Malu è il tradizionale tatuaggio femminile samoano che va dalla coscia, appena sotto i glutei, alla parte inferiore del ginocchio. Diversi autori, per estensione, lo riferiscono più genericamente al tatuaggio femminile, e riservano il termine tatau al tatuaggio maschile.Cfr.: ; George Milner, Siamese Twins and Samoan Tattoos, in Man, vol. 8, n. 1, 1973, p. 108; .

Il tatuaggio samoano è diverso a seconda del sesso e storicamente anche la diffusione non è stata la stessa fra donne e uomini. Il tatuaggio femminile non include generalmente la colorazione, i disegni sono meno estesi ed elaborati e la durata dell'esecuzione è ridotta rispetto a quello maschile, che fino ai primi decenni del XX secolo per essere terminato poteva richiedere diversi mesi.

Al contrario del tatuaggio maschile, un tempo praticato quasi senza eccezioni su tutti i giovani alla soglia dell'età adulta (generalmente intorno ai 16 anni)., il malu era riservato principalmente alla taupou, la figlia del capo di più alto rango, destinata a svolgere particolari funzioni cerimoniali. Successivamente la pratica si è estesa anche alle donne senza titolo.

Storia Si ritiene che nelle isole polinesiane le pratiche del tatuaggio esistano da migliaia di anni.Alcuni studi archeologici sostengono l'ipotesi di una connessione fra i motivi dei tatuaggi e quelli ritrovati sulle antiche ceramiche Lapita risalenti a circa il 1500 a.C. Cfr.: Robin Torrence, Nina Kononenko, Peter Sheppard [et al.], Tattooing tools and the Lapita cultural complex, in Archaeology in Oceania, Vol. 53 (2018): 58–73, DOI: 10.1002/arco.5139. Nei secoli XVIII-XIX ne hanno dato testimonianza gli esploratori europei: Jacob Roggeveen, il navigatore olandese che nel 1722 fu il primo europeo ad avvistare Samoa, riferì di indigeni "dipinti" dal bacino alle ginocchia.Serge Tcherkézoff, First Contacts in Polynesia, ANU Press, 2008, p. 16 In Nuova Zelanda i Maori si tatuavano il volto con motivi curvi e a spirale, nelle Isole Marchesi i corpi di molti uomini erano totalmente coperti di tatuaggi, dalle dita dei piedi alla fronte.

I tatuaggi nelle isole del Pacifico cominciarono a scomparire con l'arrivo dei missionari che ne scoraggiarono l'uso, ma nelle Samoa la tradizione è rimasta ininterrotta negli anni, anche se non seguita da tutti a causa dell'opposizione della Chiesa. Il principale obbiettivo dei missionari, più del tatuaggio in sé, comunque osteggiatoI missionari, giunti nel 1830 a Samoa, ritenevano incompatibili con il cristianesimo molti aspetti della cultura dei nativi: dai costumi sessuali come la poligamia e i rapporti extraconiugali, all' "oscenità" esibita nei canti e dei balli e i capelli lunghi degli uomini e quelli corti delle donne; dagli indumenti succinti, alla mancanza di privacy delle case samoane e alla pratica del tatuaggio. Cfr.: J.W. Davidson, Samoa mo Samoa, London, Oxford University Press, 1967, p. 35, era rappresentato dai raduni collettivi che lo accompagnavano, e dalle relative feste, balli notturni e banchetti, ritenuti occasione di comportamenti licenziosi e osceniIn particolare, quelle in cui erano coinvolti i figli dei capi villaggio, potevano durare fino a tre mesi.; per il grande valore assunto all'interno della comunità da questo rito di passaggio, tuttavia, solo una bassa percentuale di persone intese rinunciarvi. Nella seconda metà dell'Ottocento diversi matai (capivillaggio) vietarono i tatuaggi per motivi religiosi (ad es. a Tutuila e Manua), ma spesso chi voleva farsi tatuare accettava di spostarsi a vivere in un altro villaggio, come Savai'i, in cui non vigeva il divieto.Cfr. .

