Il massacro di Ras Burqa fu una sparatoria avvenuta il 5 ottobre 1985 contro dei vacanzieri israeliani a Ras Burqa, una località balneare nella penisola del Sinai. Nell'attacco 7 persone, tra cui 4 bambini e 1 poliziotto egiziano intervenuto per fermare l'assalitore, furono uccise dal soldato egiziano Suleiman Khater, che aprì il fuoco sulla gente con un fucile d'assalto AK-47, ferendo altri 8 civili israeliani.

L'attacco Il 5 ottobre 1985, il soldato egiziano Suleiman Khater aprì il fuoco contro un gruppo di israeliani sulle dune di Ras Burqa, uccidendo 3 adulti e 4 bambini. L'unica sopravvissuta del gruppo fu Tali Griffel, una bambina di 5 anni, protetta dal corpo della madre Anita. gli agenti della Sicurezza centrale egiziana dislocati nelle vicinanze si rifiutarono di soccorrere i feriti; impedirono inoltre a un medico israeliano e ad altri turisti di prestare il primo soccorso alle vittime minacciandoli con le armi, lasciando così che i feriti morissero dissanguati.

Le autorità egiziane sostennero in seguito che gli israeliani erano deceduti in quel modo poiché il militare, colto da un raptus, aveva rifiutato di far avvicinare chiunque all'area in cui giacevano i corpi. L'attentatore uccise anche uno dei poliziotti egiziani che tentavano di trarlo in arresto. Il governo israeliano protestò formalmente contro il rifiuto egiziano di consentire il trattamento medico delle vittime sul posto o il loro trasferimento immediato negli ospedali israeliani.

Durante gli interrogatori, Khater dichiarò che l'azione non era intenzionale, asserendo di aver visto solo un gruppo di persone che avanzava verso di lui al buio (nonostante i testimoni abbiano confermato che vi fosse ancora la luce del giorno) e che queste avessero ignorato il suo ordine di alt.

Vittime Nell'attacco persero la vita sette civili israeliani: Hamman Shelach, giudice israeliano presso la corte distrettuale di Gerusalemme e figlio del poeta israeliano Yonatan Ratosh, fondatore del Movimento dei Cananei; Ilana Shelach, moglie di Hamman; Tzlil Shelach, 12 anni, figlia di Hamman; Anita Griffel, 38 anni di Gerusalemme, sociologa canadese presso l'Università Ebraica di Gerusalemme; Amir Baum, 10 anni, di Gerusalemme; Dina Bari, 10 anni, di Gerusalemme; Ofri Turel, 13 anni, di Kiryat Tivon.

Conseguenze Processo e condanna A seguito della stratagemma, le autorità egiziane sostennero inizialmente che Khater soffrisse di disturbi mentali.Ten Years After Camp David, New Reasons for Celebration, Wall Street Journal, 29 marzo 1989. Nel corso delle prime deposizioni, il soldato dichiarò di non conoscere l'identità o la nazionalità delle persone colpite e che queste non lo avessero provocato in alcun modo; l'unico motivo del fuoco risiedeva, secondo la sua versione, nell'aver violato un'area militare interdetta.

Giudicato da un tribunale militare a porte chiuse, il 28 dicembre 1985 Khater fu condannato all'ergastolo con l'obbligo di lavoro forzato. Dieci giorni dopo, l'8 gennaio 1986, fu rinvenuto cadavere nella sua stanza dell'ospedale della prigione in cui era detenuto, impiccato a una striscia ricavata da un telo di plastica. Sebbene le autorità abbiano archiviato il caso come suicidio, i partiti d'opposizione egiziani sostennero l'ipotesi dell'omicidio di Stato.

Subito dopo il decesso, il governo iraniano guidato dall'ayatollah Khomeini, emise un francobollo commemorativo in onore del "martirio di Sulayman Khater, eroe del Sinai", intitolandogli inoltre una via a Teheran. Khater continuò a ricevere elogi da parte della stampa anti-israeliana: nel 2018 Dina Zakaria, conduttrice dell'emittente televisiva Watan (legata ai Fratelli Musulmani) lo definì pubblicamente un eroe che aveva adempiuto al proprio dovere.

Diverse personalità egiziane espressero scetticismo sulla presunta infermità mentale di Khater. L'avvocato Farid Abd al-Karim auspicò che l'intero Egitto venisse "colpito da questa stessa potente follia", mentre Ali Hillal Dessouki, docente all'Università del Cairo, si dichiarò costernato dal fatto che azioni simili venissero etichettate come follia. L'attore Nour El-Sherif si rivolse idealmente a Khater definendolo "il più sano tra noi, per aver fatto ciò che tutti desideriamo".. L'apertura del processo a suo carico scatenò un'ampia ondata di manifestazioni di protesta studentesche e popolari che il governo egiziano considerò destabilizzanti; le forze dell'ordine trassero in arresto oltre 140 persone. Sotto la pressione degli eventi, la stampa governativa pubblicò per la prima volta i dettagli del massacro, svelando che le vittime erano civili, donne e bambini..

In Israele l'evento produsse un profondo shock e rappresentò un severo banco di prova per le relazioni diplomatiche e gli accordi di pace siglati con l'Egitto. In memoria delle vittime vennero eretti alcuni monumenti; a livello culturale, la tragedia ispirò il celebre brano musicale Perach (Fiore), scritto da Suki Lahav, composto da Yehuda Poliker e interpretato originariamente da Gidi Gov.

Risarcimento Nel 1986, nel quadro dei successivi colloqui di Taba, acconsentì a redigere una relazione ufficiale sui fatti di Ras Burqa e ad avviare i negoziati per l'indennizzo delle famiglie delle vittime. All'inizio del 1989, una commissione giuridica bilaterale egiziana stabilì i risarcimenti finanziari. Secondo il The Wall Street Journal le somme pattuite risultavano in linea con gli standard internazionali, mentre il Sun-Sentinel quantificò l'indennizzo complessivo versato dall'Egitto in circa dollari statunitensi. Il governo del Cairo trasmise inoltre una nota formale ai familiari dei deceduti esprimendo il proprio rammarico, le condoglianze e l'assunzione di responsabilità civile per l'accaduto.Ten Years After Camp David, New Reasons for Celebration, Wall Street Journal, 29 marzo 1989; anche US Department of State Dispatch, 1º maggio 1989.

Note

Categoria:Attentati terroristici in Egitto Categoria:Attentati terroristici del 1985