Il De catechizandis rudibus è un trattato scritto da Agostino d'Ippona attorno al 400, nei primi anni dopo la sua investitura a vescovo. L’opera impartisce indicazioni su come svolgere l’attività di formazione del cristiano, illustrando contenuti e modalità del corretto insegnamento catechistico.

Storia dell'opera Datazione e occasione In merito alla precisa datazione della stesura del trattato sono state sostenute posizioni discordanti, che oscillano in un periodo compreso tra il 399 e il 405.Per una panoramica delle principali posizioni degli studiosi in merito, cfr. Sorenson 2016, 32 nota 8; in generale, la datazione più accreditata sembra tuttavia essere quella che fa risalire l’opera al 403. In generale, il testo può essere fatto risalire, per le sue istanze pedagogiche, al primo periodo dell'attività di Agostino come vescovo di Ippona, quando dunque egli era impegnato nella formazione di una casta di figure di riferimento per la Chiesa d'Africa.

Dal testo di Agostino si evince che esso venne composto in risposta alla lettera di un diacono di Cartagine, tale Deogratias (indicato come destinatario del trattato),Aug. cat. rud. 1.1: «Petisti me, frater Deogratias, ut aliquid ad te de catechizandis rudibus, quod tibi usui esset, scriberem». in cui quest'ultimo si rivolgeva al vescovo d'Ippona per ottenere indicazioni in merito alle modalità pratiche con le quali strutturare l’insegnamento catechistico. Le sue perplessità non dovevano limitarsi a questioni pratiche di disposizione del discorso e di scelta dei contenuti, ma dovevano toccare anche problematiche relative al modo di approcciarsi con gli aspiranti discepoli.

Nel testo agostiniano entrambi questi aspetti vengono recepiti e affrontati analiticamente, snodandosi lungo due direttive principali: da una parte, l’autore si prefigge l'obiettivo della definizione dei contenuti di fede da presentare a chi viene per la prima volta a contatto col cristianesimo; dall'altra, cerca di dare risposta alla domanda sulle modalità con cui l'educatore deve veicolare questi stessi contenuti.

La catechesi di V secolo in Nord Africa Nel contesto in cui operava Agostino al tempo della stesura del trattato, nel Nord Africa del V secolo, le modalità di catechesi prevedevano che l’insegnamento prendesse avvio a partire da un’iniziale richiesta formale da parte degli aspiranti discepoli. Questi venivano dunque invitati, privatamente o come parte di un piccolo gruppo, a prendere parte a una lezione preliminare sui fondamenti principali della fede cristiana, in cui venivano al contempo vagliate le motivazioni dell’interesse dei richiedenti (accedentes o venientes)Pollmann, Otten, 2013, 250 fa a questo proposito riferimento a C. Mayer, De Catechizandis Rudibus, in Augustinus-Lexicon 1, Ed. by C. Mayer, Basel 1986-94, 796 nei confronti dell’argomento.

Superata questa fase di primo contatto col mondo cristiano, l’allievo iniziava un percorso di catecumenato: era questo un lungo periodo di formazione, durante il quale il catechumenos (o auditor) era ammesso a prendere parte alle occasioni di culto, ma veniva ancora escluso dal rito eucaristico; a questo avrebbe potuto partecipare solo dopo aver ricevuto il battesimo. Coloro che avevano portato a termine il proprio percorso formativo ma non avevano ancora ricevuto il sacramento battesimale, prendevano il nome di competentes e ottenevano lo status di fideles solo dopo la consacrazione. A questi si aggiungeva un’altra categoria, quella del neophyte, che comprendeva i battezzati che continuavano che continuava tuttavia a ricevere istruzione, in qualità di nuovi cristiani.