Finché un giovane non era tatuato, veniva relegato in uno stato di minorità; non poteva sposarsi ed era costantemente esposto a provocazioni e scherno, come se non avesse il diritto di parlare nella società degli uomini.George Turner, Samoa, a Hundred Years Ago and Long Before: Together with Notes on the Cults, London: Macmillan, 1889, pp. 88-89 Una forte riprovazione sociale colpiva coloro che, a causa del dolore provato, interrompevano il tatuaggio iniziato. La vergogna nei confronti dei "codardi" (pala'ai) si estendeva anche alle loro famiglie..

A fine Ottocento, durante il suo soggiorno alle Samoa, il tedesco Carl Marquardt, autore di uno dei primi studi sui tatuaggi samoani, rilevò che circa il 60-70% delle donne possedeva un tatuaggio (le parti femminili allora interessate erano coscia, ginocchia, mani, polsi, avambracci, basso addome), attribuendo il motivo per cui le rimanenti donne non erano tatuate alla mancanza di mezzi, all'influenza dei missionari, al timore del dolore dell'operazione.. Samoa fu uno dei pochi posti nel Pacifico in cui la pratica dei tatuaggi (ta tatau: ta significa "colpire" e tatau, si riferisce alle righe e motivi tatuati sul corpo)., pur registrando un lieve declino, continuò anche durante le amministrazioni coloniali, in alcuni casi come forma di resistenza, affermazione identitaria contro la lingua, la cultura e le gerarchie politiche straniere.Handy, Willowdean Chatterson, Samoan Tattooing, in Samoan House Building, Cooking, and Tattooing, E. S. Craighill Handy and Handy Willowdean Catterson, Honolulu: Bishop Museum, 1924, pp. 21-29.

Un aumento nella diffusione della popolarità del tatuaggio nella società samoana si registra intorno al periodo dell'indipendenza di Samoa, avvenuta nel 1962., e negli anni Novanta del Novecento, quando si assiste ad una rinascita dei tatuaggi in tutti i ceti sociali, indipendentemente dal sesso: anticamente riservato alla taupou, la figlia del capo di più alto rango, e successivamente esteso alle donne senza titoloCon l'affermarsi della cristianizzazione l'istituzione delle taupou all'interno dei villaggi andò sempre più perdendo importanza, fino quasi a scomparire negli anni Trenta del Novecento. Cfr.: Felix M. Keesing, The Taupo System of Samoa: a Study of Institutional Change, in Oceania, Vol. 8, n. 1 (settembre 1937), pp. 1-14., il malu, come tutti i tatuaggi di cui i media, la televisione, i film e la letteratura hanno contribuito ad accrescere la popolarità e la diffusione, raggiunse un'ampia e inaspettata platea, spesso anche al di fuori del contesto sociale samoano, sollevando un vivace dibattito.

Mito delle origini Si narra che l'arte del tatuaggio sia stata introdotta da due gemelle siamesi, Taema e TilafaingaSecondo la tradizione Tilafaiga sarebbe poi diventata la madre di Nafanua, la dea samoana della guerra. che dopo aver imparato da due tatuatori maschi, Tufou e Filelei, l'arte del tatuaggio nelle Fiji, si sarebbero dirette a nuoto a Samoa portando in un canestro gli strumenti del mestiere. Durante la traversata le gemelle cantavano una canzone che i tatuatori avevano loro insegnato come ricordo, con la promessa che l'avrebbero cantata durante la realizzazione dei tatuaggi. Una strofa della canzone diceva che solo le donne potevano ottenere tatuaggi: "Tataufafine, ae le tatau tane" (Tatuate le donne, ma non tatuate gli uomini). A Falealupo, all'estremità occidentale di Savai'i, le gemelle si tuffarono sotto la superficie dell'oceano, attratte dalla vista di una conchiglia gigante (faisua) e, riemerse in superficie, la canzone che ripresero a cantare non era più la stessa di prima, una strofa era cambiata. Il messaggio che portarono a Samoa fu che i tatuaggi potevano essere portati solo dagli uomini: "Faimai e tata o tane, ae le tata o fafine" (Metti un tatuaggio sugli uomini, ma non mettere un tatuaggio sulle donne).

