Crotone (Κρότων, Krótōn in greco antico) è tra le più importanti prime polis della Magna Græcia, oggi capoluogo dell'omonima provincia.
Antichità Origini
Il promontorio di Κρότων prima della colonizzazione greca, dal bronzo medio fino all'età del ferro, era abitato da popolazioni indigene, che, come è desumibile dalla tradizione storico-letteraria, sono da assegnare ai Choni, una popolazione italica considerata una variante etnica degli Enotri, ma con una cultura ed un ordinamento proprio, fatto risalire ai miti dei nostoi, che occupano il territorio dalla Crotoniatide fino al Metapontino.
L'archeologia attesta che l'area di quella che diventerà Kroton fu occupata da un insediamento umano esteso, persistente dal bronzo medio fino all'età del ferro, distribuito in più nuclei, per complessivi circa 50 ettari (Castello/Via Firenze-Via Vittorio Veneto-Via Mazzini/ Via Venezia-Via Roma/Via Cutro- Via Roma- Via Panella/Area Campitello/Area Pignera – Campo Sportivo/Vigna Nova). Forse già dalla fase avanzata del Bronzo medio, ma certamente per le fasi del Bronzo recente e probabilmente nel Bronzo finale, il vasto aggregato insediativo di Kroton intratteneva contatti con l'area egea, ampiamente documentati dalla presenza di ceramica figulina, tornita e dipinta, di tipo miceneo (attribuibile al TE IIIB ed al TE IlIC), di ceramica grigia “pseudominia” in argilla depurata e tornita, di grandi dolii torniti in argilla depurataMARINO 1995, Domenico Marino, La Protostoria della Calabria centro-orientale (Dissertazione di Dottorato di Ricerca in Archeologia-Preistoria), Università degli Studi di Roma La Sapienza. Le donne celebranti il lamento funebre per Achille a Crotone, è lecito pensare si trattasse di un collegio di sacerdotesse di Hera. Il culto fu localizzato nel Capo Lacinio. Il culto di Achille al Lacinio, testimoniato da un luogo dell’Alessandra di Licofrone, in cui Cassandra predisse a Menelao I’approdo al santuario e segnalò il costume delle donne epicorie di abbigliarsi a lutto, dismettendo ogni veste preziosa, per lamentare Achille, avvenne già da prima della fondazione di Crotone.
Ovidio, nel quindicesimo libro delle Metamorfosi, narra che il nome Crotone derivi dal nome Kroton, figlio di Eaco (o secondo altri figlio di Feace e fratello di Alcinoo) che morì ucciso per errore da Eracle. Questi, per rimediare all'errore compiuto e per onorare l'amico che lo aveva ospitato, lo fece seppellire con solenne cerimonia sulle sponde del torrente Esaro e poi vicino alla tomba fece sorgere la città a cui diede il suo nome. Questo episodio, unitamente all’uccisione di Filottete per mano degli indigeni suggerisce un contatto difficile o, ancor di più, il rifiuto violento del contatto con i greci da parte degli indigeni, che sarebbero riusciti per un certo periodo di tempo, ad opporsi alla colonizzazione greca.
La fondazione greca di Crotone risale al 708 a.C., ad opera degli Achei provenienti dalla montuosa regione dell'Acaia, guidati dall'ecista Miscello da Ripe, preceduta da almeno altre due visite che lo stesso personaggio avrebbe compiuto in precedenza nell'arco di un ventennio. La tradizione storico-letteraria precisamente attribuisce all'oracolo di Apollo a Delfi l'ordine dato a Miscello di Ripe di fondare una nuova città nel territorio compreso fra Capo Lacinio e Punta Alice. Dopo aver attraversato il mare ed esplorato quelle terre, Myskellos pensò che sarebbe stato meglio fermarsi a Sybaris, già florida e accogliente anziché affrontare i pericoli e le difficoltà nella fondazione di una nuova città. Il dio adirato gli ordinò di rispettare il responso dell'oracolo.