La guida che Deogratias domanda, dunque, riguarda le modalità con cui approcciarsi con coloro che per la prima volta venivano a contatto con l’insegnamento cristiano (i rudes, come indicati da Agostino stesso) e che quindi potevano avere una base di conoscenze molto limitata in merito. All’interno del complesso di testi della prima cristianità riguardanti la catechesi, il De catechizandis rudibus è probabilmente il solo a occuparsi nello specifico della primissima educazione degli aspiranti discepoli.Maggiori testimonianze abbiamo invece in merito all’istruzione di coloro che avevano già ricevuto una prima istruzione cristiana (competentes), per opera di Ambrogio, Cirillo di Gerusalemme, Giovanni Crisostomo e dello stesso Agostino (ancora Pollmann, Otten, 2013, p.250).

Per queste motivazioni, il vescovo d’Ippona investe molta attenzione nei consigli educativi da impartire per mezzo di questo trattato: è per lui di primaria importanza che queste iniziali lezioni riescano a veicolare in breve ma in modo esaustivo la complessità del messaggio cristiano, per avvicinare alla fede anche coloro che non dispongano di ampie basi conoscitive di partenza. In questo contesto, ben si comprende la grande attenzione con cui Agostino affronta il tema della formazione del catechista, che deve mostrarsi non solo preparato nella conoscenza dei contenuti di fede, ma capace anche di servirsi di strumenti comunicativi efficaci.

L'opera Struttura del trattato Il trattato agostiniano presenta una ripartizione coerente della materia e una struttura definita. Dopo una breve introduzione e alcune osservazioni preliminari (1-2), i contenuti vengono distinti in due macro-sezioni, dedicate rispettivamente alla definizione dei fondamenti teorici generali dell’insegnamento (3-14) e alla presentazione di esempi pratici di catechesi (15-27).

La prima sezione si concentra inizialmente sulla figura dell’interlocutore, occupandosi delle corrette modalità di strutturazione del discorso catechistico (3-5) e impartendo consigli su come ammonire ed esortare efficacemente l’allievo (6-7), anche in relazione alla classe sociale e agli studi precedenti di quest’ultimo (8‑9). L’attenzione si sposta poi sulla persona del catechista e su come egli possa raggiungere la corretta e gioiosa disposizione d’animo che si addice all’insegnamento.

La seconda sezione definisce invece i contenuti che devono essere veicolati dal docente in questa prima fase di avvicinamento del discepolo alla dottrina cristiana, con la presentazione di due diversi modelli di catechesi di ampiezza più (16-26.23) o meno estesa (26.24-27).

Contenuti Introduzione L’introduzione è caratterizzata dalla presenza di alcuni elementi iniziali tipici del genere epistolare, quali indicazione del destinatario e dell’occasione, cui segue poi una breve panoramica degli argomenti e delle finalità dell’opera stessa.

Nei primi due capitoli vengono dunque presentati il diacono Deogratias e le questioni da lui poste ad Agostino;Aug. cat. rud. 1-2. dopo alcune osservazioni preliminari circa le problematiche comunicative che caratterizzano lo scambio docente-allievo (in particolare, la distanza che intercorre tra l’intenzione dell’insegnamento e la parola detta), l’autore dichiara esplicitamente gli argomenti che si prefigge di affrontare nel corso della trattazione: «Tratteremo pertanto in primo luogo del metodo con cui affrontare l’esposizione storica, secondo il desiderio che hai espresso, poi dei temi relativi all’insegnare e all’esortare, infine del modo di ottenere la gioia a cui si è fatto cenno: tutto ciò seguendo l’ispirazione che Dio ci darà».Aug. cat. rud. 2.72.

