Il Trittico di Polizzi Generosa è un'opera pittorica di scuola fiamminga già attribuita al Maestro dei fogliami ricamati (in francese Maître au feuillage brodé), inizialmente ritenuto un anonimo artista attivo nelle Fiandre nell'ultimo quarto del XV secolo. Il progredire degli studi ha successivamente condotto alla diversa conclusione che il complesso dei dipinti già riferiti a questa ipotetica figura d'artista spetti in realtà a più mani diverse e che l'etichetta Maestro dei fogliami ricamati possa tutt'al più designare - non un singolo individuo - ma piuttosto un ambiente artistico comune, all'opera, probabilmente a Bruxelles, nella parte conclusiva del Quattrocento. Milieu cui ascrivere anche il trittico di Polizzi, che è una delle opere di maggior pregio, o senz'altro la migliore, di tale provenienza.

Sulla cornice del dipinto vi è un'iscrizione (verosimilmente apposta tempo dopo la realizzazione del quadro) che recitaː Lucas Iardinus Optulit Gratis Deo.

Storia L'opera era inizialmente collocata nella chiesa di Santa Maria di Gesù dei frati minori osservanti sita nel borgo madonita, la cui costruzione risale al 1496. A metà del Seicento il trittico fu trasferito nella chiesa di nuova costruzione denominata Santa Maria degli Angeli, dedicazione che forse trae origine proprio dalla raffigurazione che compare nel pannello centrale del dipintoGiovanni Carandente, Les primitifs flamands, II: Répertoire des peintures flamandes du XV siècle, 3: Collections d'Italie, 1, Sicile, Bruxelles, 1968, pp. 28-30..

Il pericolo di crollo di questa nuova sede richiese l'intervento della soprintendenza di Palermo che, nel 1917, ordinò lo spostamento del trittico nella chiesa dell'Assunta dove esso si trova tuttoraEttore Gabrici, Il Trittico di Polizzi, in Bollettino d’Arte, Roma, IV, 1924-1925, pp. 145-161..

Proprio a questa occasione si deve uno dei primi contributi scientifici moderni sul quadro, redatto dallo stesso soprintendente del capoluogo siciliano Ettore Gabrici. In questo scritto il Gabrici, pur esprimendo apprezzamento per il dipinto, concludeva che “il trittico di Polizzi è una di quelle opere hanno tutti i caratteri e pregi di una scuola, ma che non hanno tali spiccate qualità da potersi con sicurezza attribuire ad un determinato maestro. Esso ondeggia tra il fare di Van der Weyden e quello di Memling”.

La provenienza fiamminga dell'opera (che oggi appare ovvia) peraltro era già stata evidenziata – sgombrando il campo da una remota e improponibile attribuzione ad Albrecht Dürer – da iniziali ipotesi attributive ottocentesche che assegnavano il dipinto addirittura a Jan van Eyck o ad Hugo Van der GoesGioacchino Di Marzo, Belle Arti in Sicilia, III, Palermo, 1862, p. 149..

La critica moderna, sulla scorta dei rilievi di Gabrici, ha escluso attribuzioni così altisonanti (stilisticamente insostenibili per le odierne conoscenze sulla pittura fiamminga) e, in una prima fase, ha assegnato in prevalenza il dipinto al Maestro dei fogliami ricamati, presunta figura di pittore identificata da Max Friedländer, tra i massimi conoscitori della pittura fiamminga primitiva, accorpando un nucleo di dipinti accomunati da un peculiare modo di raffigurare gli inserti di vegetazioneEdouard de Callatay, Etude sur le Maître au feuillage en broderie, in Bulletin. Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Vol. 21, 1972, pp. 17-39.. Lo stesso grande storico dell'arte, nel 1937, includeva tra le opere di questo maestro anche il trittico di Polizzi, definendolo la sua opera maggiore, valutazione condivisa anche dalla critica successiva.

Il Friedländer ritenne tale anonimo pittore influenzato dai modi di Rogier van der Weyden e ha pertanto ipotizzato che questi sia stato attivo a Bruxelles, collocandone l'attività nell'ultimo quarto del XV secolo. Altri invece hanno pensato che questi potesse avere bottega a Bruges, città ove pure, sulla scia di Hans Memling, erano giunti gli influssi del Van der Weyden.

Ricerche ulteriori hanno però evidenziato che alla paternità del Maestro dei fogliami ricamati sono stati via via ricondotti dipinti molto eterogeni a livello stilistico e qualitativo e anche l'esaustività del criterio attributivo utilizzato dal Friedländer - il modo di raffigurare le foglie - è stata posta in dubbio. Si è giunti così alla conclusione che queste opere siano in realtà riferibili, piuttosto che ad un singolo individuo, ad un milieu artistico, probabilmente brusselese, operante tra il 1480 e il 1500, composto da pittori che continuarono lo stile di Van der Weyden ancora per alcuni decenni dopo la morte di questo grande maestro (1464). Circa i tentativi di dare identità all'autore di almeno alcune delle opere già riferite al Maestro dei fogliami ricamati, si segnala, anche in relazione al trittico siciliano, la supposizione che possa trattarsi di Colijn de Coter, eclettico e prolifico pittore attivo prima a Bruxelles e poi ad Anversa. Proprio a proposito del dipinto di Polizzi, infatti, sono state proposte delle associazioni con opere di costui, ed in particolare il confronto tra la santa Barbara del laterale destro con la figura della stessa santa raffigurata in un dipinto del de Coter che si trova a Bratislava. Allo stesso modo è stata evidenziata la vicinanza fisionomica tra la santa Caterina del trittico e un angelo (quello in alto a destra) di una tavola di Colijn de Coter conservata nell'Art Institute di Chicago. Questa ipotesi identificativa cozza però con la lontananza stilistica delle belle architetture che si vedono nei laterali del dipinto siciliano con quelle osservabili nelle opere autografe del de CoterDidier Martens, Le groupe des ouvres au Feuillage brodéː quelques propositions, in Florence Gombert e Didier Martens, Le Maître au Feuillage brodé: Primitifs flamands. Secrets d'ateliers, Parigi, 2005, pp. 55-65..