La città era famosa per il suo clima salubre, per la bellezza delle sue donne, per le fertili campagne e per la forza fisica dei suoi uomini, tra cui ricordiamo il pluri-olimpionico Milone, tanto che superò ogni altra città greca nel numero di vincitori ai giochi panellenici e nei Giochi olimpici: un proverbio diceva «ultimo dei Crotoniati, primo dei Greci». Una leggenda narra che Milone partì dalla polis ionica portando un vitello e giunse ad Olimpia con un toro sulle spalle, destando meraviglia e clamore, e vincendo quindi numerose gare.
Kroton fu celebre per i suoi medici tra cui ricordiamo Democède (amico di Pitagora) ed Alcmeone, il quale introdusse la sperimentazione trasformando la medicina, che fino ad allora era contaminata da magia e superstizione, in una scienza.
Battaglia della Sagra
Dopo una coesistenza iniziale relativamente pacifica, tra le città magnogreche, verso la metà del VI secolo a.C. iniziarono le discordie, che riproducevano a distanza lo scontro tra Atene e Sparta. Nel 560 a.C. Kroton e Locri iniziarono una guerra decennale, che si concluse con la battaglia della Sagra, vinta dai Locresi, sostenuti da Sparta.
Arrivo di Pitagora
Pitagora, nato a Samo nel 572 a.C., si trasferì, intorno al 530 a.C. a Kroton presso l'amico Democède, creando una scuola di sapere di scienza, matematica, musica, la scuola pitagorica, che gettò le basi per la nascita della Magna Grecia e lo sviluppo del razionalismo e del metodo scientifico. Ci troviamo per la prima volta di fronte ad un'autentica scuola filosofica, sebbene molto arcaica e rudimentale. Questo evento segna il passaggio dello studio filosofico dalla Grecia alle polis della Magna Grecia, inoltre, entrarvi, non era facile, in quanto vi erano delle prove da superare per accedervi e delle regole tipiche dei Pitagorici da seguire. I discepoli in prova erano acusmatici e,secondo le fonti antiche, anche alle donne era concesso di farvi parte. La figura di Pitagora in questo periodo diventa importantissima, un profeta destinato a diventare leggenda e ispirazione per tutti i filosofi successivi che sarebbero arrivati. Infatti, nella Scuola Pitagorica di Crotone, giungevano filosofi da ogni dove: dalla Grecia a Parthènope, da Siracusa a Taranto. Tra questi si annoverano Zaleuco, Caronda e molti altri.
Pitagora con i suoi discepoli conquistò il potere politico della città: in pochi anni si consolidarono governi pitagorici in molte pòlis della Magna Grecia costituendo una sorta di confederazione fra città-stato con capitale Kroton, come risulta da numerose monete coniate fra il 480 e il 460 a.C.
Battaglia di Nika
Molti anni dopo l'arrivo di Pitagora, Kroton mosse contro Sibari, importante pòlis situata circa a nord di Crotone, che poco aveva a che fare con gli ideali pitagorici. Nel 512 a.C., tre nobili crotoniati vennero uccisi e i loro corpi furono dati in pasto ai lupi che affollavano le paludi intorno a Sibari, perché uno di loro si era innamorato di una bellissima vestale dagli occhi azzurri, che aveva tentato di rapire. Quando Sibari fu capeggiata da Telys molti aristocratici furono costretti a fuggire a Crotone per rifugiarsi. Alla richiesta di Telys di consegnare gli esuli sibariti, i Crotoniati rifiutarono. Questi fatti, aggiunti alla concorrenza dovuta a motivi commerciali, politici e di diversa appartenenza religiosa, convinsero i crotoniati a scendere in guerra contro Sibari.
Nel 510 a.C. iniziò una battaglia nei pressi del fiume Hylia (l'odierno Nicà tra Crucoli e Cariati), da dove i crotoniati inseguirono e annientarono le forze sibarite in una battaglia finale al guado del fiume Trionto (nei pressi di Mirto Crosia). Secondo la leggendaria tradizione, si erano fronteggiati ben 100.000 crotoniati, guidati dall'atleta olimpico Milone, contro i sibariti che li superavano per tre volte. La vittoria arrise a Kroton nonostante l'inferiorità numerica poiché i sibariti usarono, per la battaglia, un esercito di mercenari e cavalli ammaestrati a eseguire passi di danza negli spettacoli al suono dei flauti. I crotoniati, nella Battaglia di Nika, iniziarono a suonare i flauti, eseguendo la stessa melodia con la quale i cavalli erano stati ammaestrati per danzare, col risultato che le avanguardie delle truppe sibarite furono disarcionate immediatamente. E dopo settanta giorni di saccheggi venne deviato il corso del fiume Crati che sommerse Sibari decretando la fine.
