprudenza italiana, 1969, IV, cc. 49-58. Condizioni generali di contratto e principio di effettività, in Condizioni generali di contratto e tutela del contraente debole. Atti della tavola rotonda di Catania del 17-18 maggio 1969, Milano, Giuffré, 1970, pp. 37-45, 223-226. Intervento, in La formazione extralegislativa del diritto nell'esperienza italiana. Atti delle giornate di studio di Ancona 2-3 maggio 1968, in Quaderni del Foro italiano, serie II, gennaio 1970, cc. 36-40. Autonomia privata e testamento, Milano, Giuffré, 1970, pp. IV-414. Il problema degli strumenti di programmazione economica incidenti sull'autonomia dei privati (Schema di riflessione), in Aspetti privatistici della programmazione economica.Atti della tavola rotonda di Macerata del 22-24 maggio 1970, Milano Giuffré, 1971, I, pp. 153-169; II, pp. 21-25, 71-78, 111-113.