Nato nel centro-sud della Francia, a Chavaniac, nella provincia di Alvernia, La Fayette proveniva da una ricca famiglia di proprietari terrieri. Convintosi della nobiltà della causa dell'indipendenza americana nella guerra rivoluzionaria, viaggiò verso il Nuovo Mondo in cerca di gloria e divenne un importante Major general dell'Esercito continentale, al comando di George Washington. Finita la guerra, ritornò in Francia e fu eletto, come rappresentante della nobiltà, agli Stati generali del 1789; contribuì a scrivere la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino con l'aiuto dell'amico Thomas Jefferson e, dopo la presa della Bastiglia, fu nominato comandante in capo della Guardia Nazionale. La Fayette cercò di seguire una sorta di terza via durante la Rivoluzione francese, favorendo la nascita di una nuova monarchia costituzionale. Alcuni mesi dopo la strage di Campo di Marte del 17 luglio 1791, La Fayette si congedò dal comando della Guardia nazionale e, nell'agosto 1792, le fazioni radicali giacobine ne ordinarono l'arresto. In fuga attraverso i Paesi Bassi austriaci, il generale fu catturato dalle truppe austriache e trascorse più di cinque anni in carcere.
La Fayette ritornò in Francia dopo che Napoleone Bonaparte aveva assicurato la sua libertà nel 1797, anche se rifiutò di entrare a far parte del suo governo. Dopo la Restaurazione del 1814 divenne un membro liberale della Camera dei deputati, posizione che mantenne per la maggior parte del resto della sua vita. Nel corso della Rivoluzione di luglio del 1830, La Fayette rifiutò l'offerta di diventare dittatore della Francia e sostenne, invece, Luigi Filippo come re, ma gli si rivoltò contro quando il monarca divenne autocratico. La Fayette morì il 20 maggio 1834 e fu sepolto nel cimitero di Picpus di Parigi. Per le sue vittorie militari al servizio della Francia e degli Stati Uniti, è noto anche come il primo «eroe dei due mondi» (Hero of the Two Worlds).
Biografia Infanzia
La Fayette nacque il 6 settembre 1757 da Michel Louis Christophe Roch Gilbert Paulette du Motier, marchese di La Fayette, colonnello dei granatieri, e da Marie Louise Jolie de La Rivière, al castello di Chavaniac, presso Chavaniac-Lafayette nell'antica regione dell'Alvernia (ora Alta Loira)..Il suo nome completo è usato raramente; invece è spesso definito come Marchese de La Fayette o Lafayette (negli Stati Uniti, e non in Francia dove invece la grafia a due parole è ufficiale). Il biografo Louis R. Gottschalk afferma che La Fayette scriveva il suo nome sia come Lafayette che La Fayette. Altri storici differiscono sull'ortografia del nome di La Fayette: Lafayette, La Fayette, e LaFayette. I contemporanei spesso utilizzarono la scrittura "La Fayette", similmente alla sua antenata, la romanziera Madame de La Fayette; tuttavia, la sua famiglia scriveva Lafayette. Vedere: Gottschalk, pp. 153-54.
Il lignaggio nobile di La Fayette era probabilmente uno dei più antichi e illustri d'Alvernia e, forse, di tutta la Francia. I maschi della famiglia La Fayette godevano di un'alta reputazione per il loro coraggio e la loro cavalleria ed erano spesso ricordati per lo sprezzo del pericolo. Uno dei primi antenati di La Fayette, Gilbert III de La Fayette, maresciallo di Francia, era stato compagno d'arme dell'esercito di Giovanna d'Arco durante l'assedio di Orléans nel 1429. Secondo una leggenda, un altro suo antenato aveva trovato la corona di spine di Gesù durante la sesta crociata.. Anche gli antenati che non appartenevano alla famiglia La Fayette erano degni di nota: un suo bisnonno (nonno materno della madre) era il Conte di La Rivière che, fino alla morte nel 1770, era stato comandante dei Mousquetaires du roi, o moschettieri neri, ed era stato cavaliere della guardia personale del re Luigi XV di Francia.. Lo zio paterno di La Fayette, Jacques-Roch, era morto invece il 18 gennaio 1734, mentre combatteva gli austriaci a Milano nel corso della guerra di successione polacca; alla sua morte, il titolo di marchese passò al fratello Michel, padre di Gilbert..