Tra alcuni tatuatori e matai (capivillaggio) samoani contemporanei circola anche la credenza che il sito di origine dell'arte del tatuaggio, anziché le isole Fiji, sia Fiti-uta nelle isole Samoa orientali di Manu'a; altri, basandosi sulle somiglianze con i segni e i motivi, indicano la Mesopotamia e il Vicino Oriente: non esiste quindi una versione unica e condivisa sull'origine del tatuaggio samoano.

Tatuaggi femminili

I primi studi sul tatuaggio samoano che contengono in tutto o in parte riferimenti al tatuaggio femminile sono stati prodotti tra fine Ottocento- inizi Novecento ad opera di etnologi e studiosi tedeschiLo stato indipendente di Samoa (in precedenza Samoa occidentali) è stato protettorato tedesco dal 1900 al 1914. In seguito è stato governato dalla Nuova Zelanda, fino all'indipendenza, avvenuta nel 1962.: nel 1897 Felix von Luschan ha pubblicato Beitrag zur Kenntnis der Tättowirung in Samoa (1897, trad.: Contributo alla conoscenza del tatuaggio a Samoa), seguito due anni dopo da un opuscolo di circa ottanta pagine, dedicato ai tatuaggi maschili e femminili, di Carl Marquardt, Die Tätowirung beider Geschlechter in Samoa (1899, trad.: Il tatuaggio di entrambi i sessi a Samoa)Nel 1984 il libro è stato tradotto in inglese dall'editore McMillan: The tattooing of both sexes in Samoa e dall'opera in due volumi di Augustin Krämer, Die Samoa-Inseln (1902), che riserva una decina di pagina ai tatuaggi.

Le donne samoane non sono mai state tatuate alla maniera degli uomini: i tatuaggi femminili non sono né elaborati né evidenti come i tatuaggi maschili. Il tatuaggio femminile è costituito da linee sottili, il tatuaggio maschile presenta ampie aree completamente riempite con colorante nero. Diversa è la zona e l'estensione dell'area in cui vengono realizzati: dalla vita a sotto le ginocchia per gli uomini, dalle cosce al ginocchio, la mano destra e i polsi per le donne.

Il tatuaggio femminile della mano, piuttosto diffuso, era chiamato lima; quello al polso, che assume le sembianze di una sorta di braccialetto, era chiamato tapulima. Entrambi questi tatuaggi erano molto diffusi nel secolo XIX, sia su giovani donne, che su donne molto anziane; interrogate all'epoca da un osservatore esterno, avrebbero affermato che essi erano conosciuti e realizzati comunemente a Samoa da tempo immemorabile.. Il tatuaggio sulla mano era così popolare che i capi a volte escludevano dalla cerimonia di preparazione della kava le ragazze che non lo possedevano..

Krämer riferisce di tatuaggi portati dalle ragazze, oltre che sulle ginocchia e sulle mani, anche sulla parte interna delle braccia, usati come ornamento, vezzo da esibire agli spettatori durante la danza. Sia Krämer che Marquardt riportano inoltre l'usanza di entrambi i sessi, nella seconda metà dell'Ottocento, di tatuare il proprio nome sull'avambraccio, in caratteri latini maiuscoli..

La parte posteriore e laterale dell'addome femminile sono sempre lasciate libere; sull'addome, tra l'ombelico e il tumulo pubico, alcune volte si può trovare il tatuaggio chiamato punialo (pube)., ma generalmente il tatuaggio samoano femminile non si estende sopra le cosce.

Un altro uso, allo scopo di decorare il corpo, rilevato dai missionari nella prima metà dell'Ottocento a Samoa, ma poi scomparso, era quello di creare cicatrici sulla parte posteriore superiore delle braccia e sul petto, bruciando la carne con legni appuntiti resi incandescenti per mezzo di ciotole riscaldate o cilindri di combustione primitivi fatti di tapa arrotolata.

Un tempo le donne si tatuavano fra i 14 e i 16 anni; tra fine Ottocento-inizi del Novecento, l'età sembra essersi spostata più avanti, fra i 18 e i 25 anni.. Il tatuaggio su tutta la coscia di solito durava 5-6 giorni, con inizio sulle cosce posteriori. Il tatuaggio sulle donne di rango superiore veniva eseguito con una cura molto particolare, anche se non sembra venisse loro riservato un modello speciale..

Disegni nei tatuaggi femminili