I fondamenti teorici L’attenzione verso l’interlocutore La trattazione prende quindi avvio dalla definizione delle corrette modalità e della giusta ampiezza con cui il discorso catechistico dev’essere narrato. Il docente deve badare a non annoiare né confondere l’interlocutore, selezionando attentamente i punti-chiave della storia da approfondire, senza pretendere di trattarla per intero. Ampio spazio viene poi riservato alla presentazione dell’insegnamento d’amore di Cristo come centro della catechesi, principio cui colui che insegna deve attenersi nell’approccio col discepolo e verso cui deve orientare la totalità del suo insegnamento.Aug. cat. rud. 3-4

Agostino invita dunque il catechista a informarsi in via preliminare sulle motivazioni che spingono il discepolo a volersi fare cristiano: non potendo sapere sino a che punto l’allievo è ben disposto verso l’insegnamento, il catechista deve innanzitutto rivolgere l’attenzione al proprio interlocutore e adoperarsi perché egli maturi, o irrobustisca, la propria volontà di apprendere.Aug. cat. rud. 5-6

Dopo un breve inciso relativo alla comunicazione delle grandi verità di fede e alla confutazione di chi non vi crede,Aug. cat. rud. 7 l’attenzione di Agostino passa ancora una volta alla natura dell’allievo: vengono affrontate le particolari casistiche dell’insegnamento rivolto a interlocutori che appartengano alle categorie degli uomini coltiAug. cat. rud. 8 e dei retori,Aug. cat. rud. 9 con consigli relativi alle modalità comunicative da adottare nell’approccio con essi.

L’atteggiamento del catechista Vengono analizzate, a questo punto, le difficoltà che il catechista si trova a dover affrontare in prima persona, in relazione tanto a questioni comunicative (come la percezione di non essere in grado di trasmettere nella forma adeguata l’insegnamento) quanto alla disposizione generale del suo animo.Aug. cat. rud. 10.

Agostino prende atto dei limiti dell’insegnante, soggetto anch’egli alla possibilità d’errore, e impartisce utili consigli su come affrontare queste mancanze in modo costruttivo.Aug. cat. rud. 11. Anche il catechista rischia, per esempio, di ricadere nella noia della ripetizione dei medesimi contenuti: egli dovrà invece affrontare il proprio compito con gioia, in quanto sarà proprio lo sguardo del discepolo a rinnovare con fresche impressioni la materia già nota all’insegnante.Aug. cat. rud. 12.

Molte e gravi difficoltà si presentano anche in relazione all’atteggiamento dell’allievo. In questo senso, Agostino impartisce consigli in merito a come affrontare i comportamenti dei discepoli che possono mettere in difficoltà il catechista: nel caso di un allievo che mostri di non assimilare la materia, il compito del discente sarà quello di spronare quest’ultimo a manifestare le motivazioni della sua mancanza di interesse e agire di conseguenza; qualora invece ci si accorga di una perdita di attenzione dell’uditorio, bisognerà trovare il modo di scuoterlo dal torpore.Aug. cat. rud. 13.

Viene preso in considerazione anche il poco interesse del catechista stesso, qualora abbia dovuto tralasciare altre occupazioni per dedicarsi all’insegnamento: anche in questi casi è suo compito, per il bene degli altri, operare sempre con amore. E anche in merito al programma di lavoro viene consigliata la massima duttilità, in funzione del discepolo.

Da ultimo, vengono impartiti consigli relativi a come affrontare gioiosamente l’insegnamento anche quando il discente sia in stato di turbamento interiore per motivazioni personali.Aug. cat. rud. 14.

Esempi di insegnamento La seconda parte del trattato si presenta come una lunga esposizione di quelli che devono essere i contenuti dell’insegnamento catechistico, rispondendo più da vicino alla specifica domanda di Deogratias. Questa sezione viene preceduta da una premessa sulle differenti situazioni di insegnamento: non è la medesima cosa scrivere per un lettore futuro o parlare a un uditore presente, insegnare a una o più persone, discutere tra familiari o in mezzo alla folla, insegnare a uomini colti o ignoranti o di altro tipo.Aug. cat. rud. 15.

Primo modello di catechesi: esempio esteso Agostino delinea così il percorso di conversione di un nuovo discepolo, un esempio ipotetico che possa fungere come modello generale.