Biografia ed esperienze lavorative Zanella cresce in Valdonega, quartiere di Verona in cui Giovanni Mardesteig, il principe degli stampatori secondo la definizione di Gabriele D'Annunzio, aveva trasferito nel 1927 l'Officina Bodoni, fondata cinque anni prima a Montagnola e, nel 1948, la Stamperia Valdonega. L'elegante ricercatezza dei volumi stampati da Mardesteig sicuramente stimolarono tante private press tra cui quella di Franco Riva dal 1954 cui si devono le Editiones Dominicae (il nome fa riferimento al giorno in cui l'allora direttore della biblioteca Civica di Verona riusciva a dedicarsi all'arte nera), quella di Gino Castiglioni e Alessandro Corubolo dal 1960 stampatori all'insegna della Chimera, dal 1963 quella di Renzo Sommaruga che Giovanni Guareschi ribattezzò stampittore (appellativo poi ripreso da Vanni Scheiwiller)Deve essere un'aria particolare quella che si respira Verona, città tutta speciale soprattutto se parliamo di libri quella che tra le altre eccellenze (gli scriptoria nella tarda latinità e nel Medioevo, la presenza attiva ancora oggi-dopo 1500 anni della biblioteca Capitolare), ha visto nascere ed operare nel secolo XV Felice Feliciano, suor Veronica, Liberale da Verona e Giovanni da Verona (scriptores e miniatori i primi, editore, tipografo del primo libro a stampa con illustrazione l'altro), che ha fatto crescere nel corso dei secoli successivi botteghe come quella dei Nicolini, del Tumerman, del Giuliari [...] La città che, più vicino a noi, ha saputo far fruttare quella straordinaria eredità accogliendo un grande maestro come Hans Mardersteig e la sua officina Bodoni [...] E soprattutto gli editori/tipografi che nel giro di pochi anni hanno di fatto creato quella che Franco Riva aveva definito la city of book, un unicum - almeno in Italia - per il numero di private press attive”. CONTÒ, 2013, p. 1 e 2015, p. I. dal 1971 il Californiano Richard Gabriel Rummonds e la sua Plain Wrapper Press che pubblica a Verona dal 1971 al 1982.“Nel 1966, a Quito, in Ecuador il giovane californiano Richard-Gabriel Rummonds stampò con un tiraprove il suo primo libro: Eight parting poems, poesie da lui stesso composte e impresse per gli amici, raccolte e cucite in una copertina di colore bruno, un’anonima carta da pacchi, ossia una plain wrapper, il nome che di lì in avanti distinguerà le future edizioni”. Con il torchio p. 21. Per una narrazione in prima persona del rapporto tra lo stampatore statunitense e Zanella si veda RUMMONDS, 2013 e ID, 2015 p. 419. e dal 1982 Anna Ziliotto con la sua Gibralfato.
Nel 1976 Zanella conosce e diviene allievo di Rummonds, lo segue alla University of Alabama dove Rummonds tiene dei corsi di stampa, storia del libro e biblioteconomia. In seguito diventano soci. Con lui, nel 1977, stampa la sua prima opera Will and testament. A fragment of biography, un racconto di Anthony Burgess illustrato dalle serigrafie di Joe TilsonA questo libro Rummonds dedica un intero capitolo della sua autobiografia, RUMMONDS, 2015, pp. 410-433
Nel 1982, quando Rummonds decide di tornare in America e la società viene sciolta, Alessandro Zanella sceglie per sé il torchio StanhopeA Valeggio sul Mincio Alessandro Zanella aveva due Stanhope che usava per stampare le edizioni Ampersand e anche per i corsi nei quali trasmetteva le sue conoscenze tipografiche ad altri. Entrambi i torchi recano la targa di Amos Dell'Orto, hanno basamenti in ghisa a zampe di leone e, come per tutti gli Stanhope famiglia Dell'Orto, i contrappesi sono in forma di zucca. Il primo torchio di Alessandro Zanella risale al 1854 e fu acquistato dalla Plain Wrapper Press da una tipografia di Castagnaro, nella bassa Veronese, che lo adoperava per stampare gli annunci funebri. Al momento della chiusura della Plain Wrapper Press nel 1982, mentre Gabriel Rummonds decise di riportare negli Usa il Washington Press, egli chiese ad Alessandro di scegliere per sé uno dei due altri torchi: un Albion costruito da Luigi Ghisi a Milano nel 1884, oppure lo Stanhope costruito da Amos Dall'Orto nel 1854. Alessandro optò per lo Stanhope. Più di vent'anni dopo Alessandro si rese conto che gli sarebbe servito un secondo torchio nella sua officina di Santa Lucia ai Monti per corsi di tipografia che stavano diventando una parte importante della sua attività. Avendo ricevuto notizie da un privato di uno Stanhope in vendita a Livorno, egli fece un sopralluogo per ispezionare Il torchio - appartenuto originariamente all’Antica Tipografia Poccetti - che giaceva in un garage, arrugginito e smontato. Così il secondo torchio venne prelevato il 25 aprile 2007 e portato per un restauro presso l'officina di Stefano Piccardi a Guidizzolo di Mantova”. CLOUGH,2013, pp. 26-27 e apre la sua stamperia Ampersand da cui usciranno centonovanta titoliNati da committenze private o da personali scelte editoriali, i libri realizzati da Zanella si muovono liberamente tra fine books - ovvero libri che trovano la loro ragione d'essere nella cura assoluta di ogni dettaglio relativo alla presentazione fisica del testo- e libri d'arte, intesi come occasione di incontro tra parole e immagini fuse insieme in un rapporto inscindibile di potenziamento reciproco PERIA, 2009, p. 35 La stamperia è collocata inizialmente in via Santa Maria in Organo, poi in Piazza Pradaval e a partire dal 1992, in Santa Lucia ai Monti (Valeggio sul Mincio).