Il padre di La Fayette era morto, allo stesso modo, sul campo di battaglia: il 1º agosto 1759, Michel de La Fayette era stato infatti colpito da una palla di cannone mentre combatteva le truppe britanniche nella battaglia di Minden.Gottschlk, pp. 3–5 La Fayette divenne così marchese e signore di Chavaniac, ma la proprietà restò alla madre; quest'ultima, forse devastata dalla perdita del marito, andò a vivere a Parigi con il padre e il nonno, lasciando che La Fayette venisse allevato a Chavaniac dalla nonna paterna, Madame de Chavaniac, che aveva portato im dote il castello di famiglia.
Al Collège du Plessis Nel 1768, quando La Fayette era undicenne, fu convocato a Parigi per vivere con la madre e il bisnonno presso i loro appartamenti al Palazzo del Lussemburgo. Fu deciso che il giovane avrebbe dovuto portare avanti la tradizione marziale di famiglia, decisione che il ragazzo condivise pienamente.. Il giovane La Fayette fu intanto mandato al Collège du Plessis, che faceva parte della Sorbona: era una scuola esclusiva, che accoglieva giovani rampolli della nobiltà francese mentre le facoltà della vicina Sorbona supervisionavano l'insegnamento nel Collège. Per quattro anni vi studiò matematica, storia, geografia, letteratura francese, teologia, legge e retorica, e lesse i lavori degli ultimi poeti e filosofi della Repubblica Romana (inclusi Cicerone, Seneca e Plutarco) e i Commentarii di Giulio Cesare, tutti nella lingua latina originale.. I suoi studi al Collège vi erano i racconti delle guerre galliche e della resistenza di Vercingetorige in Alvernia, che era la patria di La Fayette, contro i Romani nel I secolo a.C., il che cementò l'apprezzamento del ragazzo per le imprese militari dell'eroe della sua regione natale. La Fayette avrebbe poi detto di «aver avuto un occhio di maggior riguardo per Vercingetorige nel difendere le nostre montagne che per Clodoveo e i suoi successori», benché quest'ultimo fosse stato il primo a unire la Francia. Riteneva inoltre che «sarebbe stato molto meglio essere Vercingetorige nel difendere le montagne d'Alvernia».
Dei suoi anni al Collège, ricordava con orgoglio l'aver vinto il premio d'istituto per la retorica latina ma anche la delusione per non aver trionfato nella fase a livello universitario della competizione.Laura Auricchio, The Marquis: Lafayette Reconsidered, Family pride. Questo fu, per La Fayette, un fallimento della giustizia, lamentandosi, nelle sue memorie, del fatto che fossero ammessi al concorso anche i ragazzi che avevano ripetuto lo stesso corso di latino più volte, mentre lui aveva completato il corso in una volta sola. Credeva che avrebbe vinto il cimento, nonostante lo svantaggio, se solo fosse stato un copista migliore, in quanto il suo scritto era stato valutato con severità da un giudice che gli aveva tolto un punto per ogni parola mancante di una frase che lui aveva involontariamente omesso di trascrivere.
Anche se lo studio del latino non gli aveva dato subito gli allori che desiderava, potrebbe essere stata la più importante impresa dei suoi primi anni. Il latino diede al ragazzo eccitabile un potente mezzo per mettere a fuoco i suoi giovanili entusiasmi attraverso la lingua, la storia e la filosofia dell'antica Repubblica Romana e del mondo classico. Attraverso il suo corso di studi, assorbì i principi morali ed etici tramandati in testi come il De officiis di Cicerone, le Georgiche e le poesie pastorali di Virgilio, e le Odi e le satire di Orazio, tutto nel programma standard nei collegi di Parigi. La storia, rappresentata nel curriculum dalla storiografia del capostipite greco della disciplina, Erodoto, e i racconti biografici, dove incombeva l'ombra della figura del grande Plutarco e delle sue Vite parallele, divennero grandi passioni che lo accompagnarono tutta la vita. I libri di questi autori e dei loro contemporanei, oltre che dei loro seguaci, erano allineati sugli scaffali delle sue librerie e le lezioni che avevano insegnato delinearono i contorni della sua vita. La Fayette, infatti, rimase completamente affascinato della Roma repubblicana, i cui cittadini evitavano il dispotismo regolandosi secondo principi della virtù e dell'onore.