Quanto alle ragioni di una collocazione inusuale – un piccolo borgo montano – per un'opera di così cospicuo valore, in documenti settecenteschi si narra che il dipinto fosse a bordo della nave del mercante genovese Luca Giardina, cioè il nome che compare nell’iscrizione dedicatoria. L'imbarcazione durante la navigazione sarebbe stata colta, nel 1496, da una tempesta e il mercante avrebbe fatto voto, se si fosse salvato, di donare il prezioso dipinto ad una chiesa povera. Sbarcato infine a Palermo, qui il Giardina avrebbe incontrato un frate appartenente al convento degli osservanti che officiava la chiesa di Santa Maria del borgo delle Madonie. A scioglimento del voto il genovese avrebbe consegnato il trittico a questo frate che poi l’avrebbe collocato nella chiesa di Polizzi (la prima sede del dipinto)Gioacchino Di Marzo, La pittura in Palermo nel Rinascimento, Palermo, 1899, pp. 199-200..

Il racconto però è probabilmente solo una leggenda locale e forse offre indizi più verosimili un'altra possibile pista ricostruttiva. Risulta infatti da un atto notarile rogato a Palermo nel 1523 che un frate di nome Antonio de Jardina (quindi lo stesso cognome dell'iscrizione), morto in quell'anno a Polizzi, avesse tra i propri averi anche un dipinto la cui descrizione inventariale appare associabile al trittico fiammingo (quadro che peraltro si trovava a Cefalù)In verità nell'atto notarile si parla, a proposito di questo quadro, di una Vergine tra santa Caterina e Santa Lucia (non di santa Barbara quindi). Lo scopritore di questo documento, Gioacchino Di Marzo, tuttavia, non esclude che possa trattarsi di un semplice errore di interpretazione dell'opera, magari favorito dalla grande venerazione dedicata in Sicilia a santa Lucia. Errore che non inficerebbe la validità di questo indizio come possibile spiegazione dell'arrivo del trittico a Polizzi.. Risulta altresì che gli eredi legittimi di questi beni abbiano rinunciato al lascito testamentario. Se ne potrebbe dedurre che stante tale rinuncia il trittico sia poi stato donato alla chiesa di Polizzi, cioè il luogo di morte del frate de Jardina. Seguendo questa pista si dovrebbe peraltro inferire che il quadro si trovi nel piccolo centro delle Madonie dal 1523 o poco dopo (e non dal 1496).

Descrizione e stile

Nel pannello centrale si osserva la Vergine seduta su un ricchissimo trono d'oro, dagli articolati decori in stile gotico, posto sotto una tenda. Sulla gamba destra della Madre siede Gesù Bambino che gioca con il libro di Maria.

Il gruppo della Madonna e del Bambino è in stretta relazione con la Madonna Durán di Rogier van der Wyden che con ogni probabilità è il modello ripreso nel trittico di Polizzi: le pose dei due e il motivo del Bambino che stropiccia le pagine del libro dimostrano questo rapporto di derivazione.

Il trono della Vergine è contornato da quattro angeli, due in primo piano ai lati del seggio e due più arretrati che fanno capolino sotto la cortina della tenda. Gli angeli sul lato destro del pannello suonano: quello in primo piano pizzica un liuto e quello posto sotto la tenda dà aria ad un flauto. I due di sinistra cantano, uno di essi regge una pergamena con versi musicati, evidentemente il brano che il quartetto celeste sta eseguendo in gloria di Maria.

Gli astanti sono riccamente abbigliati in raffinate vesti e la Madonna cinge una preziosa corona in stile gotico.

Sui due pannelli laterali sono raffigurate santa Caterina d'Alessandria, a sinistra, e santa Barbara, a destra, identificate dai rispetti attributi agiografici: la spada e i resti della ruota dentata per Caterina e una torre per Barbara (la si vede alla sua sinistra, avulsa dallo sfondo architettonico)Si tratta della torre in cui la santa venne rinchiusa, vicenda di centrale importanza nell'agiografia di costei. La torre che si vede nel pannello, alla sinistra di Barbara, è chiaramente un elemento a sé stante rispetto alle costruzioni di sfondo ed ha funzione di attributo identificativo della martire.. Anche le due sante indossano abiti di grande pregio. Nello sfondo paesaggistico di entrambi gli scomparti laterali compaiono delle notevoli architetture gotico-fiamminghe.

A proposito di queste architetture si è rilevato che esse hanno precise tangenze con quelle di altri dipinti. In primo luogo, il raffinato complesso palaziale che si vede alle spalle di santa Caterina è assolutamente identico a quello che compare, in alto a sinistra, nella Virgo inter virgines, custodita nel Museo nazionale d'arte antica di Lisbona, opera da taluno già avvicinata allo stesso Maestro dei fogliami ricamati. Identico è anche il cortile antistante agli edifici con le aiuole in riquadri, il cancelletto di legno e il muretto merlato su cui poggiano dei pavoni (due a Lisbona e uno a Polizzi).

Anche il castello dietro santa Barbara si trova pressoché tale e quale sia nel laterale destro del Martirio di sant'Ippolito del Museum of Fine Arts di Boston, sia in una tavola, parimenti raffigurante santa Barbara - anche questa già riferita ancora al Maestro dei fogliami -, custodita nel Museo Boijmans di Rotterdam.