Ampersand,Ampersand è il sostantivo che nella lingua inglese indica la congiunzione latina “et” ossia & 🙲 & e che non trova un corrispondente termine in italiano. Nel dizionario della lingua inglese appare quale corruzione della frase and per sé and con cui a metà del xix secolo si indicava l’ultima lettera dell’alfabeto: “e di per sé e”. Il termine ampersand, quindi, quale segno di congiunzione e di unione, intreccio e nesso, legame e accavallamento è diventato, dapprima il nome della stamperia e delle edizioni e quindi, quale segno grafico disegnato con tratto calligrafico appositamente da Golda Fishbein, è apparso per la prima volta nell’edizione Persefone a indicare l’insegna tipografica. In seguito è stato la marca che ha contraddistinto le edizioni di Alessandro Zanella. Con il torchio p. 35 che identifica anche la marca tipografica scelta da Zanella, compare per la prima volta nel 1990 sul frontespizio di Persefone, un lungo poema in neo greco di Ghiannis Ritsos, con la traduzione italiana a fronte di Nicola Crocetti e con la traduzione inglese a fronte di Nikos Stangos. “La scelta di questo logogramma come marca tipografica esprime a pieno la cifra intellettuale e artistica di Alessandro Zanella non un aut aut superbo ed escludente, ma un et che significa attenzione alla diversità e alla molteplicità delle opzioni con cui l'arte tipografica persegue il raggiungimento di una forma perfetta”MARCHI, 2012. Entrambe le tirature sono costituite da ottanta esemplari e sono accompagnate da due xilografie originali, motivi decorativi nel testo e due serigrafie a più colori di Joe Tilson.
I primi due testi stampati come Ampersand sono Sul teatro delle marionette (1984) e Un coup de dès jamais n'abolira le hasard (1987). Le prime composizioni di Zanella sono di autori stranieri con traduzione italiana, la svolta nel 1994 con la pubblicazione della collana Le carte del cielo una raccolta di autori italiani del ventesimo secolo selezionati dal bibliotecario e collezionista Sandro Bortone.A questo proposito si legga BORTONE, 2013
Dalla fine degli anni Novanta, Zanella per supplire alla indisponibilità di nuovi caratteri in piombo, decide di apprendere la tipografia digitale e inizia a comporre i testi con il computer, testi che saranno poi da lui stesso riprodotti in matrici di polimeri. Questo gli permette di lavorare sugli alfabeti adattandoli alle proprie necessità. In particolare, per l'opera di James Joyce Anna Livia Plurabelle, stampata nel 2001 con i colleghi Gino Castiglioni e Alessandro Corubolo, fondatori della Chimèrea officina, Zanella digitalizza un alfabeto maiuscolo disegnato, ma mai realizzato tipograficamente, da Bruno Munari negli anni Trenta, che sarà utilizzato per il frontespizio e i titoli.“Frontespizio e titolo parziali [sono stampati] con un carattere decostrutto che richiede grande attenzione da parte del lettore così come il complesso registro linguistico imposto dallo scrittore dublinese. Elaborato negli anni Trenta da Bruno Munari, come parte di un esperimento sulla leggibilità, questo carattere ancora una volta frutto dell'abilità di Zanella: l'esito della contaminazione è di grande fascino”. FONTANA 2013, p. VIII
La sperimentazione non si ferma ai caratteri, ma coinvolge i supporti su cui stampare e gli inchiostri.“Progettare nello spazio perimetrato della carta e inventare una nuova grammatica, una struttura che le dia forma significa, infatti, per Alessandro Zanella penetrare il mondo poetico racchiuso nelle "possibili forme" del libro. Ogni volta si svelano nuovi equilibri, in cui il foglio acquista un suo corpo (ci fermiamo ad osservarne la trama, a riscoprirne la qualità tattile), la composizione del testo si dispone secondo equilibri estetici misti di rigore e di "colore" del bianco e nero e le immagini (mai illustrazioni didascaliche, ma sempre interpretazione ad hoc) si confrontano con l'aspetto immaginativo della parola. Tutto questo - la carta, i colori e le forme, i caratteri tipografici - circoscrive il territorio entro cui Alessandro conduce le proprie operazioni logiche e formali decifrandole attraverso il codice della tradizione tipografica, quella autentica che rinuncia alle complicazioni retoriche e rifiuta di negare la propria identità per approdare ad una forma che esprima bellezza. La “pratica del libro” diviene infatti, strumento e soluzione di un'idea creativa, in cui aspetti estetici e tecnici si incontrano, dando vita ad un oggetto complesso dalle forme molteplici in cui nulla si disgrega ma tout se tien. Alessandro sperimenta, modifica queste forme, trovando in ciascuna edizione armonie ed equilibri nuovi che si reinventano, si trasformano alla luce delle diverse occasioni editoriali che si offrono”. MERCANTI 2009, pp. 37-38