In qualità di esponente della nobiltà di spada, La Fayette era un membro insolito del corpo studentesco della scuola. La maggior parte dei suoi compagni di classe apparteneva alla meno prestigiosa nobiltà di toga, le cui famiglie dovevano il loro rango soprattutto al servizio giudiziario o amministrativo; vi era anche una manciata di studenti eccellenti, provenienti da ambienti borghesi, con borse di studio, come il futuro politico e giornalista Antoine-Joseph Gorsas, figlio di un calzolaio di Limoges. Avendo vissuto quasi in isolamento fino a quel momento, La Fayette scoprì che gli piaceva il cameratismo e il rispetto che trovava tra i suoi compagni di scuola. Anche a loro lui piaceva, e La Fayette si sentiva come un astro nascente tra amici devoti che in questo modo gli diedero il primo assaggio della sua leadership. Anche se si trovava in una cerchia di ragazzi più grandi, nelle memorie ricordava che gli altri studenti agivano come «discepoli» che lo «avrebbero difeso fieramente se ve ne fosse mai stato bisogno». La dedizione tributatagli dai compagni non si estendeva necessariamente, però, alle cause che sosteneva, come lui stesso imparò il giorno in cui, come ricorda, aveva voluto «montare su una protesta per evitare la punizione ingiusta» di uno dei suoi compagni, occasione in cui, con sorpresa, scoprì che di non godere del sostegno che avrebbe potuto sperare. Questo sarebbe diventato un tema costante per tutta la sua vita, perché lo zelo che esprimeva senza limiti spesso generava ammirazione e altrettante volte sconcerto.
Ingresso tra i moschettieri La Fayette era comunque deciso a intraprendere la carriera militare, e il suo sogno rimaneva avere una distinzione in questo ambito. Come egli stesso ricordava, visse i suoi anni di gioventù «bruciando dal desiderio di avere una divisa». Il conte de La Rivière, bisnonno del ragazzo, iscrisse il giovane La Fayette a un programma di formazione per futuri moschettieri.. La madre e il bisnonno di La Fayette morirono, con suo grande dispiacere, rispettivamente il 3 e il 24 aprile 1770, lasciando a La Fayette un reddito di 25 000 livre. Alla morte di uno zio, il dodicenne La Fayette ereditò un ulteriore reddito annuo di 120 000 livre.
Nel mese di maggio 1771, ancora tredicenne, La Fayette divenne ufficiale dei Moschettieri Neri, ovvero le guardie del re, con la posizione di sous-lieutenant. I suoi compiti, che includevano la marcia nelle parate militari e presentare sé stesso al re Luigi, erano per lo più funzioni cerimoniali, che quindi non gli impedirono di continuare gli studi al Collège come al solito..
Matrimonio
In quel momento, Jean-Paul-François de Noailles, duca d'Ayen, stava cercando di far sposare alcune delle sue cinque figlie. Il giovane La Fayette, che aveva quattordici anni, sembrava un buon partito per sua figlia dodicenne, Marie Adrienne Françoise, e il duca parlò al tutore del ragazzo (lo zio di La Fayette, il nuovo conte) per negoziare un accordo.. Tuttavia, al matrimonio combinato si oppose la moglie del duca, che percepiva la coppia, e soprattutto la figlia, come troppo giovane per sposarsi. La questione fu risolta accettando di non parlare di progetti matrimoniali per due anni, durante i quali i due futuri coniugi si sarebbero incontrati di volta in volta in contesti informali per arrivare a conoscersi meglio.. Lo schema funzionò: i due si innamorarono e rimasero felicemente insieme dal momento del loro matrimonio, nel 1774, fino alla morte di lei nel 1807..
All'Académie de Versailles