Faillo e la rivolta di Cilone Giunta al massimo della sua egemonia politica e culturale, Kroton fu travolta da una serie di conflitti sociali che sfociarono nella sanguinosa rivolta guidata dall'oligarca Cilone di Crotone durante la quale molti pitagorici furono trucidati e lo stesso Pitagora dovette fuggire da Kroton e riparò infine a Metaponto. Parallelamente caddero anche gli altri governi consimili e vi furono stragi e persecuzioni di pitagorici in tutte le pòlis italiote.
Nel 480 a.C. Faillo di Crotone armò a sue spese una nave radunando i crotoniati dimoranti in Grecia e partecipò alla battaglia di Salamina. Mezzo ceppo d'ancora in pietra riportante il suo nome è stato rinvenuto a Capo Cimiti, e attualmente è conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Capo Colonna a Crotone.
Caduto il governo pitagorico, Kroton visse un periodo di decadenza. Costituì, con Metaponto e Caulonia, la Lega Italiota per difendersi dagli attacchi delle popolazioni lucane. A tale declino ne consegue una generale anarchia, non solo a Crotone, ma pure nelle altre città. L'intervento degli Achei da una tregua all'anarchia: le loro colonie adottarono le leggi della patria originaria, così a Crotone, rilevatasi dalle sventure dell'anarchia, fosse nuovamente tutto regolare. Nel corso del IV secolo a.C. Crotone dovette confrontarsi sia con l'espansione dei Brettii sia con una fase di forte instabilità politica interna. Durante un assedio brettio della città, Siracusa inviò in soccorso dei Crotoniati un contingente militare, alla cui spedizione prese parte anche Agatocle, allora ufficiale dell'esercito siracusanoDiodoro Siculo, Biblioteca storica, XIX, 3, 3..
Nel 317 a.C. i Crotoniati conclusero la pace con i BrettiiDiodoro Siculo, Biblioteca storica, XIX, 10, 3-4.; nello stesso periodo proseguiva tuttavia il conflitto interno contro alcuni cittadini che il governo democratico aveva esiliato a causa dei loro legami con Eraclide e Sostrato. Gli esuli, raccolti a Thurii e assoldati trecento mercenari, tentarono di rientrare nottetempo a Crotone, ma furono respinti; dopo essersi ritirati ai confini del territorio brettio, vennero raggiunti dalle forze crotoniati e sconfitti definitivamente.
Le pressioni esterne e le lotte politiche continuarono a segnare la città negli ultimi decenni del secolo, fino all'intervento di Agatocle, che nel 295 a.C. conquistò Crotone con uno stratagemma, saccheggiandola e lasciandovi una guarnigioneDiodoro Siculo, Biblioteca storica, XXI, 4.. Tra il IV e gli inizi del III secolo a.C. il sistema difensivo della polis interessava anche le alture meridionali: sulla collina di Santa Lucia sono documentate fortificazioni la cui costruzione monumentale non è anteriore, approssimativamente, al terzo quarto del IV secolo a.C.
Età Romana I Romani conquistarono Kroton, Croto in latino, nel 277 a.C., guidati dal console Cornelio Rufino. Durante la seconda guerra punica, Annibale vi tenne i suoi accampamenti invernali per tre anni e di qui si imbarcò per l'Africa nel 203 a.C.
La battaglia di Crotone fu combattute nel 204 a.C. fra l'esercito cartaginese di Annibale e l'armata romana condotta da Publio Sempronio Tuditano..
Nel 194 a.C. vi fu dedotta una colonia romana (Livio Libro XXXIV; 45), ed in seguito il governo locale venne affidato ad un senato locale presieduto da magistrati municipali, come dismostra l'iscrizione del mosaico dei delfini nel balneum del Capo Lacinio.